{"id":6866,"date":"2011-07-08T20:57:11","date_gmt":"2011-07-08T20:57:11","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/?page_id=6866"},"modified":"2011-08-07T13:58:21","modified_gmt":"2011-08-07T11:58:21","slug":"ricordo-di-lucio-raffa-medico-amico-1937-2008","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/conferenze-e-dibattiti-2\/ricordo-di-lucio-raffa-medico-amico-1937-2008\/","title":{"rendered":"Ricordo di Lucio Raffa medico amico (1937-2008)"},"content":{"rendered":"<p><strong>Reggio Calabria 27 maggio 2011<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019ultimo mio incontro con Lucio Raffa avvenne al Gemelli, un mese prima della morte. Era magro, concentrato sul domani ormai chiaro, ma era anche sereno. Sereno e forte. Tanto da scherzare con me e con altri amici \u2013 che si aggiunsero alla fine della mia visita \u2013 rievocando gli anni della Fuci e i compagni di universit\u00e0. Aveva con s\u00e9 un mio libro: \u201cHo voluto rileggerlo perch\u00e9 con queste pagine mi hai insegnato qualcosa riguardo alla preghiera e in questi giorni mi fanno\u00a0 compagnia\u201d.<\/p>\n<p>Un\u2019altra conversazione \u2013 questa drammatica \u2013 che ho avuto con Lucio voglio riferire, a prologo del mio ricordo. Fu in occasione dell\u2019aggravamento di don Domenico Farias, il 17 giugno del 2002, appena a don Domenico scopersero la metastasi alle ossa (morir\u00e0 il 7 luglio). Queste furono le parole di Lucio, forse le pi\u00f9 serie che gli ho sentito dire lungo l\u2019intera nostra frequentazione: \u201cSono stato sconfitto su tutta la linea, sia come medico, sia come amico\u201d. Egli scrupolosamente veniva monitorando l\u2019andirivieni del tumore alla vescica di don Domenico e aveva escluso \u2013 o meglio: non aveva messo in conto \u2013 la possibilit\u00e0 di un tale sviluppo.<\/p>\n<p>\u201cSia come medico sia come amico\u201d: potrebbe essere questo il motto riassuntivo del mio ricordo di lui. Ma voglio riferire anche una terza parola detta a me da Lucio in un momento in cui sembrava dovesse affrontare degli accertamenti diagnostici per un\u2019ipotetica cirrosi epatica \u2013se ricordo bene \u2013 e dicendogli io che in quanto medico di sicuro avrebbe saputo guardare con padronanza a quell\u2019eventualit\u00e0: \u201cIn questi casi noi medici siamo pi\u00f9 disarmati degli altri. Come chiunque teme un secondo ricovero pi\u00f9 del primo, cos\u00ec il medico teme per s\u00e9 anche a motivo dei ricoveri degli altri che magari \u00e8 stato lui a decidere. Il medico somatizza i mali di tutti\u201d.<\/p>\n<p>In quella stessa occasione mi parl\u00f2 della sua severa critica all\u2019arte medica: \u201cIo penso che la medicina debba ancora imparare a trattare la persona umana. Per ora si \u00e8 impegnata a trattare le malattie, i casi clinici. Un trattamento che miri alla persona dovrebbe avere a cuore di evitarle, per quanto possibile, trattamenti chimici, radiologici e chirurgici\u201d.<\/p>\n<p>Quel suo timore \u2013 cos\u00ec fraterno \u2013 lo memorizzai bene perch\u00e9 dell\u2019interrogativo sull\u2019opportunit\u00e0 di questo o quel trattamento avevamo parlato spesso nei tre anni della malattia tumorale di Michela Ceccon, la mia prima moglie. Avevo visto all\u2019opera quel suo intendimento a evitare al sofferente trattamenti invasivi. Quando prendeva il braccio di Michela tormentato dagli aghi delle flebo e ci spiegava la possibilit\u00e0 di altra assunzione di quel farmaco, o quando sconsigliava di partire per Milano o per Parigi in cerca di consulti e di cure sperimentali.<\/p>\n<p>Quando viene il suo momento \u2013 dopo che il ricovero al Gemelli aveva diagnosticato un tumore al colon con metastasi al fegato e ai polmoni \u2013 dice ad Anna che non vuole gli venga praticato nessun accanimento terapeutico e di non farlo intubare n\u00e9 collegare a delle macchine se dovesse andare in coma. Era contrario anche a sottoporsi a ogni forma di alimentazione artificiale, compresa quella di tipo integrativo che si pu\u00f2 realizzare con la flebo.