{"id":6912,"date":"2011-07-10T09:21:39","date_gmt":"2011-07-10T09:21:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/?page_id=6912"},"modified":"2011-07-10T09:21:39","modified_gmt":"2011-07-10T09:21:39","slug":"il-dialogo-interreligioso-una-speranza-per-l%e2%80%99europa","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/conferenze-e-dibattiti-2\/il-dialogo-interreligioso-una-speranza-per-l%e2%80%99europa\/","title":{"rendered":"Il dialogo interreligioso: una speranza per l\u2019Europa"},"content":{"rendered":"<p>Camaldoli 23 ottobre 2010<\/p>\n<p>Parlare di dialogo tra le religioni per il domani dell\u2019Europa in occasione di un premio attribuito ad Andrea Riccardi comporta che si dia un\u2019occhiata \u2013 seppure soltanto aerea \u2013 al pellegrinaggio di riconciliazione e di pace che la Comunit\u00e0 di Sant\u2019Egidio, di cui Riccardi \u00e8 fondatore, ha tracciato sulla carta dell\u2019Europa e del Mediterraneo lungo gli ultimi 23 anni, facendo propria la lezione della \u201cGiornata di preghiera e di digiuno per la pace\u201d indetta da Papa Wojtyla ad Assisi per l\u2019ottobre del 1986 e aperta alla partecipazione di tutte le religioni mondiali.<\/p>\n<p>Ai due incontri di avvio che si fecero a Roma (1987 e 1988), segu\u00ec quello di Varsavia, dal titolo <em>War never again<\/em>, nel settembre 1989, a cinquant\u2019anni dall\u2019inizio della seconda guerra mondiale. Quindi Bari (1990), Malta (1991), Bruxelles (1992): quest\u2019ultimo su un tema identico a quello che trattiamo qui oggi: <em>Europa, religioni, pace<\/em>.\u00a0Vengono poi tre tappe italiane: Milano (1993), Assisi (1994), Firenze (1995). Nel 1995 si va a Gerusalemme: <em>Insieme a Gerusalemme: ebrei, cristiani e musulmani<\/em>. Roma (1996), Padova-Venezia (1997), Bucarest (1998: <em>La pace \u00e8 il nome di Dio<\/em>). Genova (1999), Lisbona (2000), Barcellona (2001), Palermo (2002), Aachen (2003: Aquisgrana, in Germania, gi\u00e0 capitale del Sacro Romano Impero), Milano (2004), Lione (2005), Washington (2006: seconda tappa extra europea dopo Gerusalemme). Assisi (2006), Napoli (2007: vi fu il Papa e la neve sul Vesuvio in ottobre!). Cipro (2008). Nel 2009, a settant\u2019anni dall\u2019inizio della Seconda Guerra Mondiale si va a Cracovia, dove il giovane Karol Wojtyla aveva visto arrivare la guerra. L\u2019ultimo meeting si \u00e8 appena tenuto a Barcellona, in Spagna, all\u2019inizio di questo mese.<\/p>\n<p>Se ho contato bene, si tratta di 25 appuntamenti in 24 anni. Per Bucarest e Cipro, la collaborazione che i due meeting comportarono con le due Chiese ortodosse fu preludio alle successive visite di Giovanni Paolo e Benedetto. La rete di relazioni amicali tessuta dalla Comunit\u00e0 di Sant\u2019Egidio nei decenni, con esponenti ebrei e musulmani di tanti paesi, \u00e8 stata di stimolo e di aiuto in pi\u00f9 ampie iniziative vaticane ed ecumeniche.<\/p>\n<p>Giovanni Paolo II nel messaggio inviato al 14\u00b0 di questi incontri (Lisbona 2000) ringraziava la Comunit\u00e0 di Sant\u2019Egidio \u201cper l\u2019entusiasmo e il coraggio spirituale con cui ha saputo raccogliere il messaggio di Assisi e portarlo in tanti luoghi del mondo attraverso gli incontri di uomini di religione diversa\u201d. Sempre Giovanni Paolo nella <em>Novo Millennio Ineunte<\/em> (2001) cos\u00ec scriveva guardando al futuro: \u201c\u2026 si pone la grande sfida del dialogo interreligioso, nel quale il nuovo secolo ci vedr\u00e0 ancora impegnati (\u2026) Il dialogo deve continuare\u201d.