{"id":4712,"date":"2010-07-22T09:17:24","date_gmt":"2010-07-22T09:17:24","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/?page_id=4712"},"modified":"2010-08-08T15:41:50","modified_gmt":"2010-08-08T15:41:50","slug":"massimo-toschi-politico-disabile-e-giramondo","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/cerco-fatti-di-vangelo\/4-la-reazione-all%e2%80%99handicap\/massimo-toschi-politico-disabile-e-giramondo\/","title":{"rendered":"Massimo Toschi politico disabile e giramondo"},"content":{"rendered":"<p>Conosco Massimo Toschi dal 1969: l\u2019ho incontrato la prima volta nell\u2019Istituto per le Scienze Religiose di Bologna. Abbiamo la stessa et\u00e0 e da sempre lo ammiro per la dedizione con cui gira il mondo con le stampelle e la carrozzella a occuparsi dei pi\u00f9 svantaggiati, anzi degli ultimi, come ama dire lui con linguaggio evangelico. Da un volume di Diego Motta ecco un suo autoritratto, da me abbreviato e completato in nota con notizie della vita e dell\u2019attivit\u00e0.<\/p>\n<p><em>La mia vicenda personale inizia nell\u2019agosto del \u201945, non ho mai capito se prima o dopo Hiroshima. Ci fu un\u2019epidemia di poliomelite e io ne subii gli esiti. Fino a 15 anni non ho potuto camminare senza l\u2019ausilio di tutori. <\/em><br \/>\n<em>Fin da bambino ho sempre pensato che fosse possibile vivere una vita pi\u00f9 degna di quella che mi era stata data da vivere. Mia mamma ha avuto un ruolo decisivo nel non accanirsi contro la malattia. Da parte mia ho sempre combattuto, nella scuola pubblica e negli ambienti ecclesiali in cui ho vissuto grazie al dono della fede, la mia personale battaglia per la dignit\u00e0. <\/em><br \/>\n<em>Ho imparato a convivere con la mia sofferenza personale a met\u00e0 degli anni Sessanta, in coincidenza con uno dei tanti pellegrinaggi fatti a Lourdes. Peraltro, neppure avvertii particolari risultati dal punto di vista clinico. Dopo la mia conversione, camminavo pi\u00f9 o meno come prima e forse ho continuato a cadere e cascare per terra per alcuni mesi successivamente. Eppure, al termine di una notte passata davanti alla Grotta, mi sentii guarito.<\/em><br \/>\n<em>Riuscii a comprendere, allora avevo 17-18 anni, che il mio non era pi\u00f9 il dolore assoluto e infinito che pensavo mi fosse toccato in sorte. Capii che non ero pi\u00f9 io al centro della scena col mio male unico e inappellabile, ma che mi veniva chiesto in qualche modo di decentrare la mia malattia e di fare spazio alla malattia degli altri. <\/em><br \/>\n<em>Come poteva una persona come me avere delle relazioni affettive? Fidanzarsi, sposarsi, magari avere dei figli? Fu un prete, nel \u201966, a predirmi, constatando la mia condizione, che non sarei potuto che diventare sacerdote. Io la presi subito come la classica profezia alla rovescia. Dopo quelle parole, affidate a un prete per me sconosciuto, capii che avrei fatto esattamente l\u2019opposto di ci\u00f2 che mi era stato detto. Pochi mesi dopo incontrai mia moglie, Piera, da cui poi \u00e8 nata Sara, oggi monaca. Nel \u201974 diagnosticarono a Piera un tumore molto grave e le diedero pochi mesi di vita. Avevo appena ricevuto un dono dal Signore, che subito mi si ripresentava davanti una possibile tragedia. Mia moglie ha continuato a vivere fino al 2002 e altre malattie gravi le sono state diagnosticate: insieme siamo sempre riusciti a superarle. Ma non era una specie di titanismo cristiano ad accomunarci: era la consapevolezza che davvero l\u2019amore \u00e8 pi\u00f9 