{"id":851,"date":"2008-10-03T21:50:25","date_gmt":"2008-10-03T20:50:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/?page_id=851"},"modified":"2008-10-03T21:50:25","modified_gmt":"2008-10-03T20:50:25","slug":"violenze-alle-donne-e-la-mia-vergogna-di-essere-uomo","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/collaborazione-a-riviste\/violenze-alle-donne-e-la-mia-vergogna-di-essere-uomo\/","title":{"rendered":"Violenze alle donne. E la mia vergogna di essere uomo"},"content":{"rendered":"<p>Vedo il borseggiatore sul bus 64, Stazione Termini-Stazione San Pietro, che si accosta da dietro alla giovane turista, aderendo a lei nella calca per distrarla e derubarla meglio. E mi vergogno di essere un uomo.<br \/>\nVedo un pap\u00e0 che grida dalla strada alla sua donna affacciata alla finestra, lascia la figlia che teneva per mano e risale furioso in casa. La bimbetta tutta vestita lo segue attenta a dove mette i piedi, ma trova la porta chiusa e guarda su. La mamma che l&#8217;ha vestita ora l&#8217;intrattiene amabilmente. Vorrei essere lei.<br \/>\n\u00c8 notte e quasi tace l&#8217;incessante traffico di Roma. Dalla via &#8211; che si chiama &#8220;di Santa Maria Maggiore&#8221;, ma \u00e8 un luogo di prostituzione &#8211; arriva nella mia camera il vociare concitato delle ragazze albanesi, alle prese con la ronda dei protettori. Uno degli uomini grida e loro tacciono.<br \/>\nCinque anni fa una ragazza denunci\u00f2 lo sfruttatore e quello, uscito di prigione, l&#8217;accoltell\u00f2 una notte davanti alla mia finestra.<br \/>\nMi vengono alla mente le occasioni in cui ho gridato e una donna ha taciuto perplessa. Penso ai miei figli maschi quando fanno i duri con le sorelle.<br \/>\n<strong> <\/strong><br \/>\n<strong>Caino e le sorelle<\/strong><br \/>\nLeggo le statistiche degli omicidi, della prostituzione e della pedofilia e mi vergogno ancora di pi\u00f9.<br \/>\nL&#8217;ISTAT ha calcolato in 714.000 le donne italiane stuprate. E che una su due abbia subito almeno una violenza fisica, una telefonata oscena, un atto di esibizionismo.<br \/>\nLa maggior parte delle donne uccise nel mondo &#8211; costantemente e dappertutto &#8211; vengono assassinate nelle loro case, da uomini con i quali hanno condiviso la vita quotidiana. Una su due &#8211; in Italia &#8211; \u00e8 uccisa dal marito, o dal partner.<br \/>\nSu 53 casi di parenticidio (uccisione di familiari), avvenuti in Italia tra il 1975 e il 1995, 49 sono stati compiuti da maschi e solo 4 da femmine.<br \/>\nCaino continua ad aggredire le sorelle con la furia di sempre. Aumentano anzi le violenze sessuali e i reati legati alla prostituzione: pi\u00f9 22% per i primi e pi\u00f9 39% per i secondi, in Italia, nel 2000! Un&#8217;esplosione che pare dovuta innanzitutto all&#8217;accresciuta presenza degli extracomunitari. Che sempre difender\u00f2. Trasecolo e penso alle mie tre figlie.<br \/>\nNello spavento di quelle statistiche c&#8217;\u00e8 per\u00f2 una consolazione: l&#8217;accresciuta rilevazione delle violenze \u00e8 dovuta anche alla maggiore prontezza delle donne nel denunciarle. La donna che si ribella \u00e8 un guadagno per l&#8217;uomo.<br \/>\nConclusione provvisoria: c&#8217;\u00e8 speranza se Adamo si vergogna e se le figlie di Eva imparano a rimandargli l&#8217;eco della sua violenza.<br \/>\n<strong> <\/strong><br \/>\n<strong>Bisognerebbe vedere tutto<\/strong><br \/>\nSono sull&#8217;Eurostar Milano-Roma e ascolto quattro donne che parlano dello slavo che ha violentato e ucciso a Bologna una bambina di nove anni. Che gli sar\u00e0 preso, si chiedono. Un <em>raptus,<\/em> una pazzia. Ma fino a questo punto! Non gli si vedeva nello sguardo? Tu sei la sorella della bambina e stai con lui e non vedi niente. Bisognerebbe vedere tutto. Ma come puoi credere che il tuo uomo uccida in casa tua?<br \/>\nIn quell&#8217;accoramento di sorelle non c&#8217;\u00e8 animosit\u00e0 contro gli uomini, n\u00e9 contro gli slavi. Una dice: <em>&#8220;Qualche volta penso di restare sola&#8221;.