<\/p>\n<p>A Napoli nel 2007 Benedetto XVI ha ribadito: \u201c<em>Nel rispetto delle differenze delle varie religioni, tutti siamo chiamati a lavorare per la pace e a un impegno fattivo per promuovere la riconciliazione tra i popoli. E\u2019 questo l\u2019autentico \u2018spirito di Assisi\u2019, che si oppone ad ogni forma di violenza e all\u2019abuso della religione quale pretesto per la violenza<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Dell\u2019autentico spirito di Assisi oggi in Europa abbiamo gran bisogno. Credo che il domani del pianeta sia destinato a essere il crogiuolo di un incontro, o incrocio, o meticciato senza precedenti di ogni cultura e civilt\u00e0 e credo che in Europa viva una componente della famiglia umana esperta e capace di incontro, forse la pi\u00f9 capace \u2013 oggi \u2013 tra tutte, ma anche una delle pi\u00f9 diffidenti nei confronti della volont\u00e0 di pace delle fedi religiose: ecco dunque la particolare pregnanza del dialogo interreligioso per il nostro futuro.<\/p>\n<p>Il domani dell\u2019umanit\u00e0 sar\u00e0 la patria \u2013 io credo \u2013 di chi meglio sapr\u00e0 andare all\u2019incontro del diverso restando se stesso. E questo l\u2019Europa ha fatto per gran tempo e fa tuttora meglio di altri. Ma deve imparare a farlo con tutta intera la sua anima e non nell\u2019occultamento o nel silenziamento di quella componente decisiva della propria storia e realt\u00e0 attuale che \u00e8 lo spirito religioso.<\/p>\n<p>La diffidenza di tanti europei per la religione \u2013 perch\u00e9 vista come fonte di conflitti invece che come maestra di pace \u2013 \u00e8 legata all\u2019esperienza delle guerre di religione e pi\u00f9 in generale alla memoria dell\u2019integralismo religioso che ha caratterizzato molti secoli della nostra storia. Ma oggi \u00e8 indispensabile superare quella diffidenza, che da tempo ormai si configura come un pregiudizio e che ostacola la comprensione della nuova umanit\u00e0 europea e dei problemi posti da un\u2019inedita mescolanza delle fedi in questo continente.<\/p>\n<p>Sul perdurare di quella diffidenza \u2013 che a volte porta alla proibizione per legge del velo islamico o della kip\u00e0 ebraica o delle croci cristiane in ambienti della vita associata \u2013 abbiamo avuto una forte e direi solenne attestazione con la contesa relativamente recente sul preambolo della <em>Carta costituzionale europea<\/em>. L\u2019arcivescovo Jean-Louis Tauran nel maggio del 2003 protestava \u2013 a nome del Papa Giovanni Paolo II \u2013 per la mancata citazione del nome cristiano nella bozza di Costituzione europea, affermando che quella omissione rivelava \u201cuna prepotente tentazione di riscrivere la storia\u201d. Aveva ragione.<\/p>\n<p>Ma Val\u00e9ry Giscard d\u2019Estaing, presidente della Convenzione costituente, reagiva affermando che la menzione del cristianesimo era stata mantenuta implicita \u2013 essa era allusa dall\u2019evocazione dello \u201cslancio spirituale che ha percorso l\u2019Europa ed \u00e8 ancora presente nel suo patrimonio\u201d \u2013 perch\u00e9 \u201caltrimenti avremmo dovuto menzionare anche<br \/>\nle altre tradizioni religiose presenti nel continente, dal giudaismo all\u2019Islam\u201d. E io trovo che anche lui aveva ragione! Ma oso immaginare che ambedue gli impegni \u2013 di nominare il cristianesimo e di non misconoscere le altre fedi \u2013 andavano onorati, nel rispetto della realt\u00e0 storica e attuale.<\/p>\n<p>La presenza forzosa e conflittiva delle tre fedi \u00e8 nella storia dell\u2019Europa, mentre la loro compresenza accettata e pacificata si pone oggi come condizione per il suo futuro. Dal microcosmo dell\u2019aula scolastica al macrocosmo dell\u2019Unione europea, la via della compresenza e della reciproca accettazione appare ormai ineludibile.<\/p>\n<p>Oggi gli Stati membri dell\u2019Unione Europea sono 27, con una popolazione complessiva che sfiora il mezzo miliardo (492 milioni secondo la stima pi\u00f9 recente). L\u2019Europa di domani \u2013 che di necessit\u00e0, in un qualche modo, dovr\u00e0 includere la Russia e la Turchia: non pu\u00f2 esservi Europa senza la seconda e la terza Roma \u2013 ci spinge a immaginare un\u2019umanit\u00e0 europea di ottocento-novecento milioni di persone, per un terzo, forse, composta di cristiani appartenenti alle varie famiglie confessionali e in mezzo alla quale gi\u00e0 oggi vivono una cinquantina di milioni di musulmani e un paio di milioni di ebrei.