{"id":9292,"date":"2012-07-17T22:33:43","date_gmt":"2012-07-17T20:33:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/?page_id=9292"},"modified":"2012-07-17T22:35:17","modified_gmt":"2012-07-17T20:35:17","slug":"da-cristiani-nella-crisi","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/conferenze-e-dibattiti-2\/da-cristiani-nella-crisi\/","title":{"rendered":"Da cristiani nella crisi"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Due atteggiamenti e quattro scelte di vita<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 un modo cristiano di stare nella crisi?<\/p>\n<p>E\u2019 la domanda centrale del convegno. Prover\u00f2 ad abbozzare una risposta sulla base \u00a0di quanto ho ascoltato nell\u2019assemblea di ieri pomeriggio e di quanto mi \u00e8 venuto dalle sintesi dei lavori di gruppo che ho potuto sentire stamane in Curia, in un incontro dei coordinatori dei quattro gruppi con l\u2019arcivescovo e con i suoi collaboratori.<\/p>\n<p>Dall\u2019insieme di questi ascolti ho tratto la conclusione che sia dominante nel convegno il convincimento che non c\u2019\u00e8 un\u2019economia cristiana come non c\u2019\u00e8 una politica cristiana, ma c\u2019\u00e8 un modo cristiano di percorrere le vie dell\u2019economia e della politica come di ogni altro settore o ambito della vita associata: mirando a servire l\u2019uomo, a servirlo guardandolo nella sua vocazione divina, mai disperando delle sue possibilit\u00e0 e mai acquietandoci all\u2019esistente, ma cercando sempre di far valere \u2013 in vista di quelle mete \u2013 il principio di non appagamento.<\/p>\n<p>Per essere concreto prover\u00f2 a riassumere in due atteggiamenti e quattro \u201cscelte di vita\u201d la modalit\u00e0 cristiana di vivere la crisi e di impegnarsi per il suo superamento. Gli atteggiamenti sono quelli della duratura speranza e del non appagamento. Le scelte riguardano lo stile di vita, le dinamiche della solidariet\u00e0, le politiche sociali, il governo dell\u2019economia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Mai disperare dell\u2019uomo<\/strong><\/p>\n<p>Il cristiano ha fede in Dio e fiducia nell\u2019uomo, fatto a immagine di Dio. \u201cProprio perch\u00e9 crediamo in Dio siamo condotti a servire e a curare la sua immagine, l\u2019uomo\u201d: ci diceva ieri in apertura dei lavori l\u2019arcivescovo.<\/p>\n<p>Il primo segno di questa sua cura dell\u2019uomo il cristiano lo porr\u00e0 proprio respingendo la tentazione \u2013 ogni tentazione, anche indiretta \u2013 a dubitare o a disperare della possibilit\u00e0 offerta all\u2019umanit\u00e0 di affrontare le prove che oggi, come sempre, si trova di fronte. Questo vale anche per la prova della crisi che oggi scuote la nostra societ\u00e0 e che percepiamo innanzitutto come crisi della sicurezza economica, del lavoro dei giovani, della pensione degli anziani, dell\u2019assistenza ai bisognosi.<\/p>\n<p>Il cristiano resiste alla tentazione del disfattismo, che specie nel tempo della crisi tende a ingigantire le difficolt\u00e0 e a delegittimare ogni tentativo di soluzione: come se non ci sia pi\u00f9 nulla da fare, come se ogni sforzo personale o collettivo sia inutile e comunque destinato a fallire.<\/p>\n<p>Non ha senso enfatizzare la difficolt\u00e0 che viviamo: che avrebbero dovuto dire, poniamo, i nostri padri e le nostre madri che sono restati per cinque anni nell\u2019inferno della seconda guerra mondiale?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Principio di non appagamento<\/strong><\/p>\n<p>Mai disperare e mai acquietarsi all\u2019esistente. Mi piace qui citare un detto di Aldo Moro, che intervenendo nel 1973 al XII\u00b0 congresso della Democrazia Cristiana affermava che il richiamo all\u2019esperienza di fede dev\u2019essere avvertito \u2013 nell\u2019agire politico \u2013 come \u201cprincipio di non appagamento e di mutamento dell\u2019esistente\u201d. Ed \u00e8 bello poter fare tesoro oggi delle parole pi\u00f9 significative di un uomo che ha dato la vita in risposta alla propria vocazione politica e che infine riconosciamo tutti \u2013 in una sede come questa \u2013 quale martire della dignit\u00e0 della persona umana e dell\u2019umana convivenza.<\/p>\n<p>Il non disperare e il non appagamento vanno visti insieme: di fronte all\u2019attuale crisi planetaria il cristiano riconoscer\u00e0, come ogni suo concittadino, che poco dipende da lui e poco pu\u00f2 fare per rimediare ai mali di cui \u00e8 vittima o spettatore, ma quel poco lo indagher\u00e0 e lo compir\u00e0 con ogni energia, senza mai rinunciarvi in partenza, con la fiducia che anche da un piccolo seme, o segno, posto in controtendenza possa venire un qualche effetto positivo per l\u2019umanit\u00e0 circostante. Nella Liturgia della Parola che abbiamo appena celebrato, abbiamo ascoltato una \u201clettura\u201d breve tratta da 1 Corinti 5, 6 che diceva: \u201c<em>Non sapete che un po\u2019 di lievito fa fermentare tutta la pasta?