{"id":784,"date":"2008-09-21T18:39:55","date_gmt":"2008-09-21T17:39:55","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/?page_id=784"},"modified":"2008-09-22T22:21:35","modified_gmt":"2008-09-22T21:21:35","slug":"i-giornalisti-in-un-bordello-disavventure-dei-viaggi-papali","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/collaborazione-a-riviste\/i-giornalisti-in-un-bordello-disavventure-dei-viaggi-papali\/","title":{"rendered":"I giornalisti in un bordello. Disavventure dei viaggi papali"},"content":{"rendered":"<p><strong>Giornalisti alloggiati in un bordello e altre disavventure dei viaggi papali<\/strong><br \/>\nIl viaggio in Brasile di Benedetto XVI (9-14 maggio) mi ha portato \u2013 insieme agli altri giornalisti del volo papale \u2013 in uno strano alloggio nel mezzo di un villaggio turistico denominato \u201cHotel Club Dos 500\u201d, a Guaratinguet\u00e0, 180 chilometri da San Paolo. Tra piscine e campi da golf, eravamo ospitati in casermette modestissime a un piano con stanze allineate lungo un corridoio, due letti e il fornelletto per le zanzare. Eravamo per di pi\u00f9 a 15 chilometri dal luogo degli eventi, ma gli organizzatori rispondevano che a Guarantinguet\u00e0 e Aparecida (seconda e terza tappa del viaggio del papa) non c\u2019era niente di meglio.<br \/>\nQuel villaggio turistico mi ha ricordato le decine di insolite ospitalit\u00e0 che mi sono capitate in 90 viaggi papali nel mondo, 85 con Wojtyla e 5 con Ratzinger. La palma della stranezza va alla tappa di Porto Alegre in occasione del primo viaggio di Giovanni Paolo in Brasile, quando finiamo \u2013 il venerd\u00ec 4 luglio 1980 \u2013 in un bordello per camionisti.<\/p>\n<p><strong>Organizzatore della trasferta era l\u2019arcivescovo Marcinkus<\/strong><br \/>\nIl bus che ci preleva all\u2019aeroporto ci lascia davanti a un ostello piccolo e tondo, in aperta campagna, provvisto di un gigantesco parcheggio da tir, configurato come una prigione circolare con le celle lungo la circonferenza e il gabbiotto del custode al centro. Ce ne andiamo alle stanze trascinando le valigie ma dopo cinque minuti siamo di nuovo tutti tra le tamerici del cortile a gridare inaudite proteste. \u201cLa mia camera si chiude solo da dentro\u201d dice Paloma Gomez Borrero e Lamberto Furno: \u201cNella mia non c\u2019\u00e8 un tavolo per scrivere\u201d. Valentina Alazraki: \u201cIo ho solo luci rosse\u201d. \u201cNon c\u2019\u00e8 lo specchio per fare la barba\u201d osserva Renzo Giacomelli. Io aggiungo che in compenso \u201cci sono spechi bassi lungo ogni parete all\u2019altezza del letto: ma a che ti servono?\u201d Mettiamo insieme i reclami e la verit\u00e0 splende su tutti: \u201cCi hanno portati in un bordello\u201d.<br \/>\nOrganizzatore dei viaggi era l\u2019arcivescovo Paul Marcinkus ma non voglio dire che la responsabilit\u00e0 fosse sua: mi piace difendere gli indifendibili. La sistemazione dei giornalisti era subappaltata a un tale \u201csignor Fales\u201d \u2013 se ricordo la grafia del cognome \u2013 che asser\u00ec l\u2019impossibilit\u00e0 di trovare tante camere in un albergo decente. Il collega tedesco Hansjakob Stehle (autore di una prestigiosa Die Ostpolitik des Vatikans, Piper editore 1975) minacci\u00f2 di creare uno scandalo e port\u00f2 un gruppo di irriducibili a uno Sheraton. Se ricordo bene l\u2019organizzazione pag\u00f2 lo Sheraton e a chi pernott\u00f2 nel bordello fu restituita una quota di ci\u00f2 che aveva pagato. Se ricordo bene mi divertii alle scene di quell\u2019umana commedia.<br \/>\nA Czestochowa il 4 e 5 giugno del 1979 mi era toccata una stanza a due in una casa dello studente con letti a castello e un bagno per dieci nel corridoio. Il collega che doveva dormire con me era Sandro Viola, che aveva una macchina con autista e ripart\u00ec subito per il Victoria di Varsavia da cui venivamo. Quell\u2019avventura mi ricorda la battuta di una bambina di amici che visitarono in quei tempi la Polonia e che rientrando in patria si sentirono implorare cos\u00ec: \u201cNei paesi poveri non ci andiamo pi\u00f9, vero?