<\/p>\n<p>Come sar\u00e0 in quell\u2019Europa di domani il confronto tra queste fedi e tra l\u2019insieme della famiglia di Abramo e le altre tradizioni religiose che vengono a noi dall\u2019India e da ogni dove? Tremano vene e polsi all\u2019udire una tale domanda. Ci rende incerti la memoria della Shoah \u2013 cos\u00ec recente da tramortirci se appena appena calcoliamo mentalmente il poco tempo della nostra fuoriuscita dall\u2019antisemitismo e dall\u2019antigiudaismo. E ci rende incerti la prospettiva di possibili conflitti con i musulmani che vanno rapidamente crescendo nelle nostre patrie avviate a trasformarsi in un\u2019unica patria.<\/p>\n<p>Abbiamo appena superato l\u2019avversione di pelle che ci rendeva reattivi e inospitali nei confronti delle prescrizioni ebraiche sulla circoncisione e la carne di maiale ed ecco che ci scopriamo agguerriti avversari delle analoghe prescrizioni islamiche: avviene a tanti tra noi e alcuni sono scusabili perch\u00e9 non sanno quello che fu e quello che \u00e8, ma altri sanno bene la forza di quel pregiudizio e il precipizio a cui ci port\u00f2 \u2013 e dunque chi sa non \u00e8 scusabile e chi non sa dovr\u00e0 apprendere.<\/p>\n<p>Da qui l\u2019urgenza, la pregnanza del dialogo tra le fedi. Di esso tratta a lungo \u2013 per quanto riguarda la Chiesa cattolica \u2013 il documento di applicazione dell\u2019Assemblea speciale del Sinodo dei vescovi per l\u2019Europa, <em>Ecclesia in Europa<\/em>, che \u00e8 del 2003 [Il Sinodo si era tenuto nel 1999, a otto anni dalla prima Assemblea sinodale dedicata all\u2019Europa]. Quel testo al paragrafo 55 afferma la necessit\u00e0 che \u201csi abbia a instaurare un profondo e intelligente<em> dialogo interreligioso<\/em>, in particolare con l\u2019Ebraismo e con l\u2019Islam\u201d, dialogo da intendere \u201ccome metodo e mezzo per una conoscenza e un arricchimento reciproco\u201d. \u00a0Dialogo \u00e8 vocabolo conteso oggi. Suggerisco di sostituirlo, quando sia possibile, con il verbo \u201cparlare\u201d. Invece di dire che \u201cdobbiamo dialogare con i musulmani che sono tra noi\u201d, proviamo a dire che \u201ccon questi musulmani dobbiamo parlare\u201d: forse qualche pregiudiziale ideologica si attenua.<\/p>\n<p>\u201c<em>Ci\u00f2 comporta<\/em> \u2013 si legge al paragrafo 56 di quello stesso documento \u2013 <em>che ogni comunit\u00e0 ecclesiale abbia ad esercitarsi, per quanto le circostanze lo permetteranno, nel dialogo e nella collaborazione con i credenti della religione ebraica. Tale esercizio implica, tra l\u2019altro, che \u2018si faccia memoria della parte che i figli della Chiesa hanno potuto avere nella nascita e nella diffusione di un atteggiamento antisemita nella storia e di ci\u00f2 si chieda perdono a Dio, favorendo in ogni modo incontri di riconciliazione e di amicizia con i figli di Israele\u2019<\/em> [citazione dal documento <em>Noi ricordiamo. Una riflessione sulla Shoah<\/em>, pubblicato nel 1998 dalla Commissione per i rapporti religiosi con l\u2019Ebraismo].\u00a0<em>Sar\u00e0 peraltro doveroso, in tale contesto, ricordare anche i non pochi cristiani che, a costo a volte della vita, hanno aiutato e salvato, soprattutto in periodi di persecuzione, questi loro fratelli maggiori<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019approccio all\u2019Islam \u00e8 poi presentato cos\u00ec al paragrafo 57: \u201cSi tratta pure di lasciarsi stimolare a una migliore conoscenza delle altre religioni, per poter instaurare un fraterno colloquio con le persone che aderiscono ad esse e vivono nell&#8217;Europa di oggi. In particolare, \u00e8 importante un<em> corretto rapporto con l\u2019Islam<\/em>. Esso, come \u00e8 pi\u00f9 volte emerso in questi anni nella coscienza dei Vescovi europei, \u2018deve essere condotto con prudenza, con chiarezza di idee circa le sue possibilit\u00e0 e i suoi limiti, e con fiducia nel progetto di salvezza di Dio nei confronti di tutti i suoi figli\u2019 [questa \u00e8 una citazione dalla <em>Dichiarazione finale<\/em> della <em>Prima assemblea speciale del Sinodo dei vescovi per l\u2019Europa<\/em>, che si era tenuta nel 1991].