{"id":857,"date":"2008-10-09T18:36:14","date_gmt":"2008-10-09T17:36:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/?page_id=857"},"modified":"2009-05-22T19:44:20","modified_gmt":"2009-05-22T17:44:20","slug":"come-fu-che-non-diventai-democristiano","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/collaborazione-a-riviste\/come-fu-che-non-diventai-democristiano\/","title":{"rendered":"Come fu che non diventai democristiano"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;uso del passato \u00e8 l&#8217;argomento di questa puntata: se vi sia un esercizio cristiano della memoria e che preghiera possa venire dal &#8220;giorno di ieri che \u00e8 passato&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Un uso leggero del passato<\/strong><br \/>\nL&#8217;estate per me \u00e8 la stagione della memoria. Quando resto solo in citt\u00e0, basta la luce sulle case a ubriacarmi di passato. Ma possono contribuire all&#8217;abbaglio una figlia che va a Genova a manifestare contro il G8 (20-22 luglio) e la chiamata a coordinare una serata delle ACLI a Vallombrosa (31 agosto) sui fatti di trent&#8217;anni fa.<br \/>\nNell&#8217;estate 2000 fu la morte di Fiorentino Sullo, avvenuta il 4 luglio, a impegnarmi in un corpo a corpo intrecciatissimo con il me stesso di 33 anni prima. Forse dovevo a quel rispettabile personaggio della &#8220;corrente di base&#8221; se non ero diventato democristiano. E che cosa invece diventai e se era stato un vantaggio, o che altro.<br \/>\n<strong> <\/strong><br \/>\n<strong>&#8220;Torni in giacca e cravatta&#8221;<\/strong><br \/>\nRingraziai Sullo in morte, chiedendomi se avesse senso ringraziare qualcuno per non essere diventato qualcosa. E se sia da considerare una disgrazia l&#8217;essere stati democristiani, o comunisti, o socialisti, che oggi sono nomi sfortunati. E infine che si debba pensare della vita che facciamo, quando non ci piace pi\u00f9.<br \/>\nEra il 1967 e facevo lettere all&#8217;Universit\u00e0 di Roma. Senza saperne il nome, ero un <em>free-lance:<\/em> scrivevo articoli per le pagine culturali e li portavo ai giornali.<br \/>\nSullo dirigeva il settimanale <em>La Discussione<\/em>, che \u00e8 finito tra le salmerie toccate a Buttiglione, il quale l&#8217;ha trasformato in <em>&#8220;quotidiano dei Cristiani democratici uniti&#8221;,<\/em> mantenendogli la dicitura <em>&#8220;fondato da Alcide De Gasperi&#8221;.<\/em> Una fine in coda di pesce, ma forse \u00e8 andata peggio a <em>Rinascita,<\/em> che lessi negli anni pi\u00f9 de <em>La<\/em> <em>Discussione<\/em><em>:<\/em> era <em>&#8220;fondato da Palmiro Togliatti&#8221;<\/em> e oggi non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9.<br \/>\nEro al pensionato romano della Federazione universitaria cattolica italiana (FUCI) &#8220;Igino Righetti&#8221;. Non era ancora spuntato il sessantotto, con le sue nuove costellazioni, e noi fucini eravamo <em>naturaliter<\/em> democristiani. Dunque scrissi due articoli e li portai al settimanale. Pensavo che due &#8211; per un lanciatore libero &#8211; fossero meglio di uno.<br \/>\nLi consegnai al segretario di redazione in via IV Novembre, a due passi da via della Pilotta, dov&#8217;\u00e8 la Pontificia universit\u00e0 gregoriana. Dopo un mese il segretario mi disse: <em>&#8220;Sono piaciuti al direttore, che li pubblicher\u00e0 e che vorrebbe farle una proposta di collaborazione. Venga domani alle 10&#8221;.<\/em><br \/>\nQuando tornai il segretario di redazione non c&#8217;era. L&#8217;usciere mi accolse &#8211; anzi mi respinse &#8211; cos\u00ec: <em>&#8220;Lei ha l&#8217;appuntamento? Ma dall&#8217;onorevole si va in giacca e cravatta! Torni gioved\u00ec alla stessa ora&#8221;.<\/em><br \/>\nNon tornai perch\u00e9 non avevo camicie e cravatta: andavo avanti con una giacca e due maglioni che si alternavano in lavanderia. Vestivo meglio dei miei fratelli contadini e a me bastava. I figli ridono quando racconto che d&#8217;inverno non uscivo la sera perch\u00e9 non avevo il cappotto e cos\u00ec facevo tanti esami a febbraio.