\u201d<br \/>\nMai avuto problemi a dividere la stanza con un collega. A Puebla nel febbraio del 1979 ho coabitato sportivamente per qualche giorno con Giancarlo Zizola (allora al Giorno) al Gilfer Hotel, in una camera da undici dollari a notte. C\u2019eravamo trattenuti l\u00e0, dopo la visita del papa, per seguire la Conferenza dell\u2019episcopato latino-americano. Con noi erano restati sul posto per quasi un mese Rosino Gibellini e Maria Girardet, Gianfranco Svidercoschi e Tana De Zulueta, Gianni Licheri e Angelo Cicinelli, Juan Arias e Peter Nichols, Grazia Gaspari e Renzo Giacomelli, Silvano Stracca e Giovanni Spinoso, Carlo Napoli e Gregorio Donato, Angelo Gaiotti e Ugo d\u2019Ascia, Angelo Montonati e Rocco Morabito.<\/p>\n<p><strong>Venti inviati a Puebla ma solo due ad Aparecida<\/strong><br \/>\nCome sono cambiati i tempi: 28 anni dopo l\u2019interesse dei nostri media per la Chiesa dell\u2019America Latina \u00e8 quasi ridotto a zero. Il papa che visita il Brasile \u00e8 stato seguito come allora, ma alla Conferenza di Aparecida sono stati presenti due soli italiani: Annachiara Valle (Jesus) e Luigi Sandri (Confronti), contro la ventina che eravamo a Puebla. Avvenire ebbe due inviati a Puebla, uno a Sancto Domingo (Quarta Conferenza, 1992) e nessuno ad Aparecida. Nell\u2019anno di Puebla il cardinale Ballestrero sostitu\u00ec il cardinale Poma alla presidenza della Cei e noi vaticanisti scrivemmo una trentina di righe, mentre lungo l\u2019ultimo anno sul passaggio da Ruini a Bagnasco abbiamo prodotto una trentina di pezzi a testa. Si direbbe che oggi non faccia notizia il dibattito interno alla Chiesa ma il suo conflitto con il mondo secolare. Possiamo considerarlo un vantaggio? Ho la testa rutilante di idee che tengo per me: forse le dir\u00f2 quando saranno sfebbrate.<br \/>\nLa pi\u00f9 rumorosa tra le ribellioni di pelle alla condivisione della stanza la vidi in India, a Goa, il 5 febbraio del 1986. Ci avevano appaiati seguendo l\u2019alfabeto e io mi ritrovai con Dante Alimenti che si sent\u00ec punto sull\u2019onore: \u201cPiuttosto dormo nella hall\u201d. Pass\u00f2 buona parte della notte in cerca di un altro albergo e lo rividi trionfante la mattina sul bus per l\u2019aeroporto: \u201cHo trovato un Hilton!\u201d<\/p>\n<p><strong>Ricordo Del Rio con i capelli al vento<\/strong><br \/>\nAd Accra, in Ghana, l\u20198 e 9 maggio del 1980 fu riaperto per noi un albergo in disuso: il tanfo di chiuso ti avvolgeva in ogni ambiente e gli asciugamani sapevano di muffa. Un ramarro gigante dormiva avvinghiato alle tubature sopra la vasca da bagno. Ogni tanto andavo a vedere se si era mosso.<br \/>\nA Kisangani, nello Zaire, durante quello stesso giro, avevo passato del tempo a inseguire con uno spray insetticida animaletti a me invisibili che correvano al di sopra di un telo che rivestiva il soffitto. Kisangani resta l\u2019unica localit\u00e0 dalla quale nessuno riusc\u00ec a \u201cmandare il pezzo\u201d perch\u00e9 non c\u2019erano telefoni.<br \/>\nA Suva, nelle Isole Figi, il 21 novembre del 1986 alloggiai in un albergo costruito in legno e pieno di piante e di fiori. Anche le strade erano erbose e gli stessi abitanti ornati di verzure in testa e ai fianchi, simili agli Ent di Tolkien.<br \/>\nA Port Louis, capitale delle Mauritius, a met\u00e0 ottobre del 1989 avevamo gi\u00e0 provato il villaggio turistico ma ben pi\u00f9 sofisticato di quello della povera Guaratinguet\u00e0: ognuno di noi aveva avuto una casetta-capanno a due piani in riva al mare, con scala esterna e tutti i confort. Molti colleghi fecero il bagno ma io no meritandomi questo commento di uno dei figli che allora aveva otto anni: \u201cPap\u00e0 fa un bel mestiere ma non ne approfitta niente\u201d. Di quelle poche ore ricordo Domenico Del Rio coi capelli al vento, inginocchiato sulla sabbia, che contrattava con i \u201cvu cumpr\u00e0\u201d stoffe e collane.