{"id":7847,"date":"2011-11-23T21:59:51","date_gmt":"2011-11-23T20:59:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/?page_id=7847"},"modified":"2011-11-24T08:26:35","modified_gmt":"2011-11-24T07:26:35","slug":"giuseppe-pierobon-%e2%80%9cl%e2%80%99accettazione-del-limite-e-gia-una-liberta%e2%80%9d","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/cerco-fatti-di-vangelo\/4-la-reazione-all%e2%80%99handicap\/giuseppe-pierobon-%e2%80%9cl%e2%80%99accettazione-del-limite-e-gia-una-liberta%e2%80%9d\/","title":{"rendered":"Giuseppe Pierobon: \u201cL\u2019accettazione del limite \u00e8 gi\u00e0 una libert\u00e0\u201d"},"content":{"rendered":"<p><strong><br \/>\n<\/strong><br \/>\nUn incidente stradale lo paralizza quando non ha ancora 18 anni e oggi ne ha 41 e afferma: \u201cNon mi sono mai sentito un peso\u201d. Nato a Cittadella, Padova, nel 1970, Giuseppe Pierobon \u00e8 travolto da un camion mentre in motorino va al suo lavoro di operaio metalmeccanico assunto per le sostituzioni estive, essendo ancora impegnato nelle scuole Superiori. Riporta una lesione incompleta alla vertebra C2 (seconda vertebra cervicale), all\u2019epoca ritenuta difficilmente compatibile con la vita. La sua memoria cancella i quindici giorni precedenti e successivi all\u2019incidente.<br \/>\n&nbsp;<\/p>\n<p><em>Non ho mai voluto sapere cosa sia successo, tanto \u00e8 inutile. Non ho nulla da recriminare neppure contro l\u2019autista, non so se \u00e8 stata colpa mia. Il primo ricordo che ho \u00e8 un senso di accettazione spontanea della situazione, la percezione della necessit\u00e0 di viverla al meglio. Era quasi un atteggiamento cinico (non in senso negativo, vorrei dire piuttosto filosofico).<\/em><\/p>\n<p><em>Dopo ti rendi conto che il corpo non \u00e8 pi\u00f9 tuo, che hai un corpo in affitto ma senza che questo cancelli la tua dignit\u00e0 personale. Il mio corpo viene gestito da altri, ma il fatto che le persone intorno mi rispettino e mi amino non mi ha mai fatto sentire inferiore, o inutile.<\/em><\/p>\n<p><em>Ho incontrato tanti medici e infermieri gentili senza che fossero pietosi, cosa che non sopporto. Meglio l\u2019indifferenza che il pietismo. Poi la vicinanza dei familiari, essenziali. I genitori hanno saputo starmi vicino senza sostituirsi a me quando non era necessario. Le persone di casa hanno continuato a vivere una vita per quanto possibile normale. E\u2019 stato deciso di assumere una persona non per aiutare la mamma in casa, cos\u00ec che lei si dedicasse a me, quanto per aiutare me. E\u2019 stata una scelta che mi ha stimolato a cercare la mia indipendenza e ad arrangiarmi. <\/em><\/p>\n<p><em>Il corpo che ho in affitto \u00e8 mio ma non \u00e8 mio, perch\u00e8 non lo controllo, ma sono perfettamente cosciente di ci\u00f2 che faccio. \u00c8 la mia consapevolezza a farmi sentire uomo, la coscienza delle mie azioni. Essa mi ha spinto a impegnarmi in varie attivit\u00e0: testimonianze presso le scuole, interventi in gruppi di infermieri, insegnamento in corsi di alfabetizzazione informatica per persone disabili (con l\u2019associazione AIRONE in collaborazione con ASL e INAIL). Da due anni collaboro con il comune di Cittadella, al Centro elaborazione dati, per la parte informatica. Utilizzo il pc con la trackball, facendola scorrere attraverso un bastoncino ergonomico che tengo tra i denti e con il quale comando la tastiera.<\/em><\/p>\n<p><em>Nessuno mi ha fatto pesare la mia incapacit\u00e0 di muovermi. Non mi sono mai sentito un peso, n\u00e9 ho vissuto l\u2019\u201caccantonamento\u201d, l\u2019emarginazione, cosa che comunque non subirei passivamente. Ho vissuto i primi sette-otto mesi dopo l\u2019incidente attaccato al ventilatore polmonare, perch\u00e8 la lesione provoca insufficienza respiratoria. Ho fatto la riabilitazione respiratoria in Germania, dove posso dire che mi hanno di nuovo insegnato a vivere. <\/em><\/p>\n<p><em>Ho imparato a respirare usando i muscoli ancora attivi nella parte alta delle spalle e nel collo, fin da subito lo scopo \u00e8 stato quello di reinserirmi il pi\u00f9 presto possibile nella vita. Ricordo il Natale in Germania: mi dissero che se volevo nella cappella al piano inferiore si celebrava la messa e mi accompagnarono gi\u00f9 con tutto il letto e il respiratore. Ho imparato che con la buona volont\u00e0 e l\u2019organizzazione si possono fare un sacco di cose. Lass\u00f9 tutte le mie dimensioni personali erano rispettate.<\/em><\/p>\n<p><em>Credo che il carattere mi abbia aiutato. Ho sempre affrontato le sfide con caparbiet\u00e0, anche prima dell\u2019incidente. Sono disgrafico, ma studiavo in un istituto tecnico e cercavo sempre di superare gli ostacoli. Anche questo mi ha aiutato nell\u2019atteggiamento da assumere e con la stessa logica ho vissuto e vivo la mia condizione di limite nel movimento.<\/em><\/p>\n<p><em>La possibilit\u00e0 di essere di aiuto \u00e8 importante anche nella vita cristiana. La fede \u00e8 uno dei tasselli importanti per vivere in pienezza, ci ricorda che il corpo non \u00e8 tutto, che c\u2019\u00e8 la dimensione spirituale che ci porta avanti.<\/em><\/p>\n<p><em>Le attivit\u00e0 che svolgo non le ho ricevute ma le ho cercate. E\u2019 stato un modo per sentirmi protagonista della mia vita. La mia condizione \u00e8 la mia croce ma ognuno ha la sua, ci\u00f2 che conta \u00e8 trovare la forza per portarla.<\/em><\/p>\n<p><em>A volte la discriminazione avviene a causa della non conoscenza, che \u00e8 una forma di disabilit\u00e0 pi\u00f9 grave di quella fisica. Invece la conoscenza del proprio limite \u2013 la sua accettazione, l&#8217;impegno a vedere le cose da una prospettiva diversa \u2013 \u00e8 la prima forma di libert\u00e0.<\/em><br \/>\n&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Ho conosciuto Giuseppe Pierobon su segnalazione di Assunta Steccanella che per me lo ha intervistato nel novembre del 2011. <\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un incidente stradale lo paralizza quando non ha ancora 18 anni e oggi ne ha 41 e afferma: \u201cNon mi sono mai sentito un peso\u201d. 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