{"id":9252,"date":"2012-07-17T15:54:16","date_gmt":"2012-07-17T13:54:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/?page_id=9252"},"modified":"2012-08-07T10:48:22","modified_gmt":"2012-08-07T08:48:22","slug":"in-morte-di-vittorio-tranquilli","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/collaborazione-a-riviste\/in-morte-di-vittorio-tranquilli\/","title":{"rendered":"In morte di Vittorio Tranquilli: quando il giusto \u00e8 solo un giusto"},"content":{"rendered":"<p>Stavolta parlo di Vittorio Tranquilli che era un personaggio ed \u00e8 appena partito dopo 87 anni passati su questo pianeta beneficando tanti e aiutando altri a restare svegli. Eppure \u00e8 difficile parlare di questo personaggio che era anche un poco mio amico \u2013 conosciuto nel 1970 nella Scuola italiana di scienze politiche ed economiche (SISPE) di Franco Rodano, Claudio Napoleoni, Michele Ranchetti \u2013 e mi chiedo la causa di questa difficolt\u00e0: sui quotidiani la sua morte l\u2019abbiamo segnalata solo io sul <em>Corriere della Sera<\/em> del 5 luglio e Loris Campetti sul <em>Manifesto<\/em> dello steso giorno. Risposta provvisoria: \u00e8 difficile oggi nei media parlare di un giusto che sia solo un giusto.<\/p>\n<p>Se \u00e8 anche un istrione, se ha una sponda politica, se muore tragicamente allora s\u00ec, potrai parlarne. Se invece il tuo \u201cgiusto\u201d fa politica ma non ha un partito, se \u00e8 cristiano ma \u00e8 senza Chiesa, se conduce piccole iniziative di aiuto ai poveri della Bosnia e dell\u2019Africa ma lo fa \u201csenza portafoglio\u201d e contestando ogni ufficialit\u00e0, come potrai parlarne? \u201cNon c\u2019\u00e8 nulla di piccante\u201d rispondevano i capi del <em>Corsera<\/em> quando proponevo i miei \u201cfatti di Vangelo\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Volontario irriducibile <\/strong><\/p>\n<p><strong>con un passato politico marcato<\/strong><\/p>\n<p>Vittorio \u2013 volontario irriducibile con un passato politico ben marcato \u2013 aveva una sua notoriet\u00e0 ed era amato da molti: se ne \u00e8 avuta una riprova con l\u2019affollata messa di addio del 6 luglio nella vasta chiesa parrocchiale di Santa Bernardetta Soubirous ai Colli Aniene. Toccante tra tutti il ricordo di Vittorio svolto da Marisa Cinciari Rodano con i suoi stupendi 91 anni: \u201cTi ho conosciuto come un uomo sempre vivo e sempre proiettato verso il futuro\u201d.<\/p>\n<p>Classe 1925, aveva fatto parte, ventenne, del Partito della Sinistra Cristiana di Rodano, restando poi sempre un uomo di sinistra e spesso di quella pi\u00f9 indocile ma senza appartenenze definitive. Gi\u00e0 nel maggio del 1943 era finito in carcere per attivit\u00e0 politica clandestina. L\u20198 settembre lo trova militare a Brindisi, come allievo su una nave scuola dell\u2019Accademia navale. Torna clandestinamente a casa e sar\u00e0 attivo nella resistenza romana. Quando la Sinistra cristiana si scioglie (1945), entra con Rodano e altri nel Pci e viene incaricato di occuparsi per la Confederterra dei contadini dell\u2019Abruzzo. Supera generosamente l\u2019abbandono da parte della moglie Elisabetta e si occupa da solo della crescita dei figli Andrea e Marina, avuti da lei nel 1948 e nel 1950.<\/p>\n<p>Il legame con Rodano (1920-1983) segna Vittorio e ne condiziona gli interessi saggistici. Il suo testo pi\u00f9 impegnativo \u00e8 intitolato <em>Il concetto di lavoro da Aristotele a Calvino<\/em>, pubblicato prima a capitoli dalla <em>Rivista trimestrale<\/em> lungo gli anni \u201970 e poi in volume da Ricciardi nel 1979. Per un\u2019idea della padronanza delle fonti bibliche, patristiche e teologiche che vi dimostra il nostro Vittorio consiglio di leggere il capitolo <em>Le premesse teologiche del capitalismo<\/em>. Nel primo capitolo del volume egli cita \u2013 si direbbe in tempo reale \u2013 il teologo Joseph Ratzinger di <em>Introduzione al cristianesimo<\/em> che era stato appena tradotto in italiano dalla Queriniana (1971).