{"id":4750,"date":"2010-07-23T15:25:56","date_gmt":"2010-07-23T15:25:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/?page_id=4750"},"modified":"2010-07-23T15:25:56","modified_gmt":"2010-07-23T15:25:56","slug":"luigi-padovese-%e2%80%9cseguire-cristo-anche-nell%e2%80%99offerta-del-sangue%e2%80%9d","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/cerco-fatti-di-vangelo\/nuovi-martiri\/a-martiri-della-missione\/luigi-padovese-%e2%80%9cseguire-cristo-anche-nell%e2%80%99offerta-del-sangue%e2%80%9d\/","title":{"rendered":"Luigi Padovese: \u201cSeguire Cristo anche nell\u2019offerta del sangue\u201d"},"content":{"rendered":"<p>Forse nessuno quanto il patrologo e vescovo Luigi Padovese aveva meditato sulla Turchia come terra martiriale e sulla vocazione al dono della vita che tende a caratterizzare i portatori di responsabilit\u00e0 ecclesiali \u2013 specie cattolici e protestanti \u2013 nelle regioni dell\u2019attuale risveglio islamico. La rivista <em>Anatolia ieri e oggi<\/em> e il sito internet <em>Anadolu katolik kilisesi<\/em> che aveva creato appena nominato vicario apostolico dell\u2019Anatolia (2004) hanno questa vocazione tra i temi dominanti. Riascoltata ora, l\u2019intervista del febbraio scorso alla Radio Vaticana, nel quarto anniversario dell\u2019uccisione di Andrea Santoro, suona come previsione del proprio martirio: \u201c<em>Si \u00e8\u00a0voluto colpire il simbolo che la persona rappresentava<\/em>\u201d e quel suo destino \u201c<em>ricorda a tutti noi che la sequela di Cristo pu\u00f2 arrivare anche all\u2019offerta del sangue<\/em>\u201d.<br \/>\nEra uno studioso severo ma anche un uomo mite e accessibile, portato a dare credito al prossimo fino a rischiare di apparire ingenuo. Chi l\u2019ha frequentato \u2013 come il padre Paolo Grasselli, cappuccino come lui e provinciale dei cappuccini dell\u2019Emilia Romagna, che si occupano dei \u201csantuari\u201d che sono in Turchia \u2013 non ha difficolt\u00e0 a immaginare che possa essersi \u201cfidato troppo\u201d dell\u2019autista che l\u2019ha ucciso.<br \/>\nSi accalorava nel sostenere sia il diritto alla visibilit\u00e0 del cristianesimo turco, sia l\u2019ingresso della Turchia nell\u2019Unione Europea. Di questi argomenti ebbi occasione di parlare con lui in alcune interviste telefoniche e una sera a Istanbul, durante la visita in Turchia di Benedetto XVI nel novembre del 2006.<br \/>\nLo intervistai per il <em>Corriere della sera<\/em> il 21 dicembre del 2004 sull\u2019ingresso della Turchia nell\u2019Unione europea. Dava per ovvio il favore \u201cdi tutti i cristiani che sono in Turchia\u201d \u2013 \u201cforse centomila\u201d era la sua stima \u2013 a quell\u2019ingresso: \u201c<em>Non potrebbe che essere vantaggioso per noi, perch\u00e9 siano riconosciute le nostre strutture e perch\u00e9 i cristiani di qui possano accedere a tutte le professioni<\/em>\u201d. All\u2019obiezione che la Turchia avrebbe portato in Europa l\u2019islamismo politico rispondeva cos\u00ec: \u201c<em>E\u2019 un\u2019idea dettata dalla paura: la minaccia islamista viene dal mondo arabo, non dalla Turchia<\/em>\u201d.<br \/>\nRiconosceva con rammarico che \u201ci cristiani in Turchia sono restati in pochi e sono dispersi qua e l\u00e0\u201d proprio a motivo del contesto \u201cdiscriminatorio\u201d in cui si trovano a vivere, ma era convinto che avrebbe potuto anche esservi \u201cuna qualche rinascita\u201d, perch\u00e9 \u201cproprio qui sono le radici del cristianesimo: Paolo e Luca sono nati qui, buona parte del Nuovo Testamento \u00e8 stata scritta qui, o per comunit\u00e0 che qui vivevano; qui si sono tenuti i primi sette concili della Chiesa indivisa e qui ha preso forma il Credo che cantiamo la domenica nelle chiese\u201d. Le ragioni dello studioso e quelle vocazionali facevano un tutt\u2019uno nella sua perorazione: \u201c<em>Sono 27 anni che faccio la spola tra l\u2019Italia e la Turchia per studiare quelle radici cristiane. Ho organizzato convegni internazionali sugli apostoli Pietro, Paolo e Giovanni a Efeso, a Tarso e ad Antiochia. In questi anni ho visto un grande cambiamento e ho sperimentato la crescita di un clima culturale sempre pi\u00f9 europeo<\/em>\u201d.