{"id":6895,"date":"2011-07-09T18:01:41","date_gmt":"2011-07-09T18:01:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/?page_id=6895"},"modified":"2011-07-09T18:01:41","modified_gmt":"2011-07-09T18:01:41","slug":"livorno-una-citta-si-interroga-sulla-morte-dei-giovani","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/collaborazione-a-riviste\/livorno-una-citta-si-interroga-sulla-morte-dei-giovani\/","title":{"rendered":"Livorno. Una citt\u00e0 si interroga  sulla morte dei giovani"},"content":{"rendered":"<p>\u201cLa morte dei giovani\u201d: mi chiamano a parlare \u2013 a Livorno, al Centro culturale Piazza Grande \u2013 di questo pauroso argomento e imprudentemente accetto. Mi sono fidato di don Paolo Razzauti che mi ha assicurato che io ero la persona giusta per parlarne a un uditorio misto, di cristiani e no, desiderosi di pensare con affetto a due protagonisti della vita cittadina morti da poco: Massimo Ceccarini, primario di dermatologia, 52 anni, che ha lasciato la moglie e una figlia quindicenne e Luciano De Maio, collega del Tirreno, 40 anni, moglie e due figli adottivi di sei e tre anni. Presenti il sindaco Alessandro Cosimi e il vescovo Simone Giusti.<\/p>\n<p>Chiedo tolleranza agli uditori per il fatto che non mi vedo all\u2019altezza della questione e dico in apertura che anche mi attendo dallo Spirito \u201cparola e sapienza\u201d per quella conversazione cos\u00ec esigente. Cio\u00e8 quell\u2019aiuto che Ges\u00f9 promette nel capitolo 21 di Luca a chi \u00e8 nella persecuzione: <sup>\u201c<\/sup><em>Avrete allora occasione di dare testimonianza. Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi dar\u00f2 parola e sapienza<\/em>\u201d. Qui non siamo nella persecuzione, ma quando riflettiamo sulla morte \u2013 e in particolare sulle morti premature \u2013 \u00e8 come se volgessimo lo sguardo a un accanimento del destino o della Provvidenza nei confronti dell\u2019umana sofferenza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>\u201cMorendo mio padre mi disse: <\/strong><\/p>\n<p><strong>guarda e impara\u201d<\/strong><\/p>\n<p>Accenno poi alla mia esperienza di una morte giovane: quella della mia prima moglie Michela, che se ne and\u00f2 quando aveva 43 anni, lasciandomi quattro figli che avevano dai tre ai quindici anni. Non lamentava di morire giovane. O meglio: non lamentava di morire. Lamentava piuttosto il dolore e il distacco da noi. Credo che abbia avuto \u2013 in ci\u00f2 \u2013 un grande dono. Una sua sorella di nome Letizia, di dieci anni pi\u00f9 giovane, era morta poco prima e io credo che questo fatto l\u2019avesse preparata. Ritengo di aver imparato dalla vita che noi ci prepariamo alla morte \u2013 ci prepariamo ad accettare la morte \u2013 facendo l\u2019esperienza della morte altrui.<\/p>\n<p>A questo punto della conversazione ho formulato un primo suggerimento pratico: quello di approfittare della morte altrui per imparare la propria. E qui ho invitato chi mi ascoltava a riflettere sullo strano suono delle parole che avevo appena pronunciato: \u201capprofittare\u201d della morte altrui per \u201cimparare la propria\u201d. Il fatto \u00e8 che non abbiamo parole per la morte: in verit\u00e0 non ne parliamo mai.<\/p>\n<p>Quanto all\u2019imparare la morte ho riferito queste parole di una malata terminale, Beatrice Toboga, da me ascoltata su Raitre il 12 giugno 2008, intervistata da Francesca Catarci nel documentario \u201cIntorno alle cose ultime\u201d: \u201c<em>A mio padre che stava morendo, in un momento che mi pareva pi\u00f9 difficile di altri, ho chiesto: che posso fare? Mi ha risposto: guarda e impara<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>\u201c<em>Per poter morire bene<\/em> \u2013 ebbe ancora a dire Beatrice nell\u2019intervista \u2013 <em>\u00e8 necessario che le persone non abbiano rimpianti, che abbiano perdonato quelli che dovevano perdonare e chiuso tutti i conti. Vicino a una persona che sta morendo non\u00a0 vorrei dire nulla ma semplicemente esserci. Spero che in quel momento ci sia qualcuno, qualcuno che mi tiene la mano. La difficolt\u00e0 maggiore \u00e8 lasciare i figli. Ora che mia figlia ha avuto un bambino e che \u00e8 tutta presa da questo fatto \u2013 lei \u00e8 una brava mamma \u2013 ecco: ho capito che ora sar\u00e0 pi\u00f9 facile per me lasciarmi andare<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Quando \u00e8 un ateo <\/strong><\/p>\n<p><strong>che \u201cacconsente\u201d alla morte<\/strong><\/p>\n<p>Imparare a morire bene, perdonare, chiudere i conti, lasciare i figli, tenere la mano: credo che nelle poche frasi di quell\u2019intervista vi siano un po\u2019 tutti gli aspetti umani del morire e dunque anche del morire giovani. Quei vari aspetti vi sono guardati e compresi laicamente, senza alcun rimando esplicito a un atteggiamento di fede.