{"id":4968,"date":"2010-07-28T16:32:33","date_gmt":"2010-07-28T16:32:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/?page_id=4968"},"modified":"2010-07-28T16:32:33","modified_gmt":"2010-07-28T16:32:33","slug":"antonella-lignani-e-le-monache-che-cantano-con-giubilo","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/cerco-fatti-di-vangelo\/16-qui-e-perfetta-letizia\/antonella-lignani-e-le-monache-che-cantano-con-giubilo\/","title":{"rendered":"Antonella Lignani e le monache che cantano con giubilo"},"content":{"rendered":"<p>Qui si narra di una giovane congregazione monastica \u2013 Suore Francescane dell\u2019Immacolata \u2013 che fa rifiorire qua e l\u00e0 monasteri abbandonati. La narrazione \u00e8 di una frequentatrice del mio blog, Antonella Lignani, che l\u2019ha svolta su mia richiesta, avendo avuto la rara possibilit\u00e0 di conoscere quel luogo della perfetta letizia che si trova a Citt\u00e0 di Castello.<\/p>\n<p><em>Era il 4 ottobre del 2008 e alla Messa un\u2019amica mi avvicin\u00f2 dicendo: \u201cLe suore delle Murate cercano una professoressa di latino, perch\u00e9 non vai? Alle Murate, come sai, \u00e8 venuto un nuovo Ordine. Sono tante, molto giovani\u201d. \u201cSono straniere?\u201d \u201cQuasi tutte sono italiane, ed hanno studiato\u201d. <\/em><br \/>\n<em>Cos\u00ec telefonai dicendo di essere disponibile a essere la loro maestra, dando numero di telefono ed e-mail. Mi rispose una voce flebile: \u201cRiferir\u00f2 alla Madre. Ave Maria!\u201d \u201cCon chi parlo personalmente?\u201d chiesi. \u201cCon la suora che risponde al telefono\u201d. Fu la risposta. Poi pi\u00f9 niente per un mese. Vengo quindi raggiunta da una telefonata, in cui la stessa voce dice che la mia disponibilit\u00e0 \u00e8 gradita; ed ancora una e-mail, nella quale leggo \u201cTe expectamus feria sexta\u201d. Devo consultare il vocabolario per capire che \u201cferia sexta\u201d vuol dire venerd\u00ec. <\/em><br \/>\n<em>Ed eccomi al cancello vetusto, e poi su per una rampa di gradoni di mattoni e pietra, male illuminati e consumati. Giungo alla porta severa, suono la campana, una voce che proviene dall\u2019altra parte mi dice: \u201cE\u2019 arrivata? Ora viene la Madre\u201d. Dopo qualche minuto sento che una chiave antica sta girando nel congegno, opera di un fabbro del Cinquecento. Davanti a me ci sono una ventina di donne (direi di fanciulle) vestite di grigio \u2013 azzurro, con il soggolo bianco. I loro visi sono giovani e freschi, sembrano uscite da un quadro di Simone Martini. Io le guardo, loro mi guardano \u2026 e si mettono a ridere! \u201cDunque siete voi!\u201d dico io. Sono loro, allegre e femminili, limpide ma non ingenue, lontane dal mondo, ma tutto sommato curiose. Questo \u00e8 l\u2019effetto del motu proprio \u201cSummorum Pontificum\u201d, in seguito al quale la congregazione nuovissima alla quale appartengono ha deciso di aderire con slancio, celebrando la Messa tridentina e la Liturgia delle ore in latino. <\/em><br \/>\n<em>Le suore dopo avermi salutato corrono via come colombe (non per nulla chiamano \u201ccolombaio\u201d il monastero), ed io rimango sola con la Madre che mi chiede due lezioni alla settimana e, mentre mi guida dentro i meandri dell\u2019antico monastero, mi assicura che ben pochi sono autorizzati a passare quella soglia: il vescovo, eventuali medici, operai. Nella vecchia cucina che sembra quella di un\u2019abbazia, le suore sono sedute a un tavolo a forma di ferro di cavallo, hanno davanti penna e taccuino e un cartellino col nome. Nessuno, fuori di qui, conosce questi nomi. Coloro che passano per la strada che fiancheggia il monastero solitamente non sanno che dietro quel muro ci sono ventidue giovani donne. <\/em><br \/>\n<em>Cos\u00ec comincia la mia avventura, e per prima cosa leggo qualcosa dagli \u201cAtti dei Martiri Scillitani\u201d: \u201cChristianus sum\u201d Speratus dixit \u2026 Vedete come \u00e8 facile il latino! Mi sono cimentata con la Vulgata di Girolamo, i commenti ai salmi di Agostino, il De virginibus di Ambrogio, le