{"id":817,"date":"2008-09-25T23:00:59","date_gmt":"2008-09-25T22:00:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/?page_id=817"},"modified":"2009-10-01T13:46:02","modified_gmt":"2009-10-01T11:46:02","slug":"paolo-giuntella-%e2%80%93-giullare-postmoderno","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/cerco-fatti-di-vangelo\/16-qui-e-perfetta-letizia\/paolo-giuntella-%e2%80%93-giullare-postmoderno\/","title":{"rendered":"Batto le mani a Paolo Giuntella giullare della \u201csperanza imprudente\u201d"},"content":{"rendered":"<p>\u201c<em>La vita \u00e8 pi\u00f9 bella della prudenza. E anche Dio con l\u2019incarnazione del suo Logos una certa imprudenza l\u2019ha commessa. Il Natale \u00e8 la nostra imprudente speranza di vincere la scommessa della vita<\/em>\u201d: con questo sms Paolo Giuntella aveva augurato l\u2019ultimo \u201cbuon Natale\u201d agli amici. Da esso parto per ricordare la \u201cimprudente speranza\u201d che Paolo ha saputo attestare fino all\u2019ultimo.<br \/>\nSe ne \u00e8 andato il 22 maggio a 61 anni stremato dal male eppure anche quelli che sapevamo abbiamo avuto l\u2019impressione che sia partito  all\u2019improvviso, avendolo visto con trepidazione al <em>Tg1<\/em> che teneva ancora la postazione del Quirinale nei giorni di avvio del terzo governo Berlusconi.<\/p>\n<p><strong>Trovava diletto in quello che faceva<\/strong><br \/>\nOltre che della politica Paolo era un dilettante della musica e della narrativa, dello scoutismo e di ogni impegno di pace e di carit\u00e0 che gli capitasse a tiro e lo era nel senso originario della parola: trovava diletto in quello che faceva. Tutto gli interessava, amava le persone che incontrava per caso. Da inviato in Kosovo non distingueva tra salvare le persone e raccontare gli atti di salvataggio.<br \/>\nC\u2019era tra noi una fraternit\u00e0 quasi gemellare. Sia da ragazzi quando eravamo insieme nella FUCI sia negli anni della professione, se non potevo accettare un invito per conferenze dicevo: cercate Giuntella, \u00e8 simile a me e in pi\u00f9 vi divertite. Paolo faceva altrettanto.<br \/>\nI suoi cappelli, la fantasia della barba, i sigari e le pipe, l\u2019amore per la buona tavola e quello per la bellezza delle donne, tutto era segno della sua vocazione a fare in modo che la vita gli piacesse. I colleghi del <em>Tg1<\/em> la sera della morte gli hanno fatto un bel ritratto ma hanno anche detto che era un cattolico \u201cintransigente\u201d e ho immaginato come si sarebbe divertito a sentire quell\u2019aggettivo. Paolo era sensibile agli aggettivi.<br \/>\nAvranno voluto dire \u201ctenace\u201d, o \u201cappassionato\u201d perch\u00e8 non aveva nulla di intransigente. \u201cAmare il nostro tempo. La verit\u00e0 non \u00e8 un randello\u201d \u00e8 intitolato uno dei suoi ultimi scritti, che \u00e8 diventato un capitolo del volumetto <em>L\u2019aratro, l\u2019ipod e le stelle. Diario di viaggio di un laico cristiano<\/em> (Paoline 2008) che doveva essere presentato alla libreria AVE alle 18,00 di quel 22 maggio. Paolo se ne \u00e8 andato un quarto d\u2019ora prima.<br \/>\nIn quel libro si fa attestatore della speranza che cresce nella sofferenza, come ha insegnato Papa Benedetto nella <em>Spe Salvi<\/em>:  \u201cSignore perch\u00e8 hai permesso che prendessimo tanta confidenza con la morte? Due sorelle in un anno, \u00e8 troppo, \u00e8 proprio troppo. Ho passato due giorni da ateo. Ho capito il punto di vista dei miei amici, dei miei fratelli atei. Noi \u2013 noi tutti qui \u2013 abbiamo un conto aperto con te. E tu, la Sorgente, l\u2019Essere, il Padre, il Dio vivente, tu, fino all\u2019alba di oggi mi sei sembrato un provocatore: perch\u00e9 il dolore, perch\u00e9 l\u2019accanimento, perch\u00e9 l\u2019ingiustizia insopportabile dello scandalo della sofferenza?\u201d Questo si legge alla pagina 130 di quel volumetto, nel capitolo <em>La morte non avr\u00e0 l\u2019ultima parola<\/em> che \u00e8 un raro testo cristiano dei nostri giorni.