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Porta aiuti in Bosnia <\/strong><\/p>\n<p><strong>e studia il cristianesimo africano<\/strong><\/p>\n<p>Un altro saggio che Vittorio pubblica in volume \u00e8 <em>Antonio Tat\u00f2: la resistenza, il sindacato<\/em> (Edizioni di Storia e letteratura, Roma 2001), dal quale mi piace segnalare questo passaggio autobiografico: \u201c<em>Chi scrive ricorda bene cosa volesse dire per un giovane essere amico di Franco Rodano ventenne. Si cominciava a parlare di letture comuni (\u2026) non si tardava per\u00f2 a parlare della situazione contemporanea, del fascismo, della guerra, finch\u00e8 Rodano ti proponeva un impegno concreto di lotta antifascista (\u2026). Alcuni di noi decisero per la partecipazione e fra questi, appunto, Antonio Tat\u00f2. Va per\u00f2 aggiunto che l\u2019impegno politico a fianco di Rodano comportava il tacito riconoscimento di una sua sostanziale egemonia teoretica<\/em>\u201d (p.12).<\/p>\n<p>Un Tranquilli tutto nuovo fiorir\u00e0 nell\u2019ultima stagione, una volta affrancato dal condizionamento \u201cteoretico\u201d e psicologico rodaniano e una volta lasciato il lavoro al ministero dei Trasporti. Vittorio inizia a occuparsi di volontariato con l\u2019associazione <em>ABC Solidariet\u00e0 e pace<\/em> (\u00e8 stato tra i fondatori), che porta aiuti a paesi martoriati dalla guerra o dalla fame. Anche quando l\u2019et\u00e0 lo costringe all\u2019uso del bastone continua a viaggiare e a scrivere dei popoli che va ad aiutare. Mi dice Giorgio Massi, genero di Vittorio, che il nostro ha fatto pi\u00f9 di trenta viaggi nella ex Jugoslavia e tre nella Guinea Bissau, dove va l\u2019ultima volta nel 2007.<\/p>\n<p>E\u2019 del 2003 un suo studio sul cristianesimo africano \u2013 intitolato <em>Una visita in Guinea Bissau<\/em> \u2013 che si pu\u00f2 leggere nel sito dei <em>Circoli Dossetti<\/em> e che apparve inizialmente nel fascicolo 28 della rivista <em>Bailamme<\/em>. Lo affascinava \u2013 durante i giri nei villaggi \u2013 la possibilit\u00e0 di \u201ccapire\u201d quali \u201cproblemi si pongano ai missionari in Africa\u201d, come possano \u201cannunziare Cristo evitando di far violenza alle culture locali\u201d, il lavoro complementare che svolgono come antropologi e linguisti, l\u2019apporto delle suore: \u201cdonne meravigliose\u201d che \u201crendono la missione pi\u00f9 accettabile da tutti\u201d e \u201cparlano poco anche se fanno molto\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Dalla talpa silenziosa <\/strong><\/p>\n<p><strong>al picchio irriguardoso<\/strong><\/p>\n<p>Lo spirito anticonformista gli suggerisce i titoli colorati e fantasiosi dei siti internet di cui si fa animatore: <em>Katciu-martel<\/em> e <em>Il Picchio a sinistra<\/em>. Il katciu-martel \u00e8 nella lingua creola guineense l\u2019equivalente del nostro \u201cpicchio\u201d, un uccello che laggi\u00f9 \u00e8 \u201cconsiderato irrequieto, irriguardoso, intraprendente\u201d. Vittorio si diverte a spiegare il significato delle due denominazioni richiamando Karl Marx che nel saggio sull\u2019alienazione applica alla rivoluzione la metafora della \u201cvecchia talpa che scava rapidamente\u201d; metafora che Rodano amava citare come \u201cil grande minatore, cio\u00e8 il proletariato, la talpa di Marx\u201d: e bisognerebbe averlo visto &#8211; Franco il peripatetico &#8211; che scandiva le tre frasi alzando il braccio mentre andava anti e indietro tra i banchi della sua universit\u00e0 privata. Vittorio conserva memoria della metafora marxiana e rodaniana ma alla talpa silenziosa preferisce l\u2019uccello martellatore, laborioso come quella ma non affatto silenzioso.<\/p>\n<p>Anche nel volontariato Vittorio \u00e8 un battitore libero. \u201c<em>Cerco di aiutare chi \u00e8 dimenticato: ora tutti soccorrono i musulmani e i croati e io vado dai serbi che qui da noi sono demonizzati come aggressori<\/em>\u201d mi disse una volta che l\u2019intervistai per il <em>Corsera<\/em> (14 maggio 1996). Parte in totale avventura, da solo con la sua sgangherata automobile, o con un amico camionista, o con un\u2019amica interprete, dopo aver raccolto come poteva \u2013 per Roma \u2013 vestiti, medicinali, materiale scolastico, lettere di studenti e professori di una rete di gemellaggi tra una ventina di scuole romane e una decina di serbe. Tiene conferenze, realizza dei filmati. Studia il portoghese a 75 anni per andare in Guinea Bissau. Appena \u00e8 il momento, si mette in internet.