{"id":7678,"date":"2011-10-30T17:27:23","date_gmt":"2011-10-30T16:27:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/?page_id=7678"},"modified":"2011-10-30T17:27:23","modified_gmt":"2011-10-30T16:27:23","slug":"premessa","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/antologia-delle-pubblicazioni-2\/premessa\/","title":{"rendered":"Premessa"},"content":{"rendered":"<h1><\/h1>\n<p>Posta in alto sulle Serre calabresi, antica di nove secoli e circondata da alte mura la certosa attira le leggende. Ha attirato anche nei decenni la mia curiosit\u00e0 che infine ho potuto soddisfare con un approccio diretto e fortunato dal quale \u00e8 nato questo volumetto in collaborazione con il priore Jacques Dupont.<\/p>\n<p>In vista della visita di Papa Benedetto XVI ai certosini di Serra San Bruno, fissata per il giorno 9 ottobre 2011, l\u2019editore Rubbettino mi ha chiesto di realizzare un libro intervista sulla vita e la vocazione certosina il cui progetto era gi\u00e0 concordato con il priore. Ho accettato la proposta con una qualche leggerezza, immaginando che alla mia varia conoscenza di ambienti monastici di antica e nuova obbedienza ne avrei facilmente aggiunto un altro che del resto non mi era del tutto sconosciuto: ero gi\u00e0 stato a Serra San Bruno il 5 ottobre del 1984 per la visita di Giovanni Paolo II. L\u2019impresa non \u00e8 stata cos\u00ec facile e ho dovuto lavorare molto pi\u00f9 di quanto immaginassi ma debbo riconoscere che anche il profitto \u00e8 stato maggiore.<\/p>\n<p>I tre giorni di colloqui con il priore \u2013 nei quali ho condiviso la vita dei monaci \u2013 e le otto settimane di lavorazione di quanto in quei colloqui avevo raccolto mi hanno costretto ad ampliare il campo dell\u2019indagine. Ma la parola \u201ccostretto\u201d non \u00e8 adatta a esprimere quello che mi \u00e8 capitato nelle ore di colloquio diretto con il priore e in quelle del colloquio a distanza che ne \u00e8 seguito e che ho condotto riascoltando e sistemando le domande e le risposte registrate su nastro. Forse posso dire che l\u2019incontro con la certosa e la conversazione con il priore mi hanno come calamitato con forza e insieme con soavit\u00e0 in una riflessione senza rete sull\u2019umanit\u00e0 di oggi e la sua possibilit\u00e0 di stare di fronte al mistero in continuit\u00e0 con l\u2019esperienza che di tale mistero ci tramandano le Scritture e i Padri del deserto e quelli che nei secoli, in Oriente e in Occidente, hanno posto mano alla stessa impresa.<\/p>\n<p>L\u2019attualit\u00e0 del Vangelo nel terzo millennio, la possibilit\u00e0 dell\u2019incontro con Dio nel silenzio e nella preghiera in un\u2019epoca di crescente stordimento, l\u2019opportunit\u00e0 di riscoprire \u2013 incalzati dal bisogno dell\u2019umanit\u00e0 di oggi \u2013 un Dio della misericordia e del perdono che accoglie e non giudica, che rispetta la libert\u00e0 dell\u2019uomo e lo precede nel cammino che egli sceglie di percorrere, sia pure quel cammino sbagliato e comunque diverso da quello che il Signore aveva per lui immaginato: di questo e di altro abbiamo parlato il padre Jacques ed io in quelle settimane di colloquio prima diretto e poi virtuale che per me sono state ricche di insegnamenti.<\/p>\n<p>Suggerisco al lettore di lasciarsi guidare in questo progressivo ampliamento del campo di indagine, affidandosi al ritmo discontinuo e ricco di rilanci di una conversazione a 360 gradi tra un monaco e un giornalista: divagante il giornalista nel suo intento esplorativo, concentrato il monaco nell\u2019impresa di comunicare quello che in cella ha contemplato. Ne \u00e8 venuta una trattazione dall\u2019andamento \u2013 si pu\u00f2 dire \u2013 circolare o a elica, che cio\u00e8 svolge i diversi argomenti avendo cura di raccordarli alla questione centrale dell\u2019umanit\u00e0 che si pone alla ricerca di Dio. O per dire meglio: di un\u2019umanit\u00e0 che \u201coggi\u201d si ponga a quella ricerca.