{"id":660,"date":"2008-04-06T17:05:28","date_gmt":"2008-04-06T16:05:28","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/?page_id=660"},"modified":"2009-03-15T14:24:51","modified_gmt":"2009-03-15T13:24:51","slug":"benedetto-xvi-nel-media-italiani","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/interviste\/benedetto-xvi-nel-media-italiani\/","title":{"rendered":"Benedetto XVI nei media italiani"},"content":{"rendered":"<p> Luca Gentili intervista Luigi Accattoli il 15 aprile 2007 per una tesi di laurea su \u201cLa figura di Benedetto XVI nella stampa quotidiana italiana\u201d (Relatore: professore  Giampiero Gamaleri \u2013 Universit\u00e0 degli studi di RomaTre)<\/p>\n<p><strong>Quali sono stati gli eventi che hanno caratterizzato maggiormente l\u2019immagine comunicativa di Benedetto XVI sulla stampa italiana nel corso dei primi due anni del Suo pontificato? <\/strong><\/p>\n<p>Vi sono cinque eventi  fondamentali.<br \/>\nIl primo di  essi, principalmente visuale, \u00e8 stato il modo in cui si \u00e8 affacciato  al balcone della Sala delle Benedizioni il giorno dell\u2019elezione. Sotto le maniche della veste papale indossava  solo il maglione, vale a dire che non aveva neanche una camicia. E\u2019  stato un fatto notevole. Pi\u00f9 che per  la sua parlata gentile,  il tono di voce, i sorrisi, o l\u2019emozione, per il fatto che questo  vestito non adeguato mostrava come lui non fosse pronto a fare il papa,  non pensasse di essere eletto. Questa \u00e8 stata un\u2019immagine visuale  mediaticamente molto importante e positiva, rispetto all\u2019immagine  dell\u2019uomo conservatore, severo e dottrinario legata al suo ricordo  come cardinale.<br \/>\nIl secondo evento  mediatico di rilievo \u00e8 stata la visita alla sinagoga di Colonia, durante  il primo viaggio in Germania, il 19 agosto 2005.<br \/>\nVi \u00e8 poi la visita  al campo di concentramento di Auschwitz \u2013 Birkenau, il 28 maggio 2006,  in occasione del viaggio in Polonia. E\u2019 stato un evento che ha provocato  anche molte polemiche, per\u00f2 il fatto che un Papa tedesco andasse ad  Aushwitz completava la visita alla sinagoga di Colonia, che era stata  devastata dai nazisti e ricostruita dopo la guerra.<br \/>\nIl quarto momento  di rilievo \u00e8 la visita alla Moschea Blu di Istanbul, il 30 novembre  2006, dove il papa si \u00e8 trovato a osservare un momento di preghiera  tra la meraviglia e il plauso dell\u2019opinione pubblica mondiale.<br \/>\nInfine, la <em>lectio  magistralis<\/em> all\u2019Universit\u00e0 di Regensburg del 12 settembre 2006. Un discorso, questo, che a causa di un\u2019errata interpretazione delle  parole del pontefice ha provocato un\u2019accesa polemica e che il viaggio  in Turchia ha completamente pacificato.<br \/>\nIn tutte queste circostante  emerge la linea personale che Benedetto XVI, pur in continuit\u00e0 con  il precedente pontificato di Giovanni Paolo II, sta portando avanti:  una riduzione dei messaggi al mondo e, quindi, della propria estroversione  comunicativa che, mantenendo salda la propria libert\u00e0 personale, lo  porta a rendere pi\u00f9 evidente il conflitto Chiesa-mondo e a marcare  con maggior enfasi l\u2019identit\u00e0 cattolica.<br \/>\nQuesti sono i grandi  eventi dal punto di vista mediatico.<br \/>\nA questi vanno accompagnati  i piccoli eventi, che non sono altro che il dialogo con i suoi diversi  interlocutori, le numerose occasioni in cui il papa dialoga a braccio,  improvvisando. Di questo, per\u00f2, parleremo in seguito. <\/p>\n<p><strong>Quali temi del magistero di Papa Ratzinger ottengono maggior visibilit\u00e0 sui media? <\/strong><\/p>\n<p>Oltre agli eventi  di grande portata come quelli descritti in precedenza, attirano notevole eco gli interventi di Benedetto XVI sui cosidetti \u201cprincipi non negoziabili\u201d. Il fatto che ha suscitato  maggiore attenzione \u00e8 stato il discorso a Verona del 19 ottobre 2006.<br \/>\nIn realt\u00e0 su questo tema il Papa fa un intervento quasi ogni settimana. Questa sua indubbia  insistenza di fatto incoraggia la tendenza dei media a dare di questo papa una lettura intransigente,  sulla scorta della figura del cardinale Ratzinger, interpretando il  pontificato alla luce della figura dell\u2019ex prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.