opere di Venanzio Fortunato, Bernardo di Chiaravalle, Bernardino da Siena, e, perch\u00e9 no, anche Antonio di Padova e i suoi Sermones. Non ho mai avuto una classe pi\u00f9 attenta e silenziosa. Sono venuta cos\u00ec a sapere che la Madre \u00e8 una teologa, che ha parlato davanti a Giovanni Paolo II, che va spesso all\u2019estero e che ora vuole vivere nel nascondimento. Vengo a sapere che alcune sono musiciste, che una suona la viola, che sono molto brave coi computer e i registratori, che sanno guidare un pulmino, che non possiedono nulla, che portano sempre i sandali e la stessa veste d\u2019estate e d\u2019inverno, che non possono, per regola, comprare il cibo, ma solo accettare quello che la Provvidenza decide loro di mandare. Nei primi quindici giorni che hanno trascorso nel monastero delle Murate hanno combattuto con grossi topi; molte di loro vengono da Napoli, ma un po\u2019 da tutto il mondo<\/em><em>. H<\/em><em>anno dai ventiquattro ai quarantacinque anni; durante la notte si sveg<\/em><em>liano per pregare il loro Sposo\u2026<\/em><em> e presso di loro \u00e8 perfetta letizia. <\/em><br \/>\n<em>Spesso alla fine della lezione mi cantano un\u2019antifona in gregoriano. Passano con abilit\u00e0 da una nota all\u2019altra, e per cantare l\u2019Alleluja percorrono trentasette note. Il cuore in quei momenti gode senza parole. Ho dunque letto e commentato con loro un passo di Sant\u2019Agostino che ho trovato adatto e che spiega cosa si debba intendere per jubilum e per bene canere, nel commento del Salmo 36 (Enarr. in Ps. 36, 8):<\/em><br \/>\n<em>In jubilatione cane: hoc est enim bene canere Deo, in jubilatione cantare. Quid est in jubilatione canere? Intellegere, verbis explicare non posse quod canitur corde. Etenim illi qui cantant, sive in messe, sive in vinea, sive in aliquo opere ferventi, cum coeperint in verbis canticorum exsultare laetitia, veluti impleti tanta laetitia, ut eam verbis explicare non possint, avertunt se a syllabis verborum, et eunt in sonum jubilationis. <\/em><em>Jubilum sonus quidam est significans cor parturire quod dicere non potest. Et quem decet ista jubilatio, nisi ineffabilem Deum? Ineffabilis enim est, quem fari non potes: et si eum fari non potes, et tacere non debes, quid restat nisi ut jubiles; ut gaudeat cor sine verbis, et immensa latitudo gaudiorum metas non habeat syllabarum? <\/em><em>Bene cantate et in jubilatione. [Canta con espressioni di giubilo: in questo infatti consiste il cantare bene ad onore di Dio, cio\u00e8 nel cantare con espressioni di gioia e di giubilo. Che cosa vuol dire cantare con giubilo? Capire, ma non poter spiegare a parole quello che si canta col cuore. Ed infatti coloro che cantano, sia durante la mietitura, sia nella vendemmia, sia in qualche lavoro fervido, quando hanno cominciato ad esultare con gioia ripetendo le parole dei loro canti, come riempiti da una cos\u00ec grande gioia da non poterla esprimere a parole, si allontanano dalle sillabe che compongono le parole, e si lanciano in un canto di giubilo. D\u2019altra parte il giubilo \u00e8 un suono che significa che il cuore esprime ci\u00f2 che non pu\u00f2 dire. E a chi spetta questa espressione di giubilo, se non a Dio, sul quale non si riesce a dire nulla?\u00a0 Infatti \u00e8 ineffabile ci\u00f2 sul quale non puoi parlare: e se su di lui non puoi parlare, ma non devi tacere, che cosa resta se non emettere espressioni di giubilo; in modo che il cuore goda senza parole, e l\u2019immensa estensione della gioia non abbia i limiti delle sillabe? Cantate bene e con espressioni di giubilo.]<\/em><\/p>\n<p><strong>La narrazione era pi\u00f9 ampia e io un poco l\u2019ho abbreviata per ricondurla alle dimensioni medie di questo repertorio. Mi \u00e8 stata inviata nel giugno del 2010.<em><\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Qui si narra di una giovane congregazione monastica \u2013 Suore Francescane dell\u2019Immacolata \u2013 che fa rifiorire qua e l\u00e0 monasteri abbandonati. 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