{"id":4758,"date":"2010-07-23T15:40:21","date_gmt":"2010-07-23T15:40:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/?page_id=4758"},"modified":"2010-07-27T12:28:09","modified_gmt":"2010-07-27T12:28:09","slug":"gertrude-che-sorride-a-tutti-nella-guerra-dell%e2%80%99angola","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/cerco-fatti-di-vangelo\/20-preghiera-pubblica\/gertrude-che-sorride-a-tutti-nella-guerra-dell%e2%80%99angola\/","title":{"rendered":"Gertrude che sorride a tutti nella guerra dell\u2019Angola"},"content":{"rendered":"<p>Gertrude \u00e8 una trappista di Valserena, Pisa, trapiantata per amore del Vangelo dalla Toscana all\u2019Africa: faceva parte del primo nucleo di 22 \u201csorelle\u201d che diede vita alla fondazione di Valserena, e le fu chiesto in seguito di partire per Huambo, in Angola, nel 1980. E\u2019 rientrata a Valserena nel 2009. Pi\u00f9 che una trappista la diresti un marine, o un Paolo dei nostri giorni che attraversa \u201cpericoli di fiumi, di briganti, nella citt\u00e0, nel deserto, sul mare, fatica e travaglio, veglie senza numero, fame e sete\u201d (<em>2 Corinti<\/em> 11). Ma \u00e8 una donna e ha sempre un sorriso per tutti, offerto \u201ccome un segno di speranza in un inferno di guerra\u201d.<br \/>\nQuando la guerriglia divampa nella regione di Huambo, Gertrude viene dislocata a Luanda per \u201cproteggere\u201d\u00a0dalla capitale le attivit\u00e0\u00a0del monastero e per otto anni \u2013\u00a0tra il 1987 e il 1995 \u2013\u00a0vive separata dalla comunit\u00e0. Si accampa e accasa come pu\u00f2\u00a0a Luanda, convive con la guerra dormendo quattro ore per notte e facendo ogni mestiere. Soprattutto fa la spola tra la capitale e il monastero di Huambo, per mille chilometri, con aerei e camion, tra mine e banditi, trasportando container con gli aiuti che gli \u201camici\u201d\u00a0delle trappiste mandano dall\u2019Italia. Quando i guerriglieri dell\u2019Unita conquistano Huambo resta per quattro mesi isolata, ignorando se \u201cle sue sorelle\u201dsono vive o morte. Credo che la nostra Chiesa le dovrebbe fare un monumento, se si usasse. Ma quantomeno dovremmo adoperarci a narrare la sua storia, che invece nessuno conosce. Eccone qualche squarcio sulla base di una sua memoria scritta, fino a oggi inedita.<br \/>\n<em>Quand\u2019ero a Luanda il mio era un lavoro delicato e difficile, sempre faticoso. Solo un grande amore a Cristo e alla sua Chiesa, per me incarnata nella mia comunit\u00e0\u00a0di Huambo e in tutto il popolo martirizzato di Angola, mi dava vigore per una disponibilit\u00e0 totale a questo tipo di cose. \u00c9 Dio che mi ha aperto le porte e il cuore della gente. Dovendo contattare tutte le compagnie aeree di Luanda, a un certo punto conoscevo tutti gli aerei, i piloti e tutte le persone di responsabilit\u00e0 dalle quali dipendeva il buon esito del mio lavoro (\u2026). Portavo loro verdure, legumi e frutta del nostro orto che apprezzavano molto perch\u00e9 genuina e di qualit\u00e0. Dappertutto ho trovato accoglienza; a volte ottenevo anche l\u2019impossibile, come quando un comandante delle forze armate angolane ha messo a mia disposizione un Boeing grazie al quale ho trasportato 30 tonnellate di viveri in una sola volta a Huambo. Aver a che fare con il mondo militare richiedeva molta vigilanza e coraggio (\u2026) e sorridere a tutti come un segno di speranza in un inferno di guerra. Spesso ho viaggiato con aerei militari che trasportavano armi: bombe, carri armati, combustibile, esplosivi. Chiedevo di poter accompagnare la merce io stessa per evitare che la merce fosse rubata, soprattutto all\u2019arrivo nell\u2019aeroporto di Huambo dove ci attendeva un mondo militare indisciplinato e corrotto a causa della fame. Negli aerei militari ho sempre viaggiato nella stiva, seduta sui sacchi della merce, ben conscia dei pericoli che correvo per via del materiale esplosivo con cui viaggiavo. Ogni istante era come una preparazione alla morte (&#8230;).