{"id":894,"date":"2008-10-22T20:55:26","date_gmt":"2008-10-22T19:55:26","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/?page_id=894"},"modified":"2010-11-21T21:27:10","modified_gmt":"2010-11-21T21:27:10","slug":"da-camaldoli-e-la-verna-al-vasto-mondo","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/interviste\/linformazione-originale-sempre-meno-originale-sempre-piu-vittima-dellaudience\/da-camaldoli-e-la-verna-al-vasto-mondo\/","title":{"rendered":"Da Camaldoli e La Verna al vasto mondo"},"content":{"rendered":"<p>Quinta edizione del \u201cPremio Europa \u2013 Camaldoli,<br \/>\nLa Verna terre aretine di spiritualit\u00e0 europea\u201d<br \/>\npromosso dal Circolo \u201cVerso l\u2019Europa\u201d,<br \/>\nassegnato a Bronislaw Geremek (1932-2008)<br \/>\ne consegnato in sua memoria al figlio Marcin<\/p>\n<p><em>Sala dei Grandi &#8211; Palazzo della Provincia &#8211; Arezzo<\/em><br \/>\n<em>Sabato 18 ottobre 2008 &#8211; ore 10,30<\/em><\/p>\n<p>La mia ultima visita a Camaldoli \u00e8 del novembre scorso, per un convegno nella Foresteria del Monastero e in quella data ho rivisto La Verna, per accompagnarvi una persona che non vi era mai stata: perch\u00e8 alla Verna bisogna andare una volta nella vita. Due sono le immagini che conservo, di queste visite ultime e da esse parto per la mia conversazione sull\u2019importanza di questi luoghi dello Spirito nella storia e nel domani dell\u2019Europa. S\u00ec, nel domani: perch\u00e9 noi gente d\u2019Europa nel guardare al nostro grande passato mossi dalle pi\u00f9 varie ragioni \u2013 di studio certamente, ma anche estetiche, o turistiche, o localistiche, o di divertimento \u2013 dovremmo pur sempre avere l\u2019avvertenza di cogliervi il giusto stimolo per andare avanti.<br \/>\nSono stato a Camaldoli un anno addietro per l\u2019ennesima volta e per la prima volta ho partecipato alla Liturgia dei defunti nella chiesa dell\u2019Eremo, che termina con la processione al cimitero dove sono le tombe dei monaci, quella dell\u2019indimenticato don Benedetto Calati sopra a tutte: 1914-2000. Faceva freddo, la foresta esibiva i primi rossori come un alchermes spruzzato a caso. C\u2019era neve dove non arrivava il sole. La processione passava tra le celle degli eremiti, tutte uguali e pur diverse come le case coloniche della Toscana non ancora ristrutturate. Contavo i comignoli dai quali saliva il fumo: dieci su venti. L\u2019immagine di quel fumo tra gli abeti credo mi accompagner\u00e0 a lungo. Ve la propongo con l\u2019idea forte che mi trasmette e che formulo come domanda: \u00e8 possibile oggi fare l\u2019eremita nello spirito di Romualdo, a mille anni da quando il santo monaco condusse i compagni nella foresta di Camaldoli?<br \/>\nL\u2019altra immagine \u00e8 di una preghiera tenace e mi viene dalla Cappella delle Stimmate della Verna. Visitandola mi \u00e8 tornata agli occhi la scena che avevo vissuto in presa diretta il 17 settembre 1993 in quella cappella: il papa Wojtyla inginocchiato e assorto, tutto in s\u00e9 compatto, capace di una preghiera duratura che uno immaginerebbe estranea al nostro tempo veloce. Il cerimoniere Marini che fa un passo avanti come a dare il segnale, ma il papa non lo vede e non si muove. Il \u201cmaestro delle celebrazioni\u201d fa un altro passo e il papa \u00e8 sempre con Dio. Allora si avvicina don Stanislaw e lo tocca al braccio come per dire: \u201cAbbiamo un\u2019ora di ritardo\u201d. Ma il papa niente. E tutti si rassegnano e riprendono, come possono, a pregare. Sono restati l\u00ec un quarto d\u2019ora. Anche questa immagine ci trasmette una domanda: se sia possibile nel terzo millennio la preghiera che ha fondato Camaldoli e La Verna.