{"id":8002,"date":"2011-12-17T21:56:08","date_gmt":"2011-12-17T20:56:08","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/?page_id=8002"},"modified":"2011-12-17T21:56:08","modified_gmt":"2011-12-17T20:56:08","slug":"arturo-carlo-jemolo-il-magistero-di-un-laico","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/collaborazione-a-riviste\/arturo-carlo-jemolo-il-magistero-di-un-laico\/","title":{"rendered":"Arturo Carlo Jemolo: il magistero di un laico"},"content":{"rendered":"<p><strong>Arturo Carlo Jemolo<\/strong><\/p>\n<p><strong>il magistero di un laico<\/strong><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>A.C. Jemolo (morto il 12 maggio 1981) \u00e8 stato una \u00absingolare figura di cristiano e cittadino, cui la Chiesa italiana deve molto in termini di credibilit\u00e0 di fronte all\u2019intellettualit\u00e0 laica\u00bb. Le sue posizioni sul concordato, sui valori laicali, sulle minoranze, su personalit\u00e0 come Buonaiuti, Dossetti e Milani, mostrano una straordinaria acutezza di coscienza e di intelligenza.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p>Per ricordare utilmente Arturo Carlo Jemolo, morto a Roma la mattina del 12 maggio 1981 (vigilia dell\u2019attentato al papa, cinque giorni prima dei due referendum sull\u2019aborto), richiamer\u00f2 qui sei suoi testi esemplari. Che cio\u00e8 a me paiono esemplari per presentare ai lettori di una rivista di informazione e documentazione religiosa questa singolare figura di cristiano e di cittadino, cui la Chiesa italiana deve molto in termini di credibilit\u00e0 di fronte alla intellettualit\u00e0 laica.<\/p>\n<p>Dalla vastissima produzione dello Jemolo, giuridica, storica, politica e giornalistica (1), ho scelto i testi che seguono come i meglio rispondenti all\u2019obiettivo di presentare il cristiano Jemolo nel suo modo di rapportarsi alla Chiesa in cui si trova a dare la sua testimonianza e alla societ\u00e0 in cui quella Chiesa opera. Mi sono limitato agli anni del dopoguerra, per concentrare l\u2019attenzione su un periodo omogeneo, di impegno continuato, che meglio facesse risaltare la variet\u00e0 e l\u2019unitariet\u00e0 degli interessi e degli interventi dello studioso. Attenzione alle date: il primo scritto cui faccio riferimento \u00e8 del 1944; allora Jemolo aveva 53 anni; la sua prima pubblicazione (<em>Stato e chiesa negli scrittori politici italiani del Seicento e del Settecento<\/em>, Bocca, Torino) \u00e8 del 1914, cio\u00e8 di trent\u2019anni prima; lungo quei tre decenni Jemolo ha pubblicato tutte le sue opere pi\u00f9 importanti di carattere storico e giuridico (2), prima del capolavoro <em>Chiesa e Stato in Italia negli ultimi cent\u2019anni, <\/em>che \u00e8 del 1948. Nel 1944 Jemolo \u00e8 un uomo di avanzata maturit\u00e0, che debutta sulla scena pubblica, lasciando quel geloso ritiro accademico che era durato lungo tutto il ventennio fascista (3) e iniziando quel magistero pubblicistico e giornalistico che sarebbe durato ininterrotto per altri 37 anni, fino al giorno della morte (4).<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Concordato e periodo confessionale<\/strong><\/p>\n<p>1. <em>Per la pace religiosa d\u2019Italia<\/em>, opuscolo uscito a Roma nell\u2019ottobre del 1944, dalla Nuova Italia, con cui Jemolo si chiede, a liberazione non ancora ultimata, \u00abquale dovr\u00e0 essere la politica ecclesiastica dell\u2019Italia unita\u00bb, e in cui propone un compiuto programma, o meglio un manifesto anticoncordatario, coraggioso e realistico insieme, il pi\u00f9 significativo che da parte cattolica sia stato avanzato dal 1929 ad oggi. Da credente Jemolo si augura che la Santa Sede \u00ababbia colto dall\u2019esperienza storica gli ammaestramenti che a noi pare ne siano scaturiti\u00bb e si presenti all\u2019Italia migliore di domani \u00ab&#8230;non desiderosa di concordati, ma solo di libert\u00e0\u00bb. Come