{"id":860,"date":"2008-10-09T18:59:43","date_gmt":"2008-10-09T17:59:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/?page_id=860"},"modified":"2008-10-09T18:59:43","modified_gmt":"2008-10-09T17:59:43","slug":"vedere-i-figli-dei-figli-e-ancora-il-dono-piu-bello","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/collaborazione-a-riviste\/vedere-i-figli-dei-figli-e-ancora-il-dono-piu-bello\/","title":{"rendered":"Vedere i figli dei figli \u00e8 ancora il dono pi\u00f9 bello"},"content":{"rendered":"<p>La figlia pi\u00f9 grande &#8211; Agnese &#8211; ci ha detto che avr\u00e0 presto un bambino. L&#8217;ha detto con una certa solennit\u00e0, facendo in modo che fossimo tutti presenti e con il tono di chi fa una sorpresa. Anzi un regalo. Come un dono inaspettato il suo annuncio \u00e8 stato preso da tutti.<br \/>\nUn&#8217;altra coppia giovane il bambino l&#8217;ha appena avuto e il nonno &#8211; mio coetaneo &#8211; racconta la stessa emozione dei due ragazzi nel dare la notizia e &#8211; poi &#8211; la festosa partecipazione di tutti, nel giro giovanile, a quella nascita. \u00abVanno a vederlo e ci tornano pi\u00f9 volte, non finiscono di parlarne: e che sar\u00e0 mai?\u00bb, dice meravigliato.<br \/>\n<strong> <\/strong><br \/>\n<strong>Oggi si fa pi\u00f9 festa quando arriva un bambino<\/strong><br \/>\nNon c&#8217;\u00e8 soltanto pi\u00f9 trepidazione &#8211; oggi &#8211; nei giovani genitori che danno la notizia, ma anche pi\u00f9 festa in quelli che la ricevono. Agnese racconta che c&#8217;\u00e8 qualcuno che si commuove in modo inaspettato. Un&#8217;amica ha pianto e le ha detto: \u00abTra tante notizie brutte, eccone finalmente una bella!\u00bb.<br \/>\nIo di figli ne ho avuti cinque e quel coetaneo che dicevo quattro, ma ci pare che non mettevamo tanto impegno nel dare la notizia di una vita nascente e nel festeggiarne l&#8217;arrivo. Si direbbe che la nuova generazione faccia meno figli, ma ponga pi\u00f9 attenzione a essi. Forse non c&#8217;\u00e8 perdita nel mutamento.<br \/>\nLa figlia che sar\u00e0 madre non \u00e8 sposata, ma \u00e8 \u00abaccasata\u00bb, come si sarebbe detto un tempo. Da due anni \u00e8 andata a vivere con il fidanzato, convinti ambedue che il matrimonio non aggiunga nulla alla decisione di unire le loro vite, e di metterne al mondo altre.<br \/>\nDa quella decisione sono venute sofferenze e discussioni. Sofferenze, mi pare, solo per noi genitori. E discussioni quiete, sapendo ognuno che le parole non avrebbero mutato il sentire altrui. Attenti dunque a tenerle su un registro basso. Il confronto sulle scelte di vita, del resto, durava &#8211; o incubava &#8211; da una decina d&#8217;anni.<br \/>\nLa decisione di andare a vivere in coppia non era stata formalizzata in alcun modo. C&#8217;era stato appena l&#8217;annuncio di un fatto: \u00abVi ripeto per la terza volta che io entro il mese mi trasferisco da Paolo\u00bb. Ne era venuta, come si dice, una coppia di fatto, cos\u00ec come ora ne vengono due genitori di fatto.<br \/>\nI fatti ci sono tutti. Mancano, almeno a met\u00e0, la formula e il rito.<br \/>\nC&#8217;\u00e8 la coppia, intesa a una sua stabilit\u00e0. C&#8217;\u00e8 la decisione condivisa d&#8217;avere il figlio e l&#8217;impegno a fargli spazio nella vita di coppia.<br \/>\nMa i due fatti &#8211; della coppia e del figlio &#8211; ricevono un diverso trattamento: si dice molto sul figlio, non si dice nulla sulla coppia. Quasi il contrario, mi parrebbe, rispetto alla tradizione, quando si festeggiava la costituzione della coppia e si dava come per scontato l&#8217;arrivo dei figli.<br \/>\nSi direbbe che siano state cassate le parole \u00abio prendo te\u00bb e l&#8217;impegno a una fedelt\u00e0 duratura, \u00abnella gioia e nel dolore\u00bb, per \u00abtutti i giorni della mia vita\u00bb. Magari quel sentimento c&#8217;\u00e8, o quantomeno \u00e8 invocato, ma non viene affermato. Manca un&#8217;assunzione di responsabilit\u00e0 davanti alla comunit\u00e0. La si vuole anzi evitare, avvertendola forse come eccessiva, o almeno ridondante. Di certo come invasiva del privato.