{"id":783,"date":"2008-09-21T17:45:51","date_gmt":"2008-09-21T16:45:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/?page_id=783"},"modified":"2008-09-22T22:18:52","modified_gmt":"2008-09-22T21:18:52","slug":"sul-cardinale-ruini-che-lascia-gli-incarichi","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/collaborazione-a-riviste\/sul-cardinale-ruini-che-lascia-gli-incarichi\/","title":{"rendered":"Sul cardinale Ruini che lascia gli incarichi"},"content":{"rendered":"<p><strong>Che cosa impara un giornalista a frequentare il cardinale Ruini<br \/>\n<\/strong>&#8220;Ti andrebbe di conoscere monsignor Ruini? E\u2019 da poco a Roma e ha qualche difficolt\u00e0 a orientarsi nel mondo dei media&#8221;: cos\u00ec mi diceva al telefono Romano Prodi &#8211; allora presidente dell\u2019IRI &#8211; nel settembre del 1986. L\u2019ultima occasione di parlare con il cardinale Ruini l\u2019ho avuta all\u2019inizio di giugno, quando mi telefon\u00f2 per invitarmi a tenere &#8220;una testimonianza&#8221; sulla speranza al convegno della diocesi di Roma (9-11 giugno).<br \/>\nQui dir\u00f2 del vescovo e cardinale Ruini &#8211; ora che ha lasciato anche il Vicariato di Roma &#8211; narrando qualcosa dei miei rapporti con lui, che sono stati sobri ma costanti.<\/p>\n<p><strong>Una conversazione sveglia e aggiornata<br \/>\n<\/strong>Ho avuto da lui due lettere: quando pubblicai La speranza di non morire (Paoline 1988) e due anni dopo, quando ebbi un grave lutto. Nel caso del libro mi invit\u00f2 a &#8220;considerare&#8221; una questione che riteneva io avessi sottostimato ed era quella dell\u2019efficacia storica della fede. E\u2019 vero che non l\u2019avevo considerata e anche oggi poco la considero, ma sono consapevole di questo limite e debbo alla &#8220;conversazione&#8221; con il cristiano Camillo Ruini se ora avverto quello che vent\u2019anni addietro mi sfuggiva.<br \/>\nQuand\u2019era segretario della CEI lo vedevo spesso e subivo il fascino della sua conversazione sveglia e aggiornata. Con il Vicariato e la presidenza dell\u2019episcopato (1991) i contatti si sono ridotti a poco: telefonate per interviste e dichiarazioni, domande in conferenze stampa, qualche battuta in occasione di ricevimenti o atti pubblici. Una volta avemmo uno stesso premio come autori: il &#8220;Capri &#8211; San Michele 1996&#8221; e ne venne un trasferimento con lo stesso pullman per le stradette dell\u2019isola e una cena ravvicinata.<br \/>\nLa sua attenzione ai giornali mi ha sempre sorpreso. Era il 21 agosto 1997 e a Parigi si teneva la Giornata mondiale della giovent\u00f9, c\u2019erano 120 vescovi italiani e un centinaio di giornalisti e tutti fummo invitati a colazione dall\u2019ambasciatore Vento. Mi ritrovai al tavolo dell\u2019ambasciatore, tra i cardinali Martini alla mia sinistra e Ruini alla mia destra. Ruini appena seduti mi disse &#8220;complimenti per il suo articolo sul Corriere della Sera&#8221;. Gli chiesi se intendeva &#8220;quello di ieri o dell\u2019altro ieri&#8221; e rispose &#8220;quello di oggi&#8221;. Con Martini scambiai varie considerazioni sui ragazzi del raduno e sui miei figli, dei quali mi interrog\u00f2 e infine mi chiese: lei ha forse scritto qualcosa di questo appuntamento? Era quasi una settimana che ne scrivevo, perch\u00e8 la &#8220;giornata&#8221; concludeva un raduno che durava gi\u00e0 da cinque giorni. &#8220;Qui a Parigi non leggo i giornali, ho appena il tempo di preparare le catechesi che mi hanno assegnato&#8221; si giustific\u00f2.<br \/>\nUna sola volta chiesi e ottenni un colloquio non professionale al cardinale Ruini approfittando della comune presenza &#8211; nel 2001, ad Acireale &#8211; a un convegno delle Chiese di Sicilia. Riscoprii l\u2019uomo curioso e pronto che sapevo. Gli parlai di un mio progetto riguardo a una scuola o rete di ricerca di &#8220;fatti di Vangelo&#8221; e disse che gli sembrava un\u2019idea utile a perseguire. Il progetto non ha avuto seguito, ma io non l\u2019ho ancora abbandonato e il cardinale ha sempre confermato il suo interessamento. Lo stesso invito recente a una &#8220;testimonianza&#8221; in San Giovanni lo vedo nella scia di quella conversazione.