<\/p>\n<p>Ed ecco la rispondenza a quell\u2019accettazione umana in chi invece si prepara alla morte da credente: \u201c<em>La vita \u00e8 un dono che mi \u00e8 stato dato. Devo viverla come tale, donando un sorriso a chi soffre, anche se il cuore piange. La mia malattia diventa un\u2019occasione di crescita e conoscenza di me stessa. Nella malattia l\u2019avventura della vita viene inevitabilmente intensificata dal dolore, dalla compassione che si prova per se stessi e per i propri compagni di viaggio. Ma non crediate che la malattia sia solo sofferenza, come non lo \u00e8 la vita. E\u2019 un mistero circondato da tanti piccoli miracoli di comprensione, solidariet\u00e0, gioia di poter vedere con altri occhi e sentire con altri sensi<\/em>. <em>Dolorosa non \u00e8 la morte in s\u00e8, ma la sottocultura da cui siamo dominati e che ci rende inutili, che ci toglie dignit\u00e0 e bellezza, quando in realt\u00e0 nessuno \u00e8 cos\u00ec vicino alla vita quanto lo siamo noi, che stiamo morendo<\/em>\u201d (Paola Salviato, una tra i 139 protagonisti del mio volume <em>Cerco fatti di Vangelo2<\/em>, EDB 2011, p.87).<\/p>\n<p>\u201cMorire bene\u201d dice laicamente Beatrice Toboga. Ed \u00e8 forse l\u2019equivalente di quanto inteso da Simone Weil con le parole: \u201c<em>I santi sono coloro che da vivi hanno realmente acconsentito alla morte<\/em>\u201d. Ma \u00e8 possibile a un non credente \u201cacconsentire\u201d alla morte? Nella mia ricerca di storie di vita ho trovato un caso recente di un collega giornalista, Carlo Massa (1942-2007), orgogliosamente laico, che ha affermato per iscritto e pi\u00f9 volte la scelta di \u201caccettare\u201d la fine della vita. Inizialmente si \u00e8 trattato anche per lui \u2013 come per Beatrice \u2013 di guardare in faccia alla malattia che lo stava portando alla morte, in vista di realizzare \u201cuna vita riconciliata, senza pi\u00f9 rancori o conti in sospeso, senza ansie e tremori\u201d. Ma infine egli \u00e8 arrivato alla vera accettazione: \u201c<em>Sforzandomi di accettare la morte mi accorgo che la vita acquista un sapore, un\u2019intensit\u00e0 e un senso maggiori di quanto ne avesse prima per me<\/em>\u201d (brano che si trova a p. 56 del volumetto dell\u2019editore Servitium che raccoglie le \u201cnote dalla malattia\u201d di Carlo Massa, pubblicate con il titolo <em>Tutto me stesso prima di morire<\/em>, 2008).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>La citt\u00e0 <\/strong><\/p>\n<p><strong>non ne parla mai<\/strong><\/p>\n<p>Davanti alla morte la nostra cultura si divide oggi in due e subisce una doppia tentazione al silenzio: tacciono i cristiani perch\u00e9 ritengono di saperla lunga sul temibile argomento e tacciono i non cristiani in forza del principio di realt\u00e0 che li induce a considerare infondata la speranza dei credenti. Siamo di fronte a un rigetto trasversale di ogni parola condivisa sulla morte, cosicch\u00e8 essa manca di un discorso nella lingua comune. Ne parlano i medici, i preti, gli psicologi, i filosofi, ma non ne parla mai la citt\u00e0. Da qui l\u2019importanza dell\u2019iniziativa di chi mi aveva invitato, il circolo Piazza Grande, che si propone di \u201caiutare la gente a vivere meglio la citt\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>Sappiamo da sempre e tutti che ogni morte ci riguarda. Ce lo ha insegnato il poeta del Seicento inglese <strong>John Donne<\/strong> con i versi che Ernest Hemingway ha posto a epigrafe del romanzo <strong><em>Per chi suona la campana <\/em>(1940)<\/strong>: \u201c<em>Ogni morte di uomo mi diminuisce perch\u00e9 io partecipo dell\u2019umanit\u00e0. \/ E cos\u00ec non mandare mai a chiedere <strong>per chi suona la campana<\/strong>: \/ essa suona per te<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>A questo punto ho invitato a compiere un passo in avanti, oltre l\u2019intuizione di <strong>John Donne<\/strong> e di Ernest Hemingway, provocando i miei uditori a riflettere che se si tratta di una morte giovane \u2013 o quantomeno di uno pi\u00f9 giovane di noi \u2013 \u00e8 come se la campana suonasse due volte per noi.