<br \/>\nSi diceva \u201camico e innamorato della Turchia\u201d. Quanto all\u2019Islam riteneva \u201cimpossibile\u201d un \u201cdialogo a livello teologico\u201d, ma possibile e anzi necessario \u201cuno sforzo comune per un maggior rispetto, frutto di una chiarificazione e conoscenza reciproca\u201d. Convinto che la visibilit\u00e0 fosse essenziale alla Chiesa organizz\u00f2 un \u201csimposio islamo-cristiano\u201d con la partecipazione delle autorit\u00e0 statali e l\u2019apr\u00ec con queste parole coraggiose: \u201c<em>Non posso dimenticare che alla base di questa nostra iniziativa c\u2019\u00e8 la figura del sacerdote cattolico Don Andrea Santoro che di questo dialogo ha voluto essere un testimone sia ad Urfa che a Trabzon. Ora pi\u00f9 di prima ritengo indispensabile che ricerchiamo con tutte le forze il dialogo interreligioso impedendo qualsiasi strumentalizzazione delle religioni. E\u2019 attraverso il dialogo che si combatte il fanatismo che non \u00e8 vera fede, ma una sua perversione<\/em>\u201d (<em>Anatolia ieri e oggi<\/em>, 5, giugno 2007, editoriale).<br \/>\nSul dialogo con l\u2019islam le parole pi\u00f9 vive le ha scritte nella <em>Lettera della Conferenza episcopale della Turchia in occasione dell\u2019Anno paolino 2008-2009 <\/em>che \u00e8 firmata dai sette vescovi cattolici del paese ma fu scritta da lui, che nel 2007 era stato eletto presidente della Conferenza: \u201c<em>Si dialoga veramente quando ciascuno rimane se stesso, mantenendo intatta la propria identit\u00e0\u00a0di fede, non tacendo mai, per nessuna ragione, quanto potrebbe apparire difficile da capire per chi non \u00e8 cristiano<\/em>\u201d. Quella lettera a mio parere \u00e8 il suo capolavoro di vescovo.<strong><\/strong><br \/>\nIspirate all\u2019esigenza di una prudente visibilit\u00e0 erano le sue iniziative innovatrici, di cui dava conto la pagina <em>Notizie<\/em> del sito internet del Vicariato: campi scuola e feste della giovent\u00f9, persino un \u201cIncontro nazionale dei giovani turchi\u201d; proiezioni di film a tematica cristiana; conferenze e celebrazioni ecumeniche, convegni culturali. La rivista e il sito internet hanno foto e didascalie audaci per il contesto turco: \u201c<em>Uno dei 26 battesimi per adulti amministrati nel 2005<\/em>\u201d si legge sotto a un\u2019immagine riportata a p. 21 del fascicolo 3, giugno 2003, della rivista.<br \/>\nNell\u2019editoriale del secondo numero della rivista (dicembre 2005), intitolato \u201c<em>Vivere e pensare da cristiani in un mondo non cristiano\u201d<\/em>, abborda il tema dei temi: \u201c<em>Tra tutti i paesi di antica tradizione cristiana, nessuno ha avuto tanti martiri come la Turchia. La terra che noi calpestiamo \u00e9 stata lavata con il sangue di tanti martiri che hanno scelto di morire per Cristo anzich\u00e9 rinnegarlo. Sappiamo tutti che nel nostro paese non \u00e9 sempre facile manifestare la nostra identit\u00e0 cristiana. Siamo condizionati dall\u2019ambiente: a volte abbiamo addirittura paura di dire quello che siamo per le conseguenze sociali che potrebbero derivarne (\u2026). Noi tutti viviamo qui in una situazione di minoranza rispetto ai nostri fratelli musulmani. Io vi invito a guardare a questa situazione come un\u2019occasione per diventare sempre pi\u00f9 coscienti della nostra fede. In altri paesi dove la maggioranza \u00e8 cristiana, \u00e9 pi\u00f9 grande il rischio di dirsi cristiani senza esserlo. Qui da noi dobbiamo esserlo e mostrare di esserlo. Il nostro impegno non \u00e9 di convertire altri alla nostra fede, ma di mostrare semplicemente che \u00e8 bello essere cristiani<\/em>\u201d.<br \/>\nL\u2019editoriale del numero 3 (giugno 2006) tira le conseguenze di quell\u2019impostazione: \u201c<em>La nostra terra, un tempo cos\u00ec ricca di sacerdoti e monaci e religiose, ora deve servirsi di personale che viene dall\u2019estero. Spero che arrivi il tempo in cui si potr\u00e0 parlare di sacerdoti, di religiose\/i e anche di vescovi turchi. Per arrivare a tanto bisogna pregare e offrire ai giovani nelle loro famiglie un\u2019atmosfera di fede. Non si raccoglie se non si semina. Con un po\u2019 di sforzo economico stiamo sistemando anche la nostra casa d\u2019Iskenderun perch\u00e9 possa ospitare convegni di studio sul cristianesimo e l\u2019islam. Nella mia breve permanenza in Turchia mi sono reso conto che i nostri fratelli musulmani hanno poche idee sulla nostra fede e spesso cariche di pregiudizi. Tra le novit\u00e0 del vicariato voglio ricordare, inoltre, la nascita di un website: www.anadolukatolikkilisesi.org. Per chi entra in internet sar\u00e0 questo lo strumento per farci conoscere<\/em>\u201d.