{"id":5756,"date":"2010-11-24T12:17:46","date_gmt":"2010-11-24T12:17:46","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/?page_id=5756"},"modified":"2013-02-18T20:37:12","modified_gmt":"2013-02-18T19:37:12","slug":"cattolici-e-politica-una-summa-dello-storico-tassani","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/collaborazione-a-riviste\/cattolici-e-politica-una-summa-dello-storico-tassani\/","title":{"rendered":"Cattolici e politica. Una &#8220;summa&#8221; dello storico Tassani"},"content":{"rendered":"<p>Ho passato buona parte del mese di agosto a leggere \u2013 <em>lento pede<\/em> \u2013 il libro di Giovanni Tassani <em>Il Belpaese dei cattolici. Novecento italiano: politica e interpretazioni<\/em> (Cantagalli, 265 pagine, 17 euro, prefazione di Sandro Magister). Andavo piano perch\u00e9 a ogni pagina trovavo nomi cari e citazioni nuove dai loro testi e agende e ogni carta d\u2019archivio \u2013 spesso mai lette prima da nessuno \u2013 e non volevo perdere nulla. \u00c8 una lettura feconda per chi abbia passione al tema, ricca di pietas per gli sconfitti, sapida nell\u2019esplorazione degli aspetti nascosti di una grande storia.<\/p>\n<p>I protagonisti nominati nell\u2019indice sono Giuseppe Dossetti e Guido Gonella, Aldo Moro e Mario Scelba, Franco Rodano e Augusto del Noce, Gianni Baget Bozzo e Gabriele De Rosa. Ma innumerevole \u00e8 la schiera dei convocati e via via veniamo informati sui rapporti di quei personaggi con De Gasperi e Fanfani e Gronchi, con Gedda e La Pira e Siri, Con Balbo e De Luca e Montini e non si finirebbe mai di allargare il cerchio. Se Dossetti parla a Rossena noi lo ascoltiamo attraverso gli appunti di Giuseppe Alberigo e Achille Ardig\u00f2, e con le note al margine contenute nelle agende di Amintore Fanfani.<\/p>\n<p><strong>Quando Luigi Gedda <\/strong><\/p>\n<p><strong>and\u00f2 in soccorso di Rodano<\/strong><\/p>\n<p>Il metodo di Tassani \u00e8 \u201cavvolgente e inclusivo\u201d \u2013 come lui dice di Moro \u2013 e fa emergere connessioni, complicit\u00e0, legami nascosti e a volte insospettabili. Si concentra per esempio in un lavoro sottile di scavo informativo e di auscultazione degli scritti per ricostruire quello che chiama \u201clegame sotterraneo\u201d tra Augusto del Noce e Franco Rodano interpretati come \u201cspeculari\u201d l\u2019uno all\u2019altro e mettendone in luce le \u201cimpressionanti analogie\u201d (p. 214).<\/p>\n<p>Ecco una pagina rivelatrice di quella attenzione a unire pur distinguendo: \u00e8 la 180s. Siamo agli anni 1950-51 e assistiamo alla fuggevole comparsa di una rivista promossa dai reduci della <em>Sinistra cristiana<\/em> di Franco Rodano e di Felice Balbo che si chiama <em>Cultura e realt\u00e0<\/em>. Esce per soli tre numeri, \u00e8 diretta da Mario Motta, ha in redazione Cesare Pavese e Augusto del Noce. Su quella rivista Rodano scrive un saggio su <em>Laicismo e Azione cattolica in Italia<\/em>, firmandosi con lo pseudonimo Novacco. Gli risponde, sul numero seguente, Gianni Baget Bozzo<em>.<\/em> La rivista \u00e8 stampata da Luigi De Luca, fratello di don Giuseppe De Luca e ha tra i suoi sostenitori economici Luigi Gedda. Ebbene io dico ai miei lettori: se trovare invischiati in una pagina e in una iniziativa, sia pure effimera e impossibile, uomini tra loro distanti come Gedda e De Luca, Pavese e Del Noce, Rodano e Baget Bozzo vi d\u00e0 qualche scossa, ebbene siete i lettori giusti per il volume di Tassani.