<br \/>\nParlammo anche dei media e del Corriere della Sera, &#8220;il giornale &#8211; mi disse &#8211; che abbiamo sempre avuto in casa e con il quale sono cresciuto&#8221;. Non manc\u00f2 un accenno a Paolo Mieli, che era gi\u00e0 stato direttore per una tornata e che sarebbe tornato a esserlo poco dopo, e con il quale il cardinale ha avuto fratture e inaspettati riallacci.<\/p>\n<p><strong>Quel taglio doloroso ai rapporti amicali<br \/>\n<\/strong>Tra il contatto siciliano e l\u2019incontro romano di quella primavera del 2001 ci fu un approccio volante nell\u2019atrio della Gregoriana durante un convegno sulla Cina, che mi ha segnalato il sacrificio che il cardinale deve aver fatto a sopportare tanti momenti protocollari negli anni della CEI. Era l\u00e0 a conversare tra le colonne con Cesare Romiti e Giulio Andreotti quando feci per avvicinarmi ed egli si stacc\u00f2 dai due interlocutori dicendo: &#8220;Debbo parlare con Accattoli&#8221;.<br \/>\nMi sono fatto l\u2019idea che con l\u2019arrivo degli incarichi cos\u00ec assorbenti del Vicariato e della CEI egli abbia scelto di dare un taglio ai rapporti amicali. Qualcosa come un\u2019ascesi che si fa arte di governo. Non incontra pi\u00f9 Romano e Flavia Prodi, che un giorno aveva &#8220;unito in matrimonio&#8221;, non solo perch\u00e9 Prodi entra in politica ma &#8211; io credo &#8211; per quell\u2019ascesi.<br \/>\nC\u2019\u00e8 un brano dell\u2019omelia del 21 giugno &#8211; che traccia una specie di bilancio dei 17 anni di vicario di Roma &#8211; nel quale accenna a questa implicazione negativa del lavoro che si \u00e8 trovato a svolgere, negativa nei confronti dei rapporti di &#8220;amicizia, vicinanza e collaborazione anche al di fuori delle strutture ecclesiali&#8221; e persino negativa nei confronti della preghiera: &#8220;Per un Vescovo, come per ogni sacerdote, questi rapporti sono preziosi e doverosi, fanno parte a pieno titolo della nostra missione. Mi rammarico di aver avuto poco tempo per coltivarli e, se il Signore vorr\u00e0, vi dedicher\u00f2 pi\u00f9 tempo nel futuro. Il rammarico pi\u00f9 grande riguarda per\u00f2 la mia debolezza e mediocrit\u00e0 in quello che \u00e8 il primo compito di ogni Vescovo: la preghiera. Specialmente di questa debolezza chiedo perdono&#8221;.<\/p>\n<p><strong>&#8220;Ringrazio Pierina che rimarr\u00e0 con me&#8221;<br \/>\n<\/strong>Questa confessione ci certifica che il peso degli incarichi portati per tanti anni il cardinale l\u2019ha davvero sofferto. C\u2019\u00e8 un altro passo di quell\u2019omelia che gli recupera simpatia ed \u00e8 quello in cui nomina Pierina, la simpaticissima &#8220;serva del cardinale&#8221; &#8211; come ama presentarsi &#8211; che in tutti questi anni ha gestito la sua abitazione: &#8220;Ringrazio Pierina, che rimarr\u00e0 con me, e tutte le persone che in questi anni, insieme a lei, hanno reso confortevole la mia vita&#8221;.<br \/>\nChi ha conosciuto Pierina &#8211; anche solo al telefono &#8211; e le tre ragazze della &#8220;segreteria personale&#8221; coglie in quelle poche parole una dimensione privata che \u00e8 stata non solo funzionale ma anche viva e particolare, se lo stesso cardinale \u00e8 arrivato in un\u2019occasione a riferire in pubblico che nel suo ufficio poteva capitare &#8211; il luned\u00ec mattina &#8211; che l\u2019una o l\u2019altra delle segretarie gli narrasse le battute che la sera prima gli aveva dedicato a Che tempo che fa Luciana Littizzetto, imitandone l\u2019impertinente &#8220;Eminence!