{"id":905,"date":"2008-10-26T11:44:03","date_gmt":"2008-10-26T10:44:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/?page_id=905"},"modified":"2014-04-24T20:04:36","modified_gmt":"2014-04-24T18:04:36","slug":"a-50-anni-dall%e2%80%99elezione-di-giovanni-xxiii","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/conferenze-e-dibattiti-2\/a-50-anni-dall%e2%80%99elezione-di-giovanni-xxiii\/","title":{"rendered":"A 50 anni dall\u2019elezione di Giovanni XXIII"},"content":{"rendered":"<p><strong>Attualit\u00e0 di una presenza riformatrice<\/strong><\/p>\n<p>Con il vescovo Gaetano Bonicelli<br \/>\nper la Congregazione dell\u2019Oratorio di San Filippo Neri<br \/>\n<em>Teatro Filippini Verona \u2013 Gioved\u00ec 23 ottobre 2008 \u2013 ore 20,45<\/em><\/p>\n<p>Prima dico il mio rapporto di giovanissimo cristiano con Papa Giovanni nei giorni del suo Pontificato. Poi provo a indicare per punti l\u2019attualit\u00e0 della sua presenza riformatrice. Infine dar\u00f2 un\u2019occhiata ad alcune obiezioni, essendo tra coloro che vedono in Giovanni un grande dono alla Chiesa cattolica e al nostro tempo, ma non volendo chiudere gli occhi ai limiti della sua azione.<\/p>\n<p>Avevo 14 anni quando il cardinale Angelo Roncalli fu eletto Papa. Il televisore non era ancora nelle case della campagna marchigiana da cui vengo, ma c\u2019era nella scuola media che frequentavo e ricordo il professore di religione che diceva con sicurezza, dopo la fumata bianca: \u201cSar\u00e0 Roncalli!\u201d<br \/>\nSentivo quel nome per la prima volta. La sicurezza con cui il professore aveva indovinato il nome dell\u2019eletto mi torn\u00f2 alla memoria pi\u00f9 tardi, quando da vaticanista mi applicai allo studio dei conclavi e scoprii che l\u2019attesa per l\u2019elezione del patriarca di Venezia era diffusa negli ambienti ben informati<\/p>\n<p>Il secondo ricordo legato all\u2019elezione riguarda un compagno di classe che andava giurando a tutti la sua incapacit\u00e0 di vedere la familiare figura di Giovanni XXIII al posto dello ieratico Pio XII: \u201cNon sar\u00e0 mai come lui!\u201d Esclamazione che ho poi sentito, fortunatamente, alla morte di ogni Papa e soprattutto alla morte di Papa Roncalli e di Giovanni Paolo II.<br \/>\nOggi so che ogni elezione papale suscita attesa, ogni morte di Papa genera rimpianto. Pi\u00f9 \u00e8 marcata un\u2019avventura pontificale, pi\u00f9 sono vivi il rimpianto e l\u2019attesa.<\/p>\n<p>Nel 1959, durante una gita scolastica, vidi Papa Giovanni sulla sedia gestatoria, in San Pietro. Aveva annunciato il Concilio qualche mese prima, ma io nulla ne sapevo e mi incantavo a vederlo passare tra i flabelli.<br \/>\nAlla vigilia dell\u2019apertura del Concilio, lo vidi pellegrino a Loreto il 4 ottobre del 1962. Io sono di Recanati, non potevo dunque non essere a Loreto quel giorno, essendo di appena sette chilometri la distanza tra le due citt\u00e0. Fu la mia prima partecipazione, dalla parte della folla, a un viaggio papale. Ricordo il pericolo di restare schiacciato dalla ressa e il professore di storia che il giorno dopo ci diceva: \u201cErano 104 anni che un Papa non usciva da Roma e da Castel Gandolfo\u201d.