{"id":659,"date":"2008-04-06T16:57:33","date_gmt":"2008-04-06T15:57:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/?page_id=659"},"modified":"2009-03-15T13:59:59","modified_gmt":"2009-03-15T12:59:59","slug":"benedetto-i-media-e-la-lectio-di-ratisbona","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/interviste\/benedetto-i-media-e-la-lectio-di-ratisbona\/","title":{"rendered":"Benedetto, i media e la lectio di Ratisbona"},"content":{"rendered":"<p>Doriana Leonardo intervista Luigi Accattoli nel marzo del 2008 per una tesi di laurea sul Discorso di Ratisbona di Benedetto XVI e sulle polemiche alimentate dai media di tutto il mondo (cattedra di <em>Teorie e Tecniche del Newsmaking<\/em> del  Prof. Francesco Giorgino \u2013 facolt\u00e0 di Scienze della Comunicazione, Universit\u00e0 La Sapienza di Roma)<\/p>\n<p><strong>Dopo il Concilio Vaticano  II, dopo Giovanni Paolo II e ora con Benedetto XVI  come \u00e8 evoluto e come si evolve il rapporto  fra Chiesa cattolica e media?<\/strong><\/p>\n<p>E\u2019 evoluto nel senso di una  progressiva accettazione da parte della Chiesa cattolica delle regole  di funzionamento dei media ed evolve nel senso di un\u2019alleanza papa-media  che \u00e8 stata avviata da papa Wojtyla e che papa Ratzinger ha fatto sua  con  naturalezza. Il documento conciliare \u201cInter mirifica\u201d  (1963) ma soprattutto l\u2019esperienza di comunicazione dei lavori conciliari  ai media di tutto il mondo hanno avviato una nuova stagione dei rapporto  con i media, che prima erano gestiti dalla Chiesa oppure temuti e tenuti  a distanza, o infine usati all\u2019occasione in maniera strumentale. Lungo  l\u2019ultimo cinquantennio \u2013 la rivoluzione conciliare nel campo dei  media inizi\u00f2 a operare con l\u2019annuncio del Concilio, che \u00e8 del gennaio  del 1959 \u2013 la Santa Sede si \u00e8 esercitata a trattare i media nel rispetto  della pluralit\u00e0 e della laicit\u00e0, secondo protocolli orami acquisiti  dalle organizzazioni internazionali. Oggi la stampa in Vaticano non  \u00e8 trattata diversamente che all\u2019ONU, o presso le organizzazioni non  governative che hanno sede a Ginevra. Ma Giovanni Paolo II ha fatto  di pi\u00f9, interagendo attivamente con i media e facendone degli alleati  per la sua azione pontificale, dalla predicazione della pace alla divulgazione  del messaggio cristiano. La giornata mondiale della giovent\u00f9 di Colonia  nell\u2019agosto del 2005, il viaggio in Turchia del novembre del 2006,  l\u2019Agor\u00e0 dei giovani italiani a Loreto nel settembre del 2007 e le  tante parlate improvvisate, in interviste televisive e colloqui ravvicinati,  ci dicono che il successore sta portando avanti quell\u2019alleanza.<\/p>\n<p><strong>Come vive  l\u2019informazione religiosa il multiculturalismo, la laicit\u00e0 e la secolarizzazione?<\/strong><\/p>\n<p>Li vive bene quanto a liberazione  del proprio oggetto informativo dalle residue resistenze confessionali  e premoderne, le vive invece male quanto a perdita di ruolo e di specificit\u00e0  che prima le venivano in qualche misura riconosciuti e che oggi deve  conquistarsi sul terreno ogni giorno. Quella perdita di ruolo e di specificit\u00e0  comporta che diminuiscano gli spazi per l\u2019approfondimento e cresca  la tendenza a usare la notizia religiosa come notizia debole, che viene  ingigantita o mortificata \u2013 e persino negata \u2013 in funzione della  \u201ccucina\u201d complessiva di una pagina o di un telegiornale. Questa  tendenza fa s\u00ec che spesso l\u2019informazione prodotta non sia all\u2019altezza  della qualifica professionale degli operatori che pure ne sono responsabili.  Per esempio in Italia tali operatori hanno generalmente la preparazione  necessaria a un\u2019informazione di livello, ma la richiesta \u00e8 al 90  per 100 quella di un apporto di alleggerimento.<\/p>\n<p><strong>Percepisce un sentimento  anti-ecclesiastico in Italia e nei media?