<br \/>\nPerch\u00e9 mille anni addietro si costruivano celle, eremi e monasteri? Per cercare Dio: \u201c<em>Quaerere Deum<\/em>\u201d. Cercare Dio \u2013 stare davanti a Dio \u2013 <em>vacare Deo<\/em>: essere liberi di dedicarsi a Dio \u2013 mettersi in Dio \u2013 porsi in orazione \u2013 raccogliersi in Dio. Fa difficolt\u00e0 la nostra lingua moderna su questo sentiero.<br \/>\nCosi si legge nel sito internet di Camaldoli: \u201c<em>Diventare monaco significa anzitutto percorrere un cammino di ricerca del Signore e di conversione che conduce alla riunificazione interiore seguendo e imitando Ges\u00f9<\/em>\u201d.<br \/>\nEcco le parole chiave: \u201c<em>un cammino di ricerca del Signore<\/em>\u201d. E\u2019 il <em>quaerere Deum <\/em>degli antichi padri, reso nel linguaggio di oggi e che ci arriva attraverso la Rete!<br \/>\nCome la vita monastica si fa lievito nel mondo? Attraverso l\u2019amore indiviso a Dio e ai fratelli: \u201c<em>Ognuno \u00e8 chiamato dal Signore a rispondere in prima persona con l\u2019obbedienza della fede in una libert\u00e0 crescente che ha nell\u2019amore indiviso a Dio e ai fratelli la sua ragione d\u2019essere e la sua misura<\/em>\u201d, dice ancora il sito. Lo schema classico della tradizione benedettina incanala questo amore nei due rivi dell\u2019azione e della contemplazione: \u201c<em>Ora et labora<\/em>\u201d. Non \u00e8 un ascetismo che fugge il mondo e la storia, ma \u00e8 un\u2019ascesi che si libera dallo spirito del possesso nei confronti del mondo e lo lavora. Il lavoro lega la comunit\u00e0 monastica alla comune condizione umana.<br \/>\nRientra nel lavoro monastico anche quello della cultura, il lavoro sui libri, che tanto ha dato e continua a dare alla storia dell\u2019Occidente. Dice il sito che la comunit\u00e0 camaldolese svolge la sua ricerca teologica e spirituale \u2013 che \u00e8 un aspetto del <em>quaerere Deum<\/em> \u2013 \u201cin dialogo con l\u2019antica tradizione dei Padri e con la cultura moderna\u201d. Chiarisce infine che nello spirito camaldolese \u201cnon sarebbe nemmeno concepibile un\u2019esperienza di Dio separata dalla storia\u201d.<br \/>\nCamaldoli ha sempre svolto un ruolo di ponte tra la vita contemplativa e quella attiva, anche come richiamo all\u2019intellettualit\u00e0 cattolica nazionale: lass\u00f9 salivano Siri e Montini per le settimane estive della \u201cFUCI\u201d e dei \u201cLaureati cattolici\u201d, Dossetti e Fanfani, Moro e Andreotti, fino ad Andreatta, fino a Prodi che tuttora vi tiene convegni.<br \/>\nCon il Concilio Vaticano II la comunit\u00e0 monastica di Camaldoli \u00e8 tornata a essere luogo di incontro ecumenico e interreligioso. Dialogo con l\u2019ebraismo e con l\u2019islam, con l\u2019induismo e il buddismo, con uomini e donne in ricerca. Visitando il Sacro Eremo il 17 settembre 1993 \u2013 lo stesso giorno della visita alla Verna \u2013 Giovanni Paolo incoraggiava i monaci a sviluppare la dimensione dialogica del monachesimo presente in quasi tutte le esperienze religiose.