<\/p>\n<p>Lo rividi meglio \u2013 Papa Roncalli \u2013 sette giorni dopo per televisione, all\u2019apertura del Concilio, che al mattino entrava in San Pietro in sedia gestatoria e la sera salutava la luna e mandava una carezza ai bambini. Ma ancora pi\u00f9 viva nella memoria, direi negli occhi, mi rimane l\u2019immagine sua che batte il piede, calzato con scarpette di raso, quando pronuncia le parole: <em>\u201cSancta libertas filiorum Dei\u201d<\/em>, durante la lettura dell\u2019allocuzione di chiusura della prima sessione del Concilio, l\u20198 dicembre 1962. Con quelle parole Papa Roncalli difendeva il libero dibattito dei padri conciliari dalle recriminazioni dei tradizionalisti, che temevano ne venisse un pericolo per l\u2019unit\u00e0 cattolica. Allora non colsi l\u2019idea, che era grande, ma registrai quello scatto d\u2019uomo vivo che ne raddoppiava la rivendicazione: la \u201csanta\u201d libert\u00e0 di discutere e deliberare che spetta a un Concilio, libert\u00e0 che viene da Dio, che la Chiesa aveva sempre custodito nella sua grande tradizione e di cui nei primi due mesi del Vaticano II era tornata a dare mostra al mondo.<br \/>\nHo scelto quel passo come prima citazione delle parole di Papa Giovanni da far risuonare in questa mia testimonianza: <em>\u201cIn un contesto cos\u00ec vasto si comprende anche come ci sia voluto qualche giorno per giungere a un\u2019intesa su ci\u00f2 che, salva caritate, era motivo di comprensibili e trepide divergenze. Anche questo ha la sua spiegazione provvidenziale per il risalto della verit\u00e0, e ha dimostrato in faccia al mondo la santa libert\u00e0 dei figli di Dio, quale si trova nella Chiesa\u201d.<\/em><br \/>\nPi\u00f9 tardi mi sarei reso conto dell\u2019importanza di quel passaggio, riassuntivo direi della consapevolezza che il Papa bergamasco ebbe riguardo all\u2019audacia dell\u2019impresa conciliare e al suo significato \u2013 in primis \u2013 di restituzione al corpo episcopale della sua piena funzione di guida nella Chiesa. Il gesto del piede che accompagnava quell\u2019affermazione papale vi aggiungeva la partecipazione emotiva dell\u2019uomo Roncalli. Egli si era preso la responsabilit\u00e0 di lasciare liberi i padri conciliari di rifare le commissioni, l\u2019agenda e gli schemi approntati dalla Curia e di dividersi, quando fosse necessario, in votazioni non pilotate. Quelle decisioni erano state criticate e ora il Papa le rivendicava appassionatamente.<br \/>\nVedendo vent\u2019anni e quarant\u2019anni pi\u00f9 tardi la passione con cui l\u2019uomo Wojtyla gridava e accompagnava con i gesti pi\u00f9 diretti il suo monito alla mafia e la sua invocazione di pace, ho ricondotto quelle nuove e pi\u00f9 libere insorgenze dell\u2019uomo sotto le vesti Papali a quel piede battuto da Papa Roncalli per accompagnare un\u2019affermazione che era insieme primaziale e personalissima. In quel gesto c\u2019era in germe la rivoluzione dell\u2019immagine papale che \u00e8 stata poi operata da Papa Wojtyla.<\/p>\n<p>La mia prima intuizione di Papa Giovanni \u2013 un avvio di comprensione, germinale ma duraturo \u2013 arriva nei giorni della sua morte. Avevo 19 anni. Ero alla fine del liceo, distrattissimo rispetto a quell\u2019evento. Ma fu messaggio per me la pietas popolare e intellettuale, credente e secolare, che quella morte suscit\u00f2. Lessi poi le parole di Pasolini ispirate da essa: <em>\u201cNon serve fare santo chi \u00e8 santo\u201d<\/em>. Giovanni davvero fu sentito come santo da tutti. Dai miei familiari contadini e dall\u2019ateo professore di filosofia con cui ne parlai \u2013 pochi giorni pi\u00f9 tardi \u2013 durante l\u2019esame di maturit\u00e0 e che mi interrog\u00f2 a partire dalle parole <em>\u201cPacem in terris\u201d<\/em>: l\u2019incipit dell\u2019enciclica che il Papa aveva firmato \u2013 quasi come un testamento rivolto all\u2019intera umanit\u00e0 \u2013 due mesi prima della morte.