<\/p>\n<p>La sua situazione clinica non permetteva interventi chirurgici, ma avrebbe potuto affrontare trattamenti chemioterapici che forse gli avrebbero procurato qualche mese di vita: prefer\u00ec non averli. Nella scelta di questo atteggiamento ebbe un ruolo \u2013 secondo il racconto di Anna \u2013 l\u2019esempio che gli era venuto da Leletta (Aurelia Oreglia d\u2019Isola, detta Leletta, terziaria domenicana,1926-1993), che era stata molto decisa nel rifiuto dei farmaci e della chirurgia nel trattamento della sua malattia tumorale. Lucio e Anna avevano conosciuto e avevano in grande stima Leletta, alla quale avevano anche fatto visita nel suo eremo di St Pierre (Aosta). Leletta cos\u00ec aveva commentato nel diario la scelta di sottrarsi a tagli e chemioterapia: \u201cChe gioia anche umana aver fatto marameo agli accanimenti diagnostici e terapeutici di questi medici padreterni\u201d. C\u2019era un lampo di questa ironia nello sguardo che mi rivolse Lucio al Gemelli, dicendomi che sarebbe restato ancora qualche giorno \u201cperch\u00e9 vogliono vedere questo e quello anche se non servir\u00e0: i medici sono fatti cos\u00ec\u201d.<\/p>\n<p>Del suo timore nei confronti delle malattie e delle cure \u2013 paradossale ma anche provvidenziale in un medico \u2013 ho raccolto una testimonianza da comuni amici a casa dei quali si sent\u00ec male una volta che era loro ospite per la notte: \u201cUn medico che sembrava molto sicuro di s\u00e9, in quell\u2019occasione chiedeva aiuto come un bambino\u201d.<\/p>\n<p>Della dignit\u00e0 conservata da Lucio nel progresso della malattia ha dato attestazione il medico e amico Pino Curatola in una conversazione tenuta qui a Reggio Calabria il 17 dicembre 2009: \u201cHa dimostrato, da uomo di fede, che si pu\u00f2 recuperare un significato a una situazione che appare umanamente disperata e che si pu\u00f2 vivere la malattia che ci accompagna alla morte in maniera serena, conservando inalterata la propria dignit\u00e0, senza precipitare nel buio dello sconforto\u201d.<\/p>\n<p>Dovrei dire ora del modo che aveva Lucio di trattare con i bambini. Era un pediatra, era preparato a farlo. Era un pap\u00e0 e dunque aveva due preparazioni. Ma era anche un uomo che sapeva farsi carico di ogni bambino e di ogni figlio, come si \u00e8 visto nella vicenda esemplare dell\u2019affido di cui \u00e8 stato protagonista insieme ad Anna.<\/p>\n<p>Sia l\u2019esperienza dell\u2019affido sia quella associativa a sostegno dell\u2019infanzia l\u2019hanno aiutato ad acquisire una precoce percezione dell\u2019abuso sessuale nei confronti del minori, come documenta una sua relazione a un convegno del 1987 sul tema \u201cTipologia del maltrattamento infantile\u201d, che si tenne a Castiglioncello su iniziativa del Coordinamento Genitori Democratici. In essa, anticipando di una decina d\u2019anni \u2013 per quanto riguarda il nostro Paese \u2013 la presa di coscienza collettiva di quel problema, sollecitava da medico \u201cl\u2019attenzione sul riconoscimento medico\u201d della violenza a danno dei bambini: \u201cCos\u00ec si pu\u00f2 contribuire a spezzare il ciclo del bambino abusato che diviene a sua volta un genitore abusante\u201d.<\/p>\n<p>Sul suo modo di trattare i piccoli, ricordo quando veniva a Roma e arrivava a casa nostra la mattina quando i bambini ancora dormivano e si decideva che \u201cdesse un\u2019occhiata\u201d e la dava \u2013 per quante cose dovesse poi fare al Meic o alla Cei. E c\u2019era il problema dell\u2019approccio al bambino che non lo conosceva e che veniva svegliato per quel contatto imprevisto. Difficile dire la delicatezza con cui sapeva farlo e il secondo piano in cui si collocava, riuscendo sempre a rispettare il ruolo primario dei genitori.