{"id":816,"date":"2008-09-25T22:49:39","date_gmt":"2008-09-25T21:49:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/?page_id=816"},"modified":"2009-10-01T13:54:40","modified_gmt":"2009-10-01T11:54:40","slug":"salvatore-boccaccio-1-%e2%80%93-vescovo-in-malattia","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/cerco-fatti-di-vangelo\/5-anche-in-ospedale-si-puo-essere-felici\/salvatore-boccaccio-1-%e2%80%93-vescovo-in-malattia\/","title":{"rendered":"Vescovo in malattia"},"content":{"rendered":"<p><strong>Dopo l&#8217;unzione fu servito un rinfresco<\/strong><br \/>\nSono quasi otto anni che il vescovo di Frosinone, Salvatore Boccaccio, ha un cuore che sfarfalla pericolosamente.<br \/>\n<em>\u00abIl primo brutto infarto arriv\u00f2 di notte, il 23 aprile 1995. Ero solo e telefonai a don Filippo, un giovane sacerdote: <\/em>&#8220;Credo che sia il cuore. Chiama la guardia medica e vieni&#8221;\u00bb.<br \/>\nAllora il vescovo Salvatore aveva 57 anni e reggeva la diocesi suburbicaria di Sabina-Poggio Mirteto. Poggio a quel tempo non aveva pronto soccorso, n\u00e9 ambulanza. L&#8217;ospedale di zona era a Magliano Sabina.<br \/>\n<em>\u00abLungo quei 45 chilometri di curve sentivo come una lama in petto, che incideva in profondit\u00e0. Andavo ripetendo una preghiera appresa da bambino: <\/em>&#8220;Grazie Pap\u00e0&#8221;. <em>Don Filippo mi invitava a stare calmo e io gli rispondevo: <\/em>&#8220;Ma don Filippo mio, sono forse le ultime parole che riuscir\u00f2 a dire prima di incontrarLo, fammele dire in pace!&#8221;\u00bb.<br \/>\nLo isolano in una stanzetta. Niente telefono, niente visite. Gli fa compagnia una radiolina, che le suore infermiere sintonizzano su Radio Maria.<\/p>\n<p><strong>Ho imparato dalla cattedradei piccoli e dei poveri<\/strong><br \/>\n<em>\u00abEro in piena visita pastorale quando sono stato fermato cos\u00ec. Le mie cosiddette urgenze, di colpo non erano pi\u00f9 tali! Mi faceva male, pi\u00f9 del cuore, quella solitudine interrotta solo dalla teoria dei medici dai quali cercavo di carpire qualche notizia, ma invano. La consegna del silenzio con il paziente non faceva trapelare nulla\u00bb. <\/em><br \/>\nIl primo insegnamento, per il vescovo in malattia, arriva dalla memoria dei malati conosciuti e visitati in precedenza.<br \/>\n<em>\u00abUna settimana prima, durante la visita a Montorio Romano, il parroco mi aveva portato da una donna anziana, colpita da un tumore che l&#8217;aveva sfigurata in faccia. Una stanza a piano terra era tutta la sua casa\u00bb.<br \/>\n\u00abLe domandai se venivano a trovarla e mi rispose con un proverbio: <\/em>&#8220;Padre, dove c&#8217;\u00e8 lutto e dolore, non ci sono n\u00e9 visite n\u00e9 feste&#8221;.<em> Mi scapp\u00f2 detto<\/em>: Ma allora sei tutta sola, poverina! <em>Si tir\u00f2 su con una vigoria inaspettata e disse<\/em>: &#8220;Sola? Ma se con me c&#8217;\u00e8 Ges\u00f9! E lui si \u00e8 portato dietro la Madonna e san Giuseppe! E pure san Rocco benedetto, e santa Rita, e sant&#8217;Antonio!&#8221;\u00bb. Con le mani m&#8217;indicava sulle pareti quelle che a me sembravano macchie di muffa e invece erano le immagini che le facevano compagnia.