<\/strong><\/p>\n<p>No se si intende un sentimento  proprio di questa stagione, s\u00ec se lo vediamo come un residuo dell\u2019antica  separatezza tra cultura laica e cultura cattolica. Gli episodi segnalati  recentemente \u2013 fischi al cardinale Camillo Ruini durante una manifestazione  pubblica a Siena nel settembre del 2005, opposizione alla visita del  papa all\u2019Universit\u00e0 la Sapienza di Roma nell\u2019inverno 2008, scritte  sui muri contro il cardinale Bagnasco e il Papa in diverse occasioni,  accentuazione di notizie e servizi anticlericali nella stampa quotidiana  lungo il 2007 \u2013 si spiegano con una pi\u00f9 marcata presenza della Chiesa  nel dibattito pubblico e in particolare con le pi\u00f9 esplicite indicazioni  legislative e politiche venute dall\u2019episcopato tra il referendum sulla  fecondazione assistita della primavera del 2005 e le elezioni anticipate  della primavera del 2008. La gerarchia cattolica rivolge al paese messaggi  pi\u00f9 penetranti, coloro che si oppongono a essi reagiscono a livelli  propri e impropri. Ma \u00e8 reazione a una presenza accresciuta, non sviluppo  in proprio di un sentimento anticattolico.<\/p>\n<p><strong>La formazione del giornalista  sia dal punto di vista della comunicazione e sia da quello propriamente   religioso \u00e8 il punto di partenza per una informazione efficace, e  perci\u00f2 abbiamo i vaticanisti\u2026quali sono i doveri di un buon vaticanista? <\/strong><\/p>\n<p>Nei media commerciali \u2013 ai  quali appartiene il <em>Corriere della Sera<\/em> per il quale lavoro \u2013  la finalit\u00e0 dell\u2019informazione religiosa \u00e8 la stessa di ogni altro  settore informativo: attirare l\u2019attenzione del pubblico su eventi  complessi, gestendone la divulgazione nella maniera pi\u00f9 viva ed efficace,  in modo da interessare a essi anche gli estranei, ma facendo salva la  sensibilit\u00e0 degli addetti ai lavori. Un servizio dunque assai umile  e gravemente condizionato dalla tirannia dell\u2019audience. Stanti questi  limiti che l\u2019operatore non pu\u00f2 modificare, il suo impegno prioritario  sar\u00e0 quello di realizzare una penetrazione interpretativa e informativa  la pi\u00f9 accurata e tempestiva, in modo da disporre di una tastiera efficiente  su ogni argomento sul quale lo proietter\u00e0 \u2013 di giorno in giorno \u2013  l\u2019esigenza concorrenziale della propria testata. Dovr\u00e0 quindi approfondire  come se lavorasse per un pubblico motivato, sapendo che dovr\u00e0 servirlo  compatibilmente all\u2019appetito del pubblico pi\u00f9 indifferente. Come  se uno chef dovesse approntare lo stesso piatto per un intenditore e  per qualcuno che non l\u2019ha mai assaggiato. Massimo scrupolo informativo  dunque, unito alla massima flessibilit\u00e0 nella \u201cconfezione e nel \u201cservizio\u201d.  Nel caso del pontificato nascente di papa Benedetto, il vaticanista  doveva prestare ogni attenzione alle sue uscite dal Vaticano per rientrare  nella vecchia abitazione, come doveva cercare di leggere tutte le opere  del Ratzinger teologo. Il pubblico naif voleva sapere ogni particolare  sui gatti del papa \u2013 che poi non esistevano \u2013 mentre i competenti  non gli perdonavano l\u2019inavvertenza dei precedenti, ogni volta che  trattava da papa un argomento che gi\u00e0 aveva affrontato, magari in modo  diverso, quand\u2019era cardinale.<\/p>\n<p><strong>Come fa un vaticanista a  trattare le notizie religiose, che avrebbero bisogno di un maggiore  approfondimento, trovandosi costretto a  ridurle \u2013 spesso \u2013 a dati essenziali?<\/strong><\/p>\n<p>Il problema non \u00e8 diverso  da quello che si trova ad affrontare ogni altro collega, quando la recettivit\u00e0  del medium in cui lavora non \u00e8 adeguata all\u2019oggetto. Si applica l\u2019arte  fondamentale di questa professione che \u00e8 la flessibilit\u00e0: essere pronti  ogni giorno \u2013 per padronanza della materia e dei contatti necessari  a illuminarla \u2013 a comunicare una notizia con un minimo di parole,  o a servirla con richiamo di precedenti e accompagnamento di interviste.  Ma pu\u00f2 anche venirne una grave sofferenza professionale. Capita pi\u00f9  volte a un vaticanista di scrivere pi\u00f9 articoli sul perch\u00e9 il papa  non abbia parlato del Libano o del Tibet e di vedersi assegnare appena  dieci righe il giorno in cui finalmente il papa parla di quegli argomenti.<\/p>\n<p><strong>Quale direzione sta prendendo  oggi l\u2019informazione religiosa?