{"id":785,"date":"2008-09-21T18:49:26","date_gmt":"2008-09-21T17:49:26","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/?page_id=785"},"modified":"2008-09-22T22:20:19","modified_gmt":"2008-09-22T21:20:19","slug":"pennisi-un-vescovo-alle-prese-con-i-mafiosi-devoti","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/collaborazione-a-riviste\/pennisi-un-vescovo-alle-prese-con-i-mafiosi-devoti\/","title":{"rendered":"Pennisi. Un vescovo alle prese con i mafiosi devoti"},"content":{"rendered":"<p><strong>Pennisi: il mio amico vescovo alla prese con i mafiosi devoti<\/strong><br \/>\nSono contento d\u2019aver conosciuto il vescovo di Piazza Armerina Michele Pennisi prima attraverso il mio blog e poi nella sua casa e nella sua Chiesa, ospite per conferenze e per una vacanza: sono cos\u00ec aiutato a cogliere &#8211; spero &#8211; la giusta valenza del lavoro che sta compiendo sul fronte della mafia. Considero la conversazione con lui, da cui nasce questo articolo, come un prolungamento di quanto ho appreso in materia dal cardinale Pappalardo e dal padre Sorge, da Cataldo Naro professore e vescovo, dalla riflessione che ebbi a condurre &#8211; per una relazione al Convegno delle Chiese di Sicilia che si tenne ad Acireale nel 2001 &#8211; sulle figure di &#8220;nuovi martiri&#8221; che hanno marcato il distacco dei cristiani dalle cosche.<br \/>\nAll\u2019inizio dell\u2019avventura che sta vivendo il vescovo Pennisi c\u2019\u00e8 la mancata celebrazione nella chiesa madre di Gela del funerale di un capo della mafia. Seguono voci di protesta contro il vescovo che cos\u00ec ha stabilito, accettando un\u2019indicazione del Comitato per l\u2019ordine pubblico. In riferimento a quel fatto, come alla denuncia del pizzo da parte di imprenditori e all\u2019arresto di latitanti, il vescovo pubblica sul settimanale della diocesi l\u2019appello: &#8220;Mafiosi, convertitevi!&#8221; Tre mesi pi\u00f9 tardi un presunto capo della mafia locale rivendica cittadinanza nella Chiesa scrivendo in una lettera aperta che &#8220;nella vita si pu\u00f2 anche sbagliare&#8221; ma &#8220;Dio c\u2019\u00e8 per tutti, anche i mafiosi&#8221;. Il vescovo dice che &#8220;s\u00ec, c\u2019\u00e8 misericordia per tutti, ma dev\u2019esserci anche penitenza, espiazione della pena, riparazione del danno arrecato&#8221;. E riafferma &#8220;l\u2019incompatibilit\u00e0 dell\u2019appartenenza alla mafia e alla Chiesa&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Il funerale del boss con il rito dell\u2019esaltazione<br \/>\n<\/strong>E\u2019 forse la prima volta &#8211; a 25 anni dell\u2019omelia di Sagunto del cardinale Pappalardo e a 15 anni dal grido di papa Wojtyla dalla Valle dei Templi di Agrigento &#8211; che la fatica di staccare la Chiesa dalla mafia si segnala in maniera tanto significativa nel vissuto ordinario di una comunit\u00e0 locale e il merito \u00e8 di un vescovo che non ha grilli per la testa ma non ha neanche paura e applica alla situazione in cui vive le indicazioni venute da Roma e quelle elaborate dall\u2019episcopato siciliano.<br \/>\nIl vescovo Pennisi, 61 anni, viene dal clero della vicina Caltagirone e ha fatto gli studi a Roma, alunno del Capranica. Il boss del funerale \u00e8 il gelese Daniele Emmanuello, latitante da 11 anni, ucciso il 3 dicembre dalla polizia nelle campagne di Villarosa (Enna) durante un tentativo di fuga dal casolare dove si nascondeva. Il boss che rivendica cittadinanza nella Chiesa \u00e8 Carmelo Barbieri, detto &#8220;u prufissuri&#8221;, anch\u2019egli di Gela.<br \/>\nEccoci al dicembre scorso quando il clan Emmanuello progetta un grandioso funerale nella chiesa madre del paese: vorrebbero l\u2019ingresso solenne del feretro in citt\u00e0 accolto sul sagrato da una quantit\u00e0 di corone di fiori, la bara alzata sulle braccia dei congiunti per il rito mafioso dell\u2019esaltazione. Le autorit\u00e0 &#8211; seguendo un protocollo ormai consolidato &#8211; proibiscono quella celebrazione. La famiglia si appella al vescovo perch\u00e9 non &#8220;sottometta la Chiesa allo stato&#8221; ma il vescovo rispetta la decisione presa in sede civile e incarica un padre francescano di celebrare il funerale nella chiesa del cimitero.