cittadino propone che, qualora la Chiesa \u00abesigesse il mantenimento\u00bb degli accordi lateranensi, lo Stato si adoperi per una revisione del concordato che elimini \u00able menomazioni pi\u00f9 gravi del principio dell\u2019uguaglianza dei cittadini dinanzi alla legge\u00bb. Infine, se la Chiesa a nulla volesse rinunciare, \u00abconverrebbe cedere e piegarsi\u00bb, ma impegnandosi a \u00abfar sentire il sacrificio compiuto\u00bb, in attesa che la Santa Sede si rendesse conto \u00abche l\u2019interesse religioso in Italia sarebbe non di conservare alla Chiesa i pochi privilegi che il concordato le ha concessi e che ripugnano alla coscienza nazionale, bens\u00ec di venire incontro a questa coscienza, che augura alla Chiesa un sempre pi\u00f9 ampio dominio sulle anime, che le augura di dire in materia morale una parola sempre pi\u00f9 ricevuta ed accolta, ma di dirla in regime di libert\u00e0\u00bb. Su questa posizione Jemolo \u00e8 restato lungo tutta 1a sua lunghissima milizia ecclesiale e politica. Ha continuato a ripetere la sua richiesta che la Chiesa rinunci spontaneamente al concordato e ad ammonire laici e cattolici sulla perdurante prevalenza, nel campo ecclesiastico, degli \u00abintransigenti che nulla vorrebbero cedere\u00bb (5).<\/p>\n<p>2. \u00abDopo il fascismo\u00bb, ultimo capitolo del volume <em>Chiesa e Stato in Italia negli ultimi cent\u2019anni<\/em> (Einaudi, Torino 1948), cui \u00e8 da aggiungere il nuovo capitolo, \u00abVenticinque anni di Repubblica\u00bb, dell\u2019edizione ampliata del 1974, che giunge a prendere in esame i risultati del referendum sul divorzio. In queste pagine il credente, lo storico e il protagonista degli anni oggetto di ricostruzione danno il meglio di s\u00e9. Qui \u00e8 narrata la rapida dissoluzione della prospettiva \u00abseparatista\u00bb, la \u00abpuntigliosa ed estensiva applicazione del concordato\u00bb, che si viene ad avere nel \u00abperiodo confessionista\u00bb che va dal 1949 al 1960 e che realizza in Italia una specie di \u00abregime clericale\u00bb, destinato a finire con il centrosinistra e con il concilio. In queste pagine le ragioni che tennero sempre lontano Jemolo dalla DC, come gi\u00e0 dal Partito popolare; che lo fecero nemico dell\u2019adesione dell\u2019Italia al Patto atlantico; che nel 1948 lo indussero a votare per il fronte popolare e nel 1953 lo fecero aderire a \u00abUnit\u00e0 popolare\u00bb, il piccolo cartello laico che contribu\u00ec al fallimento della \u00ablegge truffa\u00bb (6).<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Coscienza laica<\/strong><\/p>\n<p>3. \u00abCoscienza laica\u00bb, articolo uscito sul fascicolo del 24 gennaio 1956 della rivista <em>Mondo<\/em> diretta da Pannunzio. Personalmente la considero la pagina pi\u00f9 importante e pi\u00f9 attuale di Jemolo: qualcosa come il suo testamento di credente e di cittadino. La data del 1956 (anno del processo al vescovo di Prato) ne fa un documento eccezionale. Ma la sua tesi centrale (come dimostra la vicenda del referendum del Movimento per 1a vita) non \u00e8 affatto pacificamente accettata, neppure oggi: \u00abLa vera coscienza laica si ha nel credente solo allorch\u00e9 egli accetta lo stato di fatto della diversit\u00e0 di concezioni che si riscontrano in un dato momento, e che ritiene lo Stato debba ispirare le sue leggi e le sue opere a quelle visuali di bene che sono comuni a tutte le concezioni (\u2026) e che pertanto lo Stato debba ammettere nella sua legislazione, consentire attraverso la sua legislazione, quello che per lui credente \u00e8 peccato, e la propaganda di che per lui \u00e8 tale: lasciando alla libera gara tra uomini religiosi ed uomini non tali, il compito di fugare il peccato, di fare s\u00ec che il peccato, pur consentito dalla norma di legge, non abbia mai a venire commesso\u00bb (7). \u00a0Conosco un solo cattolico italiano che, rivestito di pubblica