<\/p>\n<p>L\u2019attualit\u00e0 della presenza riformatrice del Papa bergamasco la indico in cinque punti principali \u2013 quattro riconducibili a sue iniziative o pronunciamenti, uno \u2013 il quinto \u2013 che propongo come cifra o forma di tutta la sua azione pontificale.<\/p>\n<p>1. La convocazione del Concilio Vaticano II (annunciata il 25 gennaio 1959) e dunque l\u2019indicazione fondativa e fondamentale per il <strong>recupero della sinodalit\u00e0 <\/strong>nel governo della Chiesa cattolica. Il dibattito sulla collegialit\u00e0 verr\u00e0 dopo la sua morte, ma i suoi frutti migliori \u2013 che saranno consegnati alla Costituzione dogmatica <em>De Ecclesia<\/em> (1964) \u2013 sono in nuce nell\u2019idea semplice e pure inventiva che fu la convocazione di un Concilio ecumenico come atto primaziale, deciso in proprio e annunciato senza alcuna consultazione episcopale. Si ha il paradosso che il governo papale, giunto al massimo di accentramento istituzionale, di propria iniziativa \u2013 <em>motu proprio<\/em> \u2013 avvia un processo di decentramento e di riequilibrio con la componente episcopale, a tutt\u2019oggi incompleto ma ormai chiaramente impostato; e l\u2019avvia appunto convocando quel concilio che i manuali di teologia discutevano se fosse ancora necessario, una volta definiti il primato di giurisdizione e l\u2019infallibilit\u00e0 Papali, come aveva fatto il Vaticano I.<\/p>\n<p>2. L\u2019avvio della piena partecipazione della Chiesa cattolica al movimento ecumenico: costituzione del \u201cSegretariato per l\u2019unione dei cristiani\u201d (1960), invito dei \u201cfratelli separati\u201d a partecipare con osservatori al Vaticano II, primi atti ecumenici compiuti personalmente dal Papa. \u2013 Seme che avr\u00e0 grande sviluppo nell\u2019approvazione conciliare del decreto <em>De Oecumenismo<\/em> (1964) e che comporter\u00e0 un deciso ampliamento dell\u2019azione papale a promozione del dialogo ecumenico, con richieste di perdono, viaggi di riconciliazione, liturgie ecumeniche.<\/p>\n<p>3. L\u2019avvio del dialogo con l\u2019ebraismo e con l\u2019islam: correzione di tre preghiere [quella famosa del Venerd\u00ec santo con la cancellazione dell\u2019espressione \u201cperfidi giudei\u201d e un\u2019altra del rito del battesimo degli adulti dove fece togliere l\u2019invocazione \u201cabbia in orrore la perfidia giudaica\u201d che era prevista nel caso di un battezzando proveniente dall\u2019ebraismo (ambedue del 1960); e una terza riguardante l\u2019Islam con la soppressione di un passo della \u201cConsacrazione del genere umano al Sacratissimo Cuore di Ges\u00f9\u201d che diceva: \u201cSiate il re di tutti quelli che sono ancora avvolti nelle tenebre dell\u2019idolatria e dell\u2019islamismo\u201d (1959)] e incarico al cardinale Bea conferito il 18 settembre 1960 di preparare uno schema di documento sulla questione ebraica da proporre in Concilio. Anche questo primo passo avr\u00e0 sviluppi conciliari specifici, con la <em>Dichiarazione sulle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane<\/em> (1965) e con la successiva scorporazione dei rapporti con l\u2019ebraismo da quest\u2019ambito e loro inserimento nelle competenze del dicastero per l\u2019ecumenismo. Anche la partecipazione dei papi a tale impegno avr\u00e0 grandi esiti, sia con Paolo VI, sia con Giovanni Paolo II, sia oggi con Benedetto XVI.