<\/strong><\/p>\n<p>Sempre pi\u00f9 quella arbitraria  della notizia di alleggerimento \u2013 come si diceva sopra \u2013 o quella  occasionale, e dunque a suo modo anch\u2019essa arbitraria, dell\u2019ampliamento  a scopo spettacolare. Parlo ovviamente dei media commerciali. Ma va  aggiunto che a quest\u2019uso arbitrario \u00e8 sottratta in gran parte l\u2019informazione  riguardante la figura del papa: essa non rientra tra le notizie deboli,  conquista facilmente lo spazio necessario ed \u00e8 trattata in genere con  equilibrio e rispetto.<\/p>\n<p><strong>L\u2019immagine del pontefice  attuale \u00e8 stata spesso accompagnata dallo stereotipo del  \u201cpanzerkardinal\u201d, \u201cgrande inquisitore\u201d,  \u201c custode della fede\u201d\u2026 quanto hanno contribuito i media?<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019accoglienza del nuovo papa  quell\u2019aprile del 2005 nella nostra stampa \u00e8 stata inizialmente buona  anche se un minimo perplessa: non ci si aspettava la sua elezione e  si era pieni di immagini ricevute \u2013 e non del tutto positive \u2013 riguardo  al cardinale Ratzinger \u201ccustode della fede\u201d. A differenza della  stampa internazionale, quella italiana aveva un\u2019ottima conoscenza  diretta del personaggio e ha dunque potuto liberarsi in fretta dagli  stereotipi che gli facevano torto. Un cambiamento lungo i mesi c\u2019\u00e8  stato e forse si pu\u00f2 riassumere nella progressiva modificazione della  domanda dominante su di lui: fino alla Giornata Mondiale della Giovent\u00f9  di Colonia (agosto 2005) ci si chiedeva se papa Benedetto sarebbe stato  conservatore come il cardinale Ratzinger; dopo Colonia la domanda pi\u00f9  frequente riguardava il segreto dell\u2019attrattiva che esercitava sulle  folle, non facendo egli nulla per accattivarsele e ottenendo un totale  di presenze stabilmente superiore, si stimava, a quelle che Giovanni  Paolo II magistralmente richiamava. Un ulteriore cambiamento italiano,  riscontrabile lungo il secondo e il terzo anno di pontificato, riguarda  l\u2019inasprimento della reazione al suo messaggio da parte del mondo  politico, soprattutto in riferimento ai \u201cprincipi non negoziabili\u201d  e alle \u201cradici cristiane\u201d. Insieme a tale inasprimento va rilevato  uno schiacciamento abituale della figura del papa sul politico: una  unilateralit\u00e0 interpretativa che non rispecchia la tematica molteplice  della predicazione del pontefice. In tutto questo il ruolo dei media  \u00e8 stato decisivo. Oggi \u00e8 certamente impossibile distinguere una percezione  diretta della figura papale dalla sua percezione mediatica. Solo i romani  praticanti \u2013 attraverso le visite alle parrocchie e altre occasioni  simili \u2013 ne possono avere una percezione parzialmente indipendente  da quella veicolata dai media.<\/p>\n<p><strong>Parliamo di Ratisbona, le  polemiche che sono seguite alle parole di  Benedetto XVI sono frutto delle sintesi giornalistiche?<\/strong><\/p>\n<p>Sono tra quelli che attribuiscono  il parlar chiaro di quella <em>lectio magistralis<\/em> alla libert\u00e0 di  mossa del docente universitario, che in quell\u2019occasione ha avuto la  meglio sul papa nel calcolo delle opportunit\u00e0: tutto preso dall\u2019impresa  appassionata di mostrare quanto profonda e vasta, storicamente e idealmente,  fosse la connessione tra la fede cristiana e la ragione greca, il papa  teologo ha sottovalutato il rischio d\u2019essere ridotto dai media alla  citazione del Paleologo e di essere preso a bersaglio dal mondo islamico.  Ritengo portatrice di novit\u00e0 positive la libert\u00e0 rivendicata nei fatti  da papa Benedetto di fare il teologo da papa ed esercitata con grande  suggestione in quella lezione come anche \u2013 per esempio \u2013 nella pubblicazione  del libro su Ges\u00f9 (Rizzoli, aprile 2007). La paragono alla libert\u00e0  rivendicata da papa Wojtyla di fare il polacco, o il poeta, da papa.  Considero positiva e portatrice di libert\u00e0 per tutti i cattolici ogni  libert\u00e0 recuperata dai papi, che valga a liberare la figura del vescovo  di Roma dall\u2019irrigidimento istituzionale sedimentato nei secoli. Ma  l\u2019esercizio di quella nuova libert\u00e0 pu\u00f2 andare incontro a incomprensioni.  