\u00a0\u00c8 necessario, tra l\u2019altro, avere coscienza del notevole divario tra la cultura europea, che ha profonde radici cristiane, e il pensiero musulmano\u201d. E\u2019 importante quest\u2019ultima avvertenza, che non c\u2019era nel documento finale del precedente Sinodo europeo, pubblicato dodici anni prima. Nel frattempo, a spiegare quell\u2019avvertenza, erano avvenute tante cose: basti qui ricordare gli aerei e le torri dell\u201911 settembre 2001.<\/p>\n<p>Anche sul tema della reciprocit\u00e0 troviamo una novit\u00e0 di rilievo in questa seconda carta del dialogo interreligioso comandato dal Sinodo. La prima si limitava a richiamarne la doverosit\u00e0: \u201c<em>Affinch\u00e9 la solidariet\u00e0 reciproca sia sincera, \u00e8 necessaria la reciprocit\u00e0 nei rapporti, soprattutto nell&#8217;ambito della libert\u00e0 religiosa, che costituisce un diritto fondato nella stessa dignit\u00e0 della persona umana e che pertanto deve essere valido in ogni luogo della terra<\/em>\u201d. La seconda aggiunge l\u2019essenziale coinvolgimento delle istituzioni europee in tale pedagogia o strategia della reciprocit\u00e0: \u201c<em>\u00c8 peraltro comprensibile che la Chiesa, mentre chiede che le istituzioni europee abbiano a promuovere la libert\u00e0 religiosa in Europa, abbia pure a ribadire che la reciprocit\u00e0 nel garantire la libert\u00e0 religiosa sia osservata anche in Paesi di diversa tradizione religiosa, nei quali i cristiani sono minoranza<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Un\u2019ultima segnalazione, a proposito di queste due carte fondative del dialogo interreligioso europeo da parte della Comunit\u00e0 cattoliche: in ambedue leggiamo un monito contro il \u201crelativismo\u201d. Mi limito a riportare il testo del primo dei due Sinodi che su questo \u00e8 pi\u00f9 diffuso: \u201c<em>Il rispetto della libert\u00e0 e la giusta consapevolezza dei valori che si trovano nelle altre tradizioni religiose non devono indurre al relativismo, n\u00e9 indebolire la coscienza della necessit\u00e0 e dell&#8217;urgenza del comandamento di annunciare Cristo. Nel presente contesto pluralistico, la scelta della Chiesa non \u00e8 il relativismo, ma un sincero e prudente dialogo, che lungi dall&#8217;indebolire la fede la render\u00e0 pi\u00f9 profonda<\/em>\u201d. Ci tengo a questo richiamo in dialettica con quanti tendono a pensare \u2013 per corta memoria \u2013 che il monito contro il \u201crelativismo\u201d dominante nella cultura europea sia arrivato con Papa Benedetto.<\/p>\n<p>E voglio qui richiamare anche una recentissima e pungente parola di Papa Ratzinger sulla nostra fiera del relativismo, che spesso arriva non solo a mettere le fedi sullo stesso piano ma addirittura a penalizzare quella cristiana: parlando il 17 settembre nella Westminster Hall di Londra agli ambienti imprenditoriali, al mondo accademico e al corpo diplomatico, egli denunciava \u201cla crescente marginalizzazione della religione, in particolare del cristianesimo, che sta prendendo piede in alcuni ambienti, anche in nazioni che attribuiscono alla tolleranza un grande valore\u201d. Il Consiglio delle Conferenze episcopali europee (CCEE) ha appena costituito un <em>Osservatorio sull\u2019intolleranza e la discriminazione contro i cristiani in Europa<\/em> che \u00e8 certamente un segno dei tempi.