<\/p>\n<p>4. Una nuova radicalit\u00e0 nella predicazione della pace adeguata all\u2019epoca delle armi nucleari, attestata fattualmente con l\u2019appello per la \u201ccrisi di Cuba\u201d (1962) ed esposta in dottrina con l\u2019enciclica <em>Pacem in terris<\/em> (1963). Due sono gli elementi innovativi principali di questo documento, che risulter\u00e0 determinante per l\u2019elaborazione della costituzione conciliare sulla <em>Chiesa nel mondo contemporaneo<\/em> (1965) e per il rilievo che al tema della pace daranno i Papi suoi successori: l\u2019affermazione che \u201c\u00e8 impossibile pensare che nell\u2019era atomica la guerra possa essere utilizzata come strumento di giustizia\u201d (paragrafo 67); la sollecitazione perch\u00e9 \u201cvengano istituiti poteri pubblici che siano in grado di operare in modo efficiente sul piano mondiale\u201d per poter garantire \u201cil bene comune universale che oggi pone problemi a dimensione mondiale\u201d (paragrafo 75). Da qui vengono le visite all\u2019Onu dei successori e la continua loro sollecitazione per il potenziamento di tale organismo al fine di attuare un\u2019efficace \u201cprotezione\u201d dei diritti umani nel mondo globale.<\/p>\n<p>5. L\u2019attestazione convincente di una vicinanza all\u2019umanit\u00e0 contemporanea in nome del Vangelo che ha rappresentato per tanti una riscoperta del cuore del messaggio cristiano incentrato sull\u2019amore. Per dirla con le parole di Giovanni Paolo II il giorno della beatificazione di Papa Roncalli (3 settembre 2000), \u201c<em>Di Papa Giovanni rimane nel ricordo di tutti \u2018&#8217;immagine di un volto sorridente e di due braccia spalancate in un abbraccio al mondo intero. Quante persone sono state conquistate dalla semplicit\u00e0 del suo animo, congiunta ad un&#8217;ampia esperienza di uomini e di cose!\u201d <\/em>Tra gli elementi di questa attitudine: la disponibilit\u00e0 a incontrare non cattolici, ebrei e comunisti; l\u2019indirizzo dell\u2019enciclica Pacem in terris \u201ca tutti gli uomini di buona volont\u00e0\u201d, oltre che \u201cal clero e ai fedeli di tutto il mondo\u201d; l\u2019affermazione \u2013 quasi testamentaria: dettata al segretario personale una settimana prima di morire \u2013 che \u201c<em>ora pi\u00f9 che mai, certo pi\u00f9 che nei secoli passati, siamo intesi a servire l\u2019uomo in quanto tale e non solo i cattolici; a difendere anzitutto e dovunque i diritti della persona umana e non solamente quelli della Chiesa cattolica<\/em>\u201d. Per l\u2019eco che quella attitudine ebbe fuori della Chiesa, cito la dedica che Pier Paolo Pasolini metter\u00e0 ad apertura del film <em>Il Vangelo secondo Matteo<\/em> un anno dopo la morte di Roncalli: \u201cAlla cara, lieta, familiare memoria di Giovanni XXIII\u201d.<\/p>\n<p>Oltre alla grande approvazione, venutagli da persone di ogni ambiente, Giovanni XXIII speriment\u00f2 e sperimenta tutt\u2019ora una forte opposizione, anche interna alla Chiesa, che non si \u00e8 attenuata n\u00e9 con il passare del tempo, n\u00e9 con la beatificazione pronunciata nel duemila da Giovanni Paolo II e accompagnata da questa valutazione d\u2019insieme, chiaramente intesa a far breccia nell\u2019atteggiamento ostile: \u201c<em>La ventata di novit\u00e0 da lui portata non riguardava certamente la dottrina, ma piuttosto il modo di esporla; nuovo era lo stile nel parlare e nell\u2019agire, nuova la carica di simpatia con cui egli avvicinava le persone comuni e i potenti della terra. Fu con questo spirito che egli indisse il Concilio Ecumenico Vaticano II, col quale apr\u00ec una nuova pagina nella storia della Chiesa: i cristiani si sentirono chiamati ad annunciare il Vangelo con rinnovato coraggio e con pi\u00f9 vigile attenzione ai \u201csegni\u201d dei tempi. Il Concilio fu davvero un\u2019intuizione profetica di questo anziano Pontefice che inaugur\u00f2, pur