{"id":822,"date":"2008-09-25T23:35:56","date_gmt":"2008-09-25T22:35:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/?page_id=822"},"modified":"2009-10-01T13:53:07","modified_gmt":"2009-10-01T11:53:07","slug":"carlo-urbani-il-buon-samaritano-del-terzo-millennio","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/cerco-fatti-di-vangelo\/11-il-genio-della-carita\/carlo-urbani-il-buon-samaritano-del-terzo-millennio\/","title":{"rendered":"Carlo Urbani il buon samaritano del terzo millennio"},"content":{"rendered":"<p><em>\u201cHa sollevato lentamente la sua mano e ha preso la mia, poi se l\u2019\u00e8 appoggiata sul cuore e mi ha guardata negli occhi. L\u2019ho aiutato, interpretando il suo pensiero: \u2018Mi vuoi bene, vero?\u2019, lui con la testa ha fatto segno di s\u00ec, gli ho stretto di pi\u00f9 la mano e ho annuito: \u2018Lo so, lo so bene\u2019\u201d.<\/em><br \/>\nCos\u00ec Giuliana Urbani racconta l\u2019ultimo saluto ricevuto dal marito Carlo, il 27 marzo 2003, in un ospedale di Bangkok, due giorni prima che Carlo morisse di Sars, la malattia che aveva scoperto e dalla quale era stato contagiato.     Carlo era nato 46 anni prima a Castelplanio (Ancona) e si era dedicato anima e corpo al soccorso dei derelitti del mondo, girando l\u2019Africa e l\u2019Asia per conto dell\u2019Organizzazione mondiale della sanit\u00e0, di cui era diventato consulente nel 1993 e dedicando il meglio delle sue energie alle iniziative dell\u2019associazione <em>Medici senza frontiere<\/em>.<br \/>\nEra un cristiano consapevole e fattivo. Consapevolmente aveva corso il rischio del contagio.     Della sua qualit\u00e0 di cristiano il mondo ebbe notizia pochi giorni dopo la morte, quando il Papa invit\u00f2 Giuliana e il figlio Tommaso a portare la croce, il Venerd\u00ec Santo, al Colosseo. Ma a un anno dalla morte ne abbiamo una notizia intera anche quanti non lo conoscemmo in vita: sono stati pubblicati tre volumi con i suoi scritti e la sua storia e in essi egli appare non solo cristiano, ma un grande cristiano, nel segno di Madre Teresa, di Albert Schweitzer, di Raul Folleraul e \u2013 ultimamente \u2013 anche di Annalena Tonelli.<br \/>\nTra le lettere, ho scelto questa, come meglio riassuntiva della partecipazione di Carlo Urbani all\u2019avventura cristiana:<br \/>\n<em>Cosa sto facendo della mia fede? Beh, qualche volta, magari incollati ad un ventilatore per il caldo torrido che c&#8217;\u00e8 anche di notte, diciamo insieme qualche preghiera, ed ogni 15 giorni partecipiamo alla messa per la comunit\u00e0 francofona nella missione francese. La messa \u00e8 molto piacevole, semplice, sentita, ed \u00e8 bello scoprire come quella famiglia di figli di Dio alla quale diciamo di appartenere, ma che in realt\u00e0 immaginiamo sempre come un concetto astratto, in realt\u00e0 esiste in carne ed ossa, ed \u00e8 pronta ad accoglierti tra le sue braccia anche in posti lontani come questo.<br \/>\nMa poi soprattutto nella Fede cerco in questo tempo la luce per rispondere ad angoscianti interrogativi che mi tengono sveglio. Il primo \u00e8 la fatidica questione sulla vera natura dell&#8217;uomo. Quanto vedo qui, quanto sento nei racconti dei miei colleghi provenienti dalle mille ferite di questa terra, campi di battaglia, campi profughi, la profonda povert\u00e0 delle bidonvilles, le assurde lotte fratricide, e le carceri grondanti sangue di tutti i regimi dittatoriali del mondo&#8230; tutto questo scoraggia un po&#8217;, e a volte vedere qualche cosa di buono nell&#8217;altro, in chi ti \u00e8 \u00abprossimo\u00bb, diventa veramente difficile ed invita a chiudersi in se stessi. Ma i piccoli lumi che brillano nei cuori di quanti si prodigano in questo magma di dolore lasciano sperare, ed il ricordo di chi ha deciso di scendere in questo scenario di continui soprusi e guerre, per morire poi su una croce, mi fa credere che una luce di pace sar\u00e0 pure nascosta dietro qualche orizzonte.