<\/p>\n<p>Sempre in quella pagina Tassani ci segnala che del \u201cparziale apporto\u201d a quella rivista venuto da Luigi Gedda \u201cn\u00e9 Rodano n\u00e9 Balbo mai sapranno\u201d. E come lo sappiamo noi, allora? E\u2019 una scoperta di archivio del nostro autore che mette in nota questa avvertenza: \u201c<em>Nelle carte di Luigi Gedda, in riordino presso l\u2019Istituto Paolo VI di Roma, vi sono riscontri di un interessamento per <\/em>Cultura e Realt\u00e0<em> e il suo gruppo redazionale<\/em>\u201d.<em> <\/em><\/p>\n<p><strong>Dossetti concelebra con Siri <\/strong><\/p>\n<p><strong>all\u2019ordinazione di Baget Bozzo<\/strong><\/p>\n<p>Altra pagina rivelatrice \u00e8 la 228 dove Gianni Baget Bozzo viene ordinato prete a Genova dal cardinale Siri il 17 dicembre 1967 nella chiesa parrocchiale del Sacro Cuore: \u201c<em>Sono presenti tra gli altri Giuseppe Dossetti, Giorgio La Pira, Luigi Gedda, Nino Badano, nonch\u00e9 molti amici politici di segno diverso, tra cui i comunisti Gelasio Adamoli, ex sindaco della Liberazione, e Giorgio Doria. Dossetti concelebra all\u2019altare, La Pira riceve la comunione dalle mani del neo-sacerdote<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Io in ambedue i casi \u2013 della rivista <em>Cultura e realt\u00e0 <\/em>e dell\u2019ordinazione di Baget Bozzo \u2013 mi sento coinvolto maledettamente, perch\u00e9 ho frequentato Rodano nella casa di via di Porta Latina a Roma e sono stato alunno della sua <em>Scuola italiana di scienze politiche ed economiche<\/em> (SISPE) nel 1971-1972; e perch\u00e9 sono stato ospite di Baget Bozzo nella mitica casa di Genova e l\u2019ho presentato a Scalfari all\u2019inizio della sua collaborazione ventennale alla <em>Repubblica<\/em>, nella primavera del 1976. In qualche pagina ho avuto l\u2019impressione che questo libro fosse scritto per me. Per esempio quando le note danno conto dei <em>Diari<\/em> di Amintore Fanfani conservati nell\u2019Archivio del Senato e trovo oggettivato qualcosa di quanto ero venuto almanaccando gi\u00e0 da ragazzo, ascoltando i giornali radio.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 una pagina \u2013 la 153 \u2013 dov\u2019\u00e8 citato un brano di un discorso di Aldo Moro segretario della DC al Consiglio nazionale del 17 maggio 1963 che pu\u00f2 essere usato per descrivere il metodo storico di Giovanni Tassani: \u201cCredo di poter dire all\u2019on. Scelba che io ascolto tutto quello che mi si dice e ne tengo il massimo conto (\u2026). Tutto quello che io sento accolgo in me con un grande scrupolo, direi con tormento, perch\u00e9 tutto \u00e8 vivo e presente nella mia coscienza (\u2026). E non c\u2019\u00e8 niente di quello che mi sia stato detto che, prima o poi, in modo positivo o in modo negativo, non affiori in me, non affiori nella DC, contribuendo a costituire la dialettica ricchezza del nostro partito\u201d.<\/p>\n<p><strong>Simpatia per il molteplice <\/strong><\/p>\n<p><strong>e cura dell\u2019unit\u00e0<\/strong><\/p>\n<p>Proprio questo fa Tassani: indaga e da ogni frutto cava un succo e tutto conserva e se pu\u00f2 unisce, collega, riconduce a unit\u00e0 in quest\u2019opera della dispiegata maturit\u00e0. Come dipendesse anche da lui tenere unito il mondo dei cattolici. Egli appare dispiaciuto quando deve dare conto delle impennate di Gronchi, di Dossetti, di Fanfani, di Scelba che mettono a rischio le strategie larghe di De Gasperi e di Moro. Lo muovono insieme la simpatia per il molteplice e la cura dell\u2019unit\u00e0. Qui \u2013 nel lavoro dello storico \u2013 non \u00e8 pi\u00f9 il \u201cpartito cristiano\u201d da tenere unito, ma il patrimonio storico del cattolicesimo culturale e politico e al nostro autore preme che di quel patrimonio nulla vada perduto e tutto e tutti vengano ascoltati e considerati, oltre l\u2019ortodossia di partito e oltre la legittimazione ecclesiastica. E\u2019 il caso di Del Noce e Baget Bozzo a destra, di Rodano e De Rosa a sinistra.