<\/p>\n<p><strong>Quali temi ottengono minore visibilit\u00e0?<\/strong><\/p>\n<p>I media sovrastimano il Ratzinger pubblico che parla dei principi non negoziabili e delle radici cristiane dell\u2019Europa, sottostimando invece il Ratzinger  predicatore del Vangelo. Anche la pubblicazione del libro su Ges\u00f9, che pure ha avuto una certo eco, meriterebbe maggiore attenzione nei contenuti pi\u00f9 di quanto non ne abbia avuta.<br \/>\nPi\u00f9 in generale, ci\u00f2 che viene maggiormente tralasciato sono i piccoli eventi. Cos\u00ec, ad esempio, abbiamo la sua attivit\u00e0 di predicatore nelle situazioni ordinarie, come in occasione delle omelie nelle parrocchie di Roma. In realt\u00e0 le visita poco, ma quando le visita fa un\u2019omelia viva, non legge un testo. Il papa cerca un rapporto diretto con un pubblico, quello delle parrocchie, semplice. Lo stesso avviene per le catechesi del mercoled\u00ec e poi, in particolare, nei colloqui con i gruppi. A tal proposito si possono citare: una conversazione con i preti della Valle d\u2019Aosta  il 25 luglio 2005; l\u2019incontro con i bambini della prima comunione di tutta Italia, nell\u2019ottobre del 2005; una conversazione con i preti della diocesi di Albano a fine estate 2006; due altre conversazioni con il clero di Roma, rispettivamente all\u2019inizio dei periodi di quaresima del 2006 e del 2007.<br \/>\nCi\u00f2 che viene sottovalutato \u00e8 la predicazione nella sua attivit\u00e0 ordinaria. L\u2019elemento pi\u00f9  originale di tale predicazione \u00e8 il dialogo che lui svolge ponendosi al livello dell\u2019interlocutore, mettendo cos\u00ec se stesso in questione: papa Ratzinger parla con i bambini, con i giovani, con i sacerdoti, esponendo la sua sensibilit\u00e0 e il suo atteggiamento. E\u2019 qui che emerge la figura del <em>testimone<\/em> (termine che uso in riferimento a quello che lui stesso ha scritto nel suo libro \u201cGes\u00f9 di Nazaret\u201d), di colui che testimonia la propria costante ricerca del volto del Signore. Ed \u00e8 proprio in queste conversazioni \u201cordinarie\u201d che si manifesta la sua dimensione di testimonianza. Il carattere di queste conversazioni \u00e8 forte ed esse avrebbero tutti i requisiti per essere mediaticamente rilevanti, sia per forma che per contenuto. Invece i media sottostimano tali eventi perch\u00e9 non conflittuali e, quindi, non  \u201cportatori di notizia\u201d.  <\/p>\n<p><strong>Dal papa dei gesti al papa della parola. Quali sono le differenze fondamentali nel rapporto con i media tra Giovanni Paolo II e Benedetto XVI?<\/strong><\/p>\n<p>Giovanni Paolo II mirava alla comunicazione di massa, che \u00e8 sintetica, di immagine e gestuale, tendente a creare l\u2019evento e a sorprendere. Un tipo di comunicazione massimamente congeniale al mezzo televisivo. La parola diveniva cos\u00ec elemento finalizzato alla costruzione dell\u2019evento comunicativo.<br \/>\nPapa Ratzinger crede invece nella comunicazione da uomo a uomo, in particolare quella verbale. Benedetto mira ad agganciare l\u2019intelligenza del singolo ascoltatore,  si appassiona al ragionamento, scommette sulla ragionevolezza e la comprensibilit\u00e0  del messaggio che propone, cio\u00e8 sulla capacit\u00e0 di attrazione del messaggio cristiano. Dietro questo affidarsi  alla libera conversazione sulle questioni maggiori della vita cristiana c\u2019\u00e8 una teologia: quella della ragionevolezza della fede cristiana, cio\u00e8 della sua profonda rispondenza alle esigenze della ragione umana. E dunque la fiducia per una comunicazione efficace in materia, una comunicazione  non elusiva e mirata al coinvolgimento delle intelligenze e dei cuori.<\/p>\n<p><strong>Come definirebbe la rappresentazione mediatica di Benedetto XVI da parte della stampa italiana? In particolare, \u00e8 secondo Lei possibile individuare un processo di cambiamento che nel corso di questi due anni di pontificato ha in qualche modo mutato l\u2019atteggiamento della stampa nazionale nei confronti del    pontefice? <\/strong><\/p>\n<p>L\u2019accoglienza \u00e8 stata inizialmente buona anche se un minimo perplessa: non ci si aspettava la sua elezione e si era pieni di immagini ricevute \u2013 e non del tutto positive \u2013 riguardo il cardinale Ratzinger \u201ccustode  della fede\u201d. A differenza della  stampa internazionale, quella italiana aveva un\u2019ottima conoscenza diretta del personaggio e ha dunque potuto liberarsi in fretta dagli stereotipi che gli facevano torto.