<br \/>\nCamaldoli \u00e8 stata ed \u00e8 un\u2019esperienza cosmopolita, tradizionalmente europea e oggi mondiale. Tra comunit\u00e0 maschili e femminili la sua irradiazione \u2013 come Congregazione Camaldolese dell&#8217;Ordine di San Benedetto \u2013 ha toccato nella storia Polonia, Francia, Ungheria, Austria, Tanzania, USA, India, Brasile.<br \/>\nOggi qui onoriamo un figlio della Polonia che ha sempre pensato se stesso come cittadino d\u2019Europa. Ebbene Camaldoli ha ancora oggi un legame con la Polonia.  Papa Wojtyla il 19 agosto 2002, alla fine del suo ultimo viaggio in Polonia \u2013 ultima di nove visite \u2013 prima di ripartire per Roma volle andare a vedere il monastero camaldolese di Bielany, nei pressi di Cracovia, che era stata meta delle sue esercitazioni e dei suoi ritiri spirituali. In occasione di uno dei viaggi wojtyliani, trovandomi una mezza giornata libera, ero stato sulla collina di Bielany con dei colleghi e l\u00ec avevamo conosciuto un giovane monaco che parlava italiano perch\u00e9 era stato a studiare in Italia e conosceva Camaldoli e San Gregorio al Celio.<br \/>\nQuando mi fu chiesto di parlare a questa consegna del Premio Europa che veniva dato a Bronislaw Geremek \u2013 che era ancora tra noi \u2013 ascoltando la richiesta per me inaspettata rividi la barba rossiccia, lo sguardo mite e volitivo, riascoltai la parola pacata e ferma con cui l\u2019ottimo professore mi rispondeva una volta che l\u2019intervistai per il \u201cCorriere della Sera\u201d a Castel Gandolfo, dov\u2019era per uno dei simposi estivi di papa Wojtyla: era un ospite abituale di quei \u201ccolloqui\u201d. Allora \u2013 l\u2019intervista apparve il 12 agosto 1989 \u2013 egli era capogruppo dei 161 deputati di Solidarnosc eletti al Parlamento polacco e uno dei massimi protagonisti della \u201cTavola rotonda\u201d che preludeva alla costituzione del primo governo post comunista.<br \/>\nQuand\u2019ebbi la notizia della sua morte \u2013 ero in Australia con il papa per la  Giornata mondiale della giovent\u00f9 \u2013 pensai che Geremek era stato per il mondo laico quello che il cardinale Lustiger \u00e8 stato per la Chiesa cattolica: due ragazzi ebrei che scampano alla Shoah e vengono affidati a famiglie cristiane. Ambedue chiedono il battesimo a chi li ha accolti. Geremek in giovent\u00f9 fu anche lui \u2013 come Lustiger \u2013 attivo nella Chiesa e pens\u00f2 di farsi prete, ma poi la sua partecipazione si affievol\u00ec e visse il rapporto con la comunit\u00e0 cattolica con un sobrio distacco, recuperando una viva attenzione culturale verso di essa con l\u2019elezione di Wojtyla a papa, ma senza tornare alla pratica religiosa.<br \/>\nIl funerale di Geremek si \u00e8 svolto nella cattedrale di Varsavia e alla fine l\u2019arcivescovo pot\u00e8 leggere un telegramma del papa che riconosceva \u201cil suo contributo al processo dei cambiamenti socio-politici iniziato in Polonia con Solidarnosc, come pure all\u2019integrazione europea e alla ratifica del Concordato del 1998 tra la Repubblica di Polonia e la Santa Sede\u201d.<br \/>\nLe cronache narrano che fuori della cattedrale vi era un gruppo di Radio Maria con uno striscione che diceva \u201cGrazie Dio di avercelo tolto\u201d. Come si vede c\u2019\u00e8 ancora strada da fare. Noi \u2013 dicevo \u2013 guardiamo indietro anche per il giusto stimolo ad andare avanti.