<\/p>\n<p>Ho anche fatto ricorso a due frammenti di autori antichi, uno di Plutarco e uno del poeta Menandro. \u201c<em>La morte dei giovani \u00e8 un naufragio, quella dei vecchi un approdare al porto<\/em>\u201d, dice Plutarco col suo abituale equilibrio. \u201c<em>Muor giovane colui ch\u2019al cielo \u00e8 caro<\/em>\u201d canta invece Menandro nella traduzione di Giacomo Leopardi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>\u201cFelicissimo per la morte ottenuta <\/strong><\/p>\n<p><strong>nel fiore degli anni\u201d (Leopardi)<\/strong><\/p>\n<p>Il sentimento della morte coltivato da Leopardi lo rende ancora meglio una \u201ciscrizione\u201d da lui dettata per essere posta \u201csotto il busto di Raffaele nel giardino Puccini presso Pistoia\u201d: \u201c<em>Raffaele d\u2019Urbino \/ principe de\u2019 pittori \/ e miracolo d\u2019ingegno \/ inventore di bellezze ineffabili \/ felice per la gloria in che visse \/ pi\u00f9 felice per l\u2019amore fortunato in che arse \/ felicissimo per la morte ottenuta \/ nel fiore degli anni<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Resistendo alla magia della parola leopardiana, sto con Plutarco, non avendo mai amato il modo tra stoico e romantico di guardare alla morte in et\u00e0 giovanile come a un dono degli dei. La vecchiaia pu\u00f2 essere \u2013 e spesso \u00e8 \u2013 una grande prova, ma fa parte dell\u2019avventura della vita e ha i suoi doni nel vedere per esempio i figli dei figli, che siano da noi generati o che semplicemente allietino il nostro sguardo mentre camminano nella luce e prendono il nostro posto nel mondo.<\/p>\n<p>La morte giovane \u2013 proprio come un naufragio \u2013 abbrevia e impoverisce l\u2019avventura della vita. E se \u00e8 un mistero la morte, quella dei giovani \u00e8 come un doppio mistero. N\u00e8 dobbiamo cercarne spiegazioni. Anche la tendenza del linguaggio religioso a leggere nelle circostanze di ogni morte la volont\u00e0 di Dio credo sia fuorviante.<\/p>\n<p>Fin qui la mia argomentazione in termini secolari, da Cortile dei Gentili. Ma ho proposto all\u2019uditorio anche una conclusione cristiana, offrendola a chi la volesse accogliere, o almeno considerare.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Chi \u00e8 nel Signore <\/strong><\/p>\n<p><strong>vive in una condizione migliore <\/strong><\/p>\n<p>Ges\u00f9 dice \u201cnon piangere\u201d alla vedova di Nain che porta a seppellire l\u2019unico figlio, piange di fronte alla morte di Lazzaro, grida al Padre nel momento della propria morte. Dunque conosce il pianto e il grido di fronte alla morte dei giovani: anch\u2019egli era giovane quando mor\u00ec. E non fornisce spiegazioni.<\/p>\n<p>Dovremmo poi esercitarci a guardarla, la morte dei giovani, dal punto di vista della paternit\u00e0 divina. Cos\u00ec facendo potremmo misteriosamente intuire che essendo nel Signore quanti sono morti in et\u00e0 giovanile vivono in una condizione migliore rispetto a quella di quaggi\u00f9.<\/p>\n<p><strong>Luigi Accattoli<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Il Regno attualit\u00e0 8\/2011<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cLa morte dei giovani\u201d: mi chiamano a parlare \u2013 a Livorno, al Centro culturale Piazza Grande \u2013 di questo pauroso argomento e imprudentemente accetto. Mi sono fidato di don Paolo&#8230;<\/p>\n<div class=\"more-link-wrapper\"><a class=\"more-link\" href=\"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/collaborazione-a-riviste\/livorno-una-citta-si-interroga-sulla-morte-dei-giovani\/\">Read More<span class=\"screen-reader-text\">Livorno. 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