{"id":4914,"date":"2010-07-28T15:29:18","date_gmt":"2010-07-28T15:29:18","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/?page_id=4914"},"modified":"2010-11-01T12:42:22","modified_gmt":"2010-11-01T12:42:22","slug":"emanuele-mamotti-invita-parenti-e-amici-per-l%e2%80%99unzione-degli-infermi-2","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/cerco-fatti-di-vangelo\/8-celebrazione-ecclesiale-della-propria-morte\/emanuele-mamotti-invita-parenti-e-amici-per-l%e2%80%99unzione-degli-infermi-2\/","title":{"rendered":"Emanuele Mamotti invita parenti e amici per l\u2019Unzione degli infermi"},"content":{"rendered":"<p>\u201c<em>Emanuele sentiva molto forte il bisogno di condividere con altri anche questa esperienza che stava vivendo. E man mano che si era fatta chiara la sua condizione, era nata l\u2019idea di vivere in maniera comunitaria questo sacramento. Voleva che la sua malattia e poi la sua morte diventassero un dono di vita, un momento di crescita per gli altri. Era un modo per non subirla, ma per viverla nonostante tutto all\u2019insegna della libert\u00e0. Inoltre viveva questo momento come un modo per chiedere perdono a tutti<\/em>\u201d: \u00e8 il racconto fatto ad <em>Avvenire<\/em> da Bruna, moglie di Emanuele Mamotti di Bresso, Milano, sul modo in cui il marito volle \u201cvivere\u201d l\u2019unzione degli infermi nella primavera del 1993. Prepar\u00f2 la lista delle persone da invitare, si fece aiutare nella scelta dei canti, si consigli\u00f2 sul vestito da indossare.<br \/>\nEmanuele era un insegnante aclista, attivo nel volontariato, da tempo colpito da un tumore che l\u2019avrebbe portato alla morte l\u201911 dicembre di quell\u2019anno. Il rito dell\u2019Unzione venne celebrato il 17 aprile, un sabato pomeriggio, in una cappella della chiesa parrocchiale, alla presenza di parenti, amici, colleghi di lavoro. Cos\u00ec ancora nel ricordo di Bruna: \u201c<em>Nonostante la commozione, fu una cerimonia gioiosa. Per lui fu il sollievo di sentire che non era solo a portare il dolore di quella malattia. Rimettendo a posto le sue agende, mi sono poi accorta che, tornato a casa, aveva scritto i nomi di tutti i partecipanti alla celebrazione<\/em>\u201d. Nell\u2019omelia per la messa di addio, il parroco Piero Castelli ricord\u00f2 quel gesto dell\u2019unzione comunitaria: \u201cGrazie per il modo in cui hai vissuto la tua sofferenza\u201d.<\/p>\n<p><strong>Ho preso il fatto da un articolo del collega Giorgio Bernardelli pubblicato da <em>Avvenire<\/em> il 17 febbraio 1998 a p. 18 in uno speciale sul sacramento dell\u2019Unzione, con il titolo: <em>In chiesa come in famiglia. Un cancro in fase terminale, la liturgia in parrocchia con parenti e amici. <\/em>Da me interpellato, Giorgio ha aggiunto questi particolari al racconto di dieci anni prima:<\/strong><strong> <em>&#8220;Emanuele \u00e8 stato il mio catechista. Aclista col cuore che batteva per i teologi della liberazione (anche se io ancora non potevo capirlo&#8230;) ci preparava alla Cresima parlandoci dell&#8217;arcivescovo Romero ucciso pochi mesi prima in Salvador. Ci spiegava attraverso di lui chi fosse un testimone di Ges\u00f9 nel mondo. Ero presente a quella celebrazione del sacramento dell&#8217;unzione e davvero \u00e8 stata un&#8217;esperienza unica&#8221;.<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong>[Giugno 2010]<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cEmanuele sentiva molto forte il bisogno di condividere con altri anche questa esperienza che stava vivendo. 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