<br \/>\n<em>\u00abSul momento non profittai di quelle parole. Ero troppo preso dalla mia visita per comprendere quella lezione della Cattedra dei piccoli e dei poveri che pure andavo raccomandando a tutti. Ma l\u00ec, nella stanzetta del recluso, diventato a mia volta piccolo e povero, riaffior\u00f2 la lezione e capii. Certo quella donna non sapeva di teologia e aveva separato Ges\u00f9 dalla comunione trinitaria, ma la sua fede era grande:<\/em> &#8220;Con me c&#8217;\u00e8 Ges\u00f9!&#8221;\u00bb.<\/p>\n<p><strong>La mia stanza si popol\u00f2 di paradiso<\/strong><br \/>\n<em>\u00abIl ricordo illumin\u00f2 la mia solitudine e la stanza si popol\u00f2 di paradiso. Dalla Trinit\u00e0 ai cori degli angeli, dalle vergini ai martiri erano tutti l\u00ec a riempire la mia giornata. I santi che mi hanno frequentato di pi\u00f9 sono stati i patroni delle parrocchie di quella mia diocesi: da Antonio abate a Nicola, da Lucia ad Agnese, a Francesco, a Gaetano e cos\u00ec via per tutte e70 le chiese parrocchiali! Era bello raccomandare a loro i parroci, le persone di cui avevo imparato i nomi, i bambini della prima comunione o della cresima che, proprio a partire dal maggio in arrivo, avrebbero dovuto incontrare il vescovo e fare festa con lui\u00bb.<\/em><br \/>\nNella ricerca della giusta reazione alla malattia, Salvatore si lascia guidare dall&#8217;esempio di altri vescovi che avevano fatto quell&#8217;esperienza: <em>\u00abDue in particolare: Filippo Franceschi, conosciuto da lontano e Tonino Bello, visto da vicino. Di don Tonino ho fatto mia la <\/em>parabola della Chiesa della stola e della Chiesa del grembiule<em>, che ora \u00e8 ben nota nella mia comunit\u00e0\u00bb<\/em>.<br \/>\nIl cuore peggiora pericolosamente, ma a lui non lo dicono. Viene a sapere la verit\u00e0 da Radio Maria.<\/p>\n<p><strong>Dissi con loro il rosario per me<\/strong><br \/>\n\u00ab<em>Prima del rosario, durante una telefonata per le intenzioni, un&#8217;ascoltatrice disse:<\/em> Vorrei dedicare questa corona al nostro vescovo Salvatore, che sta morendo all&#8217;ospedale. <em>Ripetei il mio <\/em>&#8220;Grazie Pap\u00e0&#8221;<em> e dissi, con loro, il rosario per me!<\/em>\u00bb.<br \/>\nSuperato il pericolo di morte, cominciano le prime, veloci visite. Ed ecco il secondo insegnamento: che la malattia del vescovo poteva essere una grazia per tutti.<br \/>\n<em>\u00abMi resi conto che anche per me <\/em>&#8211; come per Pietro in prigione &#8211; <em>la Chiesa pregava incessantemente. Ho testimoniato pi\u00f9 volte che \u00e8 servita pi\u00f9 la mia malattia per coinvolgere tutti, fin nei paesetti pi\u00f9 sperduti, in una catechesi sulla Chiesa, sui pastori, sulla comunit\u00e0 che non tutte le iniziative che avevo messo in atto\u00bb<\/em>.<br \/>\nCon la fine dell&#8217;isolamento, arriva anche l&#8217;insegnamento minimo che viene dal vicino di letto, che sta peggio di te.<br \/>\n<em>\u00abI mesi di degenza a Magliano e al Gemelli &#8211; le complicazioni, le ricadute e i nuovi ricoveri, le paure &#8211; mi hanno fatto toccare il dolore di coloro che stavano peggio di me. Ricordo un pap\u00e0 di famiglia numerosa, mio vicino di letto, che la sera non riusciva a dormire al pensiero di cosa stessero facendo i figli a quell&#8217;ora e in particolare una ragazza di 17 anni, senza pi\u00f9 il pap\u00e0 accanto\u00bb.