<\/em><br \/>\n<em>Tutta la Chiesa di Huambo era compatta nell\u2019opera eroica di carit\u00e0che si svolgeva in ogni angolo del territorio: seppellire almeno alcuni fra le migliaia di morti che giacevano sulle strade, raccogliere le ossa di tanti scheletri umani che i cani randagi si erano presi cura di pulire, lavare e curare le piaghe piene di vermi dii feriti militari e civili, consolare e nutrire quelli che morivano di fame. In tutte le vicende della guerra in Angola con i suoi orrori, la Trappa di Huambo \u00e9 stata una forte testimonianza per la sua continua vita di preghiera e di sacrificio, per la sua fedelt\u00e0 nel restare al suo posto in mezzo ai pericoli, come una sentinella di speranza; per la sua accoglienza e condivisione di vita dando asilo a membri di numerose comunit\u00e0 religiose, e per due anni anche a 250 persone circa ricercate per essere condannate a morte.<\/em><br \/>\nL\u2019Unita dunque domina a Huambo e Gertrude non resiste pi\u00f9 al bisogno di vedere le consorelle e di consegnare la gran quantit\u00e0 di cibo e di medicinali giunti dall\u2019Italia. L\u2019informano che imbarcarsi su un aereo senza un \u201clasciapassare dell\u2019Unita\u201d sarebbe suicida, ma ci vuol altro per fermarla: \u201cDissi che non sarei scesa dall\u2019aereo e che Dio mi avrebbe aiutato\u201d. Parte dunque all\u2019avventura e negli annali dell\u2019evangelizzazione dell\u2019Africa va messo anche un suo sorriso accattivante dal portellone dell\u2019aereo:<br \/>\n<em>Una volta aperta la porta dell\u2019aereo mi affacciai per vedere. Tutto intorno c\u2019erano militari dell\u2019Unita con le armi spianate che mi guardavano con una faccia severa. Salutai con un sorriso ma non ebbi alcun cenno di risposta. Allora presi il coraggio a quattro mani e dopo essere scesa con molta attenzione e lentezza dalla scaletta di metallo, salutai tutti in bundo e vidi avanzare verso di me un capo militare disarmato. Riconobbi in lui un vecchio amico della Trappa di Huambo. Mi chiese i documenti e l\u2019autorizzazione di entrata a Huambo! Lo chiamai per nome: \u00abSignor Zimbabwe, lei mi conosce, sa cosa ho fatto per 12 anni a Huambo e cosa fa la mia comunit\u00e0 da sempre per i poveri\u00bb. Lui mi risponde: \u00abS\u00ec, ti conosco, ma&#8230; i documenti!\u00bb Allora spiegai che avevo azzardato a venire per portare il mio aiuto. I militari intorno avevano sentito il mio discorso. Il mio atteggiamento naturale disinvolto li aveva sorpresi e le loro facce si mostrarono meno severe, ma nessuno osava dire. Il Signor Zimbabwe mi present\u00f2 a un Generale dell\u2019Unita a cui dissi tutta la verit\u00e0.<\/em><br \/>\n<em>Il Generale diede ordini al Signor Zimbabwe di far entrare Antonia e Martinha [da me avvertite attraverso Radio Caritas] che attendevano fuori dell\u2019aeroporto. Vi lascio immaginare l\u2019incontro con le mie consorelle: un&#8217;esplosione di meraviglia e di gioia! Erano salti, abbracci a non finire, un parlare in tutte le lingue: bundu, portoghese e italiano! Il tutto davanti ai militari esterrefatti. Consegnai a Madre Antonia e a Martinha quanto avevo portato e che loro subito caricarono sul Toyota, mentre tutto veniva controllato dai militari (\u2026).<\/em><br \/>\n<em>La quarta volta che feci il mio trasporto a Huambo non avevo potuto avvisare Madre Antonia via radio, e in aeroporto chiesi all\u2019Unita di fare un salto fino a casa per avvisare del carico e per salutare le consorelle. Sarei rientrata nel giro di 15 minuti, il tempo che impiegava l\u2019aereo a scaricare la merce. Due militari mi accompagnarono con un carro sgangherato fino a casa. Fuori dal portone del monastero c\u2019era una folla di rifugiati che attendevano. Molti mi riconobbero gridando di gioia e i militari guardavano ammirati. Mentre io visitavo il Tabernacolo in Cappella, qualche sorella aveva suonato a distesa la campana e fu cos\u00ec che in un attimo ci trovammo tutte riunite nel piccolo chiostro (\u2026).