{"id":6288,"date":"2011-03-10T11:28:22","date_gmt":"2011-03-10T11:28:22","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/?page_id=6288"},"modified":"2012-03-05T19:05:11","modified_gmt":"2012-03-05T18:05:11","slug":"perche-amare-ancora-questa-chiesa","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/collaborazione-a-riviste\/perche-amare-ancora-questa-chiesa\/","title":{"rendered":"Perch\u00e8 amare ancora questa Chiesa?"},"content":{"rendered":"<p><strong>Appunti per un dibattito<\/strong><\/p>\n<p>Perch\u00e9 amare ancora questa Chiesa? Risposta breve: \u201cPerch\u00e9 \u00e8 la mia famiglia e la mia patria, perch\u00e9 in essa sto a mensa con il Signore e con i fratelli, perch\u00e9 nello scambio con i suoi santi visibili e nascosti si ravviva la mia fede nel Dio di Ges\u00f9 Cristo e apprendo a cogliere i segni della presenza del suo amore nell\u2019umanit\u00e0 di oggi, che ne ha grande bisogno\u201d.<\/p>\n<p>Lettore mio non temere, non mi sono montato la testa. So che grandi uomini negli ultimi decenni, specie a partire dal turbolento \u201968, hanno scritto dei testi intitolati <em>Perch\u00e9 sono ancora nella Chiesa<\/em> (Joseph Ratzinger, Queriniana 1971),\u00a0 <em>Perch\u00e9 rimango nella Chiesa<\/em> (Hans Urs Von Balthasar, ultimo capitolo del volume <em>Punti fermi<\/em>, Rusconi 1971), <em>Perch\u00e9 resto nella Chiesa<\/em> (Hans Kueng, primo capitolo del volume <em>Conservare la speranza<\/em>, Rizzoli 1990), <em>Perch\u00e9 restare?<\/em> (Timothy Radcliffe, in \u201cLa Croix\u201d del 31 marzo 2009). Non mi sogno di dire meglio ma sento di doverlo dire con parole mie.<\/p>\n<p><strong>Come se uno mi chiedesse <\/strong><\/p>\n<p><strong>perch\u00e9 \u201camo ancora\u201d mia moglie<\/strong><\/p>\n<p>In verit\u00e0 l\u2019iniziativa non \u00e8 stata mia. Non ho mai avuto la tentazione dell\u2019abbandono. E non \u00e8 mio l\u2019atteggiamento di chi dice \u201cnonostante tutto resto dentro\u201d. Neanche mi garba l\u2019espressione \u201cquesta Chiesa\u201d, come se io potessi pensare a un\u2019altra. Quanto poi all\u2019amare la Chiesa l\u2019atto mi \u00e8 totalmente spontaneo. Quell\u2019<em>ancora<\/em> e la stessa domanda mi suonano provocatori, come se uno mi chiedesse perch\u00e9 \u201camo ancora\u201d mia moglie.<\/p>\n<p>Ma so bene che c\u2019\u00e8 chi non ama pi\u00f9 la moglie e conosco molti che non amano la Chiesa: si sono disamorati, letteralmente. Altri l\u2019amano ancora ma con un amore tutto di testa, affaticato e stanco. A me interessa, preme, dialogare con loro. Non basta che io gli dica \u201cleggi Von Balthasar\u201d. Se appena appena li vedo interessati a sapere del mio amore, io glielo racconto.<\/p>\n<p>E\u2019 capitato che una parrocchia di Torino \u2013 quella dov\u2019\u00e8 parroco il vescovo ausiliare Guido Fiandino, una pasta d\u2019uomo \u2013 mi abbia chiamato per un dibattito intitolato <em>Perch\u00e9 amare ancora questa Chiesa<\/em>, che si \u00e8 tenuto l\u201911 novembre, con Alberto Melloni e Roberto Repole, moderatore il collega Francesco Antonioli. Mi preparavo all\u2019appuntamento quando la rivista <em>Communio<\/em> \u2013 che stava lavorando a un fascicolo intitolato <em>Credo Ecclesiam<\/em> (ottobre-dicembre 2010) \u2013 mi chiedeva di narrare storie di conversione nelle quali sia la Chiesa a esercitare una qualche attrattiva, o spinta, o provocazione alla fede.<\/p>\n<p>Ho dunque messo insieme i due lavori e qui ne do un ragguaglio minimo, rinviando al fascicolo di <em>Communio<\/em> chi voglia approfondire le storie di conversione. Mettendo insieme il risultato delle due indagini, dico che amo la Chiesa per la doppia ragione della notizia dell\u2019amore di Dio per l\u2019umanit\u00e0 che mi trasmette \u2013 in risposta alla quale io sono (divento o rimango) cristiano \u2013 e per i segni dell\u2019amore di Dio tra gli uomini che mi veicola e che mi aiuta a riconoscere.