<\/p>\n<p>Questo ruolo di medico amico lo svolgeva con tutti: riuscendo quasi sempre a comportarsi da amico con le famiglie che lo cercavano nei suoi ruoli ospedalieri e ambulatoriali, e riuscendo quasi sempre a essere anche medico con gli amici, sia a Reggio Calabria sia fuori. Gli amici reggini a Roma erano tanti \u2013 mi metto tra loro \u2013 con tanti figli e ultimamente con tanti nipoti. E qui mi sovviene una battuta di uno di noi \u2013 amici romani \u2013 a proposito del proprio quarto nipote, Giorgio, che nasceva al Gemelli proprio durante il ricovero di Lucio: \u201cche non pot\u00e8, con suo grande rammarico, vederlo e visitarlo, come avrebbe fatto in tempi normali\u201d.<\/p>\n<p>Sia con i bambini, sia per i problemi di salute pi\u00f9 gravi \u2013 anche degli adulti \u2013 sui quali veniva consultato, il suo ruolo era quello di un consiglio umano, in prospettiva fraterna, su ci\u00f2 che meglio convenisse. Con naturalezza usciva dal ruolo del medico e si faceva compagno di strada e membro di famiglia. Molti si sono rivolti a lui per l\u2019accompagnamento di malati terminali. E diversi tra loro gli riconoscono uno straordinario equilibrio tra funzione medica e amicale, nell\u2019impegno a risparmiare sofferenze con una saggia conduzione della terapia del dolore sempre a basso dosaggio farmacologico, accompagnata da una generosa attivazione di sostegni parentali e amicali. Qualcuno lo ricorda che gioca a carte con anziani in fase terminale.<\/p>\n<p>Forse a questo punto dovrei dire dei ruoli da lui svolti nella Chiesa e nel volontariato medico e sociale, locale e nazionale. \u201cTutte le strade portano a Roma\u201d dice il titolo che mi \u00e8 stato assegnato e con generosit\u00e0 Lucio tante volte si sobbarcava alla fatica di venire a Roma e di andare anche pi\u00f9 lontano per partecipare a convegni, assemblee e congressi. Discepolo fedele in questo \u2013 insieme all\u2019inseparabile Anna \u2013 di don Domenico Farias e di Maria Mariotti, bench\u00e8 non fosse animato dalla stessa loro passione per la convegnistica.<\/p>\n<p>La pastorale della famiglia, ogni occasione proposta dalla Cei o dal Meic, la formazione al controllo delle nascite con metodo naturale sono i temi ai quali pi\u00f9 si applicava. Sui metodi naturali ebbi con lui l\u2019unica discussione di contenuto in tanti anni. Su quel tema egli teneva una posizione allineata all\u2019insegnamento ufficiale (che io invece auspicavo potesse evolvere), come anche sull\u2019omosessualit\u00e0 e sulle coppie omosessuali, per quanto riferitomi da comuni amici. Egli era severo nelle posizioni dottrinali ma riusciva per lo pi\u00f9 a darne un\u2019interpretazione caritatevole nell\u2019applicazione operativa.<\/p>\n<p>La vicinanza agli ultimi \u00e8 stata sempre un criterio delle sue scelte. Di ritorno da un convegno internazionale sulla famiglia, vedendo della gente dell\u2019Africa dice a un\u2019amica che lo accompagna: \u201cSicuramente con loro ci rivedremo in Paradiso\u201d.<\/p>\n<p>Dir\u00f2 ancora qualcosa della sua conversazione. Aveva sei anni pi\u00f9 di me e l\u2019ho sempre sentito come un fratello maggiore. Immediata era con lui la familiarit\u00e0 dell\u2019approccio. Non faceva pesare n\u00e9 l\u2019et\u00e0 n\u00e9 la preparazione. Non cercava di imporsi per nessuna via. L\u2019affabilit\u00e0, la seriet\u00e0 e insieme il buon umore lo caratterizzavano. Avresti detto che era sempre uguale a se stesso e sentivi nelle parole la forza tranquilla della sua anima, un\u2019umilt\u00e0 e una mite ironia che lo collocavano costantemente in una posizione di concreta verit\u00e0. Medico, esperto di problematiche familiari, credente, volontario e amico con tutti e sempre: la sua vita sinfonica, mai disgiunta tra i diversi ruoli, \u00e8 il suo capolavoro.<\/p>\n<p>E\u2019 toccato a lui ricordare a nome di tutti don Domenico Farias in occasione della messa di addio. Ma in qualche modo anche don Domenico ha detto la sua sulla parabola esistenziale di Lucio, pur avendoci lasciato prima. Un amico infatti ricorda di aver inteso pi\u00f9 volte don Domenico dire \u2013 negli ultimi tempi \u2013 che Lucio \u201csapeva invecchiare bene\u201d.