<\/p>\n<p>Sia colui che interroga sia colui che risponde affrontano via via i diversi aspetti della vita monastica restando agganciati a quel perno e facendo in modo che la loro investigazione non si fermi alla giornata, o alle attivit\u00e0, o ai gesti, o ai cibi del monaco \u2013 dei quali pure si parla \u2013 ma giunga a trattare dell\u2019esperienza della \u201ctenerezza\u201d del Signore che, attraverso quella giornata e quelle attivit\u00e0 e quei gesti e quei cibi, alcuni uomini a ci\u00f2 chiamati dallo Spirito si prefiggono di perseguire con totale affidamento. Quando incontra in queste pagine \u2013 e ci\u00f2 avviene a pi\u00f9 riprese \u2013 l\u2019espressione \u201ctenerezza del Signore\u201d il lettore raddoppi la sua attenzione perch\u00e9 a mio parere quelle parole segnalano il punto di arrivo della meditazione del priore.<\/p>\n<p>Chi prende in mano questo libro non tema di andare incontro a una materia troppo ardua: della pi\u00f9 ampia conversazione con il priore ho qui riportato solo quello che mi risultava chiaro e vi assicuro che ci\u00f2 che intende un giornalista lo possono intendere tutti. Il padre Jacques \u00e8 un uomo colto, di formazione scientifica e poi teologica, ma \u00e8 anche uno che ama le storie e i paradossi. Anch\u2019io li amo. Ho dunque fatto spazio a tutti gli apologhi, le parabole, i motti e i racconti che il padre ha citato nella conversazione e non ho tralasciato nessuna sua riflessione che iniziava con le parole \u00abanche qui troviamo un paradosso\u00bb. Mi sono fatto spiegare ogni parola che mi dava qualche vertigine \u2013 perch\u00e9 a me sconosciuta o perch\u00e9 mi risultava usata in un contesto sorprendente \u2013 e ho messo per iscritto tutte le spiegazioni.<\/p>\n<p>Da studente il padre Jacques ha molto amato il volume del padre gesuita Henri De Lubac \u2013 poi cardinale \u2013 intitolato <em>Paradosso e mistero della Chiesa <\/em>(tradotto in Italia dalla Queriniana nel 1969). L\u2019abbiamo evocato nel nostro dialogo. \u00abSia nella Bibbia, sia nei <em>Detti<\/em> dei Padri si trova tutto e il contrario di tutto\u00bb, mi ha detto il padre a spiegazione del suo modo di procedere: \u00abDio che castiga e Dio che perdona: ne abbiamo avuta un\u2019eco questa notte nei Salmi del Mattutino. Dio che \u00e8 uno e trino. Cristo che \u00e8 Dio e uomo. Maria che \u00e8 Madre e Vergine. La Chiesa che \u00e8 peccatrice e santa. Io mi diverto quando incontro questi paradossi e trovo che il Signore ha avuto un\u2019immaginazione incredibile a crearli e a ispirarne la percezione. Credo l\u2019abbia fatto per farci uscire dalle nostre categorie, che sono sempre tendenzialmente rigide: questo \u00e8 bianco e non pu\u00f2 essere nero. Nell\u2019intendere la divina fantasia gli orientali sono avvantaggiati rispetto alla nostra mentalit\u00e0 cartesiana. Il Signore ci ha voluto avviare a comprendere l\u2019ampiezza della Verit\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p>Quando ho incontrato il padre Jacques qualcosa gi\u00e0 conoscevo del mondo dei monaci e dei certosini. A suo tempo avevo visto il film <em>Il grande Silenzio<\/em> di Philip Gr\u00f6ning girato alla Grande Chartreuse. Recentemente mi aveva dato qualcosa un altro film intitolato <em>Uomini di Dio<\/em> riguardante il martirio dei sette trappisti di Tibhirine, in Algeria. Alla lettura dei Padri del Deserto e della <em>Regola di San Benedetto<\/em> ero stato avviato fin dagli anni in cui frequentavo all\u2019Universit\u00e0 La Sapienza le lezioni di Maria Grazia Mara storica del cristianesimo. Sono stato amico di don Benedetto Calati e suo ospite al monastero di Camaldoli. Frequento Bose ed Enzo Bianchi, so qualcosa del nuovo monachesimo di don Giuseppe Dossetti. I tre giorni vissuti nella certosa di Serra San Bruno mi hanno aiutato a recuperare e a intendere quelle letture e quelle esperienze. A portarle all\u2019unit\u00e0.