<br \/>\nAl termine della lotta con l\u2019angelo, Paolo riafferma fede e speranza: \u201cStanotte ho capito che (\u2026) essere credenti nel Dio di Abramo significa sperare in modo radicale. La speranza vede ci\u00f2 che sar\u00e0 nel tempo e nell\u2019eternit\u00e0 (\u2026) Ma che fatica, Signore, dall\u2019oscurit\u00e0. Aiutiamoci. La speranza non si pu\u00f2 vivere da soli. Solo insieme, <em>juntos<\/em>, uniti, noi ce la faremo. <em>We shall overcome<\/em>. S\u00ec, insieme ce la faremo a forzare l\u2019aurora a nascere\u201d (ivi, p. 134).<\/p>\n<p><strong>\u201cUn progetto di vita perfettamente compiuto\u201d <\/strong><br \/>\nPur attraverso la sofferenza il suo modo di essere cristiano era quello della gratitudine per la bellezza della vita. E la sua vita \u00e8 stata bella, benedetta dall\u2019operosit\u00e0, dall\u2019amore e dai figli, solo pungolata dal rammarico di non riuscire a fare abbastanza perch\u00e8 ogni vita possa essere bella.<br \/>\nAvevo scritto pi\u00f9 o meno questa lode della sua vocazione alla felicit\u00e0 nel mio blog, al momento della morte e l\u2019avevo intitolata \u201cPaolo Giuntella che bella la tua vita\u201d temendo per\u00f2 che l\u2019aver seguito da lontano la malattia mi avesse troppo risparmiato la sua esperienza del dolore, che sapevo essere stata grande, segnata in particolare dalla morte di due delle tre sorelle: Anna Maria (docente di Archeologia cristiana a Chieti) e Maria Cristina (docente di Storia contemporanea a Perugia), portate via da tumori passati dal seno alle ossa, l\u2019una nel luglio del 2005, l\u2019altra nel novembre del 2006. Paolo aveva fatto un intervento per tumore al colon nel 2004 e pareva esserne libero quando un controllo del luglio 2007 ne ha segnalato il passaggio ai polmoni.<br \/>\nMi sono liberato da quel timore quando alla messa di addio Laura e i figli Osea, Tommaso, Irene (nati nell\u201982, nell\u201984 e nell\u201986) mi hanno ringraziato per quello che avevo scritto e ancor pi\u00f9 quando Laura \u2013 a una messa presieduta dai vescovi amici Bruno Forte e Giovanni Giudici (Giudici, milanese come Laura, aveva celebrato nel 1980 il loro matrimonio) \u2013 ebbe a esprimere, con grande forza, un\u2019intuizione simile alla mia: \u201c<em>S\u00ec valeva la pena di attraversare questa strada di dolore che era cominciata con Anna Maria e Cristina che hanno fatto scuola a Paolo, come spesso mi diceva, fino ad arrivare alla sua morte nel giorno del Corpus Domini, perch\u00e9 il progetto di vita di Paolo si \u00e8 perfettamente compiuto ed \u00e8 una fortuna che capita a pochi<\/em>\u201d.<\/p>\n<p><strong>Quirinalista e animatore politico<\/strong><br \/>\nHo conosciuto Paolo nella Fuci nel 1969. La prima impresa a due nel giornalismo l\u2019avemmo nel 1975 al <em>Foglio di Bologna e di Modena<\/em> che era diretto da Luigi Pedrazzi: io ero un redattore a Bologna e coordinavo la sua collaborazione di notista politico da Roma. Il <em>Foglio<\/em> chiude presto e Paolo va avanti con collaborazioni varie (fa per esempio la rassegna stampa internazionale alla Radio Vaticana) finch\u00e8 Corrado Belci lo chiama nel 1977 al <em>Popolo<\/em> dove resta fino al 1981 quando passa ad <em>Avvenire<\/em>. Dal 1984 lavora all\u2019<em>Asca<\/em> come parlamentarista, dal 1986 al <em>Mattino<\/em> dov\u2019\u00e8 caporedattore dalla pagina culturale.<br \/>\nEntra al <em>TG1 <\/em>nel 1989 e fino all\u2019avvento di Berlusconi cura gli speciali. Con il primo governo Berlusconi nel 1994 perde quel ruolo e inventa gli scorci di vita quotidiana \u2013 ricordo una mirabile intervista ai \u201ccenturioni\u201d del Colosseo \u2013 finch\u00e8 viene recuperato come inviato per le sciagure umanitarie: Kosovo, terremoto Umbria-Marche, Sarno\u2026 Infine il Quirinale con Ciampi che sar\u00e0 il 24 maggio alla messa di addio nella Chiesa di Cristo Re.