<\/em><br \/>\nSta scritto: <em>&#8220;Verso tuo marito sar\u00e0 il tuo istinto, ma egli ti dominer\u00e0&#8221;<\/em> (Gen 3,16). Ho l&#8217;impressione che l\u00ec sia detta tutta la violenza dell&#8217;uomo sulla donna.<br \/>\nMa se una donna confida calma che pensa di &#8220;restare sola&#8221;, per scampare anche l&#8217;ombra della violenza maschile, allora quel versetto della Genesi riceve un nuovo commento.<br \/>\n<strong> <\/strong><br \/>\n<strong>Enkidu, fiero e violento<\/strong><br \/>\nIl combattimento della donna con l&#8217;istinto che l&#8217;espone alla violenza di Adamo dura da sempre, sulla terra. In parallelo a esso si svolge un&#8217;altra scommessa di Eva, teso ad ammansire il violento compagno.<br \/>\nQui \u00e8 il mito di Gilgamesh e di Enkidu a sovvenirci: <em>&#8220;Fiero e violento era Enkidu e l&#8217;intero suo corpo era coperto di pelo&#8221;<\/em>. Per &#8220;spingerlo&#8221; nel mondo degli uomini, Gilgamesh gli pone davanti una donna nuda e il mostro, <em>&#8220;incantato e rapito&#8221;,<\/em> l&#8217;attira a s\u00e9 e infine siede ai suoi piedi e <em>&#8220;la guarda fisso negli occhi, intento a ogni sua parola&#8221;<\/em> (T.H. Gaster, <em>Le pi\u00f9 antiche storie del mondo<\/em>, Mondadori, Milano 1971, 33).<br \/>\nIl poema babilonese di Gilgamesh fu scritto 35 secoli fa, ma le donne non hanno ancora addomesticato completamente gli uomini. Le vediamo all&#8217;opera ogni giorno. L&#8217;effetto Enkidu lo riscontriamo nei nostri ragazzi, quando s&#8217;innamorano.<br \/>\nSpetta alle donne bonificare il desiderio maschile dall&#8217;istinto di rapina. Addomesticare il <em>raptus<\/em>. Ricondurlo a elemento di sorpresa. <em>&#8220;L&#8217;impazienza di Adamo&#8221;<\/em> (come suonava un bel titolo di Adriana Zarri, Borla, Roma 1964) \u00e8 vitale per la felicit\u00e0 della coppia.<br \/>\n<strong> <\/strong><br \/>\n<strong>Ribellione e vergogna<\/strong><br \/>\nL&#8217;educazione familiare dovrebbe stimolare sia la ribellione delle femmine ai soprusi maschili, sia la vergogna dei maschi per ogni loro prevaricazione.<br \/>\nLa vergogna \u00e8 un bene raro, quand&#8217;\u00e8 libera. Mi vergogno, dunque posso cambiare. Un uomo \u00e8 tanto pi\u00f9 malleabile quante pi\u00f9 sono le cose di cui si vergogna.<br \/>\nUna comunit\u00e0 pu\u00f2 migliorare se stessa se matura un sentimento di imbarazzo collettivo. La vergogna per la <em>Shoah<\/em> aiuta i cristiani a riconoscere gli ebrei come fratelli maggiori.<br \/>\nLo stesso potrebbe avvenire con le donne. La vergogna \u00e8 una risorsa potente. Essa viene dal centro dell&#8217;uomo. Von Balthasar (nel volume di aforismi <em>Il chicco di grano<\/em>, Jaca Book, Milano 1994, 38) dice che <em>&#8220;\u00e8 il centro dell&#8217;uomo&#8221;.<\/em><br \/>\nAiutare l&#8217;uomo a vergognarsi ogni volta che alza la voce o la mano sulla sua compagna vuol dire aiutarlo a liberarsi da ogni vergogna nell&#8217;amore: <em>&#8220;Ora tutti e due erano nudi, l&#8217;uomo e sua moglie, ma non ne provavano vergogna&#8221;<\/em> (Gen 2,25).<br \/>\nMa non c&#8217;\u00e8 solo la violenza fisica. C&#8217;\u00e8 quella ambientale e della lingua, quella istituzionale e dei media, quella della religione. Di tutte dovremmo imparare a vergognarci.<br \/>\nIo mi vergogno pi\u00f9 che posso del fatto che le donne sono tenute a un ruolo secondario nel giornale in cui lavoro e nella parrocchia dove vado a messa. E cerco di fare in modo che non l&#8217;abbiamo nella mia casa.<br \/>\n<strong> <\/strong><br \/>\n<strong>La discriminazione<\/strong><br \/>\nHo sott&#8217;occhio un&#8217;indagine ISTAT sugli sbocchi professionali dei laureati (cf. P. Santi, &#8220;Giovani, brave e discriminate&#8221;, in <em>Il Mulino<\/em> [2001]2, 292-299), che segnala come le donne laureate siano pi\u00f9 numerose degli uomini, abbiano concluso gli studi in minor tempo e con voti migliori; ma che tardino di pi\u00f9 a trovare lavoro, quale che sia la laurea e si fermino a livelli pi\u00f9 bassi e ovunque guadagnino di meno dei colleghi maschi. Sappiamo che sono pi\u00f9 brave, ma non riusciamo a prenderne atto!