<\/p>\n<p>Dico ancora che questi segni \u2013 non tutti da lei posti, ma dei quali \u00e8 pedagoga levatrice interprete e serva \u2013 costituiscono l\u2019unica attrattiva che la comunit\u00e0 dei credenti pu\u00f2 oggi esercitare sui non credenti. Aggiungo che questi segni \u2013 che chiamo anche \u201cfatti di Vangelo\u201d \u2013 sono frequenti oggi come sempre; e comunque pi\u00f9 numerosi di quanti riusciamo a coglierne; e dunque oggi come sempre la Chiesa pu\u00f2 essere amata. Qui \u00e8 il cuore della mia risposta, essendo la domanda incentrata sull\u2019amare \u201cancora\u201d. Dico infine che in questa argomentazione per Chiesa intendo l\u2019insieme dei credenti nel Dio di Ges\u00f9 Cristo, che il cristiano comune incontra \u2013 simbolicamente \u2013 ogni volta che due o tre sono riuniti nel suo nome. Realmente ne incontra uno o due, simbolicamente li incontra tutti: tutti i battezzati, di ogni famiglia e confessione e anche quanti ritengono di non appartenere a nessuna Chiesa.<\/p>\n<p><strong>Segni dell\u2019amore di Dio <\/strong><\/p>\n<p><strong>nell\u2019umanit\u00e0 di oggi<\/strong><\/p>\n<p>A questo punto dovrei svolgere il tema esemplificando per categorie i segni dell\u2019amore di Dio nell\u2019umanit\u00e0 di oggi, toccando almeno alcune delle attestazioni specifiche della nostra epoca: il martirio disarmato, l\u2019accoglienza della vita da parte delle donne sole e delle donne minacciate da grave malattia (la prima linea della difesa della vita \u00e8 sempre il cuore delle madri), il perdono agli uccisori dei parenti, l\u2019accettazione del figlio menomato e la scelta del bambino menomato per l\u2019adozione, la reazione all\u2019handicap e il ruolo riconosciuto all\u2019handicappato nella Chiesa, la celebrazione ecclesiale della propria morte, il riconoscimento dell\u2019amore sponsale e le coppie missionarie, il genio della carit\u00e0 in ogni nuova frontiera dell\u2019umano, il Vangelo annunciato agli ultimi (droga, aids, carceri, prostituzione, vittime di abusi sessuali), nuove forme di manifestazione della letizia nell\u2019afflizione e nuove modalit\u00e0 di preghiera pubblica.<\/p>\n<p>Ed ecco \u2013 all\u2019interno di questo quadro \u2013 i \u201csegni\u201d che ho potuto indicare per nome, cio\u00e8 alcune delle storie di conversione utilizzate per <em>Communio<\/em> e segnalate nella conversazione di Torino. La brigatista Fulvia Miglietta \u2013 abbandonata da tutti e divenuta nemica a se stessa \u2013 una sera vede dalla finestra della cella una croce su una cupola, in mezzo alla nebbia e il giorno dopo chiede di parlare con il cappellano che le procura una Bibbia e delle visite, si sente amata e torna cristiana.<\/p>\n<p>Altri due carcerati: l\u2019uno attirato alla chiesa da una lettera di vicinanza che gli scrive un professore avuto alle superiori (Arrigo Cavallina); l\u2019altro da una parola di perdono che gli arriva dai familiari di persone che aveva ucciso (Pietro Cavallero). Altri avviano un cammino di conversione ascoltando il \u201cperdono\u201d di Giovanni Bachelet agli uccisori del pap\u00e0 (Barbara Palombelli) o quello di papa Wojtyla al proprio attentatore (Angelo Busia). Il perdono come amore attestato ai nemici.<\/p>\n<p><strong>Genitori che morendo<\/strong><\/p>\n<p><strong>furono Chiesa ai figli<\/strong><\/p>\n<p>Due atei professi \u2013 una donna presa in una storia di droga e di aids (Enrica Plebani) e un intellettuale ribelle per omosessualit\u00e0 e altro (Giovanni Testori) \u2013 che ritrovano la fede nella vita eterna, l\u2019una vedendo morire il padre e l\u2019altro la madre \u201cnella speranza della risurrezione\u201d: i genitori qui furono Chiesa ai figli.<\/p>\n<p>Due giornalisti che hanno ritrovato il coraggio di credere vedendo da vicino e per anni la forza della fede di Giovanni Paolo II, la sua capacit\u00e0 di stare di fronte al mistero e di mettersi in Dio (Domenico Del Rio, Marco Tosatti).<\/p>\n<p>Altri due morenti di aids che si convertono quando sono prossimi alla disperazione: l\u2019uno provocato a leggere i Vangeli e a chiedere il battesimo dalla carit\u00e0 di una suora ospedaliera (Enrico Barzaghi); l\u2019altro entrando casualmente in contatto con la famiglia monastica di don Dossetti, dalla quale viene accolto e dalla quale riceve l\u2019Eucarestia e la Scrittura, fino a divenirne monaco <em>in articulo mortis<\/em> (Paolo Caccone).<\/p>\n<p>Questa \u00e8 la chiesa: ama i derelitti, li accoglie, li invita alla tavola del Signore, risveglia in loro la speranza nella vita eterna. Questi sono i segni dell\u2019amore di Dio nell\u2019umanit\u00e0 di oggi. Io amo la Chiesa per questo.<\/p>\n<p><strong>Dove due o tre <\/strong><\/p>\n<p><strong>sono riuniti nel mio nome<\/strong><\/p>\n<p>Sento crescere l\u2019obiezione in chi mi legge: \u201cQuesti sono piccoli segni, questa \u00e8 la Chiesa feriale. Ma la grande Chiesa? E\u2019 amabile la grande Chiesa di oggi?