<\/p>\n<p>Anche in ambito secolare e politico registriamo \u2013 con echi forti proprio in questi giorni \u2013 un ripensamento in ordine all\u2019accoglienza degli immigrati e all\u2019incontro con le loro culture, in piena rispondenza agli atteggiamenti pi\u00f9 cauti che prendono piede \u2013 come abbiamo visto \u2013 nelle Chiese cristiane. Il multiculturalismo che ha caratterizzato le politiche europee degli ultimi decenni, sull\u2019onda della decolonizzazione prima, del superamento della divisione del continente in due blocchi poi, nonch\u00e8 della riduzione e quasi cancellazione delle frontiere all\u2019interno di un\u2019Unione Europea sempre pi\u00f9 vasta; quel multiculturalismo \u2013 inteso sia come idea sia come laboratorio di buone convivenze \u2013 oggi \u00e8 dovunque in crisi, con impressionanti risvolti sociali ed elettorali: crescono i partiti di estrema destra che sono contrari alle politiche tradizionali di accoglienza dei migranti e dei rifugiati, il timore del terrorismo islamista proietta un riflesso di diffidenza persino nei confronti degli immigrati musulmani che cercano di realizzare un luogo di culto.<\/p>\n<p>Gran Bretagna, Germania e Francia hanno svolto nei decenni che vanno dalla seconda guerra mondiale alla fine del secolo scorso una specie di gara dell\u2019apertura al meticciato culturale, ma oggi stanno frenando. Ne \u00e8 un segno inequivoco e di rilevanza anche linguistica il ministero istituito in Francia dal presidente Nicolas Sarkozy: \u201c<em>Ministero dell\u2019immigrazione, dell\u2019integrazione, dell\u2019identit\u00e0 nazionale e dello sviluppo solidale<\/em>\u201d. \u201cChi non parla tedesco non \u00e8 benvenuto\u201d, ha detto ultimamente con lo stesso spirito la cancelliera tedesca Angela Merkel.<\/p>\n<p>Dice ancora la Merkel: \u201c<em>L\u2019approccio multiculturale e l\u2019idea di vivere fianco a fianco in serenit\u00e0 ha fatto fallimento<\/em>\u201d. Mentre in Vaticano nasce il <em>Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione<\/em>, in Europa prende piede la riscoperta dell\u2019identit\u00e0. In questa fase di ripensamento e di timore, ancora pi\u00f9 preziosa si fa, perch\u00e8 controcorrente, la conversazione tra i credenti a servizio dell\u2019uomo. Appunto, come recita il tema di questo incontro: <em>il dialogo interreligioso come speranza per l\u2019Europa<\/em>.<\/p>\n<p>Certo il nostro non \u00e8 pi\u00f9 il tempo del dialogo interreligioso nascente e pieno di fiducia, che amava riunire intorno a un tavolo un ebreo, un cristiano e musulmano accumunati da uno spirito di volenteroso approccio reciproco, almeno quanto al metodo del confronto. Eppure quell\u2019immagine del confronto tra diversi ha una storia antica e non possiamo lasciarcela scippare dall\u2019attuale incendio identitario. Essa era gi\u00e0 cara sia alla disputa \u201cscolastica\u201d sia alla novellistica medievale. Troviamo queste narrazioni nel <em>Novellino<\/em>, nel Boccaccio e tante altre volte, fino al dramma del tedesco Gotthold Ephraim Lessing intitolato <em>Nathan il Saggio<\/em> (Nathan der Weise), che \u00e8 del 1779. Tutti ricordiamo \u2013 dalle letture scolastiche \u2013 la terza sapida narrazione della prima giornata del <em>Decameron<\/em>, dove <em>Melchisedech giudeo con una novella di tre anella <\/em>[il Boccaccio \u00e8 un genio della parola e gli basta una rima inaspettata a risvegliare l\u2019attenzione] <em>cessa un gran pericolo dal Saladino apparecchiatogli<\/em>.<\/p>\n<p>Un\u2019eco di tali dispute \u2013 sempre civili, se pure a volte rigide \u2013 l\u2019abbiamo persino nella Regola sanitaria salernitana (<em>Flos Maedicinae Salerni<\/em>, poemetto dell\u2019XI-XII secolo), o meglio nella leggenda popolare sulla nascita della Scuola Salernitana, che sarebbe venuta dall\u2019incontro \u2013 in una notte piovosa del lontano Medioevo \u2013 di un romano, un greco, un ebreo e un arabo [<em>La Regola sanitaria salernitana<\/em>, Newton Compton, Roma 1993, p.10]. Ed \u00e8 con essa che termino la mia divagazione, proponendo una considerazione del nostro futuro destino con la narrazione di un testo antico. Quei quattro \u2013 portatori di quattro culture \u2013 misero insieme i loro ritrovati per curare il romano che era ferito. Ebbene oggi possiamo guardare a un futuro da inventare nel quale ebrei, cristiani, musulmani e seguaci di ogni altra fede congiungano i loro sforzi per soccorrere l\u2019umanit\u00e0 europea e ogni altra umanit\u00e0 carica ancora e sempre di ferite.