autorit\u00e0, abbia fatta propria questa lezione: il Moro degli ultimi anni, che invitava a \u00abrealizzare la difesa di principi e valori cristiani al di fuori delle istituzioni e delle leggi, e cio\u00e8 nel vivo, aperto e disponibile tessuto della nostra vita sociale\u00bb (8). Tornando allo Jemolo degli anni \u201950, va ricordato il suo fattivo impegno a difesa delle minoranze religiose: \u00abNel 1958 accett\u00f2 di patrocinare la causa avanti alla Corte costituzionale, in cui fu discussa l\u2019incostituzionalit\u00e0 di talune norme delle leggi sui culti ammessi e che in conseguenza decaddero\u00bb (9). \u00a0Dell\u2019anno seguente \u00e8 il vigoroso analogo intervento, sempre in nome della sua religione della libert\u00e0, di Ernesto Rossi, vittima di un ennesimo oltraggio da parte del \u00abregime clericale\u00bb ormai prossimo alla fine: \u00abLontano da lei quando si tratta di questioni religiose, le sono assai vicino allorch\u00e9 si tratta dei problemi della libert\u00e0\u00bb (10).<\/p>\n<p>4. Le trenta pagine di \u00abintroduzione\u00bb all\u2019autobiografia di Ernesto Buonaiuti, <em>Pellegrino di Roma<\/em> (Bari, Laterza, 1964, pp. I-XXIX). In questa appassionata rievocazione della \u00absingolare figura\u00bb e della \u00absingolare sorte\u00bb del grande maestro perseguitato troviamo un efficace parallelo intraecclesiale a quanto, per i rapporti Chiesa-Stato, lo Jemolo aveva gi\u00e0 tratteggiato nel volume considerato suo capolavoro. In <em>Chiesa e Stato negli ultimi Cent\u2019anni<\/em> \u00e8 la drammatica vicenda dell\u2019incontro tra i cattolici e le forme laiche e pluralistiche della cultura e della societ\u00e0 moderna. Nel profilo del Buonaiuti \u00e8 il dramma delle ripercussioni che quell\u2019incontro determina all\u2019interno della Chiesa. Le pagine di Jemolo sul \u00abbavaglio posto all\u2019errante\u00bb resteranno nella storia della Chiesa italiana come il pi\u00f9 alto risarcimento tributato da un credente di riconosciuta ortodossia al fratello e maestro ingiustamente perseguitato. Ed \u00e8 indubbiamente paradossale che proprio a un uomo come Jemolo, tenuto per tanto tempo ai margini dell\u2019ufficialit\u00e0 cattolica, sia toccato il compito gravosissimo, da lui svolto senza mai recriminare, di supplire alle sordit\u00e0 e ai mutismi di quest\u2019ultima (11). Quando Jemolo scrive queste pagine su Buonaiuti \u00e8 in corso il concilio, ed \u00e8 in atto quella \u00abgrande svolta nella Chiesa\u00bb che per Jemolo consiste essenzialmente \u00abnell\u2019avere questa riconosciuto dove abbia mancato\u00bb, e nella \u00abcondanna dall\u2019alto dell\u2019intolleranza\u00bb (12).<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Un fiducioso pessimismo cristiano<\/strong><\/p>\n<p>5. \u00abDossetti mi diceva\u00bb, articolo apparso su <em>La Stampa<\/em> il 17 maggio 1972 (13). Lo cito ad esempio della ininterrotta militanza giornalistica di Jemolo, durata trent\u2019anni sulle sole colonne del quotidiano torinese, in cui soprattutto si \u00e8 espressa la sua milizia ecclesiale. Rispettosissimo, quasi pudico, il suo modo di seguire le vicende del governo della Chiesa e gli interventi del magistero. Ma non per questo meno libera, in ogni circostanza, la sua parola. Il suo profilo di Dossetti \u00abuomo di chiesa\u00bb \u00e8 il pi\u00f9 penetrante che io conosca. E non si limita a rendere omaggio a<em> \u00abl\u2019umilt\u00e0 del sacerdote, mai ignaro del proprio valore\u00bb, <\/em>ma pronuncia il rispettoso ma severo rimprovero, rivolto all\u2019amatissimo Paolo VI, di non aver tentato <em>\u00abl\u2019esperimento di Dossetti arcivescovo\u00bb: \u00abMi dolgo che da un pezzo la Chiesa non abbia certi ardimenti (\u2026) Temo che, come lo Stato, la Chiesa perda per eccesso di prudenza l\u2019occasione di utilizzare i suoi uomini migliori\u00bb. <\/em>E tra i migliori non utilizzati cita don Milani e Buonaiuti.