<br \/>\nCome e pi\u00f9 di Camaldoli, anche La Verna con i suoi corsi e convegni, raduni di giovani e settimane bibliche, con la marcia La Verna-Assisi e cento altre iniziative, oltre che con l\u2019affluenza ininterrotta di pellegrini e visitatori, \u00e8 luogo di irradiazione europea e mondiale. Uno dei fuochi di questa terra che guardano al mondo.<br \/>\nMa che cos\u2019\u00e8 che attira ancora oggi gli occhi di tanti sulla figura di Francesco? Forse il suo essere stato \u201cuomo nuovo donato dal Cielo al mondo\u201d, come lo chiama Bonaventura nella <em>Legenda Maior<\/em> (XII, 8).<br \/>\nIn Francesco c\u2019\u00e8 questo messaggio dall\u2019alto, ma c\u2019\u00e8 anche un messaggio da uomo a uomo, un contributo all\u2019umanizzazione che in particolare qui vogliamo ricordare interrogandoci sull\u2019apporto di queste terre alla civilt\u00e0 europea. Il tema \u00e8 troppo alto e vasto, segnalo semplicemente un\u2019altra frase di Bonaventura, che fu anche grande scrittore: \u201c<em>In tutti i poveri egli, a sua volta povero e cristianissimo, vedeva l\u2019immagine di Cristo<\/em>\u201d (<em>Legenda Maior<\/em> VIII, 5).<br \/>\nLa percezione di quell\u2019immagine \u00e8 seme di umanesimo. Vedere il fratello nell\u2019uomo e una sorella nella natura \u00e8 alla base di quell\u2019avvicinamento dell\u2019uomo all\u2019uomo e dell\u2019uomo al creato che caratterizza l\u2019umanesimo toscano e italiano che anche da Francesco trae linfa. Ce ne accorgiamo quando Giotto e Arnolfo e Giovanni Pisano e Dante si avviano a una pi\u00f9 piena considerazione dell\u2019umano partendo proprio \u2013 in pi\u00f9 di un caso \u2013 da Francesco, dal suo presepe, dalla sua predica agli uccelli, dal suo <em>Cantico delle Creature<\/em>, dal dono delle stimmate.<br \/>\nLa compagnia degli uomini amata dai monaci camaldolesi e la fraterna umanit\u00e0 insegnata da Francesco hanno certamente contribuito a determinare la fisionomia spirituale di questa terra, che \u00e8 toccata da una grazia non comune, ognuno lo riconosce. La terra e la pianta uomo che vi \u00e8 cresciuta. Uno viene qui ad Arezzo, entra in San Francesco e si bea dell\u2019umanit\u00e0 cos\u00ec splendente e insieme ravvicinata che ci parla dalle storie dipinte su quelle pareti francescane da Piero della Francesca. Quello splendore dell\u2019umano, quella vicinanza dell\u2019uomo all\u2019uomo \u00e8 una cifra di questa terra e della sua storia. Qui \u2013 anche qui \u2013 deve venire chi cerca l\u2019uomo, chi ha sete di una nuova umanizzazione dell\u2019uomo planetario e globale.<br \/>\nChe cosa l\u2019uomo abbia aggiunto a questa terra \u00e8 facile vederlo e dunque saperlo, ma \u00e8 difficile dirlo. Proviamo a dirlo \u2013 un\u2019ultima volta \u2013 con parole legate a Romualdo e a Francesco. Quando il Conte di Chiusi in Casentino, Orlando Catani, incontra Francesco a San Leo e gli propone di stabilirsi a La Verna, parla cos\u00ec del luogo di cui vuol fargli dono: \u201c<em>Io ho in Toscana uno monte divotissimo il quale si chiama monte della Vernia, lo quale \u00e8 molto solitario e salvatico ed \u00e8 troppo bene atto a chi volesse fare penitenza, in luogo rimosso dalle gente, o a chi desidera fare vita solitaria. S\u2019egli ti piacesse, volentieri Io ti donerei a te e a\u2019 tuoi compagni per salute dell\u2019anima mia<\/em>\u201d (<em>Considerazioni sulle stimmate <\/em>1).