<br \/>\nAccanto alla professione ha svolto un serrato lavoro di animazione politica, con la Lega democratica e con la Rosa Bianca, con le riviste <em>Appunti<\/em> e <em>Il margine<\/em> e con tanti libri. Ricordo il pi\u00f9 estroverso e il pi\u00f9 accorato insieme, <em>Strada verso la libert\u00e0. Il cristianesimo raccontato ai giovani<\/em> (Paoline 2004), con cui ha dato il via alla collana <em>Rock &#038; Soul<\/em> che egli stesso dirigeva: \u201c<em>La roccia e l\u2019anima, le radici e il futuro, tracce di sentiero per cercare risposte alle sfide del nostro tempo<\/em>\u201d.<\/p>\n<p><strong>Di padre in figlio il filo della fede<\/strong><br \/>\nSempre in quella collana nel 2006 aveva pubblicato <em>Il fiore rosso. I testimoni, futuro del cristianesimo<\/em> in cui esprimeva la convinzione che \u201cil passaggio, di generazione in generazione, del tizzone ardente, del fuoco della fede, del fuoco interiore, \u00e8 la strada e il cammino del popolo di Dio, da Abramo a oggi\u201d. Tra i testimoni che l\u00ec convocava: Luigi Di Liegro, Madre Teresa, Helder Camara, Martin Luther King, Oscar Arnulfo Romero, Etty Hillesum, Sophie e Hans Scholl, Franz Jaegerstaetter, Josef Mayr-Nusser, Annalena Tonelli, Charles de Foucauld, Primo Mazzolari, Tonino Bello, Carlo Carretto, Emmanuel Mounier, Giorgio La Pira, Giuseppe Dossetti.<br \/>\nPaolo ci ha dato libri godibili e utili ma il suo vero capolavoro \u00e8 stata l\u2019attestazione familiare della speranza cristiana della quale \u00e8 stato educatore e di cui si \u00e8 avuto un segno nel singolare rito della messa di addio, con i pompieri che portavano la bara a testimoniare il grande impegno che aveva sempre messo nelle attivit\u00e0 di soccorso, dall\u2019alluvione di Firenze al Kosovo; con il panama bianco sulla bara, a dire quel poco o tanto di stravanga e di eccentricit\u00e0 che gli era necessaria per comunicare la sua vocazione alla festa; con i figli e gli amici che cantavano e piangevano, memori delle tante volte che aveva detto che anche la morte pu\u00f2 essere una festa.<br \/>\nIl pi\u00f9 importante \u00e8 quell\u2019eredit\u00e0, che segnalo con le parole dette durante quella messa da Laura e dai figli, ognuno a suo modo a lui e a lei somiglianti.<br \/>\nLaura si \u00e8 richiamata a questo tema cruciale proponendo a modo di preghiera un brano del libro <em>Il gomitolo dell\u2019alleluja. Di padre in figlio il filo della fede<\/em>, che Paolo scrisse in dialogo con il pap\u00e0 e maestro Vittorio Emanuele (Ave 1986), chiedendo una prefazione a don Pino Scabini: \u201c<em>E se il padre conserva nel suo cuore il dono della fede, accolto e bene speso come si fa con un talento ricevuto, cosa avviene tra padre e figlio?<\/em>\u201d<\/p>\n<p><strong>\u201cOttimista\u201d \u00e8 stata la sua ultima parola<\/strong><br \/>\nIrene, la pi\u00f9 giovane: \u201cE\u2019 un\u2019ingiustizia grandissima vedere tuo padre spegnersi poco a poco e avere ancora tanto bisogno di averlo accanto, ma non \u00e8 paragonabile alla gioia di averti avuto come padre, a tutto quello che insieme a mamma ci hai trasmesso\u201d.<br \/>\nTommaso ha rievocato uno dei momenti creativi della pedagogia paterna: \u201cQuando andavamo al negozio dei soldatini di piombo, prendevi d\u2019assalto il negoziante, e gli chiedevi: perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 l\u2019obiettore di coscienza di piombo?\u201d<br \/>\nL\u2019ultima parola a Osea, per un commento che ha lasciato nel mio blog: \u201c<em>Pap\u00e0 ci ha lasciati gioved\u00ec \u2018ottimista\u2019 come ha voluto scrivere nonostante la fatica su un foglietto poco prima di morire. Ha sempre avuto la Speranza che ha caratterizzato il suo sorriso per tutta la vita. Era contento di quello che aveva avuto<\/em>\u201d.<\/p>\n<p><strong>Luigi Accattoli<\/strong><br \/>\nDa <em>Il Regno<\/em> 12\/2008<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cLa vita \u00e8 pi\u00f9 bella della prudenza. E anche Dio con l\u2019incarnazione del suo Logos una certa imprudenza l\u2019ha commessa. 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