<\/p>\n<p>Il caso di Baget Bozzo \u00e8 il pi\u00f9 emblematico, perch\u00e9 il battitore libero \u2013 e quasi libertario \u2013 di Genova va sia a destra sia a sinistra e in ambedue i casi Tassani lo segue e si direbbe che lo pedini, lo studi e l\u2019interpreti con <em>scrupolo<\/em> e con <em>tormento<\/em>, per usare le parole di Moro e cerchi di nulla sperdere di ci\u00f2 che il \u201cmobilissimo Baget Bozzo\u201d \u2013 cos\u00ec lo chiama a p. 221 \u2013 va ipotizzando e argomentando nei decenni.<\/p>\n<p>Tassani \u00e8 dispiaciuto quando qualcuno viene tirato da una parte, o escluso, o male interpretato, o \u201cspregiato\u201d come dice con sofferenza. Si dispiace per chi viene spintonato verso destra dall\u2019opinione dominante e si tratter\u00e0 di Gonella e Del Noce e ancor pi\u00f9 di Scelba e Gedda, e del Baget Bozzo a cavallo degli anni conciliari che la vulgata progressista facilmente qualifica come reazionario e fascista (p. 219). Ma si preoccupa anche di chiarire che lo stesso Baget Bozzo non merita spregio neanche quando va a sinistra e si fa \u201cinterlocutore privilegiato dei giovani della generazione del \u201968, capendo e cogliendo in loro quell\u2019evoluzione, e involuzione, che li stava portando a un nuovo individualismo di massa: la societ\u00e0 radicale\u201d (p. 240).<\/p>\n<p><strong>\u201cChe ci fa un prete fascista <\/strong><\/p>\n<p><strong>nella <em>Repubblica <\/em>di Scalfari?\u201d<\/strong><\/p>\n<p>Chi non ha vissuto il massimalistico spregio di quanto era di destra che dominava negli anni \u201860-\u201970 sappia che quando il nome di Baget Bozzo inizi\u00f2 ad apparire sulle pagine di <em>Repubblica <\/em>arrivarono lettere di protesta: \u201cChe ci fa un prete fascista sul vostro giornale\u201d? Si fece un\u2019assemblea e io sostenni \u2013 e Scalfari mi diede ragione \u2013 che quel prete anomalo, capace di dare nome a fatti e sentimenti nuovi, andava benissimo per <em>Repubblica<\/em>.<\/p>\n<p>Una delle idee guida del volume \u00e8 proprio quella di aiutare al superamento di una forzatura di giudizio che marchi\u00f2 a lungo, in campo cattolico, chi \u201cresisteva\u201d alla vulgata innovatrice:\u00a0 \u201c<em>Il senso delle ricerche riunite in questo libro vuol ristabilire la ragionevolezza, la sensatezza storica, di posizioni che furono viste invece in passato, quando si manifestarono, del tutto unilateralmente, come conservatrici o, peggio, quali espressioni di resistenza reazionaria al nuovo, al progresso e alla socialit\u00e0 vincente<\/em>\u201d (p. 15).<\/p>\n<p>Che non si debba demonizzare chi va a destra come chi va a sinistra, ma che tutto si debba intendere e comprendere nel profondo di una fedelt\u00e0 che pu\u00f2 essere attestata anche nella disobbedienza, \u00e8 un principio umanistico ed ecclesiale che Tassani applica costantemente al suo lavoro di storico e che in questo volume segnala due volte evocando le opzioni di disobbedienza di Franco Rodano e di Gianni Baget Bozzo.<\/p>\n<p><strong> <\/strong><\/p>\n<p><strong>La massima vicinanza <\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00e8 con Gabriele De Rosa<\/strong><\/p>\n<p>A pagina 179 Tassani rievoca la fattiva collaborazione di Franco Rodano con Palmiro Togliatti che gli varr\u00e0 \u201c<em>un interdetto ad personam con richiesta di ritrattazione \u2013 cui non vorr\u00e0 soggiace, rinviando al primato della coscienza \u2013 che lo priver\u00e0 a lungo dei sacramenti<\/em>\u201d. Mentre a pagina 240, in una nota sulla parabola post-sessantottina e