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Un volontario laico <\/strong><\/p>\n<p><strong>che collabora con i missionari<\/strong><\/p>\n<p>Il superamento della vecchia esperienza politica \u00e8 ormai netto: \u201cTra la realpolitik di D\u2019Alema che fa bombardare Belgrado e l\u2019etica del soccorso agli ultimi, Vittorio ha scelto questa\u201d mi dice lo storico Giovanni Tassani che con Vittorio \u2013 custode dell\u2019archivio Rodano \u2013 ha curato il volume delle <em>Lezioni di storia possibile<\/em> (Marietti, Genova 1986) che raccoglie, trascritte dal nastro, le lezioni tenute da Rodano nella sua scuola e che ebbi la ventura di seguire dal vivo.<\/p>\n<p>Nel suo volontariato totalmente laico Vittorio fece i primi passi con il movimento <em>Beati i costruttori di pace<\/em> ma subito si mise in proprio, appoggiandosi magari ai missionari ma senza legarsi a loro e criticandoli volentieri. Una volta mi parl\u00f2 dell\u2019aiuto che gli venne da don Luigi Di Liegro, direttore della Caritas di Roma: \u201c<em>Al tempo delle guerre jugoslave mi fece avere con prontezza 600.000 lire per portare a Nis (Serbia) aiuti raccolti a favore di una colonna di profughi scappati di notte attraverso i monti, con donne e bambini, dai dintorni di Mostar<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Tranquilli era \u201cnaturaliter cristiano\u201d e da cristiano si \u00e8 sempre comportato, ma grande era il suo pudore di praticante discontinuo. Dice Giorgio Massi che Vittorio \u201cpregava qualche volta e si accostava ai sacramenti ma era in questo un irregolare: soltanto la figura di Ges\u00f9 lo affascinava davvero\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Ci\u00f2 che realmente importa <\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00e8 la fede nel Dio vivente<\/strong><\/p>\n<p>In\u00a0 queste parole di un missionario in Guinea Bissau riferite da Vittorio nel \u00a0rapporto sulla visita del 2003 possiamo vedere riflesso il suo stesso atteggiamento: \u201c<em>C<\/em><em>i\u00f2 che realmente importa \u00e8 solo la fede nel Dio vivente, in Ges\u00f9 Cristo con il suo Spirito, e nella Bibbia come parola di Dio attraverso la storia. Quanto alle forme liturgiche e ai simboli, sono eredit\u00e0 delle culture che il cristianesimo occidentale ha incontrato lungo il suo cammino<\/em>\u201d. Sempre in quel saggio riassume cos\u00ec \u2013 citando un altro missionario \u2013 \u201cgli elementi essenziali del cristianesimo\u201d che meritano di essere presentati agli africani facendo attenzione a non mescolarli a elementi della nostra cultura: \u201c<em>L\u2019evento Ges\u00f9 Cristo e la presenza dello Spirito nel cuore e in mezzo a coloro che credono e praticano la carit\u00e0 e il perdono verso i fratelli<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Il parroco di Santa Bernadette, don Donato, ha scelto per il saluto a Vittorio il Vangelo delle donne al sepolcro e il brano dell\u2019<em>Esodo<\/em> in cui Mos\u00e8 invia esploratori nella Terra Promessa: bravo don Donato, davvero il nostro Vittorio \u00e8 stato un esploratore di quanto ci fu e ci \u00e8 promesso. Trovatosi una volta quasi sperduto alla vigilia di Natale sul confine tra Serbia e Ungheria, ospite casuale di una famiglia sconosciuta, di rientro a Roma ebbe a narrare all\u2019interprete serbo-croata che quello per lui era stato \u201cun Natale veramente Natale\u201d. Il vero esploratore conosce il valore delle scoperte.<\/p>\n<p><strong>Luigi Accattoli<\/strong><\/p>\n<p>Da <em>Il Regno<\/em> 14\/2012<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Stavolta parlo di Vittorio Tranquilli che era un personaggio ed \u00e8 appena partito dopo 87 anni passati su questo pianeta beneficando tanti e aiutando altri a restare svegli. 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