\u201d<\/p>\n<p>Qui la mia risposta \u00e8 tranciante: \u201cLa Chiesa non \u00e8 nelle grandi cose\u201d (sono parole del testamento del vescovo Luigi Maverna). Le \u201cgrandi cose\u201d \u2013 seppure ve ne siano nella Chiesa di oggi: dai raduni di massa al Papato e agli episcopati, a ogni statistica del numero e delle opere \u2013 sono magari necessarie, ma non \u00e8 in esse che troviamo l\u2019essenziale della Chiesa. Le strutture, le opere, il diritto, il ministero, il governo hanno lo scopo di rendere possibile la lettura della Parola, la\u00a0 celebrazione dell\u2019Eucarestia e una qualche continuit\u00e0 nel servizio della Carit\u00e0; tuttavia non \u00e8 in esse la Chiesa ma \u201cdove due o tre sono riuniti nel mio nome\u201d.<\/p>\n<p>Sento ripresentarsi l\u2019obiezione di prima: ti pare che quel governo, quelle strutture, quelle decisioni oggi siano gestiti in maniera ottimale? No, credo proprio di no e qualche volta capita anche a me di segnalare qualche inadempienza: si dovrebbe avere meno timore del confronto e anche del conflitto, un pi\u00f9 fattivo rispetto delle responsabilit\u00e0 laicali, metodi collegiali per le grandi decisioni, maggiore tolleranza interna. La tolleranza l\u2019intendo sia da parte dell\u2019autorit\u00e0 verso le varie componenti del Popolo di Dio, sia tra l\u2019una e l\u2019altra componente.<\/p>\n<p>Ma essendomi fatto vecchio leggendo storie vicine e lontane di Chiesa alta e bassa \u2013 so che una gestione ottimale non vi \u00e8 mai stata e mai vi sar\u00e0. Quella di oggi mi pare migliore di quella di ieri, se tra l\u2019oggi e lo ieri mettiamo un mezzo secolo, o un secolo.<\/p>\n<p><strong>Sopravvalutazione <\/strong><\/p>\n<p><strong>del fattore governo<\/strong><\/p>\n<p>Sono anche convinto che mai come oggi vi sia stata nella nostra Chiesa una cos\u00ec grande sopravvalutazione del fattore governo, sia da parte di chi lo esercita, sia da parte di chi lo contesta. Per aiutarci ad amare la nostra Chiesa dovremmo compiere un\u2019operazione di riequilibrio, dentro di noi e nella pedagogia comunitaria: ridimensionare l\u2019importanza del fattore governo; prestare attenzione ai segni dell\u2019amore di Dio nel mondo di oggi.<\/p>\n<p>Termino con una parabola che prende spunto da una battuta di uno dei sette monaci di Tibhirin, nel film <em>Uomini di Dio<\/em>: \u00abSiamo come uccelli sul ramo, non sappiamo se e dove voleremo\u00bb. I cristiani che si fanno portatori del Vangelo sono straordinariamente indifesi in mezzo agli orrori del mondo. Come uccelli sul ramo, possono confidare soltanto sull\u2019aiuto di Dio. La pressione delle potenze mondane li spinge a volare, a lasciare il campo e a scegliere il nascondimento. I segni dell\u2019amore di Dio li incoraggiano a restare e a giocare qui e ora la loro vita.<\/p>\n<p><strong>Luigi Accattoli<\/strong><\/p>\n<p><em>Il Regno<\/em> 20\/2010<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Appunti per un dibattito Perch\u00e9 amare ancora questa Chiesa? Risposta breve: \u201cPerch\u00e9 \u00e8 la mia famiglia e la mia patria, perch\u00e9 in essa sto a mensa con il Signore e&#8230;<\/p>\n<div class=\"more-link-wrapper\"><a class=\"more-link\" href=\"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/collaborazione-a-riviste\/perche-amare-ancora-questa-chiesa\/\">Read More<span class=\"screen-reader-text\">Perch\u00e8 amare ancora questa Chiesa?<\/span><\/a><\/div>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":9,"menu_order":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","template":"","meta":{"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"class_list":["post-6288","page","type-page","status-publish","hentry","excerpt"],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/6288","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=6288"}],"version-history":[{"count":6,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/6288\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":8569,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/6288\/revisions\/8569"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/9"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=6288"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}