<\/p>\n<p>6. Infine l\u2019ultimo testo che mi pare necessario richiamare per dare intero il profilo di Jemolo, protagonista misconosciuto ma centralissimo della vicenda ecclesiale degli ultimi decenni: le 42 pagine di introduzione al volume documentario <em>Anni e opere di Paolo VI<\/em>, curato da Nello Vian ed edito dall\u2019Istituto dell\u2019Enciclopedia italiana nel 1978. Papa Montini, tra i sette pontefici conosciuti dal nostro in et\u00e0 adulta, \u00e8 il pi\u00f9 amato e 1\u2019unico che abbia avuto con Jemolo vicinanza di pensiero e scambi epistolari. Tutte quelle pagine sono da leggere, come l\u2019ultimo ampio affresco dedicato dallo studioso e dal credente alle vicende della sua Chiesa. Si chiudono con la rievocazione del Montini \u00absofferente\u00bb degli ultimi anni, testimone di una crisi impreveduta, che tocca insieme 1a societ\u00e0 e la Chiesa, e che non ha concesso alla \u00abgrande anima di Giovanni Battista Montini\u00bb di \u00abvedere il principio, forse ancora lontano della rinascita\u00bb. Qui \u00e8 riassunto tutto il cristiano pessimismo di Jemolo, mai disgiunto dalla fiduciosa speranza che \u00abanche tra durissime prove la Chiesa vivr\u00e0, sar\u00e0 guida agli uomini per la conquista del bene\u00bb. Cos\u00ec si chiudono le pagine sul \u00abdolente\u00bb papa Montini, autobiografiche e storiografiche insieme (14).<\/p>\n<p>Ecco dunque lo Jemolo anticoncordatario, nemico dell\u2019\u00eentolleranza, testimone cristiano dei valori della coscienza laica, difensore delle minoranze religiose, discepolo di Buonaiuti, estimatore di don Milani e di Dossetti, amico di papa Montini e critico della sua mancanza di \u00abardimento\u00bb e interprete della sua \u00absofferenza\u00bb. Resta da dire una cosa, di tutte riassuntiva: al termine della lunga giornata di Arturo Carlo Jemolo \u00e8 certo che se il Vangelo \u00e8 stato predicato e testimoniato in Italia, in questi decenni, in ambiente laico e intellettuale lo si deve anche alla sua parola pacata e severa. In una pagina di <em>Chiesa e Stato<\/em> su quel poco che in Italia \u00abda penne cattoliche \u00e8 stato scritto contro il fascismo\u00bb , lamenta che da noi non vi siano stati i Mauriac, i Bernanos, i Maritain; \u00abL\u2019Italia non ha avuto, non ha, scrittori cattolici che siano, se non per il popolo, almeno per la borghesia colta cattolica, delle guide, che, su un diverso sentiero, affianchino il magistero dei pastori\u00bb (15). Credo che con Jemolo si sia avuta la prima significativa eccezione a questa regola.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Note<\/strong><\/p>\n<p>1 \u00a0\u00a0Silvio Ferrari nella bibliografia raccolta per il volume <em>Jemolo. Testimone di un secolo<\/em>, dedicato ai novant\u2019anni dello scrittore (edito da Le Monnier, nei \u00abQuaderni della Nuova Antologia\u00bb, contiene tra l\u2019altro due vasti saggi di Giovanni Spadolini e di Francesco Margiotta Broglio e lettere a Jemolo di Buonaiuti, Einaudi, Paolo VI), ha elencato ben 239 titoli, apparsi negli ultimi vent\u2019anni. E senza tener conto degli articoli pubblicati in settimanali e quotidiani.<\/p>\n<p>2 \u00a0\u00a0\u00a0Da ricordare in particolare: <em>L\u2019amministrazione ecclesiastica<\/em> (Milano 19151932), <em>Crispi<\/em> (Firenze 1922), <em>Elementi di diritto ecclesiastico<\/em> (Firenze 1927), Il giansenismo in Italia prima della rivoluzione (Bari 1928), <em>Il nostro tempo e il diritto<\/em> (Modena 1932), <em>Il diritto ecclesiastico della Stato italiano<\/em> (Citt\u00e0 di Castello 1933), <em>Il matrimonio<\/em> (Torino 1938), <em>Il matrimonio nel diritto canonico<\/em> (Milano 1941).<\/p>\n<p>3 \u00a0\u00a0\u00a0Le sue maggiori prese di posizione contro il fascismo: nel 1925 aderisce al \u00abManifesto degli intellettuali antifascisti\u00bb di Benedetto Croce, nel 1938 critica pubblicamente le leggi sulla razza.