<br \/>\nCome del sito \u2013 aperto \u201ccon forte desiderio\u201d, si legge nell\u2019<em>home page<\/em> \u2013 egli era orgoglioso della rivista: \u201cL\u2019abbiamo intitolata <em>Anatolia ieri ed oggi <\/em>con una chiara intenzione. Anzitutto quella di fare conoscere meglio le ricchezze storiche della terra su cui camminiamo e, in particolare, quelle cristiane\u201d e poi perch\u00e9 \u201cravvivare la memoria del passato serve a rafforzare la nostra identit\u00e0\u201d (editoriale del primo numero, dicembre 2004).<br \/>\nIn un\u2019intervista al <em>Regno attualit\u00e0<\/em> 2\/2008, 25-26 lamentava la \u201cmancata inculturazione\u201d del cristianesimo in Turchia: \u201c<em>Fino a qualche anno fa, se non si conosceva il francese o l\u2019italiano era impossibile divenire cristiani. Ci si sta muovendo lentamente attraverso pubblicazioni in lingua turca: catechismi, traduzioni di libri, breviari, CD. Questo mutamento si riflette anche nell\u2019accoglienza di quei turchi musulmani che sono in ricerca e che chiedono di diventare cristiani\u201d.<\/em><br \/>\nDopo l\u2019uccisione di don Andrea la riflessione martiriale si fa cogente. La lettera pastorale del 2006 \u00e8 intitolata <em>Siate sempre pronti a testimoniare la speranza che \u00e8 in voi<\/em>: \u201c<em>Avete tutti saputo delle difficolt\u00e0 che la nostra Chiesa di Anatolia ha vissuto quest\u2019anno: l\u2019assassinio di Don Andrea Santoro a Trabzon, il ferimento di P. Pierre Brunissen a Samsun, le minacce ai Padri di Mersin, la chiusura della Chiesa di Adana, il persistente atteggiamento ostile nei nostri confronti in certa stampa locale. Dinanzi a queste situazioni, la tentazione \u00e9 quella di chiudersi nell\u2019anonimato, di confondersi tra gli altri per paura, per opportunismo, spesso \u2013 purtroppo \u2013 soltanto per necessit\u00e0 di sopravvivenza economica. E\u2019 abbastanza normale in questa situazione cedere allo scoraggiamento e alla rassegnazione e vi confesso che pure io ho avvertito questa tentazione. Ma (\u2026) che cosa ci dice il Signore con la morte di Don Andrea? Ci ricorda che essere discepoli di Ges\u00f9 in questo mondo non \u00e9 facile, anzi, pu\u00f2 essere addirittura rischioso (\u2026). Il sacrificio di questo sacerdote \u00e9 pertanto un invito a ravvivare la nostra identit\u00e0 di cristiani<\/em>\u201d.<br \/>\nNella lettera pastorale del 2007, <em>Siamo successori di Paolo e dei primi cristiani<\/em>, torna sulla tentazione del nascondimento: \u201c<em>Ormai sono quasi tre anni da quando la Provvidenza mi ha inviato tra di voi. Tante preoccupazioni e problemi mi hanno spesso tolto la tranquillit\u00e0 e come Pietro in mezzo al mare, ho chiesto al Signore: \u201cAiutami, perch\u00e9 sto affondando\u201d <\/em>(\u2026). <em>Da fratello che parla ad altri fratelli, permettete che richiami una difficolt\u00e0 che a volte mi crea tristezza: l\u2019impressione che la nostra fede sia convenzionale, manchi di un approfondimento e si esprima in una partecipazione ridotta alla preghiera comunitaria, soprattutto la domenica. Molti di voi appartengono a famiglie che hanno avuto il coraggio di rimanere cristiane, nonostante le pressioni esterne contrarie. Sapete bene che nel secolo scorso in questa nostra Turchia, diversi cristiani per necessit\u00e0 o per convenienza, ma certo non volentieri, hanno rinunciato alla loro fede o l\u2019hanno nascosta. Sono ancora centinaia di migliaia i discendenti di queste famiglie antico-cristiane e con piacere noto che, di tanto in tanto, qualcuno occasionalmente si richiama alla fede dei propri genitori o nonni. Dico queste cose non per giudicare chi ha abbandonato la propria identit\u00e0 cristiana, ma per dire a voi che la fede trasmessa<strong> <\/strong>da quanti ci hanno preceduto non \u00e8 come un quadro antico che conserviamo nelle nostre case, ma \u00e8 un dono di Dio che non vive senza la nostra collaborazione<\/em>\u201d.