<\/em><br \/>\n<em>Dopo i primi contatti con i militari dell\u2019Unita, ho continuato a viaggiare settimane e mesi per portare a Huambo quintali su quintali di merci, anche 10 tonnellate alla volta! Erano generi alimentari, medicine e vestiario destinati alla nostra comunit\u00e0, ma che servivano per aiutare tutti, ma anche un intero container da 20 tonnellate arrivato dalla Spagna per la comunit\u00e0 dei padri Trappisti che viveva a Kuando. Siccome a Huambo non c\u2019era energia elettrica e mancava il combustibile per le macchine, ho sempre provveduto io ad acquistare a Luanda e poi a trasportare a Huambo migliaia di litri di gasolio in grandi bidoni di ferro. Per richiesta del Vescovo di Huambo avevo fatto degli acquisti di farina e altri viveri a Luanda, destinati ad Seminario maggiore e minore di Huambo, e tutto avevo trasportato a destinazione. <\/em><br \/>\nGertrude realizza la sua maggiore impresa con la sistemazione della \u201cbase\u201d\u00a0di Kikolo, alla periferia di Luanda: un\u2019area cintata dove parcheggiare gli \u201caiuti\u201d\u00a0e una casa dove ospitare persone di passaggio. Senza quella base lei era raminga nella capitale, costretta a fare \u201canche 30 chilometri al giorno a piedi\u201d per fare la spola tra gli alloggi occasionali, le istituzioni governative e le ambasciate con le quali doveva trattare. Nel 1991 la nostra \u201cdonna forte\u201d mette gli occhi su un \u201cangolo di terra\u201dche acquista e intesta alla comunit\u00e0 di Huambo, che l\u2019incarica di cintarlo e di costruirvi un edificio:<br \/>\n<em>Kikolo era un terreno aperto, senza acqua: esisteva solo una casetta malandata, composta di tre stanzette, abitata da rifugiati che coltivavano nel tempo delle piogge, ma questi ragazzi erano drogati e non potevano offrirmi un grande aiuto. Ho cominciato a comprare il materiale per la costruzione: cemento, ghiaia, sabbia, acqua etc. Tra i rifugiati avevo scoperto persone capaci di costruire. Cos\u00ec\u00a0avevo dato lavoro a 25-30 operai. I lavori ebbero inizio nel giugno 1992 e andarono avanti fino al 1995, creando una struttura completa, perch\u00e9\u00a0la nostra comunit\u00e0\u00a0di Huambo avesse la possibilit\u00e0\u00a0di essere a casa propria ogni volta che si veniva a Luanda per visite mediche, periodi di cure, transiti verso l\u2019Europa, acquisti vari e per corsi di studio (\u2026). Luanda era un caos e io vivevo e lavoravo in questo caos. Il mio rapporto con gli operai era di molto rispetto, fraterno, amico. Tutti mi hanno aiutato, e anch\u2019io aiutavo tutti nei loro bisogni. Kikolo era come una famiglia religiosa, si pregava insieme e regnava la pace.<\/em><br \/>\nE\u2019\u00a0appena ultimato il muro di cinta \u201ccon due bei portoni di ferro\u201d\u00a0quando si interrompe la tregua del 1992 e riprende la guerra: \u201cLa nostra auto correva in mezzo a una pioggia di pallottole\u201d.<br \/>\n<em>Sbarriamo tutto e ci chiudiamo dentro, ringraziando il Signore per quel po\u2019 d\u2019acqua che avevamo nella grande cisterna sotterranea che da poco avevamo finito di costruire (\u2026). Gli scoppi delle esplosioni e dei colpi di armi pesanti erano assordanti e ininterrotti. Tutti erano chiamati alla guerra. Nel giro di poche ore il Governo aveva armato persino i detenuti delle carceri tra i quali molti assassini. Non si sapeva pi\u00f9 chi era il nemico, erano tutti armati e drogati. Si uccideva per uccidere (\u2026). Sulle strade pi\u00f9 di 3.000 morti, di cui molti a pezzi, altri bruciati (&#8230;). Per evitare un\u2019epidemia vennero scavate delle grandi fosse dove poi la stessa pala meccanica gettava i morti. Erano scene strazianti, l\u2019uomo era eliminato con orrore e disprezzo (\u2026). <\/em><br \/>\n<em>Una sera sei poliziotti battono alla porta gridando: \u00abApri! Spariamo!