<br \/>\nUn cambiamento lungo i mesi c\u2019\u00e8 stato e forse si pu\u00f2 riassumere nella progressiva modificazione della domanda dominante su di lui: fino alla Giornata Mondiale della Giovent\u00f9 di Colonia (18-21 agosto 2005) ci si chiedeva se papa Benedetto sarebbe stato conservatore come il cardinale Ratzinger; dopo Colonia la domanda \u00e8 su quale sia il segreto dell\u2019attrattiva che esercita sulle folle, non facendo egli nulla per accattivarsele e ottenendo un totale di presenze stabilmente superiore, si stima, a quelle che Giovanni Paolo II magistralmente richiamava.<br \/>\nUn ulteriore cambiamento, riscontrabile nell\u2019ultimo anno, consiste in un inasprimento della reazione al suo messaggio da parte del mondo politico, soprattutto in riferimento ai \u201cprincipi non negoziabili\u201d e alle \u201cradici  cristiane\u201d.<br \/>\nIn particolare i DICO, di cui il papa non ha finora, mai parlato esplicitamente ma nella cui disputa viene inevitabilmente coinvolto a motivo dei suoi numerosi  interventi a difesa dell\u2019unicit\u00e0 della famiglia fondata sul matrimonio. Insieme a tale inasprimento va rilevato uno schiacciamento della figura del papa sul politico: una unilateralit\u00e0 interpretativa che non rispecchia la tematica molteplice della predicazione del pontefice.<\/p>\n<p><strong>La Santa Sede ha a sua disposizione una ricca ed efficiente struttura impegnata nella comunicazione: Radio Vaticana, la Sala Stampa Vaticana, il Centro Televisivo Vaticano, il Pontificio Istituto per le Comunicazioni Sociali e l\u2019Ufficio per la Comunicazione della CEI. Quali di questi organi ha avuto pi\u00f9 incidenza sull\u2019attivit\u00e0 giornalistica da voi svolta nel corso di questo pontificato? In che modo?<\/strong><\/p>\n<p>Di solito ci\u00f2 con cui si lavora maggiormente sono la Sala Stampa e il sito internet. La prima, in particolare, risulta essere la pi\u00f9 feconda e quella con cui \u00e8 pi\u00f9 facile stabilire un rapporto interattivo. Di qualche utilit\u00e0 sono anche l\u2019Osservatore romano e la Radio vaticana, dei quali per\u00f2 non capita di fare un largo uso. Gli altri organismi dicono di meno all\u2019informatore professionale.<br \/>\nDi grande importanza \u00e8 la figura del portavoce. Si potrebbe dire che l\u2019estroverso e creativo Navarro-Valls stesse a papa Wojtyla come l\u2019intellettuale gesuita Federico Lombardi sta al papa teologo. Il  ruolo del portavoce \u00e8 infatti l\u2019elemento pi\u00f9 interessante di tutto il problema informativo vaticano. Padre Federico Lombardi, all\u2019inizio della sua attivit\u00e0 di portavoce, in un\u2019intervista ad  una radio tedesca nell\u2019agosto 2006, poco prima del secondo viaggio in Germania, aveva detto che il papa non ha bisogno di un portavoce. Parole che esprimevano l\u2019intenzione di un passo indietro del nuovo direttore della Sala Stampa rispetto a Navarro-Valls. Lombardi non lo diceva in polemica con il predecessore, ma per segnalare una propria interpretazione del ruolo a cui era chiamato: \u00e8 il papa che parla \u2013 egli veniva a dire in sostanza \u2013 e dunque porta la sua parola in prima persona mentre il compito del direttore della Sala Stampa \u00e8 \u201csolo\u201d quello di aiutare i colleghi giornalisti nel loro lavoro. Questa  lodevole intenzione di una maggiore discrezione da parte del nuovo portavoce \u2013 interpretabile come proposito di fare un passo indietro \u2013 non si \u00e8 potuta realizzare. Anch\u2019egli \u00e8 stato infatti costretto dal discorso di Regensburg e dalla visita alla Moschea Blu di Istanbul ad assumere un ruolo di portavoce in senso forte, alla  maniera dinamica che era gi\u00e0 stata propria di Navarro-Valls. Joaquin Navarro-Valls aveva creato la figura del portavoce papale, ruolo che prima non