<\/p>\n<p><strong>Pi\u00f9 leggera e pi\u00f9 memore<\/strong><br \/>\nLa donna \u00e8 migliore dell&#8217;uomo. Di sicuro \u00e8 meno pericolosa.<br \/>\n\u00c8 pi\u00f9 leggera, pi\u00f9 flessibile, pi\u00f9 memore. Pi\u00f9 dotata di sguardo e di immaginazione e dunque meglio disposta a usare misericordia.<br \/>\nMeno tesa a uno scopo. L&#8217;ossessione del risultato alimenta l&#8217;istinto violento di Adamo.<\/p>\n<p><strong>La gratuit\u00e0 e l&#8217;attesa<\/strong><br \/>\nAvevo appena abbozzato &#8211; nel mio <em>file<\/em> &#8211; questo pensiero, sulla donna pi\u00f9 &#8220;leggera&#8221; dell&#8217;uomo e mi chiedevo come dirlo meglio, quando mi \u00e8 arrivato un volumetto di una &#8220;mistica&#8221; anonima, pubblicato negli Oscar Mondadori, che mi ha dato un buon aiuto. Eccone una pagina, &#8220;donnesca&#8221; tra tutte: <em>&#8220;Mentre la categoria della pesantezza evoca ci\u00f2 che fa parte dell&#8217;esperienza di tutti i giorni, come il possesso, l&#8217;accumulo, l&#8217;arroganza, il senso di superiorit\u00e0 e, al tempo stesso, tutti coloro che se ne fanno interpreti, la categoria della levit\u00e0 evoca, al contrario, ci\u00f2 che fa parte del nostro sogno e, prima ancora, del mio: gratuit\u00e0, scioltezza, discrezione, amore umile e arreso alle attese dell&#8217;altro&#8221;<\/em> (Anonima contemporanea, <em>Quante cose potrei dirti. Le parole dettate da Ges\u00f9 a una mistica dei nostri giorni,<\/em> Mondadori, Milano 2001, 24).<\/p>\n<p><strong>Dire il Vangelo con l&#8217;anima delle donne<\/strong><br \/>\nPer una conclusione rapida &#8211; se non lieve! &#8211; prover\u00f2 a dire quanto mi appaia pesante, a volte, l&#8217;aria che si respira negli ambienti di soli uomini. Anche quando sono santi.<br \/>\nMostrando la faccia nascosta di Eva, l&#8217;islam diverr\u00e0 pi\u00f9 umano: credo che ogni cristiano condivida questo sogno. E allora proviamo a immaginare quanto sar\u00e0 pi\u00f9 bella la  Chiesa quando avr\u00e0 fatto il giusto spazio alle donne.<br \/>\nMa sar\u00e0 soprattutto con l&#8217;anima delle donne &#8211; cio\u00e8 con la loro parola &#8211; che la comunit\u00e0 cristiana potr\u00e0 affrontare il problema dei problemi che oggi si trova di fronte: che \u00e8 quello di parlare alle nuove generazioni.<br \/>\nNessuno sa quanto una mamma che cosa voglia dire crescere un uomo. Che faremmo in Italia senza le maestre che ci allevano i figli?<br \/>\nCome potremo allora interrogarci sulla trasmissione della fede alle nuove generazioni, facendo girare il microfono tra soli uomini?<br \/>\nPerch\u00e9 capita che nella comunit\u00e0 dei credenti le donne trovino una difficolt\u00e0 doppia a farsi ascoltare rispetto a quella, gi\u00e0 grande, che trovano nel mondo del lavoro. Sono pi\u00f9 brave a parlare di Ges\u00f9 ai ragazzi e pi\u00f9 pronte ad animare l&#8217;assemblea e la carit\u00e0: e che altro c&#8217;\u00e8 da fare nella comunit\u00e0? Eppure se nel nuovo governo ci sono solo due donne (nel governo Amato ce n&#8217;erano quattro e sei nel governo D&#8217;Alema: si va all&#8217;indietro!), non ci sono donne in assoluto a capo di un ufficio della CEI, o di un dicastero romano. E nessuna donna (e nessuno sposato, uomo o donna che sia) si \u00e8 neanche affacciata all&#8217;ultima assemblea della CEI e all&#8217;ultimo concistoro, dove solo degli uomini celibi erano autorizzati a ragionare del futuro della fede!<br \/>\nNon voglio dire che le donne debbano essere vescovi e cardinali, ma che i vescovi e i cardinali non possono non ascoltarle, dando loro una parola prevalente, com&#8217;\u00e8 prevalente la loro opera nella vita cristiana d&#8217;ogni giorno. Tocca agli sposati segnalare ai celibi l&#8217;urgenza che le donne parlino nella Chiesa.<\/p>\n<p><strong>Luigi Accattoli<\/strong><br \/>\nda <em>Il Regno<\/em> 12\/2001<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vedo il borseggiatore sul bus 64, Stazione Termini-Stazione San Pietro, che si accosta da dietro alla giovane turista, aderendo a lei nella calca per distrarla e derubarla meglio. 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