\u00bb e sparavano colpi di fucile in aria. Allora mi vestii e risposi: \u00abAspetta, apro subito!\u00bb. Uscita fuori mi presento: \u00abSono una suora della Chiesa Cattolica, cosa cercate? Cosa volete?\u00bb Subito mi puntano le armi in faccia, ai lati, alle spalle: ero tutta circondata di fucili e mi gridano: \u00abBraccia in alto!\u00bb Per 15 minuti rimasi in quella posizione sotto le loro minacce: \u00abConsegna i dollari! E se no ti uccidiamo!\u00bb (\u2026). Albino e Luis avevano una tremenda paura: non si poteva stare pi\u00f9 a Kikolo, era troppo pericoloso. Li ascoltai, ho riflettuto, ho pensato alla Chiesa che non deve fuggire, alla mia comunit\u00e0 di Huambo, alla situazione di tutto il popolo angolano. Risposi ad Albino e a Luis che sarei andata a denunziare il fatto ai capi della polizia per vedere cosa dicevano e cosa si poteva fare. In tutti i modi io non avrei abbandonato Kikolo. Sono i ladri e gli assassini che devono scappare, non noi! Cosa sarebbe l\u2019Angola abbandonata a loro? (\u2026)<\/em><br \/>\n<em>Un\u2019altra notte ci furono sparatorie ed esplosioni per tre ore intorno a noi e si pensava davvero che fosse la fine del mondo. Subito ho pensato di salvare il Santissimo: al chiarore della lampada cerco di aprire il Tabernacolo e con la pisside delle ostie consacrate stretta fra le mie braccia e contro il petto, passai in mezzo alla pioggia di pallottole e mi nascosi dentro un rifugio sotterraneo scavato nella nostra propriet\u00e0. Rimasi prostrata in adorazione per circa tre ore, fino a quando le nostre guardie vennero a dirmi che potevo uscire.<\/em><\/p>\n<p><strong>La memoria scritta \u2013\u00a0fino a oggi inedita \u2013che ho utilizzato per questo racconto, riducendola a un terzo del testo originale, mi \u00e8 stata fornita dalla badessa di Valserena. La memoria \u00e8 intitolata <em>La storia di Kikolo<\/em> ed \u00e8 stata redatta da suor Gertrude lungo il 2009, dopo il suo rientro dall\u2019Angola a Valserena. Per altre informazioni su Valserena vedi in questo capitolo il testo <em>Monica della Volpe: quattro donne in terra di Soria<\/em>. <\/strong><\/p>\n<p><strong>[Maggio 2010]<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gertrude \u00e8 una trappista di Valserena, Pisa, trapiantata per amore del Vangelo dalla Toscana all\u2019Africa: faceva parte del primo nucleo di 22 \u201csorelle\u201d che diede vita alla fondazione di Valserena,&#8230;<\/p>\n<div class=\"more-link-wrapper\"><a class=\"more-link\" href=\"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/cerco-fatti-di-vangelo\/20-preghiera-pubblica\/gertrude-che-sorride-a-tutti-nella-guerra-dell%e2%80%99angola\/\">Read More<span class=\"screen-reader-text\">Gertrude che sorride a tutti nella guerra dell\u2019Angola<\/span><\/a><\/div>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":2141,"menu_order":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","template":"","meta":{"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"class_list":["post-4758","page","type-page","status-publish","hentry","excerpt"],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/4758","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=4758"}],"version-history":[{"count":3,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/4758\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4817,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/4758\/revisions\/4817"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/2141"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=4758"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}