<\/p>\n<p>Concludo con alcune parole di Andrea Riccardi, le pi\u00f9 impegnative \u2013 credo \u2013 della sua vasta produzione e che riguardano in primis la citt\u00e0 di Roma, perch\u00e9 Andrea \u00e8 romano ed \u00e8 vero che oggi la sua Comunit\u00e0 per mare e per terra batte l\u2019ali, ma il primo passo lo comp\u00ec nel quartiere romano di Trastevere. Le prendo \u2013 quelle parole pi\u00f9 impegnative \u2013 dal volume che considero il frutto maturo dell\u2019appassionata indagine su Roma e la guerra che Riccardi va conducendo da oltre trent\u2019anni: <em>L\u2019inverno pi\u00f9 lungo. 1943-44: Pio XII, gli ebrei e i nazisti a Roma<\/em> (Laterza, Bari 2008): \u201cA Roma, in Italia, in Europa, la Shoah \u00e8 una sconfitta del cristianesimo. Lo \u00e8 anche di altre culture e visioni ideali. Ma proprio il cristianesimo aveva permeato a fondo la storia secolare dell\u2019Europa. Ed \u00e8 sconfitto dalla violenza nazista e dall\u2019avverarsi di un male cos\u00ec grande in terre cristiane\u201d, un male che \u201crivela la sconfitta dell\u2019umanit\u00e0 europea\u201d (p. XV).<\/p>\n<p>Sconfitta del cristianesimo, sconfitta dell\u2019umanit\u00e0 europea: in queste parole forti di Riccardi io avverto la pensosa, dolorante considerazione dello storico e insieme un vivo impegno di uomo e di cittadino europeo a fare di tutto perch\u00e9 le nostre e le future generazioni non abbiano a sperimentare altre analoghe sconfitte del cristianesimo e dell\u2019umanit\u00e0 europea. Ci\u00f2 che ieri avvenne con gli ebrei potrebbe ripetersi domani nello scontro con gli immigrati musulmani o con l\u2019onda migratoria cinese, o con una nostra mala reazione \u2013 tutto \u00e8 possibile sotto il sole \u2013 alla seduzione religiosa che viene dall\u2019India. Il lavoro di Riccardi \u2013 nel segno di Assisi \u2013 per la conciliazione tra le fedi, io lo vedo legato alla percezione di quella sconfitta e dell\u2019ombra lunga e del monito che essa getta dal nostro passato verso il nostro futuro. Fare di quel monito la materia prima della speranza per il domani \u00e8 un compito che ci riguarda tutti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Camaldoli 23 ottobre 2010 Parlare di dialogo tra le religioni per il domani dell\u2019Europa in occasione di un premio attribuito ad Andrea Riccardi comporta che si dia un\u2019occhiata \u2013 seppure&#8230;<\/p>\n<div class=\"more-link-wrapper\"><a class=\"more-link\" href=\"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/conferenze-e-dibattiti-2\/il-dialogo-interreligioso-una-speranza-per-l%e2%80%99europa\/\">Read More<span class=\"screen-reader-text\">Il dialogo interreligioso: una speranza per l\u2019Europa<\/span><\/a><\/div>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":5506,"menu_order":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","template":"","meta":{"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"class_list":["post-6912","page","type-page","status-publish","hentry","excerpt"],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/6912","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=6912"}],"version-history":[{"count":1,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/6912\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6913,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/6912\/revisions\/6913"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/5506"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=6912"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}