<br \/>\nBello l\u2019aggettivo \u201cdivotissimo\u201d. Il Battaglia registra 19 accezioni dell\u2019aggettivo \u201cdevoto\u201d; l\u2019esposizione dell\u2019ottava cita proprio il passo delle \u201cConsiderazioni\u201d e l\u2019interpreta cos\u00ec: \u201cche ispira devozione, che invita al raccoglimento\u201d. Dunque una terra che facilita la ricerca di Dio. Ed ecco forse perch\u00e9 due \u201ccercatori\u201d che non erano toscani \u2013 l\u2019umbro Francesco e il ravennate Romualdo \u2013 vennero qua per la fase finale della loro indagine.<br \/>\nQuanto a Romualdo, iniziatore e riformatore di eremi e mona\u00adsteri, sappiamo che scelse la foresta di Camaldoli<strong> <\/strong>per una delle sue ul\u00adtime fondazioni: e fu nella fase finale della sua vita av\u00adventurosa, tra il 1023 e il 1027. Narra Pier Damiano, nella <em>Vita di San Ro\u00admualdo<\/em>, che il vegliardo perlustrava \u201ccon ansiosa brama\u201d montagne e selve in cerca dei luoghi dove collo\u00adcare i disce\u00adpoli, mosso dall\u2019idea di \u201c<em>trovare una terra adatta a produrre frutti di anime<\/em>\u201d.<br \/>\nPossiamo dunque immaginarlo \u2013 questo santo monaco \u2013 severo nei digiuni, ma \u00absempre lieto e ridente\u00bb, come ci assicura Pier Damiano, che passa per la foresta di Camaldoli e valuta la comodit\u00e0 dei sentieri e dei torrenti, la vi\u00adcinanza dei campi coltivati e la possibilit\u00e0 del totale isola\u00admento. Egli ha compiuto decine di scelte simili, per s\u00e9 e per altri, in Romagna e nelle Marche, in Umbria e nel Lazio, dalle parti di Venezia e nei Pirenei orientali, in Istria e in altre parti della Toscana.<br \/>\nEgli ha molto viaggiato e ha molta Europa negli occhi: \u00e8 stato in Francia e Spagna, oltre che in tutta Italia, \u00e8 stato in Istria e in Ungheria. Conosceva anche le vicinanze di Camaldoli: aveva \u00abfermato alquanto la sua dimora\u00bb a Bi\u00adforco: era stato cio\u00e8 a lungo presso la Badia di San Benedetto in Alpe, che si trova subito di l\u00e0 dal passo del Muraglione, sul ver\u00adsante romagnolo della stessa montagna di Camaldoli. Amava dun\u00adque i luoghi. E possiamo indovinare la cura con cui scelse l\u2019espo\u00adsizione al sole per le casette dell\u2019E\u00adremo e per la Foresteria. Mezzo secolo dopo Rodolfo, priore di Camaldoli, racconter\u00e0 che Romualdo, scelto il luogo, \u00abedific\u00f2 cinque celle e vi pose cinque fra\u00adtelli e dette loro per regola di digiunare, di tacere e di rimanere in cella\u00bb. Ci\u00f2 fatto, \u00abtrov\u00f2 un altro luogo pi\u00f9 in basso e vi costru\u00ec una casa, vi mise un monaco con tre conversi per ricevere gli ospiti, affinch\u00e9 l\u2019Eremo sov\u00adrastante restasse sempre na\u00adscosto e lontano dai rumori del mondo\u00bb.<br \/>\nAbbiamo dunque spiato qualcosa della scelta della Verna da parte di Francesco e di quella di Camaldoli da parte di Romualdo. Mettendo insieme quanto qui vennero a cercare quelle anime ardenti e liete, e quanto loro e i loro discepoli apportarono a questa terra \u2013 possiamo dire che a caratterizzarla \u00e8 la sua socievole abitabilit\u00e0 e insieme la sua prossimit\u00e0 a chi avverta il bisogno di stare solo. Portante a Dio e ospitale agli uomini: tale \u00e8 la vostra terra, vostra e di ognuno che sia capace di capirla e di amarla.<br \/>\nC\u2019\u00e8 un luogo \u2013 ancora \u2013 delle <em>Considerazioni sulle stimmate<\/em> dove si afferma che Francesco amava La Verna perch\u00e9 rappresentava per lui \u201cun luogo troppo bene atto a chi desiderasse vita solitaria\u201d.