<\/p>\n<p>In questa riconduzione all\u2019unit\u00e0 di quanto in precedenza avevo variamente conosciuto dell\u2019esperienza monastica, mi ha fatto luce \u2013 come una lanterna nella notte \u2013 il canto sobrio e ininterrotto dei certosini, quando si riuniscono in chiesa per il Mattutino, per la Messa conventuale e per il Vespro. Il Mattutino dura dalle due alle tre ore e inizia alle 00.30, cio\u00e8 mezz\u2019ora dopo la mezzanotte. Nelle certose per antica consuetudine si dorme una prima parte della notte poi ci si alza, si canta a Cristo per due o tre ore e poi si torna a dormire fino al mattino Quegli oranti perpetui mettono a dimora nella loro notte \u2013 come piantine nella terra \u2013 le due ore di salmi e inni e di loro ascolto nel buio.<\/p>\n<p>Un\u2019altra chiave per la spiritualit\u00e0 della certosa credo di averla trovata nel <em>Confiteor<\/em> del Rito certosino \u2013 questi monaci hanno un loro Rito, molto simile ma non identico al Rito Romano \u2013 che dice \u00abConfesso a Dio Onnipotente di aver molto peccato per superbia in parole opere e omissioni\u00bb. Con insistenza, nelle quattro conversazioni che compongono il volume, il padre Jacques torna sulla \u201cfonte\u201d di tutti i peccati che \u00e8 la superbia e sullo spirito di \u201ccompetizione\u201d che intralcia la vita comunitaria e ci rende arduo intendere il passo che il Signore vorrebbe prendere con noi, egli che \u00abnon \u00e8 competitivo ma misericordioso\u00bb. Ho trovato che nelle due parole \u00abper superbia\u00bb di quel <em>Confiteor<\/em> \u2013 parole che non sono nel <em>Confiteor<\/em> del Rito romano \u2013 \u00e8 detta <em>in nuce<\/em> tutta quella pedagogia.<\/p>\n<p>La conversazione presenta qualche parziale ripetizione, o ripresa di argomenti, nel passaggio da un capitolo all\u2019altro. Avevo immaginato di toglierle, ma mentre tentavo di dare esecuzione a questa idea mi sono reso conto che organizzando rigidamente per temi l\u2019intero dialogo si perdeva qualcosa. Pi\u00f9 volte qui si torna sul silenzio, sulle lacrime, sul grido a Dio, sulla notte e cos\u00ec via e credo che questi ritorni \u2013 come per un visitatore un nuovo giro intorno al Davide di Michelangelo o intorno al Colosseo \u2013 aiutino il lettore, come aiutarono me in quei tre giorni, a entrare meglio in una materia nuova.<\/p>\n<p>Nelle risposte del priore ci sono espressioni tipiche di un francese colto che ha studiato e usa quotidianamente l\u2019italiano, ma che non pensa nella nostra lingua. Ho cercato di ridurre al minimo i francesismi e altri portati della sua formazione culturale, ma qualche volta ho preferito lasciare le sue espressioni originali, seppure imperfette nel dettato italiano, perch\u00e9 pi\u00f9 espressive della sua forte intelligenza e della sua fatica di farsi da francese italiano.<\/p>\n<p>\u00abLe faccio una confidenza\u00bb mi ha detto il padre Jacques quando eravamo giunti a met\u00e0 della fatica \u00ablei \u00e8 un giornalista, \u00e8 un uomo della parola ed \u00e8 abituato alle conversazioni prolungate, che invece per me sono faticose e rappresentano un momento di prova. Mi trovo fuori del mio ambiente, strappato dal silenzio che \u00e8 la mia casa. Tutte queste parole che ho detto e che dir\u00f2 a che serviranno? Non posso non chiedermelo e glielo dico per la verit\u00e0 che deve esserci tra noi\u00bb. Ringrazio il padre Jacques per aver resistito in quella prova e per aver aiutato me e chi legger\u00e0 a intendere qualcosa di ci\u00f2 che egli ha maturato in tante notti e giorni e anni di vita certosina. Non \u00e8 poco e lo ringrazio anche a nome dei lettori, io che sono stato il suo primo uditore.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Posta in alto sulle Serre calabresi, antica di nove secoli e circondata da alte mura la certosa attira le leggende. 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