tra non poche difficolt\u00e0, una stagione di speranza per i cristiani e per l\u2019umanit\u00e0\u201d. <\/em><\/p>\n<p>Un\u2019occhiata alle obiezioni \u00e8 comunque necessaria, almeno a quelle che ancora vengono formulate in ambienti responsabili, a mezzo secolo dall\u2019elezione di questo Papa. Le prendo dal cardinale Giacomo Biffi \u2013 che \u00e8 uno degli uomini pi\u00f9 schietti della gerarchia cattolica \u2013 nella formulazione che gli d\u00e0 nel volume autobiografico <em>Memorie e digressioni di un italiano cardinale<\/em> (Cantagalli, Siena 2007). Biffi conviene sul rinnovamento apportato da Papa Roncalli ma subito esprime la sua critica: \u201c<em>Anch\u2019io capivo che con lui era iniziata per la cristianit\u00e0 un\u2019epoca nuova e diversa. Solo la valutazione di alcune frasi mi lasciava esitante<\/em>\u201d.<br \/>\nLa prima riguarda la \u201cironia severa\u201d che il Papa esprime sui \u201cprofeti di sventura\u201d, che annunziano eventi sempre infausti \u201cquasi che incombesse la fine del mondo\u201d. Il commento del cardinale \u00e8 risentito: \u201cA proclamare di solito l\u2019imminenza di ore tranquille e rasserenate, nella Bibbia sono piuttosto i falsi profeti\u201d (p. 178).<br \/>\nAltra frase giovannea che lascia perplesso Biffi: \u201cBisogna guardare pi\u00f9 a ci\u00f2 che ci unisce e non a ci\u00f2 che ci divide\u201d. La critica: \u201cNelle questioni che contano la regola non pu\u00f2 essere che questa: noi dobbiamo guardare soprattutto a ci\u00f2 che \u00e8 decisivo, sostanziale, vero, ci divida o non ci divida\u201d (p. 178).<br \/>\nTerza frase posta sotto accusa: \u201cBisogna distinguere tra l\u2019errore e l\u2019errante\u201d. \u201cLa storica saggezza della Chiesa \u2013 scrive Biffi \u2013 non ha mai ridotto la condanna dell\u2019errore a una pura e inefficace astrazione. Il popolo cristiano va messo in guardia e difeso da colui che di fatto semina l\u2019errore\u201d (p. 179).<br \/>\nQuarta critica all\u2019dea che ora bisognasse \u201cusare la medicina della misericordia piuttosto che quella della condanna\u201d. Ma la prima misericordia \u2013 scrive Biffi \u2013 \u00e8 \u201cla misericordia della verit\u00e0\u201d; e questa \u201cnon pu\u00f2 essere esercitata senza la condanna esplicita, ferma, costante di ogni travisamento e di ogni alterazione del \u2018deposito\u2019 della fede\u201d (p. 184).<br \/>\nSi tratta di quattro obiezioni riconducili a una: perch\u00e9 tutte girano intorno all\u2019atteggiamento da tenere nei confronti del mondo esterno alla Chiesa e in particolare nei confronti degli \u201cerrori\u201d che chiedono condanna. Il cardinale segnala dunque un eccesso di fiducia, o di ottimismo, che accompagnava \u201cil coraggio e lo slancio di questo \u2018giovane\u2019 successore di Pietro\u201d. E qui viene opportuno ricordare come anche Papa Wojtyla una volta abbia detto che Giovanni XXIII era restato \u201cgiovane nella mente e nel cuore come per un prodigio di natura\u201d.<br \/>\nIl cardinale Biffi con questi rilievi si direbbe che prepari il lettore all\u2019ultima pagina del suo libro di memorie, dove riporta quanto ebbe a dire in una delle congregazioni generali del preconclave del 2005, un appello al \u201cfuturo Papa\u201d perch\u00e9 \u201csi renda conto dello stato di confusione, di disorientamento, di smarrimento che affligge in questi anni il popolo di Dio\u201d \u2013 e trova il modo di esprimere la propria \u201cvibrante gratitudine\u201d al cardinale Ratzinger per la <em>Dominus Jesus<\/em> (2000), un documento che \u201c\u00e8 stato contestato a tutti i livelli dell\u2019azione pastorale, dell\u2019insegnamento teologico, della gerarchia\u201d (p. 615).