<\/p>\n<p><strong>La toccante povert\u00e0 dell\u2019isola di Flores<\/strong><br \/>\nIl viaggio a Seoul-Indonesia-Mauritius ci aveva fatto sperimentare tre giorni prima l\u2019alloggio pi\u00f9 povero di tutte le trasferte a Maurere, nell\u2019isola indonesiana di Flores, dove eravamo arrivati con un Hercules C 130 dell\u2019aereonautica militare indonesiana e dove fummo sistemati in pensioni miserelle con lettuccio rigido, doccia fredda, un rubinetto senza lavandino, un pezzo di sapone e un asciugamano sul letto. Ma \u2013 finezza dell\u2019ospitalit\u00e0 isolana \u2013 ognuno di noi aveva il nome sulla porta scritto in bella grafia. Due gechi, pallidi per il chiuso, si spostavano a scatti sul bordo della finestrella del bagno quando accendevo la luce. Fuori si sentivano galline e galli, dentro le grida dei colleghi prive di simpatia per l\u2019universo. \u201cPasser\u00f2 la notte in poltrona\u201d diceva Tullio Meli guardando il letto. Al mattino mia felicit\u00e0 di trovare un uovo sodo accanto alla tazza del caff\u00e8. Dalla finestra mi ero gi\u00e0 goduto la vista delle galline e quell\u2019uovo fu per me come l\u2019incontro con una creatura che avessi visto nascere.<br \/>\nA Vilnius in Lituania nel settembre del 1993 affrontammo un autunno gi\u00e0 infreddato con i riscaldamenti spenti, nella tristezza di un micragnoso albergo ancora sovietico. La stessa sperimentata al \u201cBelgrad 2\u201d di Mosca (ma l\u00ec senza il papa, si capisce) in occasione del \u201cMillennio del battesimo della Rus\u201d nel giugno del 1988. Il meglio di quegli alberghi di regime resta, nel nome e nel fatto, lo Sputnik di Lviv, in Ucraina (giugno 2001), dove dormimmo due notti: non c\u2019era lavandino e l\u2019acqua del rubinetto \u2013 nella mia stanza \u2013 veniva inghiottita da un buco nel pavimento praticato con lo scalpello.<\/p>\n<p><strong>Era come alloggiare in un film di Bunuel<\/strong><br \/>\nFuori dai viaggi papali \u2013 muovendomi a mio talento ma guidato dal senso del denaro che mi porto dalla nascita e che \u00e8 quello del coltivatore diretto marchigiano \u2013 sono riuscito a trovare larve nella minestra a Santiago di Compostela e lenzuola bucate a Oviedo. Era il 1986 e la Spagna sapeva ancora di Franco. Il bagno di Oviedo era in un angolo della stanza, rialzato rispetto al pavimento per ottenere il piano inclinato dello scarico. Ma in quell\u2019albergo c\u2019era un portiere con una gamba di legno e la sua vista mi ripag\u00f2 d\u2019ogni disagio. Era come se alloggiassi in un film di Bunuel.<br \/>\nAnche alle disavventure si prende mano. Quel bordello di Porto Alegre non mi parve poi cos\u00ec male perch\u00e9 in un bordello c\u2019ero gi\u00e0 finito a Torino nel 1976. Ero alla prima trasferta come giornalista di Repubblica e credevo che un inviato fosse tenuto a cercare soluzioni economiche. Cascai in un albergo vicino alla stazione di Porta Nuova stranamente vuoto lungo il giorno ma che si anim\u00f2 la notte e c\u2019era un guardiano a ogni piano con una pila di asciugamani. Quando capii la faccenda \u2013 ci voleva poco ma io non amo la velocit\u00e0 \u2013 mi barricai nella stanza spostando il letto a puntellare la porta, come a difendermi da movimenti, rumori e voci che andarono avanti per ore. \u201cSenza uscire dalla porta \/ si pu\u00f2 sapere il mondo\u201d: questi due versi di Lao Tse (570-490 avanti Cristo) furono il mio motto per quella notte.<\/p>\n<p><strong>Luigi Accattoli<\/strong><br \/>\nDa <em>Il Regno<\/em> 12\/2007<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giornalisti alloggiati in un bordello e altre disavventure dei viaggi papali Il viaggio in Brasile di Benedetto XVI (9-14 maggio) mi ha portato \u2013 insieme agli altri giornalisti del volo&#8230;<\/p>\n<div class=\"more-link-wrapper\"><a class=\"more-link\" href=\"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/collaborazione-a-riviste\/i-giornalisti-in-un-bordello-disavventure-dei-viaggi-papali\/\">Read More<span class=\"screen-reader-text\">I giornalisti in un bordello. 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