{"id":6861,"date":"2011-07-08T20:39:45","date_gmt":"2011-07-08T20:39:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/?page_id=6861"},"modified":"2011-07-30T16:42:49","modified_gmt":"2011-07-30T14:42:49","slug":"6861-2","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/collaborazione-a-riviste\/6861-2\/","title":{"rendered":"L\u2019accanimento medico e i santi con i quali lo discuto"},"content":{"rendered":"<p>Stavolta parlo dell\u2019accanimento dei medici: non in chiave medica o giuridica, che non sono miei campi, ma narrando storie come si addice a un giornalista e la storia di partenza \u00e8 quella di un amico pediatra di Reggio Calabria che \u00e8 morto di tumore a 70 anni nel gennaio del 2008, lasciando un caro ricordo in un vasto ambiente del volontariato e della Chiesa reggina. Il ricordo di Lucio ravviva in me quello di altre tre storie che alla sua si legano e che riguardano il patriarca Athenagoras, il cardinale Benelli, la terziaria domenicana Leletta. Storie che invitano a guardare con cautela ai \u201cprotocolli\u201d medici ma prima ancora a ci\u00f2 che da essi noi ci attendiamo.<\/p>\n<p>Parto da una parola detta a me da Lucio pi\u00f9 di vent\u2019anni addietro, dovendo egli fare accertamenti per un\u2019ipotetica cirrosi epatica: \u201c<em>In questi casi noi medici siamo pi\u00f9 disarmati degli altri. Come chiunque teme un secondo ricovero pi\u00f9 del primo, cos\u00ec il medico teme per s\u00e9 anche a motivo dei ricoveri degli altri che magari \u00e8 stato lui a decidere. Il medico somatizza i mali di tutti<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Non voleva essere intubato <\/strong><\/p>\n<p><strong>n\u00e9 collegato a macchine<\/strong><\/p>\n<p>In quella stessa occasione svolse all\u2019incirca questa critica dell\u2019arte medica: \u201c<em>Io penso che debba ancora imparare a trattare la persona umana. Per ora si \u00e8 impegnata a trattare i casi clinici. Una cura che miri alla persona dovrebbe avere a cuore di evitarle, per quanto possibile, trattamenti chimici, radiologici e chirurgici ma ancor prima gli accertamenti strumentali non necessari<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Dell\u2019opportunit\u00e0 di questo o quel trattamento avevamo parlato spesso \u2013 Lucio ed io \u2013 nei tre anni della malattia tumorale di Michela Ceccon, la mia prima moglie, che il giorno della scoperta del male mi aveva detto, con riferimento ai figli, la pi\u00f9 piccola dei quali aveva cinque mesi: \u201cFosse per me non mi curerei, lo faccio per voi\u201d. Pi\u00f9 volte Lucio ebbe a sconsigliarci di partire per Milano o per Parigi in cerca di consulti e di cure sperimentali.<\/p>\n<p>Quando venne il suo momento \u2013 dopo che al Gemelli, nel dicembre del 2007, gli avevano diagnosticato un tumore al colon con metastasi al fegato e ai polmoni \u2013 Lucio disse alla moglie Anna di non farlo intubare n\u00e9 collegare a macchine se fosse andato in coma. Era contrario anche a sottoporsi a ogni forma di alimentazione artificiale, compresa quella di tipo integrativo che si pu\u00f2 realizzare con la flebo.<\/p>\n<p>La sua situazione clinica non permetteva interventi chirurgici, ma avrebbe potuto affrontare trattamenti chemioterapici che forse gli avrebbero procurato qualche mese di vita: prefer\u00ec non averli. Nella scelta di questo atteggiamento ebbe un ruolo \u2013 secondo il racconto di Anna \u2013 l\u2019esempio che gli era venuto da Leletta (Aurelia Oreglia d\u2019Isola, detta Leletta, terziaria domenicana,1926-1993), che era stata molto decisa nel rifiuto dei farmaci e della chirurgia nel trattamento della sua malattia tumorale. Lucio e Anna avevano in grande stima quella maestra di spirito alla quale una volta avevano fatto visita nel priorato di Saint Pierre (Aosta). Leletta cos\u00ec aveva commentato nel diario (<em>Il diario di Leletta<\/em>, Franco Angeli, Milano 1993) la scelta di sottrarsi a tagli e chemioterapia: \u201c<em>Che gioia anche umana aver fatto marameo agli accanimenti diagnostici e terapeutici di questi medici padreterni<\/em>\u201d. C\u2019era un lampo di questa ironia nello sguardo che mi rivolse Lucio al Gemelli dicendomi che sarebbe restato ancora qualche giorno \u201cperch\u00e9 vogliono vedere questo e quello anche se non servir\u00e0: i medici sono fatti cos\u00ec\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Aveva chiesto a Dio il dono <\/strong><\/p>\n<p><strong>di morire con dignit\u00e0<\/strong><\/p>\n<p>Molti negli anni si sono rivolti a Lucio \u2013 che era pediatra ma tendeva a porsi come medico globale e amico \u2013 per l\u2019accompagnamento di malati terminali e tutti sono restati ammirati dall\u2019impegno che poneva a risparmiare sofferenze con una saggia conduzione della terapia del dolore, sempre a basso dosaggio farmacologico, accompagnata da una generosa attivazione di sostegni parentali e amicali. Qualcuno lo ricorda che gioca a carte con anziani in fase terminale.