<br \/>\nLa chiamata dei mafiosi alla &#8220;conversione&#8221; appare sul settimanale diocesano Settegiorni dagli Erei al Golfo il 17 dicembre. Vi si afferma che &#8220;l\u2019atteggiamento pastorale verso i mafiosi ha come base la coscienza che la Chiesa \u00e8 venuta gradualmente maturando circa l\u2019incompatibilit\u00e0 di mafia e vita cristiana, accompagnata dall\u2019esigenza di prevenire i fenomeni criminosi e aiutare i mafiosi a pentirsi, a riparare il male fatto e a diventare persone nuove&#8221;.<br \/>\nIl vescovo richiama &#8211; come fondamento del suo appello &#8211; la &#8220;splendida testimonianza&#8221; di don Puglisi, gli &#8220;esempi di tanti cristiani preti e laici impegnati a prevenire e contrastare il fenomeno mafioso&#8221;, i &#8220;pronunciamenti episcopali e dello stesso Giovanni Paolo II che ha contribuito alla condanna della mafia a partire dalle tradizionali e originali categorie cristiane&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Un\u2019originale catechesi su Zaccheo il &#8220;capocosca&#8221;<br \/>\n<\/strong>Qui \u00e8 lo specifico della posizione del vescovo Pennisi nell\u2019insieme di questa vicenda: egli sostiene che la Chiesa non deve limitarsi a condannare la mafia in quanto fenomeno criminoso e a contrastarla con la sua dottrina sociale; tutto ci\u00f2 lo considera &#8220;doveroso&#8221; ma &#8220;insufficiente&#8221; e addita la necessit\u00e0 che i cristiani reagiscano alla pratica mafiosa &#8220;a partire dalla loro originale esperienza di fede e dalla loro appartenenza ecclesiale&#8221;.<br \/>\nEcco la motivazione profonda della decisione sul funerale: una celebrazione solenne avrebbe impedito di segnalare, o avrebbe comunque oscurato la segnalazione di quell\u2019incompatibilit\u00e0. Dir\u00e0 il vescovo in un\u2019intervista al quotidiano &#8220;La Stampa&#8221; (12 febbraio): &#8220;Nello stile delle cosche il funerale esalta la vita del mafioso, mentre io applico il monito di Giovanni Paolo II alla conversione&#8221;.<br \/>\nNell\u2019appello del 17 dicembre il vescovo svolge un\u2019originale catechesi evangelica con riferimento alla conversione di Zaccheo, che egli presenta come &#8220;un capomafia&#8221; che in risposta all\u2019appello di Ges\u00f9 &#8220;non difese la sua onest\u00e0 e la sua onorabilit\u00e0&#8221; ma si impegn\u00f2 nella restituzione di quanto aveva &#8220;frodato&#8221;.<br \/>\nNon \u00e8 un appello a ciel sereno: il vescovo di Piazza Armerina parla con autorit\u00e0 perch\u00e9 a fondamento delle sue parole c\u2019\u00e8 una vasta opera di prevenzione e recupero nei confronti della manovalanza mafiosa e dei detenuti con trascorsi di mafia condotta da quella comunit\u00e0 diocesana. L\u2019appello stesso richiama i &#8220;gesti originali&#8221; gi\u00e0 posti come &#8220;semi&#8221; nel terreno della civile convivenza e che &#8220;bisogna far germogliare con la collaborazione di tutti&#8221;: &#8220;Cooperative di lavoro, associazioni antiusura e antiracket, un uso morigerato del denaro, recupero e inserimento sociale dei carcerati e assistenza alle loro famiglie&#8221;. Di persona il vescovo vigila perch\u00e9 la costruzione di nuove chiese non venga appaltata a imprese colluse con la mafia.<\/p>\n<p><strong>&#8220;Dio ci liberi dal pizzo e da Cosa nostra&#8221;<br \/>\n<\/strong>Quasi in risposta all\u2019appello viene diffuso in Gela, all\u2019inizio di febbraio, un volantino anonimo con accuse e minacce al vescovo, qualificato come &#8220;il vero capo di Cosa nostra a Gela&#8221;, intendendo denunciare la sua oggettiva alleanza con la magistratura e le autorit\u00e0 che combattono la mafia. In reazione al volantino si ha una corale manifestazione di solidariet\u00e0 verso Pennisi e il prefetto dispone una particolare &#8220;vigilanza&#8221; della sua abitazione e dei suoi spostamenti.