<\/p>\n<p>Ho accennato \u2013 a un certo punto \u2013 alla \u201cmite ironia\u201d di Lucio, molto simile all\u2019ironia di don Farias che si esprime in questa battuta sul buon invecchiamento di Lucio. Dell\u2019ironia di Lucio posso fornire un esempio assai vivo a proposito di don Raimondo Lico: ed era bene nominare anche lui, in un appuntamento cos\u00ec carico di \u201cpresenze\u201d. Nel volumetto <em>Ricordi e testimonianze<\/em> dedicato a don Raimondo (che \u00e8 del 1977) c\u2019\u00e8 una pagina di Anna e Pasquale Raffa che cos\u00ec descrive don Lico al primo incontro, subito dopo la sua nomina ad assistente della Fuci reggina: \u201cCi apparve giovane, bruno e tanto abbronzato, che il viso sembrava una sfumatura della tonaca: il tutto unito a quella sua aria sorniona suon\u00f2 per noi come una sfida alla seriet\u00e0 della Fuci e subito lo rimproverammo per la leggerezza con cui aveva preso quell\u2019incarico. Ci rispose che era stato fuori in vacanza e ci port\u00f2 a un vicino bar ad offrirci un gelato\u201d. Don Lico reagisce al rimprovero con \u201cironia bonaria\u201d, dice ancora il testo di Anna e Lucio. La stessa \u2013 oso dire \u2013 di Lucio che tutti abbiamo conosciuto.<\/p>\n<p>Lucio in quel suo buon invecchiamento diagnosticato da don Farias veniva anche semplificandosi, mentre si faceva sempre pi\u00f9 essenziale la sua ricerca di fede. Ne indico tre segni dei suoi ultimi giorni.<\/p>\n<p>Il primo riguarda un suo commento al film <em>Il grande silenzio <\/em>di Philip Groening (2005) che vide con Anna dopo il rientro a Reggio Calabria dal Gemelli. In quel film si narra di come un monaco anziano e cieco della Grande Chartreuse guardi con serenit\u00e0 all\u2019avvicinarsi della morte. E Lucio ebbe a dire ad Anna: \u201cPer loro \u00e8 pi\u00f9 facile perch\u00e9 hanno gi\u00e0 lasciato tutto e tutti\u201d. In queste parole abbiamo un riflesso \u2013 io credo \u2013 del lavoro di spoliazione che andava conducendo e del quale ho saputo qualcosa dai suoi stessi occhi, quando gli feci visita al Gemelli.<\/p>\n<p>Il secondo segno \u00e8 anch\u2019esso un ricordo di Anna \u2013 che ringrazio per avermelo confidato \u2013 e riguarda una riflessione svolta da Lucio a voce alta, uno degli ultimi giorni risvegliandosi dalla sonnolenza che si era fatta abituale. Non faceva terapia del dolore perch\u00e9 \u2013 dice Anna \u2013 non aveva dolori, ma una specie di progressivo assopimento dal quale si risvegliava appena qualcuno gli parlava. Ed ecco che in uno di questi risvegli svolge una riflessione ad alta voce che \u00e8 in sostanza una citazione del versetto 4 della <em>Prima Lettera di Giovanni<\/em>, che Anna e Lucio avevano meditato insieme: \u201cSe uno riconosce pubblicamente che Ges\u00f9 \u00e8 figlio di Dio, allora \u00e8 unito a Dio e Dio \u00e8 presente in lui\u201d.<\/p>\n<p>Il terzo segno i pi\u00f9 di voi lo conoscono ed \u00e8 detto nella bella lettera inviata da Anna agli amici dopo la morte di Lucio: \u201cNon avevamo chiesto a Dio la guarigione dal male, ma l\u2019aiuto ad accettare la sua volont\u00e0 qualunque essa fosse e per Lucio la possibilit\u00e0 di morire con dignit\u00e0, senza accanimenti terapeutici, pregando e partecipando coscientemente ai Sacramenti e all\u2019Unzione degli infermi, cos\u00ec come \u00e8 avvenuto. Lucio ha offerto le sue sofferenze e il dolore del distacco per amore della nostra Chiesa locale ed \u00e8 spirato mentre io invocavo il suo angelo custode affinch\u00e8 lo aiutasse a superare quella soglia che doveva attraversare senza di me\u201d.<\/p>\n<p>Da quando si erano sposati, Anna aveva sempre accompagnato Lucio in ogni impresa, ma ora lei per la prima volta non lo poteva seguire e poteva solo accompagnarlo con la preghiera.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Reggio Calabria 27 maggio 2011 L\u2019ultimo mio incontro con Lucio Raffa avvenne al Gemelli, un mese prima della morte. 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