<br \/>\n<strong> <\/strong><br \/>\n<strong>Cade il rito della coppia resta quello del generare<\/strong><br \/>\nMolto viene meno dunque &#8211; rispetto a ieri &#8211; sul fronte della costituzione della coppia. Ma c&#8217;\u00e8 di pi\u00f9, dicevo, sulla decisione d&#8217;avere il figlio e sull&#8217;annuncio del suo arrivo. Si direbbe che la dimensione sociale del patto &#8211; con qualcosa delle formule e dei riti che l&#8217;accompagnavano &#8211; si sia spostata dalla scelta del partner alla decisione di mettere al mondo un figlio.<br \/>\nLa scelta del partner \u00e8 stata ricondotta al privato, deritualizzata e resa manifestamente provvisoria, sperimentale, ripetibile. La decisione del figlio \u00e8 stata invece caricata di significati aggiuntivi, almeno rispetto a ieri, quando toccava a essa di restare confinata nella sfera fattuale e privata.<br \/>\nQuei significati aggiuntivi non sono nuovi, si capisce, ma oggi vengono espressi in modo nuovo e comunicati con messaggi pur sempre privati, ma chiaramente finalizzati a raggiungere l&#8217;insieme dei mondi vitali in cui i due sono inseriti, come a supplire &#8211; in parte, ma per una parte forse sostanziale &#8211; all&#8217;esilit\u00e0 di significato precedentemente attribuito alla costituzione della coppia.<br \/>\nL&#8217;annuncio del figlio viene a dare proiezione sociale a una convivenza che fino ad allora era intesa come fatto privato e ne segnala l&#8217;intenzione a durare nel tempo. Almeno a una durata media, necessaria per l&#8217;accompagnamento del bambino all&#8217;et\u00e0 adulta.<br \/>\nQuant&#8217;\u00e8 importante la comprensione di come comunicano gli uomini e le donne, tra loro e con la comunit\u00e0 di appartenenza! Ponendo mente alle novit\u00e0 della comunicazione, possiamo intendere qualcosa dei fatti nuovi che avvengono nel profondo.<br \/>\n<strong> <\/strong><br \/>\n<strong>Cercano innanzitutto la verit\u00e0 dei sentimenti<\/strong><br \/>\nComunicazione a parte, anche per quello che riguarda la fattualit\u00e0 della coppia mi pare di avvertire &#8211; nel comportamento dei nostri figli secolarizzati &#8211; qualche spostamento di accenti, rispetto alla generazione dei padri. Di nuovo cogliamo un calo di intensit\u00e0 nella costituzione della vita a due e un rafforzamento nella decisione per il figlio.<br \/>\nSi cerca di pi\u00f9 l&#8217;autenticit\u00e0 dei sentimenti, come \u00e8 chiaro, rispetto a ogni intenzionalit\u00e0 su di essi. Li si vorrebbe ricondurre per intero al privato e al presente. Ma al momento del figlio il legame dei due sperimenta come un vistoso arricchimento di significati sia privati che pubblici. Ed ecco che l&#8217;uomo, impegnandosi con la donna nella decisione comune per il figlio, si vincola al suo riconoscimento e anche a una sua presa in carico quotidiana che poteva essere puramente sottintesa &#8211; e magari pi\u00f9 facilmente elusa &#8211; nel rapporto tradizionale.<br \/>\nForse \u00e8 questo il significato complessivo dei mutamenti per quanto riguarda la fattualit\u00e0 della coppia: si persegue di meno la durata, ma si investe di pi\u00f9 nella corresponsabilit\u00e0 parentale.<br \/>\nE dal punto di vista cristiano, che c&#8217;\u00e8 da dire? Qui la sfida &#8211; io credo &#8211; si fa seria.<br \/>\nQuando affermavo, sopra, che i fatti ci sono tutti &#8211; in questo travaglio dei nostri figli che si avviano a diventare padri e madri &#8211; pur nella mancanza, o nella nuova articolazione delle formule e dei riti, intendevo i fatti che sono nelle nostre mani. Perch\u00e9 tende a venire meno, anche nei ragazzi che hanno avuto un&#8217;educazione cristiana, il raccordo di quel travaglio con l&#8217;esperienza della fede.