<br \/>\nVi so vicini, ed a volte vorrei che vedeste con i miei occhi, per fissarvi su quegli sguardi di chi ha perso tutto, la famiglia nella guerra, il raccolto nell&#8217;alluvione, il figlio per la diarrea, i risparmi per un ladro, o per scaldarvi il cuore alla vista di una donna che partorisce sola, in una palafitta in un remoto villaggio, lontano da tutto e da tutti, con il marito inginocchiato al fianco, un legno che arde in un braciere per scaldarla&#8230; non credo che in altre scene avreste potuto vedere meglio rappresentato il mistero della Nativit\u00e0, di questa che ho visto a Sdau, piccolo villaggio su nel nord, due settimane fa.<\/em><br \/>\n(a don Mariano Piccotti e suor Anna Maria Vissani, da Phom Penh, Cambogia, 11 febbraio 1997)<br \/>\nEgli vede realizzata la sua vocazione nella \u201cprossimit\u00e0 alle vittime\u201d e ne loda Dio: \u201cHo raggiunto la mia leggenda personale\u201d. Come dirigente dell\u2019Organizzazione mondiale della sanit\u00e0, si trova a girare tra Cina, Thainlandia, Laos, Cambogia e Filippine: <em>\u201cL\u00ec trovo l\u2019essenza del mio lavoro, sento l\u2019odore della povert\u00e0 e della privazione che alimenta come benzina il fuoco che anima la mia passione\u201d<\/em>. E\u2019 felice che la famiglia lo segua nell\u2019impresa: \u201cGodevo al vedere i miei figli dentro capanne affumicate, a curiosare tra il nulla che costituisce la vita dei poveri\u201d. E ancora: \u201cRingrazio Dio per tanta generosit\u00e0 nei miei confronti\u201d.<br \/>\nDi figli Carlo ne ha tre, Tommaso, Luca e Maddalena, che hanno dai quindici ai tre anni, quando Giuliana li mette su un aereo e li fa tornare in Italia da soli, per restare con lui. Aveva voluto la famiglia con s\u00e9, quando aveva lasciato definitivamente l\u2019Italia, nell\u2019aprile del 2000, accettando la nomina ad esperto delle malattie parassitarie per il Pacifico occidentale, da parte dell\u2019Organizzazione mondiale della sanit\u00e0.<br \/>\n<em> \u201cIn quei problemi<\/em> \u2013 dice dei pi\u00f9 poveri con cui viene a contatto \u2013 <em>crescer\u00f2 i miei figli, sperando di vederli consapevoli dei grandi orizzonti che li circondano\u201d<\/em>.<br \/>\nVive come un privilegio, un dono, un vanto, la possibilit\u00e0 di svolgere &#8211; quasi per professione &#8211; il ruolo del buon samaritano. Di questa vocazione cos\u00ec aveva scritto nel Natale del 1999 a Riccardo Grifoni, collega medico \u2013 impegnato anche lui in Medici senza frontiere \u2013 in missione in Afghanistan: <em>\u201cCaro Riccardo, in questi giorni ho ripetuto fino alla nausea che noi medici siamo privilegiati per l\u2019opportunit\u00e0 che abbiamo di guardare e di toccare le persone\u2026 e sederci in quella posizione che \u00e8 \u2018accanto alle vittime\u2019\u201d<\/em>.<\/p>\n<p><strong>Luigi Accattoli<\/strong><br \/>\nDa <em>La Voce di Padre Pio<\/em> 5\/2004<\/p>\n<p>L\u2019ultimo saluto di Carlo a Giuliana e la lettera da Phom Penh sono presi dal volume della giornalista di <em>Avvenire <\/em>Lucia Bellaspiga, pubblicato da Ancora: <em>Carlo Urbani. Il primo medico contro la Sars.<\/em> Simile \u00e8 il volume di Jenner Meletti, giornalista della<em> Repubblica<\/em>, pubblicato dal Saggiatore e dal quale ho preso le altre citazioni:<em> Il medico del mondo. Vita e morte di Carlo Urbani<\/em>. Un terzo volume, sempre a un anno dalla morte, \u00e8 stato pubblicato da Feltrinelli, curato da Marco Albonico, collega e amico del nostro: <em>Carlo Urbani: le malattie dimenticate. Poesia e lavoro di un medico in prima linea<\/em>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cHa sollevato lentamente la sua mano e ha preso la mia, poi se l\u2019\u00e8 appoggiata sul cuore e mi ha guardata negli occhi. 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