<\/p>\n<p>Del modo in cui Lucio ha affrontato la malattia ha parlato cos\u00ec la moglie Anna in una lettera agli amici: \u201c<em>Non avevamo chiesto a Dio la guarigione dal male, ma l\u2019aiuto ad accettare la sua volont\u00e0 qualunque essa fosse e per Lucio la possibilit\u00e0 di morire con dignit\u00e0, senza accanimenti terapeutici, pregando e partecipando coscientemente ai Sacramenti e all\u2019Unzione degli infermi, cos\u00ec come \u00e8 avvenuto. Lucio ha offerto le sue sofferenze e il dolore del distacco per amore della nostra Chiesa locale ed \u00e8 spirato mentre io invocavo il suo angelo custode affinch\u00e8 lo aiutasse a superare quella soglia che doveva attraversare senza di me<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Lucio che evita \u2013 con la piena avvertenza di un medico \u2013 le cure antitumorali che avrebbero potuto procurargli qualche mese di vita mi richiama la scelta di preferire la morte all\u2019invalidit\u00e0 compiuta dal cardinale Giovanni Benelli (1921-1982) arcivescovo di Firenze. Colpito da infarto, Benelli rifiuta l\u2019ospedale e si chiude nella sua camera dove muore in solitudine dopo la vita pi\u00f9 attiva, finalmente solo con il suo Dio. Muore il 26 ottobre 1982, a una settimana da un secondo e maggiore infarto, dopo il quale impone ai collaboratori e ai medici il silenzio assoluto sulle sue condizioni di salute e si fa promettere con giuramento che lo lasceranno morire nel suo letto.<\/p>\n<p>Resta cos\u00ec tre giorni, vigile e solo, protetto dalle due suore irlandesi che l\u2019avevano seguito da Roma, dal medico personale e dal segretario che ogni mattina gli porta l\u2019Eucarestia. Ma non conosce \u2013 il segretario \u2013 la gravit\u00e0 della situazione, gli hanno detto di non parlare al cardinale per non affaticarlo e il cardinale non gli parla. Dopo i tre giorni, lo portano in ospedale che \u00e8 gi\u00e0 in coma. Lo riporteranno a casa \u2013 dopo un tentativo tardivo di rianimazione \u2013 perch\u00e9 possa morire nel suo letto, come aveva chiesto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Meno accaniti a vivere <\/strong><\/p>\n<p><strong>e pi\u00f9 preparati a morire <\/strong><\/p>\n<p>Ci fu polemica sul medico che accett\u00f2 quella decisione di non curarsi: forse un ricovero immediato lo poteva salvare. Segnalo quella sua scelta di lasciarsi morire ai moralisti, per il capitolo sui trattamenti di fine vita, oggi cos\u00ec attuale: ci dice che \u00e8 possibile una scelta cristiana della morte di fronte alla prospettiva di una sopravvivenza assistita. Una minore preoccupazione di prolungare la vita pu\u00f2 aiutare ad affrontare la morte. Ci avvediamo anche \u2013 considerando quella scelta \u2013 come vi fosse fino ad anni recenti maggiore libert\u00e0 almeno psicologica di autodeterminazione in materia di alimentazione, di cure e di ricoveri, prima che le posizioni non risultassero irrigidite dalla disputa sull\u2019eutanasia.<\/p>\n<p><em>\u201cNessuno ha mai colto un lamento sulle sue labbra\u201d<\/em>, dir\u00e0 di Benelli il cardinale Silvano Piovanelli, suo successore come arcivescovo di Firenze: \u201c<em>Lo rivedo nel letto, il volto sereno e disteso come quello di un bambino contento di essere nelle braccia del Padre\u201d<\/em>. I medici insistono per il ricovero e davanti al suo rifiuto il cardiologo Antonini esclama: \u201c<em>Non d\u00e0 evidentemente grande importanza alla vita, come accade per questi uomini di fede<\/em>\u201d.