grande della morte, che \u00e8 possibile amare in ogni momento, anche nell\u2019attimo pi\u00f9 drammatico e terribile. La nostra vita \u00e8 stata bellissima proprio nel combattimento e nella speranza continua della guarigione. Volevamo vivere bene tutto il tempo che ci restava da vivere. <\/em><br \/>\n<em>Ci sono stati tanti incontri con piccoli e grandi maestri che hanno segnato la mia vita: Papa Giovanni, con la sua immagine di misericordia e di tenerezza verso i piccoli, profeta della Chiesa dei poveri. Giuseppe Dossetti, che ho conosciuto a Bologna ed \u00e8 diventato un punto di riferimento per la mia azione politica. E poi don Lorenzo Milani, che ho avuto modo di studiare, ed Enzo Bianchi, a cui devo l\u2019apprendimento e la passione per la Bibbia. <\/em><br \/>\n<em>In realt\u00e0 il mio approccio alla politica fu del tutto casuale e si intrecci\u00f2 ancora una volta con la mia esperienza di credente. Nel 1994 il Partito democratico della sinistra, in Toscana, mi chiese di candidarmi. Io chiesi subito consiglio ad alcuni amici, tra cui lo stesso Dossetti, che mi rispose: ho bisogno di pensarci. Io tenevo in grande considerazione il suo pensiero e decisi di non rispondere finch\u00e9 lui non mi avesse fatto sapere qualcosa. Qualche giorno dopo don Giuseppe mi disse: Massimo, se lasci anche tu la Chiesa per la politica, che ne rimane della Chiesa? La prima volta, dunque, dissi di no. Ma l\u2019occasione si ripresent\u00f2 qualche anno dopo e fu impossibile per me sottrarmi un\u2019altra volta. Perch\u00e9 nessuno me lo stava chiedendo, ero io stesso in qualche modo a volerlo. Successe dopo l\u2019incontro con un ragazzo algerino a Medea. Questo ragazzo aveva perso la gamba a causa del terrorismo. Ero in visita in quei giorni dal mio amico vescovo, monsignor Henry Teissier, che mi aveva proposto di visitare un ospedale di bambini. Quando mi trovai davanti questo giovane, che mi chiedeva di tornare a camminare come tutti i suoi coetanei, non mi preoccupai di cosa era successo o del perch\u00e9 lo stesse chiedendo proprio a me. Capivo che dovevo dargli una protesi. <\/em><br \/>\n<em>Avevo trovato una risposta a cosa fosse la politica e a come dovessi comportarmi se mi fosse stato chiesto di assumere una responsabilit\u00e0 di quel tipo: dovevo rispondere in modo puntuale e concreto alle domande degli ultimi.<\/em><\/p>\n<p>[Da Diego Motta, <em>Pezzi di vita. Sperare \u00e8 possibile<\/em>, Paoline 2010, pp. 109, euro 11; l\u2019intervista a Massimo Toschi \u00e8 alle pagine 97-109: ne ho qui riportata circa la met\u00e0]<strong> <\/strong><\/p>\n<p><strong>Massimo Toschi \u00e8 nato a Porcari, in provincia di Lucca, nel 1944. E&#8217; laureato alla Cattolica, gi\u00e0 insegnante di liceo, attivo fin dall\u2019Universit\u00e0 nel volontariato di aiuto ai carcerati e ai malati di Aids. Dopo viaggi di \u201csolidariet\u00e0\u201d in Algeria e Sierra Leone, dal 2000 al 2010 si occupa di cooperazione internazionale per conto della Regione Toscana e compie oltre quaranta viaggi in altrettante \u2018zone calde\u2019 del mondo, dall\u2019Iraq al Burkina Faso, da Israele alla Palestina, dall\u2019Eritrea ai Balcani, a sostegno delle iniziative di cooperazione e di pace della Regione.<\/strong><\/p>\n<p><strong>[Maggio 2010]<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Conosco Massimo Toschi dal 1969: l\u2019ho incontrato la prima volta nell\u2019Istituto per le Scienze Religiose di Bologna. 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