socialista di Baget Bozzo, richiama il suo conflitto con il cardinale Siri e scrive: \u201c<em>Si aprir\u00e0 allora una nuova fase nell\u2019intera vita storica e spirituale di Baget Bozzo, vissuta nel segno del primato della coscienza credente, anche a costo di ammonizioni e sanzioni, che cesseranno solo molti anni dopo<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Bella la cura dello storico per le minuzie: per esempio per gli pseudonimi con cui a lungo Franco Rodano (Teseo Consalvi, N. Novacco, Ignazio Saveri) e pi\u00f9 brevemente Gianni Baget Bozzo (Gabriele Lori, Tommaso Rosci, Davide) si sentono costretti a scrivere. E che soddisfazione \u2013 legando lo studio alla realt\u00e0 \u2013 quando Tassani pu\u00f2 evocare la sua riuscita impresa di portare Franco Rodano a collaborare senza pseudonimo \u201ca un foglio esplicitamente cattolico ed ecclesiale\u201d, cio\u00e8 al <em>Regno<\/em>, nel 1981, con un testo intitolato <em>Nella storia comune degli uomini<\/em> (p.188).<\/p>\n<p>Forse il personaggio al quale Tassani si sente pi\u00f9 vicino, tra tutti quelli che studia e interpreta, \u00e8 Gabriele De Rosa. Non per vicinanza emotiva, che per quella la palma va senz\u2019altro a colui al quale il volume \u00e8 dedicato: \u201c<em>A Gianni Baget Bozzo, \/ fraternamente<\/em>\u201d. La vicinanza a De Rosa \u00e8 tutta intellettuale, direi da discepolo a maestro. Ammirativa innanzitutto dell\u2019ampiezza della sua esperienza umana. Questo \u00e8 l\u2019incipit del testo che gli dedica, \u201cscritto con partecipazione\u201d all\u2019indomani della scomparsa, a 92 anni, nel dicembre del 2009: \u201c<em>Quando muore uno storico la sua grandezza \u00e8 misurata non solo dalla vastit\u00e0 e profondit\u00e0 della sua opera ma anche, se non altrettanto, dalla sua biografia, cio\u00e8 dalla ricchezza di esperienze, idee, contraddizioni, amicizie accumulate nell\u2019esistenza terrena<\/em>\u201d.<\/p>\n<p><strong>Cercando or questa <\/strong><\/p>\n<p><strong>e or quell\u2019altra parte<\/strong><\/p>\n<p>De Rosa volontario in guerra che combatte a El Alamein e che dopo la guerra far\u00e0 parte della Sinistra cristiana, che sar\u00e0 nella redazione di <em>Cultura e realt\u00e0 <\/em>(come ho gi\u00e0 ricordato) e con Rodano nel PCI, che scriver\u00e0 per Laterza la <em>Storia politica dell\u2019Azione cattolica in Italia<\/em> (1953 e 54) e la <em>Storia del Partito popolare<\/em> (1958); che si far\u00e0 genialmente erede di don Giuseppe De Luca e di Luigi Sturzo; che collaborer\u00e0 al<em> Tempo<\/em> di Gianni Letta e al <em>Giornale<\/em> e alla <em>Voce<\/em> di Indro Montanelli; che sar\u00e0 senatore dc (1987-1994) e poi deputato del Partito popolare di Martinazzoli (1994-1996).<\/p>\n<p>La parabola di Giovanni Tassani \u00e8 meno ampia ma anch\u2019egli ha sempre cercato or questa e or quell\u2019altra parte, accumulando un invidiabile patrimonio di frequentazioni: l\u2019Universit\u00e0 di Trento negli anni \u201cformidabili\u201d, il lavoro nelle Acli e al <em>Regno<\/em>, gli studi giovanili sulla destra cattolica e le amicizie che ne vennero e gli incontri con Baget Bozzo, Rodano, Del Noce, De Rosa e i loro vasti archivi e le giuste chiavi per passare ad altri con essi imparentati. Incontra anche Rienzo Colla della Locusta, per la quale cura un volumetto di Franco Rodano. Con Vittorio Tranquilli cura la pubblicazione di altri testi di Rodano. Con Baget Bozzo realizza un grosso volume intitolato <em>Aldo Moro. Il politico della crisi (1962-1973)<\/em>, pubblicato da Sansoni nel 1983.