<\/p>\n<p><em>\u201cNegli ultimi mesi si andava preparando a morire, allora non lo capimmo ma la cosa ci fu chiara dopo\u201d, <\/em>racconter\u00e0 Aimo Petracchi, allora segretario del cardinale:<em> \u201cDi quella preparazione lei pu\u00f2 trovare traccia nelle ultime omelie e nel testamento\u201d<\/em>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Mi devo preparare <\/strong><\/p>\n<p><strong>per un altro viaggio<\/strong><\/p>\n<p>Il 16 agosto, sentendo \u2013 dopo un primo infarto sornione \u2013 che la salute se ne andava, aveva scritto \u2013 in partenza per il Brasile \u2013 il testamento che termina con queste intense parole: \u201c<em>A tutti voi, carissimi figli e figlie di Firenze, lascio una sola parola: fidatevi sempre di Ges\u00f9 Cristo! Che Dio mi prenda nella sua misericordia!\u201d<\/em><\/p>\n<p>Sono tanti i modi di vivere la morte e tanti quelli di celebrare la propria morte nella Chiesa: tra essi c\u2019\u00e8 anche la singolare testimonianza del cardinale Benelli. Che dieci anni prima era stata di un altro grande cristiano: Athenagoras (1886-1972), patriarca di Costantinopoli.<\/p>\n<p>A 86 anni il patriarca cade dalle scale, tornando dalla liturgia e si rompe il femore. Comprende che quella caduta \u00e8 il preannuncio della morte e rifiuta la proposta del metropolita Melitone che lo vorrebbe portare a Vienna per affidarlo ai migliori specialisti: \u201cNo, io non andr\u00f2 a Vienna. Ormai mi devo preparare per un altro viaggio\u201d. Ricoverato in una stanza piccola e spoglia dell\u2019ospedale greco-ortodosso di Balukli, si confessa, recita lentamente le preghiere penitenziali, riceve con molta pace e con viso trasfigurato la comunione, \u201cdomanda che gli si lasci accanto il Pane eucaristico e il Calice della salvezza e, rifiutando ogni altro cibo, chiede di essere lasciato solo\u201d. Resta solo per morire \u201csolo con il solo\u201d e cos\u00ec muore nella notte tra il 6 e il 7 luglio del 1972.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Tornare monaco <\/strong><\/p>\n<p><strong>all\u2019atto della morte<\/strong><\/p>\n<p>Il sentimento di essere vicino alla morte, il rifiuto dell\u2019ospedale, la solitudine e l\u2019Eucarestia: ci sono tutti gli elementi della morte di Benelli. Athenagoras, che aveva lasciato il monastero accettando nel 1948 l\u2019elezione a patriarca ecumenico di Costantinopoli, volle tornare monaco all\u2019atto della morte. L\u2019attivissimo Benelli volle morire da monaco.<\/p>\n<p>Sono dunque cinque i \u201csanti\u201d con i quali discuto gli accanimenti che avverto intorno a me: il patriarca Athenagoras, il cardinale Benelli, Leletta (nel 2007 \u00e8 stata avviata la causa di canonizzazione dalla diocesi di Aosta), Michela e Lucio. Il ricordo di Lucio Raffa \u00e8 in una mia conferenza inedita tenuta a Reggio Calabria il 27 maggio 2011. Le storie di Benelli, di Athenagoras e di Leletta sono nel mio volume <em>Cerco fatti di Vangelo<\/em>, SEI, Torino 1995. Sia la conferenza sia le tre storie sono rintracciabili nel mio blog: l\u2019indirizzo \u00e8 qui, sotto la mia firma.<\/p>\n<p><strong>Luigi Accattoli<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Il Regno attualit\u00e0<\/em> 14\/2011<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Stavolta parlo dell\u2019accanimento dei medici: non in chiave medica o giuridica, che non sono miei campi, ma narrando storie come si addice a un giornalista e la storia di partenza&#8230;<\/p>\n<div class=\"more-link-wrapper\"><a class=\"more-link\" href=\"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/collaborazione-a-riviste\/6861-2\/\">Read More<span class=\"screen-reader-text\">L\u2019accanimento medico e i santi con i quali lo discuto<\/span><\/a><\/div>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":9,"menu_order":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","template":"","meta":{"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"class_list":["post-6861","page","type-page","status-publish","hentry","excerpt"],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/6861","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=6861"}],"version-history":[{"count":5,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/6861\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6863,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/6861\/revisions\/6863"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/9"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=6861"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}