<br \/>\nIl martirio come visibilit\u00e0 e semina torna nell\u2019omelia che tiene <em>a Trabzon, il 5 febbraio scorso, nell\u2019anniversario del martirio di don Andrea: \u201cS<\/em><em>ono passati quattro anni da quando don Andrea \u00e8 stato ucciso in questa Chiesa. Perch\u00e9? (\u2026) Certamente nel colpire don Andrea era il sacerdote cattolico che si voleva colpire. Il suo sacerdozio \u00e8 stata perci\u00f2 la causa del suo martirio. Attraverso il suo sangue don Andrea ha celebrato con Cristo l\u2019unica eucaristia: <\/em>&#8216;<em>Questo \u00e8 il mio sangue versato per voi e per tutti per il perdono dei peccati\u2019 (&#8230;). Cari fratelli, il sangue che don Andrea ha versato in questa Chiesa non \u00e8 stato inutile. Pensiamo a quanti fratelli e sorelle in tutto il mondo hanno conosciuto il suo sacrificio e sono stati confermati nella volont\u00e0 di vivere per Cristo e, se necessario, di morire per Lui. Questo umile sacerdote, conosciuto da pochi, con la sua morte \u00e8 divenuto testimone per molti. Chi voleva farlo scomparire, in realt\u00e0 ha prodotto l\u2019effetto contrario. Ora, per molti, in tutto il mondo il nome di Trebisonda \u00e8 legato a quello di don Andrea<\/em>\u201d.<br \/>\nNonostante le difficolt\u00e0 si era mantenuto fiducioso nel prevedere un miglioramento della situazione dei cristiani e giusto una settimana prima della morte aveva accolto con \u201cgrande festa\u201d<strong> <\/strong>la notizia che le autorit\u00e0 turche avevano tolto l\u2019obbligo di pagare il biglietto per i pellegrini che volevano pregare nella chiesa di San Paolo a Tarso. Sperava di poter ottenere che quell\u2019edificio \u2013 che ora \u00e8 un museo \u2013 fosse \u201caffidato stabilmente ai cristiani\u201d.<br \/>\nIn un testo scritto per <em>AsiaNews<\/em> in occasione dell\u2019Anno Paolino e pubblicato l\u20198 aprile 2009 accennava con fiducia alle conversioni che forse sono all\u2019origine della sua uccisione:\u00a0 \u201c<em>Nonostante tutto, il nostro atteggiamento \u00e8 molto positivo anche nei riguardi dell\u2019islam. Qui io trovo tanta gente di buona volont\u00e0, coscienziosa (\u2026).Devo per\u00f2 aggiungere che per alcuni miei cristiani la Via Crucis \u00e8 un fatto di oggi, non una cosa del passato. All\u2019interno del vicariato di Anatolia ci sono davvero situazioni difficili (\u2026). Ci sono ancora cristiani vicini alla sofferenza di Ges\u00f9. Ma vi sono anche musulmani che si avvicinano al cristianesimo proprio attraverso le sofferenze di Ges\u00f9. Un piccolo numero sono divenuti cristiani. La loro \u00e8 stata una scelta sofferta e meditata per le conseguenze, i rischi, le fatiche che porta nella loro vita\u201d.<\/em><\/p>\n<p><strong>[Testo pubblicato da Il Regno attualit\u00e0, 12\/2010]<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Forse nessuno quanto il patrologo e vescovo Luigi Padovese aveva meditato sulla Turchia come terra martiriale e sulla vocazione al dono della vita che tende a caratterizzare i portatori di&#8230;<\/p>\n<div class=\"more-link-wrapper\"><a class=\"more-link\" href=\"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/cerco-fatti-di-vangelo\/nuovi-martiri\/a-martiri-della-missione\/luigi-padovese-%e2%80%9cseguire-cristo-anche-nell%e2%80%99offerta-del-sangue%e2%80%9d\/\">Read More<span class=\"screen-reader-text\">Luigi Padovese: \u201cSeguire Cristo anche nell\u2019offerta del sangue\u201d<\/span><\/a><\/div>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":2206,"menu_order":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","template":"","meta":{"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"class_list":["post-4750","page","type-page","status-publish","hentry","excerpt"],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/4750","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=4750"}],"version-history":[{"count":1,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/4750\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4751,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/4750\/revisions\/4751"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/2206"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=4750"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}