<\/p>\n<p>Tassani si appassiona \u2013 strada facendo \u2013 a ogni figura, a ogni cenacolo. Quante mai riviste di area cattolica censisce ed esplora, in maggioranza mai da me incontrate, e s\u00ec che siamo nati nello stesso mese dello stesso anno: <em>Azione sociale<\/em>, <em>Politica sociale<\/em>, <em>Societ\u00e0 nuova<\/em>, <em>Lo Stato<\/em>, <em>Stato sociale<\/em>, <em>Stato democratico<\/em>, per nominare solo quelle che hanno nel titolo la societ\u00e0 e lo stato. Ricordo d\u2019aver scorso in appendice al primo saggio di Tassani, <em>La cultura politica della destra cattolica<\/em> (Coines 1976), un impressionante <em>Indice delle riviste e dei giornali <\/em>consultati per quel lavoro.<\/p>\n<p><strong>Esploratore di radici <\/strong><\/p>\n<p><strong>e sentieri intrecciati<\/strong><\/p>\n<p>Conoscendo il mio legame con Domenico Farias [vedi il ricordo che ne ho fatto in questa rubrica il luglio scorso] mi ha fornito ultimamente la fotocopia di un suo saggio apparso nel 1959 su L\u2019<em>Ordine civile<\/em> \u2013 rivista diretta da Baget Bozzo sotto il patrocinio di Gedda \u2013 con il titolo <em>La parola di Dio e la risposta dell\u2019uomo nel Nuovo Testamento<\/em>. Incredibile esploratore di radici intrecciate il mio amico Tassani. Festeggia se trova Quinzio in <em>Renovatio<\/em> (p.283) e non gli sfugge un Giovanni Malagodi che scrive <em>in mortem<\/em> di Rodano rievocando la comune esperienza nell\u2019Ufficio studi della Banca Commerciale italiana (p. 179).<\/p>\n<p>Egli \u00e8 anche uno spigolatore che si innamora dei numeri unici e delle edizioni non pi\u00f9 in commercio. Regala a Gabriele De Rosa \u201cun\u2019autobiografia di Mao Tse Dun con sua prefazione\u201d, cio\u00e8 di De Rosa, \u201cche accett\u00f2 per averla persa negli anni\u201d: vedi a p. 246 questo curioso episodio e il contesto dei vivaci incontri con il maestro. Sono stato anche a Palazzo Lancillotti e so qualcosa della conversazione con De Rosa sempre feconda di piste e suggerimenti.<\/p>\n<p>Ma viene il momento in cui lo storico umile, che si appassiona al dettaglio, deve guardare pi\u00f9 ampiamente ed ecco un testo magistrale che ci offre ad apertura del volume e la cui idea guida \u00e8 detta dal titolo: <em>Tra sinistra e destra. Con la Chiesa al centro<\/em> (pp.17-48).<\/p>\n<p><strong>La via inclusiva di Moro <\/strong><\/p>\n<p><strong>e il monito a fare spazio a tutti<\/strong><\/p>\n<p>La laicit\u00e0 di Sturzo, il senso dello Stato di De Gasperi, la via inclusiva di Moro, la \u201cpazienza del non giudicare\u201d di De Rosa che vaglia tutto e ritiene ci\u00f2 che \u00e8 buono: sono questi i lasciti politico-culturali della grande tradizione cattolica che Tassani segnala a chi lo voglia ascoltare. Una segnalazione a mio parere feconda e tra le pi\u00f9 attuali in questo momento in cui di nuovo ci si interroga \u2013 tra i cattolici \u2013 sulle motivazioni del fare politica e sulle modalit\u00e0 pedagogiche per diffonderle tra i giovani.<\/p>\n<p>Tassani non tratta dell\u2019oggi ma dal suo lavoro su ieri viene un monito impegnativo a fare spazio a ogni voce, evitando i condizionamenti ideologici e la tentazione di procedere per le vie obbligate dell\u2019adesione e della ripulsa (vedi in particolare alle pagine 221 e 250). Un invito a fare oggi in campo aperto quel lavoro di vaglio e di raccordo che ieri si faceva nel campo trincerato del partito cristiano.<\/p>\n<p><strong>Luigi Accattoli<\/strong><\/p>\n<p>Da <em>Il Regno<\/em> 16\/2010<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ho passato buona parte del mese di agosto a leggere \u2013 lento pede \u2013 il libro di Giovanni Tassani Il Belpaese dei cattolici. 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