<br \/>\nMigliorato il guardaroba, quattordici anni pi\u00f9 tardi sono entrato al <em>Corriere della<\/em> <em>sera,<\/em> dove valeva ancora la regola della giacca e della cravatta: nessuno scandalo dunque. Anzi una schietta gratitudine all&#8217;onorevole Sullo, che da l\u00ec a qualche mese divenne ministro della Pubblica istruzione; e il sessantotto pot\u00e9 partire con i cortei che gridavano <em>&#8220;contro la riforma Sullo&#8221;<\/em>.<br \/>\n<strong> <\/strong><br \/>\n<strong>Ognuno conosce il suo peccato<\/strong><br \/>\nSe Sullo mi proponeva di collaborare, io accettavo e mi sarei ritrovato democristiano a vita. A motivo poi della lentezza in curva che caratterizza anche la mia guida dell&#8217;automobile, penso che democristiano lo sarei ancora. Come lo sono alcuni o molti, pur non essendoci pi\u00f9 la DC. E temo che oggi sia una condizione penosa, di apolide pi\u00f9 che di esule.<br \/>\nNon riuscendo io a pagare la retta del pensionato con l&#8217;attivit\u00e0 di <em>free-lance,<\/em> i presidenti della FUCI Giovanni Benzoni e Mirella Gallinaro mi fecero lavorare a <em>Ricerca<\/em>, la rivista della Federazione. Il condirettore di <em>Ricerca<\/em> era Angelo Bertani, e ne \u00e8 venuta &#8211; come per Giovanni e Mirella &#8211; l&#8217;amicizia di una vita.<br \/>\nDopo <em>Ricerca<\/em> bazzicai <em>Settegiorni<\/em>, la rivista della sinistra DC diretta da Orfei e Pratesi, dove feci qualcosa come il vice del vaticanista Sandro Magister. Poi entrai a <em>Il Regno<\/em>, avendo incontrato a un congresso delle ACLI (Cagliari 1972) Alfio Filippi, che mi trov\u00f2 sfaccendato e mi chiam\u00f2 a lavorare nella sua vigna. Dal <em>Regno<\/em> passai a <em>La<\/em> <em>Repubblica<\/em>, quando Scalfari fond\u00f2 il suo giornale (1976) e a me era nato il primo figlio. Per l&#8217;assunzione fu decisivo il parere di Sandro Magister, che nel frattempo era passato all&#8217;<em>Espresso<\/em>. Da <em>La<\/em> <em>Repubblica<\/em> al <em>Corriere della Sera<\/em> ci saltai vent&#8217;anni fa.<br \/>\nGuardando indietro, non vedo nessuna ragione per vantarmi di non essere divenuto democristiano. Fu all&#8217;incirca un caso. E guardando intorno non vedo motivo di compiangere i coetanei che democristiani divennero e restarono. Anche se certo ne venne loro qualche problema in pi\u00f9, compresa la perdita del lavoro, quando la balena si aren\u00f2.<br \/>\nCon tangentopoli, i giornalisti democristiani sono stati accusati in solido di aver tenuto il sacco ai ladroni di stato. Ma \u00e8 andata anche peggio a chi divenne socialista. Un poco meglio invece a chi si fece comunista, che per\u00f2 si dovr\u00e0 discolpare a vita per la lentezza &#8211; che oggi pare incredibile &#8211; nell&#8217;avvertire il cambio dell&#8217;epoca. Ognuno conosce il suo peccato.<br \/>\nAnche chi non divenne nulla lo conosce. E io sono tra questi. Ho frequentato da esterno le feste dell'&#8221;Unit\u00e0&#8221; e le pagine di <em>Rinascita,<\/em> chiedendo a quel partito di aprire porte e finestre, per ridurre il tasso dell&#8217;ideologia e non \u00e8 servito &#8211; si direbbe &#8211; a niente. Come non hanno ottenuto granch\u00e9 gli amici che hanno fatto ottime prediche sui fogli democristiani.<br \/>\nLa conclusione provvisoria \u00e8 per un uso leggero del passato nostro e altrui. Per evitare che le pagliuzze degli altri nascondano le nostre travi. E perch\u00e9 solo nel silenzio coglieremo l&#8217;invito a convertirci e a credere al Vangelo che ci pu\u00f2 venire da ci\u00f2 che siamo stati.<br \/>\n<strong> <\/strong><br \/>\n<strong>Una figlia no-global<\/strong><br \/>\nEccomi a litigare con la figlia che parte per Genova. Poi l&#8217;ascolto che racconta al telefonino &#8211; correndo &#8211; le cariche della polizia e le violenze delle tute nere. Le metto da parte i giornali e le <em>e-mail<\/em> della controinformazione che mi mandano gli amici. Ne discutiamo interminabilmente e le passo quello che scrivevo del movimento degli studenti quando volgeva il mitico sessantotto e io avevo la sua et\u00e0. <em>&#8220;Un sampietrino non fa rivoluzione&#8221;<\/em> \u00e8 il titolo di un mio articolo per <em>Ricerca<\/em>.