Il papa professore non ha avuto difficolt\u00e0 a prevenirle nello svolgimento  della sua argomentazione teologica, ma non ha avuto altrettanta avvertenza  per la ricaduta mediatica e internazionale della citazione storica che  ha posto a premessa dell\u2019argomentazione. Un\u2019imprudenza comunicativa  in cui non \u00e8 stato soccorso dallo staff. Non c\u2019\u00e8 dubbio che i media,  con la loro tendenza alla semplificazione e all\u2019amplificazione, abbiano  contribuito per una buona met\u00e0 alla costruzione del caso, ma non l\u2019hanno  inventato. E credo non vi sia bisogno di dire che esso \u00e8 stato reso  esplosivo dalla logica coatta e strumentale della protesta che \u00e8 tipica  di gran parte dell\u2019ufficialit\u00e0 musulmana, statuale e religiosa. Ma  sia il comportamento dei media, sia la reazione musulmana potevano essere  previsti e tenuti in conto.<\/p>\n<p><strong>Crede che se i media avessero  riportato il discorso per intero e avessero approfondito di pi\u00f9 il  pensiero del Pontefice sul dialogo interreligioso non sarebbe accaduto  nulla?<\/strong><\/p>\n<p>Sarebbe accaduto poco o nulla.  Ma non \u00e8 un\u2019aspettativa ragionevole: un telegiornale non pu\u00f2 riportare  una lectio di pi\u00f9 di un\u2019ora e un quotidiano non dedica due pagine  a un testo se non \u00e8 specificamente motivato a farlo. La semplificazione  dei media andava messa nel conto.<\/p>\n<p><strong>Crede che ci sia  stata una distorsione del discorso?  Come si pu\u00f2 sopperire al rischio di distorcere gli eventi?<\/strong><\/p>\n<p>La distorsione c\u2019\u00e8 stata,  ma forse era inevitabile. N\u00e9 \u00e8 venuta solo per nuocere. Le chiarificazioni  offerte dal papa e dai suoi collaboratori, le modalit\u00e0 della visita  in Turchia venuta a due mesi e mezzo di distanza, la lettera dei 138  \u201csaggi\u201d musulmani arrivata a un anno di distanza ne sono stati i  frutti positivi. Quella lectio si pu\u00f2 dire che sia stata una \u201cfelix  culpa\u201d: lo ha riconosciuto ultimamente il cardinale Jeran-Louis Tauran.  Torno per un momento al paragone con papa Wojtyla. Avventurandosi nell\u2019impresa  inedita di fare il polacco sulla cattedra di Pietro egli ebbe pi\u00f9 bisogno  dell\u2019aiuto dei collaboratori, al fine di non compiere passi falsi,  di quanto \u2013 per questo aspetto \u2013 non ne servisse ai predecessori  italiani che si spogliavano della loro appartenenza nazionale. Lo stesso  vale per l\u2019impresa altrettanto inedita del papa teologo: i suoi testi  che escono in campo aperto dovranno essere testati non di meno ma di  pi\u00f9 e in tutte le direzioni da coloro che l\u2019aiutano, perch\u00e9 gli  segnalino ogni implicazione e l\u2019aiutino ad acquisire una reale libert\u00e0.  \u2013 Quanto alla seconda parte della domanda, confesso di non conoscere  rimedi di sistema alla distorsione dei media. Gli ambienti della politica,  dell\u2019economia e dello sport \u2013 che sono quelli che ottengono pi\u00f9  continuata audience mediatica \u2013 sopperiscono col metodo della ridondanza:  si corregge domani quel che \u00e8 stato distorto oggi. Per ogni altro soggetto,  comprese le Chiese cristiane, non vedo altra soluzione che la prevenzione  basata sulla puntuale previsione della possibilit\u00e0 di distorsione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Doriana Leonardo intervista Luigi Accattoli nel marzo del 2008 per una tesi di laurea sul Discorso di Ratisbona di Benedetto XVI e sulle polemiche alimentate dai media di tutto il&#8230;<\/p>\n<div class=\"more-link-wrapper\"><a class=\"more-link\" href=\"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/interviste\/benedetto-i-media-e-la-lectio-di-ratisbona\/\">Read More<span class=\"screen-reader-text\">Benedetto, i media e la lectio di Ratisbona<\/span><\/a><\/div>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":7,"menu_order":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","template":"","meta":{"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"class_list":["post-659","page","type-page","status-publish","hentry","excerpt"],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/659","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=659"}],"version-history":[{"count":1,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/659\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1103,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/659\/revisions\/1103"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/7"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=659"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}