<br \/>\nIn un comunicato dell\u201911 febbraio il vescovo afferma: &#8220;Siamo sereni, la nostra azione contro l\u2019illegalit\u00e0 \u00e8 in sintonia con la linea della Chiesa italiana. Dio ci liberi dal pizzo e dalla mafia&#8221;. Intervistato il 17 febbraio da Andrea Sarubbi per la rubrica &#8220;A sua immagine&#8221; di Rai 1 parla cos\u00ec del proprio ruolo: &#8220;Non mi sento n\u00e9 un eroe n\u00e9 un vescovo antimafia, ma una persona normale che cerca di fare il suo dovere di pastore andando avanti al suo popolo al quale propone la santit\u00e0 nella vita ordinaria come vero antidoto alla mafia&#8221;.<\/p>\n<p><strong>&#8220;Dio c\u2019\u00e8 per tutti anche per i mafiosi&#8221;<br \/>\n<\/strong>Ma eccoci a un secondo tempo della viva riflessione del vescovo sull\u2019impossibile conciliazione di mafia e Chiesa motivata da una nuova e pi\u00f9 pungente contestazione della sua linea di marcato distacco. Stavolta la protesta \u00e8 firmata ed \u00e8 contenuta in una lettera aperta del professore (di ginnastica) Carmelo Barbieri, condannato in primo grado a 24 anni ma in libert\u00e0 vigilata a motivo dei ritardi della giustizia (la sentenza di condanna \u00e8 stata depositata il marzo scorso a quasi sette anni dal processo). Avviene che il sindaco di Gela Rosario Crocetta (dei Comunisti italiani), acceso denunciatore dei mafiosi, nonch\u00e9 un parroco della citt\u00e0 &#8211; don Luigi Petralia &#8211; molto deciso nell\u2019applicare la linea dettata dal vescovo, deplorino davanti alle telecamere di una tv locale la presenza del Barbieri alla processione del Venerd\u00ec Santo. Secondo il sindaco quella presenza avrebbe &#8220;macchiato i riti della Settimana Santa&#8221;, mentre il prete afferma che &#8220;non basta alla riconciliazione il fatto di essere presenti a messe e processioni: si sceglie la via della vera conversione quando si confessano i propri errori anche davanti ai tribunali&#8221;.<br \/>\nIl Barbieri &#8211; presunto capo della cosca locale affiliata ai Madonia &#8211; ricorda nella lettera che la sua &#8220;famiglia&#8221; (con lui in processione c\u2019erano la moglie e l\u2019ultimo dei figli) era stata &#8220;consacrata vent\u2019anni fa dalla Chiesa&#8221; e che &#8220;nessuno potr\u00e0 vietarci di continuare a vivere serenamente la nostra realt\u00e0 spirituale, certi che nella vita si pu\u00f2 anche sbagliare ma la Chiesa ci insegna che Dio \u00e8 e c\u2019\u00e8 per i malati, i deboli, i perseguitati, i carcerati tutti, anche i mafiosi&#8221;. Definisce infine la Chiesa gelese &#8220;sorda e miope&#8221; e chiede &#8220;chiarimenti su una questione cos\u00ec importante e delicata&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Il boss \u00e8 fuori ma si sente dentro<br \/>\n<\/strong>Anche in risposta a questa lettera il vescovo Pennisi aggiorna la propria riflessione con una conferenza del 4 aprile ai Lions Club di Taormina che il Regno pubblicher\u00e0 prossimamente nella sezione documenti: essa costituisce come una summa del cammino della Chiesa siciliana su questo crinale. Qui ne abbiamo ricostruito le circostanze della gestazione. Ed ecco due sue affermazioni che costituiscono come i fuochi dell\u2019intera proposta, nella cui formulazione si avverte un richiamo implicito alla protesta della famiglia Emmanuello e a quella di Carmelo Barbieri: &#8220;Il mafioso, in forza della stessa appartenenza alla cosca dedita strutturalmente al crimine, si pone oggettivamente fuori della comunione ecclesiale&#8221;; ma &#8220;bisogna analizzare criticamente il fatto che, spesso, vari mafiosi si ritengono membri della Chiesa a pieno titolo e nient\u2019affatto fuori della sua comunione&#8221;.<br \/>\n<strong><br \/>\nLuigi Accattoli<\/strong><br \/>\nDa <em>Il Regno<\/em> 10\/2008<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pennisi: il mio amico vescovo alla prese con i mafiosi devoti Sono contento d\u2019aver conosciuto il vescovo di Piazza Armerina Michele Pennisi prima attraverso il mio blog e poi nella&#8230;<\/p>\n<div class=\"more-link-wrapper\"><a class=\"more-link\" href=\"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/collaborazione-a-riviste\/pennisi-un-vescovo-alle-prese-con-i-mafiosi-devoti\/\">Read More<span class=\"screen-reader-text\">Pennisi. 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