<\/p>\n<p>4 \u00a0\u00a0\u00a0Il giorno stesso della morte appare una sua intervista sul quotidiano <em>Il Tempo<\/em>. Il giorno seguente <em>La Stampa <\/em>di Torino pubblica il suo ultimo articolo. Due giorni appresso esce sul settimanale <em>Il Sabato<\/em> un\u2018altra intervista inedita.<\/p>\n<p>5\u00a0\u00a0 \u00a0Citato da Giovanni Spadolini nel vol. La questione del concordato, Firenze 1976, p. XVII (in questo volume, che pubblica la relazione della Commissione ministeriale di Studio per la revisione del concordato. si possono rintracciare le posizioni espresse da sui singoli punti oggetto di trattativa). Alcune pagine dell\u2019opuscolo del 1944 sono riprodotte in Pietro Scoppola, <em>La Chiesa e il fascismo<\/em>, Laterza, Bari 1971, pp. 372-380.<\/p>\n<p>6.\u00a0 \u00ab<em>Non ho mai votato per la Democrazia cristiana<\/em>\u00bb, ha scritto Jemolo in una delle schede di <em>Questa Repubblica<\/em>, il volume a cura di Giovanni Spadolini. che raccoglie ontologicamente un decennio di collaborazione a <em>La Stampa<\/em>, pubblicato da Le Monnier nel 1978. Notizie sulle scelte politiche di Jemolo nei saggi di Spadolini e di Margiotta Broglio. citati alla nota 1.<\/p>\n<p>7 \u00a0\u00a0Questo testo di Jemolo \u00e8 stato ripubblicato nel citato volume <em>Jemolo testimone di un secolo<\/em>, alle pp. 26-30.<\/p>\n<p>8 \u00a0\u00a0\u00a0Cf. <em>Il Regno-att<\/em>, 8\/1978, \u00abMoro o della laicit\u00e0 del cristiano\u00bb. p. 148.<\/p>\n<p>9 \u00a0\u00a0Giorgio Peyrot, nell\u2019articolo in morte di Jemolo, apparso sul settimanale evangelico <em>La Luce<\/em>, del 22 maggio 1981.<\/p>\n<p>10 \u00a0\u00a0Cf. Giovanni Spadolini, <em>La questione del concordato<\/em>, cit. p, XII.<\/p>\n<p>11 \u00a0\u00a0In un articolo per <em>La Stampa<\/em> (26 ottobre 1976) parla di se stesso \u00ab<em>cristiano pi\u00f9 che esteriormente non apparisse<\/em>\u00bb, negli anni difficili del fascismo e del \u00abtrionfalismo\u00bb di Pio XII: \u00ab<em>lo praticante, ma spiacente, almeno fino al 1940, sia alla <\/em>Civilt\u00e0 cattolica<em> che a padre Gemelli ed alle sue riviste; ch\u00e9 sentivano nel mio cattolicesimo un pochino di odore di zolfo<\/em>\u00bb. In realt\u00e0 l&#8217;accettazione di Jemolo da parte dell\u2019ufficialit\u00e0 cattolica si avr\u00e0 solo con il pontificato di Paolo VI. ultimi vent\u2019anni Jemolo era l\u2019unico cattolico laico non democristiano a essere preso sul serio dall\u2019<em>Osservatore romano<\/em> (ma pi\u00f9 come apologeta della fede che come portatore di istanze severe nei confronti della chiesa stessa).<\/p>\n<p>12\u00a0\u00a0 Le due espressioni rispettivamente in \u00abQuel che papa Luciani valorizza\u00bb su <em>La Stampa<\/em> del 5 settembre 1978 e in un\u2019intervista a <em>Il Sabato<\/em> del 16 dicembre 1978.<\/p>\n<p>13\u00a0\u00a0 Riprodotto in A.C. Jemolo. <em>Gli uomini e la storia<\/em>, Studium, Roma 1978. pp. 161-166 (il volume raccoglie articoli apparsi su <em>La Stampa<\/em> tra il 1969 e il 1977 e ha una prefazione assai penetrante di Leopoldo Elia).<\/p>\n<p>14\u00a0\u00a0\u00a0 La vicinanza tra Montini e Jemolo traspare anche dalla loro severa meditazione della morte, frequentissima nei loro ultimi anni. Paolo VI nel suo testamento chiesa di essere sepolto \u00ab<em>nella vera terra<\/em>\u00bb. Jemolo in un articolo su <em>La Stampa<\/em> apparso il 24 agosto dell\u2019anno scorso scrisse: \u00ab<em>Amerei essere sepolto nella nuda terra<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>15 \u00a0\u00a0\u00a0Nell\u2019edizione Einaudi 1914 questo passo \u00e8 a p. 277.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Il Regno attualit\u00e0 <\/strong><\/p>\n<p>12\/1981 \u2013 pp. 284-285<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Arturo Carlo Jemolo il magistero di un laico \u00a0 A.C. 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