&#8221;<br \/>\nQuell\u2019accenno alla propria &#8220;debolezza e mediocrit\u00e0&#8221; &#8211; contenuto nell\u2019omelia del 21 giugno &#8211; me ne ha richiamato un altro simile che il cardinale aveva fatto nella lectio magistralis svolta lo scorso 9 aprile all\u2019Universit\u00e0 della Santa Croce, in occasione della laurea honoris causa in Comunicazione sociale istituzionale, illustrando una delle quattro &#8220;conclusioni&#8221; che riteneva di aver ricavato da &#8220;pi\u00f9 di vent\u2019anni di conferenze stampa e di interviste&#8221;, riguardante la necessit\u00e0 di &#8220;veicolare, unitamente alla verit\u00e0 del messaggio e della natura stessa della Chiesa, anche e con non minore impegno l\u2019amore che Dio in Ges\u00f9 Cristo ha manifestato per l\u2019uomo&#8221;.<\/p>\n<p><strong>I suoi testi migliori sono quelli delle omelie<br \/>\n<\/strong>Qui \u00e8 necessaria una citazione della lectio un poco ampia ma ben sapida e utile: &#8220;Si tratta di esprimersi con simpatia, cordialit\u00e0, accoglienza, comprensione, apertura d\u2019animo, lasciando da parte reazioni, allergie e suscettibilit\u00e0 personali. Pu\u00f2 essere prezioso, dunque, un atteggiamento sereno e anche gioioso, accompagnato dal senso dell\u2019umorismo, che ci aiuta a non prendere troppo sul serio noi stessi. Personalmente tutto ci\u00f2 mi riesce in maniera abbastanza spontanea nelle omelie e negli incontri con le persone e le comunit\u00e0. A livello di comunicazione pubblica l\u2019immagine che ho dato \u00e8 purtroppo piuttosto diversa, fatti salvi i casi nei quali mi sono sentito particolarmente a mio agio&#8221;.<br \/>\nHo letto con interesse queste parole del cardinale, essendomi trovato tante volte a sostenere, in pubblico o tra amici, che l\u2019uomo Ruini \u00e8 migliore del personaggio Ruini e che il meglio del personaggio l\u2019abbiamo nelle omelie (poniamo quelle in morte di Luigi Di Liegro e di Andrea Santoro) piuttosto che nelle prolusioni.<br \/>\nN\u00e9 voglio sminuire il ruolo storico delle prolusioni e l\u2019importanza del Progetto culturale elaborato dal cardinale. Ritengo che egli sia riuscito ad affrontare realmente la questione &#8211; che fino a lui era restata sempre sul piano del lamento &#8211; di un\u2019adeguata rappresentazione della veduta cristiana nella cultura pubblica del nostro paese, come quella di una chiamata comunitaria a incidere su quella cultura, reagendo cristianamente alle tendenze secolarizzatrici.<br \/>\nReputo poi che abbia dato coerente attuazione alle indicazioni sulla responsabilit\u00e0 storica e pubblica &#8211; anche politica &#8211; della Chiesa venute dai papi contemporanei, a partire dalla seconda stagione del pontificato di Paolo VI. Nella conduzione di tale impresa &#8211; che all\u2019inizio non incontrava il sostegno spontaneo della maggioranza dell\u2019episcopato &#8211; pu\u00f2 esservi stato un eccesso di parola o di zelo e la correzione di quell\u2019eccesso \u00e8 forse gi\u00e0 in atto con la presidenza Bagnasco.<\/p>\n<p><strong>Qualche eccesso ma nessun arbitrio<br \/>\n<\/strong>Si potr\u00e0 anche dire che egli abbia governato pi\u00f9 che coordinato le attivit\u00e0 della Conferenza episcopale e che abbia posto un &#8220;troppo di vigore&#8221; nelle indicazioni operative per la partecipazione del laicato alla vita pubblica &#8211; come nel caso del &#8220;non voto&#8221; al referendum del maggio del 2005 sulla fecondazione assistita &#8211; che ben potrebbero essere lasciate alla responsabilit\u00e0 degli elettori e dei cristiani impegnati in politica, limitandosi l\u2019episcopato al richiamo della posta in gioco.<br \/>\nEccessi &#8211; se vogliamo &#8211; ma non certo arbitrii. Qualcosa come un passo pi\u00f9 in l\u00e0 nello slancio comportato da un impegno che nella sostanza era comandato e che \u00e8 stato attuato con grande concentrazione e sacrificio personale, in esecuzione a direttive papali.<\/p>\n<p><strong>Luigi Accattoli<\/strong><br \/>\nDa <em>Il Regno<\/em> 14\/2008<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Che cosa impara un giornalista a frequentare il cardinale Ruini &#8220;Ti andrebbe di conoscere monsignor Ruini? 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