<br \/>\nAnche allora ci fu un morto, nella facolt\u00e0 romana di magistero occupata dagli studenti. E lo scatenamento dei giornali di destra sui danneggiamenti, mentre quelli di sinistra gridavano contro <em>&#8220;l&#8217;invasione armata degli atenei&#8221;.<\/em> Anche noi allora &#8211; come ora i nostri figli &#8211; eravamo convinti che la politica fosse tempesta di cervelli e che i fatti avrebbero seguito le idee. Come se bastasse spostare queste pi\u00f9 in l\u00e0, per smuovere quelli. Ma quando mai!<br \/>\nEppure io sono contento che una mia figlia sia stata a Genova. Che tanti giovani tornino a interessarsi alle cose del mondo, esponendosi al rischio delle compagnie violente e delle manganellate. Ma rivendicando il diritto a cercare in campo aperto una migliore fedelt\u00e0 al proprio destino e ai destini generali.<\/p>\n<p><strong>Se il padre Sorge \u00e8 ancora quello<\/strong><br \/>\nQuanto scrivevo trenta e pi\u00f9 anni fa su <em>Ricerca<\/em> a proposito del movimento degli studenti, l&#8217;ho riletto insieme a ci\u00f2 che scrivevo delle ACLI, seguendo il congresso di Torino che ruppe il collateralismo con la DC (1969), il convegno di Vallombrosa che propose l'&#8221;ipotesi socialista&#8221; (1970) e la &#8220;deplorazione&#8221; di Paolo VI (1971).<br \/>\nHo lodato le ACLI per il coraggio di dedicare a quella stagione travagliata un <em>&#8220;momento della memoria&#8221;,<\/em> dove mi \u00e8 stato affidato il compito di coordinare i racconti del vescovo Fernando Charrier (che allora era assistente di Giovent\u00f9 aclista), di Emilio Gabaglio (il &#8220;giovane presidente&#8221; eletto dopo Torino) e del padre Bartolomeo Sorge, che il sostituto Benelli volle nel gruppo di ecclesiastici che &#8220;dialogava&#8221; con gli aclisti tra il 1970 e il 1971.<br \/>\nQuella sera a Vallombrosa ho udito una signora confidare agli amici che non sarebbe venuta al <em>&#8220;momento della memoria&#8221;,<\/em> perch\u00e9 aveva <em>&#8220;sofferto troppo per quei fatti&#8221;.<\/em> E un uomo della stessa et\u00e0 che diceva: <em>&#8220;Sono curioso di vedere se il padre Sorge \u00e8 ancora quello di allora&#8221;.<\/em><br \/>\nA me parve che lo fosse, mosso come sempre da un&#8217;inquietudine che gli impedisce di adattarsi all&#8217;esistente. E anche Charrier e Gabaglio, nella loro sofferenza gemella, concordi tutti e due a non ritenerla inutile. E d&#8217;accordo anch&#8217;io che la  FUCI, le ACLI e l&#8217;Azione cattolica della scelta religiosa &#8211; e ogni altra famiglia che partecip\u00f2 a quel travaglio &#8211; prepararono la comunit\u00e0 cattolica ai tempi nuovi della politica. Se la fine del partito cattolico non \u00e8 stata traumatica, lo dobbiamo &#8211; io credo &#8211; ai gruppi che per tempo si erano presi il rischio delle scelte politiche, alla ricerca di una fedelt\u00e0 creativa al nome cristiano.<br \/>\nLa stagione estiva della memoria l&#8217;ho conclusa con il Salmo 90: <em>&#8220;Insegnaci a contare i nostri giorni e giungeremo alla sapienza del cuore&#8221;.<\/em> Tenere tutto dentro e purificarne la memoria, imparando la piet\u00e0 per noi e per gli altri. Invocare il dono della sapienza per intendere gli errori di ieri e le possibilit\u00e0 di oggi. Guardare avanti a nome di tutti.<\/p>\n<p><strong>Luigi Accattoli<\/strong><br \/>\nda <em>Il Regno<\/em> 16\/2001<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;uso del passato \u00e8 l&#8217;argomento di questa puntata: se vi sia un esercizio cristiano della memoria e che preghiera possa venire dal &#8220;giorno di ieri che \u00e8 passato&#8221;. 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