<br \/>\n\u00abGli parlavo di Ges\u00f9 che sul Calvario si preoccupava dei &#8220;suoi&#8221; dispersi dagli eventi mentre lui, impotente, stava inchiodato (come noi ) alla croce. <\/em>&#8220;Proviamo &#8211; <em>gli dissi <\/em>&#8211; a offrire il nostro disagio per la tua figlioletta&#8221;. <em>Ci fu molta pace<\/em>\u00bb.<br \/>\nInfine l&#8217;insegnamento massimo, che \u00e8 quello della comunanza nel dolore.<br \/>\n<em>\u00abMi resi conto che solo stando sulla croce si diventa credibili e magari si trascina. Mi tuffai allora nei dolori della mia corsia, cercando di farmi vicino a quanti stavano peggio di me. E forse erano tutti in quella condizione, perch\u00e9 quasi sempre &#8211; con il corpo &#8211; anche la fede si era fatta inferma\u00bb. <\/em><br \/>\nL&#8217;esperienza del dolore aiuta il vescovo suburbicario a ripensare il vasto magistero del papa e a indovinarne il cuore:<em> \u00abVado sempre pi\u00f9 convincendomi che la<\/em> Salvifici doloris <em>(1984) ha toccato i punti cruciali dell&#8217;esperienza cristiana\u00bb<\/em>. Di quella lettera apostolica, Salvatore segnala l&#8217;invito a <em>\u00abscoprire, alla base di tutte le sofferenze umane, la stessa sofferenza redentrice di Cristo\u00bb<\/em> (n. 30).<\/p>\n<p><strong>Prima le danno l&#8217;unzione e poi sbevazzano<\/strong><br \/>\nDurante uno dei ricoveri al Gemelli, riceve l&#8217;unzione degli infermi.<br \/>\n<em>\u00abMi dissero che con la mediastinite non si scherza. Che loro, i medici, avrebbero fatto il possibile, ma intanto era bene che firmassi lo scarico di responsabilit\u00e0. Chiamai l&#8217;assistente diocesano dell&#8217;UNITALSI, qualche sacerdote, qualche suora, il diacono permanente con alcune famiglie e chiesi loro l&#8217;unzione degli infermi. Circondato dalla mia Chiesa offrivo, con il sacramento, la disponibilit\u00e0 a unire il mio piccolo dolore al suo, per la salvezza di coloro che erano suoi e che aveva affidato a me\u00bb.<br \/>\n\u00abDon Lino aveva portato dolci e spumante e li offr\u00ec agli infermieri. Andati via, gli infermieri meravigliati mi dissero, con un tocco di romana ironia: <\/em>&#8220;Ma che tipi, prima le danno l&#8217;estrema unzione e poi sbevazzano!&#8221;.<em>Provai a dire che anche nella croce il cristiano \u00e8 uno che si abbandona\u00bb.<br \/>\n\u00abQualche ora dopo vennero gli infermieri con il tavor in dose massiccia:<\/em> &#8220;Non l&#8217;ho mai assunto, non lo far\u00f2 questa volta! A me basta Isaia 43!&#8221; <em>\u00c8 il passo splendido della promessa del Signore<\/em>: &#8220;Se dovrai attraversare le acque non ti sommergeranno e se dovrai passare in mezzo al fuoco non ti scotterai, perch\u00e9 io ti amo e tu sei il mio tesoro!&#8221;\u00bb.<br \/>\n<em> \u00abAl mattino proprio quell&#8217;infermiere fece una certa fatica a svegliarmi! <\/em>&#8220;Vedi &#8211; <em>gli dissi <\/em>&#8211; nessuno mi dice &#8216;tesoro mio&#8217;, il Signore s\u00ec e io mi addormento in pace&#8221;\u00bb.<br \/>\nMa Salvatore ha sette vite! Eccolo che si rimette e torna al grande lavoro. A vederlo sembra in salute, anzi in buona salute. L&#8217;aiutano l&#8217;aspetto colorito e il buon umore. Il papa in persona gli chiede di accettare il trasferimento a Frosinone, che avviene nel luglio del 1999. La prova della salute, tuttavia, non l&#8217;abbandona.