<\/p>\n<p>Nel suo atteggiamento fiducioso Giovanni XXIII \u00e8 stato seguito da Paolo VI per i primi tre-quattro anni del Pontificato \u2013 poi Papa Montini, negli anni della contestazione giovanile e anche ecclesiale, nonch\u00e9 dell\u2019incipiente crisi vocazionale e disciplinare dell\u2019intera compagine cattolica, si fece pi\u00f9 guardingo e su una linea di cautela si \u00e8 mantenuto Giovanni Paolo II, forse attenuata dall\u2019impeto della sua passione per la missione. Alla cautela montiniana sta oggi pienamente tornando Benedetto XVI e dunque possiamo dire che da Giovanni XXIII ci \u00e8 venuto l\u2019input pi\u00f9 fiducioso che ancora segna e marca questa stagione ondivaga del rinnovamento cattolico.<br \/>\nMai esso \u00e8 strato confutato o ritrattato dai successori, ma \u00e8 anche vero che non \u00e8 stato pi\u00f9 il sentimento dominante del Pontificato romano dal 1967-1968 in poi.<\/p>\n<p><strong>Conclusione<\/strong><\/p>\n<p>Nel confronto con i predecessori e i successori, Papa Giovanni ci appare caratterizzato da due elementi principali: la fede nella Provvidenza che guida la storia e la fiducia negli uomini che ne sono protagonisti. Dall\u2019incontro tra questi due \u201cdoni\u201d deriva la sua preoccupazione di rivolgersi a tutti gli uomini e di disporre la  Chiesa cattolica a un serio atteggiamento di servizio nei loro confronti.<br \/>\nTale ansia di apostolo ispir\u00f2 le due principali imprese del suo Pontificato: la convocazione del Concilio e la \u201cPacem in terris\u201d. Da quella convocazione si direbbe che la cattolicit\u00e0 viva in perenne stato di concilio: l\u2019interrogativo su come arrivare con il Vangelo all\u2019uomo d\u2019oggi non \u00e8 stato pi\u00f9 abbandonato. E anche non \u00e8 mai caduto l\u2019impegno della cattolicit\u00e0 al servizio della pace.<br \/>\nPossiamo concludere che nei suoi elementi fondamentali quell\u2019urgenza evangelica risvegliata nel corpo ecclesiale da Papa Giovanni sia giunta fino a noi e costituisca tutt\u2019oggi una delle luci pi\u00f9 preziose per il nostro cammino.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Attualit\u00e0 di una presenza riformatrice Con il vescovo Gaetano Bonicelli per la Congregazione dell\u2019Oratorio di San Filippo Neri Teatro Filippini Verona \u2013 Gioved\u00ec 23 ottobre 2008 \u2013 ore 20,45 Prima&#8230;<\/p>\n<div class=\"more-link-wrapper\"><a class=\"more-link\" href=\"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/conferenze-e-dibattiti-2\/a-50-anni-dall%e2%80%99elezione-di-giovanni-xxiii\/\">Read More<span class=\"screen-reader-text\">A 50 anni dall\u2019elezione di Giovanni XXIII<\/span><\/a><\/div>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":5506,"menu_order":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","template":"","meta":{"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"class_list":["post-905","page","type-page","status-publish","hentry","excerpt"],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/905","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=905"}],"version-history":[{"count":3,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/905\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":14003,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/905\/revisions\/14003"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/5506"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=905"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}