<br \/>\nLa \u201csolitudine\u201d cercata da Romualdo e Francesco \u00e8 parola antica, a prima vista troppo lontana da noi, come la parola \u201cpenitenza\u201d. E invece no, la possiamo capire la parola solitudine e potendola capire io credo che la dobbiamo recuperare: tanti oggi, anche da lontano, vengono in Toscana perch\u00e9 desiderano vivere almeno un\u2019immagine, un simulacro, di vita solitaria. Non dico negli eremi e nei conventi, ma anche solo nelle campagne. Ed ecco che sull\u2019onda di questo ritornante amore per luoghi lontani dal chiasso noi un poco capiamo le parole delle fonti francescane quando ci parlano della Verna come di un luogo \u201catto\u201d a chi desidera \u201cvita solitaria\u201d.<br \/>\nUna vita solitaria ma nello scambio con la citt\u00e0 degli uomini. Come a indicare, in immagine, un umanesimo che per farsi pieno non ha bisogno di negare Dio. E sopra avevamo parlato di una ricerca di Dio che non ha bisogno di negare la storia. Tenere uniti Dio e la storia \u00e8 forse l\u2019insegnamento pi\u00f9 alto della terra che ospita La Verna e Camaldoli. Nella preghiera a Francesco composta per la visita alla Cappella delle Stimmate, Giovanni Paolo affermava che il mondo \u201c<em>ha bisogno del tuo cuore \/ aperto verso Dio e verso l\u2019uomo<\/em>\u201d. Il sito internet di Camaldoli ci ha parlato di un \u201camore indiviso a Dio e ai fratelli\u201d.<br \/>\nSiamo partiti chiedendoci se fosse possibile oggi cercare Dio nell\u2019eremo e pregare con l\u2019intensit\u00e0 di Francesco e Romualdo. Termino affermando che le celle tutt\u2019ora abitate dagli eremiti camaldolesi e la capacit\u00e0 di mettersi in Dio mostrata da papa Wojtyla a La Verna ci inducono a rispondere che s\u00ec, \u00e8 possibile e in quella possibilit\u00e0 abita il nostro pi\u00f9 profondo legame con il passato da cui veniamo e la nostra pi\u00f9 segreta risorsa per affrontare il futuro.<\/p>\n<p><strong>Luigi Accattoli<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quinta edizione del \u201cPremio Europa \u2013 Camaldoli, La Verna terre aretine di spiritualit\u00e0 europea\u201d promosso dal Circolo \u201cVerso l\u2019Europa\u201d, assegnato a Bronislaw Geremek (1932-2008) e consegnato in sua memoria al&#8230;<\/p>\n<div class=\"more-link-wrapper\"><a class=\"more-link\" href=\"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/interviste\/linformazione-originale-sempre-meno-originale-sempre-piu-vittima-dellaudience\/da-camaldoli-e-la-verna-al-vasto-mondo\/\">Read More<span class=\"screen-reader-text\">Da Camaldoli e La Verna al vasto mondo<\/span><\/a><\/div>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":1087,"menu_order":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","template":"","meta":{"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"class_list":["post-894","page","type-page","status-publish","hentry","excerpt"],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/894","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=894"}],"version-history":[{"count":2,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/894\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5690,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/894\/revisions\/5690"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/1087"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=894"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}