<br \/>\nEro nell&#8217;abbazia di Casamari, il 21 novembre scorso, per la prima apparizione pubblica dell&#8217;arcivescovo Milingo &#8211; dopo l&#8217;anno sabbatico impostogli dal papa &#8211; quando sentii il vicario di Frosinone portare <em>\u00abil saluto del vescovo, che \u00e8 in ospedale per accertamenti chirurgici\u00bb<\/em>. Cos\u00ec inizia una sua lettera ai sacerdoti, scritta in quei giorni e che parte da un discreto aggiornamento sulla propria salute: <em>\u00abCarissimo, ti scrivo dal Gemelli ove il silenzio, l&#8217;austerit\u00e0 del luogo, la pace interiore aiutano la riflessione offrendo nuovi paesaggi dell&#8217;anima\u00bb<\/em>.<\/p>\n<p><strong>Impari a parlare al dolore<\/strong><br \/>\nSono amico di Salvatore da quando &#8211; ausiliare di Roma &#8211; si impegn\u00f2 in una lectio continuata dei Vangeli nella Basilica di San Lorenzo fuori le Mura, nel 1990. Sulla lettura dei Vangeli ha poi incentrato la sua predicazione, sia a Poggio Mirteto sia a Frosinone. L&#8217;hanno scorso sono state 750 &#8211; complessivamente &#8211; le persone che hanno seguito la lectio, nelle cinque vicarie della diocesi. In forza di quell&#8217;amicizia, pi\u00f9 volte mi ha chiamato a tenere incontri, a Poggio Mirteto e a Frosinone. Ed \u00e8 sempre sulla base di una solida confidenza personale &#8211; da ausiliare di Roma, ha cresimato alcuni dei miei figli &#8211; che dopo quella notizia inaspettata, colta a Casamari, gli ho chiesto il racconto che ho riportato e che ha concluso cos\u00ec:<br \/>\n<em> \u00abLa malattia mi ha maturato. La vita oggi mi appare vulnerabile a ogni momento. I progetti devono essere calibrati per brevi scadenze, o condivisi per intero con altri, per lasciargli l&#8217;opportunit\u00e0 di portarli avanti anche senza il &#8220;capo&#8221;. Sperimenti la precariet\u00e0, ma la malattia ti affina e ti rende capace di capire le paure e le ansie degli altri. Ti insegna, infine, a parlare al dolore e per un pastore questo \u00e8 un grande dono\u00bb<\/em>.<\/p>\n<p><strong>Luigi Accattoli<\/strong><br \/>\nDa <em>Il Regno<\/em> 2\/2003<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dopo l&#8217;unzione fu servito un rinfresco Sono quasi otto anni che il vescovo di Frosinone, Salvatore Boccaccio, ha un cuore che sfarfalla pericolosamente. \u00abIl primo brutto infarto arriv\u00f2 di notte,&#8230;<\/p>\n<div class=\"more-link-wrapper\"><a class=\"more-link\" href=\"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/cerco-fatti-di-vangelo\/5-anche-in-ospedale-si-puo-essere-felici\/salvatore-boccaccio-1-%e2%80%93-vescovo-in-malattia\/\">Read More<span class=\"screen-reader-text\">Vescovo in malattia<\/span><\/a><\/div>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":2096,"menu_order":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","template":"","meta":{"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"class_list":["post-816","page","type-page","status-publish","hentry","excerpt"],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/816","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=816"}],"version-history":[{"count":1,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/816\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2199,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/816\/revisions\/2199"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/2096"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=816"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}