<br \/>\nSi tratta di un raccordo che risultava problematico anche per la generazione dei padri e delle madri che ora si avviano a divenire nonni. Ma che noi compivamo in un atteggiamento di obbedienza alla tradizione, che a suo modo era anche un affidamento, un qualcosa che somigliava, per analogia, all&#8217;obbedienza di fede. Ed era comunque un fatto. Un fatto che ci inseriva in una tradizione, alla quale davamo continuit\u00e0, chiedendo a un tempo d&#8217;esserne sostenuti.<br \/>\n<strong> <\/strong><br \/>\n<strong>\u00abGenerare genitori \u00e8 pi\u00f9 grande\u00bb<\/strong><br \/>\nI nostri ragazzi secolarizzati momentaneamente accantonano il matrimonio e intenzionalmente separano quel che resta del loro cristianesimo dalla propria esperienza della coppia e del figlio. Questi ragazzi pregano quando sono con noi, anche se &#8211; forse &#8211; non pregano pi\u00f9 da soli.<br \/>\n\u00c8 certo che da soli non praticano pi\u00f9, ma partecipano volentieri a iniziative del tipo \u00abPizza e Vangelo\u00bb (\u00e8 una lettura familiare del libro di Luca, cui invitano cugini, fidanzati e coetanei), cio\u00e8 si fanno la domanda sulla figura di Ges\u00f9. Ma sono ben decisi a sottoporre a verifica ogni cosa ricevuta.<br \/>\nPraticamente verificano tutto e al momento &#8211; e in maggioranza &#8211; non appaiono disponibili a obbedire a nulla di quanto hanno ricevuto, in forza del solo fatto d&#8217;averlo ricevuto. Non a caso qualcuno di loro si apparenta, quando esce a manifestare, a quelli che hanno scelto di chiamarsi disobbedienti.<br \/>\nCome nell&#8217;amore, anche nella fede la verit\u00e0 del sentimento \u00e8 il loro unico faro. A esso si tengono aggrappati.<br \/>\nMi resta da dire i sentimenti con cui attendo il figlio di mia figlia: che sono belli e grandi, pur nella novit\u00e0 certo sorprendente della costellazione che vedo salire all&#8217;orizzonte.<br \/>\nPrendo in prestito da Enrico Peyretti le parole per dirli in breve, quei sentimenti: \u00abGenerare fu grande \/ ci rese pari ai genitori \/ aver generato genitori \u00e8 pi\u00f9 grande \/ ci rende pari agli antenati\u00bb.<br \/>\nAmo le foto in cui sono con tutti i figli. Mi piace averli intorno alla tavola. \u00abPap\u00e0, ti senti un patriarca?\u00bb, mi chiedono argute le ragazze. Penso che tutto &#8211; della vita &#8211; mi piacer\u00e0 di pi\u00f9 quando avr\u00f2 avuto i nipoti.<br \/>\nVedere i figli dei figli \u00e8 il dono pi\u00f9 grande, dopo quello della paternit\u00e0. Ti provoca a un nuovo allargamento dell&#8217;anima. Ed \u00e8 un raggiungimento che si compie nella totale gratuit\u00e0: ti avviene.<br \/>\n<strong> <\/strong><br \/>\n<strong>Un figlio lo fai un nipote invece lo ricevi <\/strong><br \/>\nQuando diventi padre, sei attore dell&#8217;evento. Esso ti supera, ma tu lo conduci.<br \/>\nQuando invece nasce un figlio a tua figlia, tu semplicemente ricevi. Una condizione forse migliore per lasciarsi guidare a un mutamento del cuore, senza troppa resistenza.<br \/>\nTutto ci\u00f2 pu\u00f2 essere detto con semplicit\u00e0. \u00abMi piace, ne sono entusiasta\u00bb, ha risposto Adriano Sofri &#8211; dal triste carcere di Pisa &#8211; a una domanda sul diventare nonno, che gli sta capitando ora, alla mia stessa et\u00e0.<br \/>\n\u00abGener\u00f2 figli e figlie\u00bb, ripete la Genesi di ciascuno dei patriarchi. Quel titolo di merito non muta per il fatto che i figli d&#8217;oggi dicono diversamente ci\u00f2 che fanno, o forse semplicemente posticipano il matrimonio.<br \/>\nDunque i miei sentimenti rendono onore ai fatti, pur nel mutamento dei riti e delle formule. E chiedono allo Spirito le parole per attestare alla nuova generazione che la benedizione del Signore \u00e8 su ogni uomo e ogni donna che si amano e &#8211; in obbedienza all&#8217;amore &#8211; si aprono all&#8217;accoglienza della vita nascente.<br \/>\n<strong> <\/strong><br \/>\n<strong>Luigi Accattoli<\/strong><br \/>\nda <em>Il Regno<\/em> 12\/2004<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La figlia pi\u00f9 grande &#8211; Agnese &#8211; ci ha detto che avr\u00e0 presto un bambino. 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