esisteva. Inizialmente \u2013 cio\u00e8 dal Concilio alla sua nomina \u2013 c\u2019era solo la figura del direttore della Sala Stampa, da intendere come terminale ad extra dell\u2019attivit\u00e0 informativa gestita dalla Segreteria di Stato vaticana. Navarro-Valls si era invece ricavato, grazie al proprio rapporto personale con papa Wojtyla, un ruolo di notevole protagonismo, mal sopportato dalla Curia. Pare che il padre Lombardi volesse inizialmente tornare alla formula istituzionale e questa era probabilmente l\u2019indicazione che gli era stata data. Senonch\u00e8, i fatti e l\u2019esposizione della figura papale sul proscenio mondiale lo hanno costretto a proseguire l\u2019opera di Navarro. Cos\u00ec, in occasione della lezione di Regensburg, mentre il Papa stava ancora parlando, Lombardi \u00e8 stato costretto a dare spiegazioni ai giornalisti che lo interpellavano, senza poter prima consultarsi con il pontefice o con la segreteria di Stato. Ha dovuto cos\u00ec interpretare ed esporre a proprio rischio le possibili spiegazioni e giustificazioni del discorso che il papa  stava ancora tenendo. La pressione mediatica mondiale cui \u00e8 oggi continuamente esposta la figura papale impone che l\u2019interlocutore vaticano reagisca prima di poter avere un responso dagli uffici o dal papa stesso. Impone cio\u00e8 che il direttore della Sala Stampa agisca da portavoce.<br \/>\nTutto ci\u00f2 si \u00e8 riproposto durante il viaggio in Turchia. Il primo giorno, il 28 novembre 2006, il papa aveva appena incontrato il premier turco Erdogan e questi, una volta uscito dal colloquio, aveva detto ai giornalisti che il papa era favorevole all\u2019ingresso della Turchia in Europa. ubito i giornalisti hanno chiesto spiegazioni al padre Lombardi: come mai \u2013 cio\u00e8 \u2013 avessero cambiato idea sia papa Ratzinger, che da cardinale aveva apertamente espresso la sua contrariet\u00e0 a tale soluzione; sia la Santa Sede, che si era sempre detta neutrale. Cos\u00ec il padre Lombardi si \u00e8 trovato nella difficile situazione di scegliere se smentire un Primo Ministro o interpretare il Papa, che era intanto impegnato in un successivo appuntamento con i responsabili dell\u2019Ufficio dei culti del governo turco. Ancora una  volta, Lombardi ha dovuto dare una propria versione di quanto stava accadendo prima che se ne avesse un\u2019attestazione formale dalla bocca del papa o da un testo della Segreteria di Stato. Lo stesso si \u00e8 ripetuto due giorni dopo in occasione della visita e della preghiera nella Moschea Blu.<br \/>\nIl flusso continuo di informazioni in diretta sui viaggi papali ha costretto il padre Lombardi \u2013 che voleva limitarsi al ruolo istituzionale di direttore della Sala Stampa, ad assumere una veste di protagonista primario dell\u2019informazione vaticana, con modalit\u00e0 in tutto simili a quelle del predecessore.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Luca Gentili intervista Luigi Accattoli il 15 aprile 2007 per una tesi di laurea su \u201cLa figura di Benedetto XVI nella stampa quotidiana italiana\u201d (Relatore: professore Giampiero Gamaleri \u2013 Universit\u00e0&#8230;<\/p>\n<div class=\"more-link-wrapper\"><a class=\"more-link\" href=\"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/interviste\/benedetto-xvi-nel-media-italiani\/\">Read More<span class=\"screen-reader-text\">Benedetto XVI nei media italiani<\/span><\/a><\/div>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":7,"menu_order":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","template":"","meta":{"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"class_list":["post-660","page","type-page","status-publish","hentry","excerpt"],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/660","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=660"}],"version-history":[{"count":5,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/660\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1108,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/660\/revisions\/1108"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/7"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=660"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}