<\/em>\u201d La speranza cristiana pu\u00f2 ben svolgere la funzione del lievito, che \u00e8 poco visibile ma \u00e8 molto efficace.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Cambiare lo stile di vita<\/strong><\/p>\n<p>Veniamo alle scelte da compiere. Non scelte politiche o partitiche, che non sono il proprio di un ambito ecclesiale come questo, ma scelte \u201cprepolitiche\u201d, ovvero scelte di vita, che possono valere come orizzonte per ogni legittima e varia opzione concreta e infine partitica o di schieramento. Ne indico quattro che possono delineare nel loro insieme una modalit\u00e0 dello stare da cristiani nella crisi e le elenco andando dal pi\u00f9 semplice al pi\u00f9 complesso.<\/p>\n<p>La scelta pi\u00f9 semplice \u2013 alla portata di ognuno e di tutti \u2013 \u00e8 quella attinente allo stile di vita. Lo stile attuale, basato sulla crescita illimitata dei consumi, \u00e8 improponibile all\u2019insieme dell\u2019umanit\u00e0 ed \u00e8 insostenibile per il pianeta terra.<\/p>\n<p>Checch\u00e9 ne sia del futuro della Grecia o dell\u2019Euro, e del perch\u00e9 ci troviamo di fronte a queste minacce alla nostra sicurezza di vita, e di chi ne sia la colpa, possiamo stare certi che la crisi non sar\u00e0 indolore e non lascer\u00e0 le cose come stanno, n\u00e9 le riporter\u00e0 allo stato in cui erano in precedenza.<\/p>\n<p>Di sicuro \u201cdomani\u201d saremo tutti pi\u00f9 poveri, tutti dovremo lavorare di pi\u00f9 e consumare di meno. Le trattorie \u2013 come le osterie di una volta \u2013 offriranno soltanto un men\u00f9 del giorno e mangeremo quello che quel giorno troveremo cucinato. Non butteremo pi\u00f9 il pane di ieri e i forni produrranno, come cinquant\u2019anni addietro, un solo tipo di pane. Reimpareremo a rammendare e riusare in famiglia i capi di abbigliamento. Nessuno che viva di un lavoro o di una pensione abiter\u00e0 pi\u00f9 di due stanze. Torneremo ai costumi alimentari, vestiari e abitativi di mezzo secolo addietro.<\/p>\n<p>Andiamo verso una ridistribuzione planetaria della ricchezza. E\u2019 bene dunque elaborare una pedagogia che aiuti a questa revisione di vita. Per esempio incoraggiando i figli a svolgere qualunque lavoro venga loro offerto, in attesa del lavoro vocazionale al quale aspirano e per il quale hanno investito tante energie negli anni \u2013 poniamo \u2013 dell\u2019universit\u00e0. Senza pararci dietro alla scusa che \u201cgli immigrati portano alla svalutazione dei lavori manuali\u201d: i nostri figli non avranno \u201cdomani\u201d possibilit\u00e0 diverse rispetto a quelle dei cinesi, degli africani e dei latino-americani che ora qui da noi si fanno carico delle mansioni pi\u00f9 umili e meno retribuite.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Sviluppare dinamiche di solidariet\u00e0<\/strong><\/p>\n<p>Per far fronte a quel ridimensionamento del benessere che dicevo sar\u00e0 utile sviluppare dinamiche di solidariet\u00e0 antiche e nuove: due o tre o dieci famiglie possono fare tante cose insieme risparmiando tempo, spazi, denaro.<\/p>\n<p>Dir\u00f2 \u2013 di nuovo \u2013 che per fare questo non c\u2019\u00e8 una ricetta cristiana bella e pronta, ma c\u2019\u00e8 sicuramente un\u2019esperienza cristiana da valorizzare. Baster\u00e0 pensare alle reti di supporto in situazioni di disoccupazione, sottosviluppo, povert\u00e0, marginalit\u00e0, rottura di vincoli familiari: in nessun ambiente come in quello cristiano hanno messo buone radici \u2013 negli ultimi decenni \u2013 esperienze come le cooperative per il lavoro dei giovani in cerca di prima occupazione, quelle per l\u2019impiego di disabili ed ex carcerati, la \u201ceconomia di comunione\u201d (praticata dal Movimento dei Focolari), il \u201ccommercio equo e solidale\u201d, le \u201cbanche etiche\u201d, le \u201cbanche del tempo\u201d, le comunit\u00e0 di accoglienza, le case famiglia.<\/p>\n<p>E\u2019 urgente recuperare forme di austerit\u00e0 socializzanti che la recente abbondanza aveva fatto dimenticare. Nel lavoro dei quattro gruppi di studio che si sono tenuti ieri, sono state evocate le cosiddette \u201cfiliere corte\u201d, le varie esperienze dei gruppi di acquisto solidale, del chilometro zero, del raccordo ravvicinato \u201cproduttore-consumatore\u201d, del banco alimentare. Va valorizzata ogni risorsa del \u201cfare rete\u201d che possa aiutare al recupero di un\u2019idea forte e di una forte partica della convivenza sociale.<\/p>\n<p>Abbiamo pure ascoltato l\u2019esperienza della parrocchia di Valignano che ha saputo rispondere con una convocazione assembleare che ha coinvolto molti alle emergenze della violenza e del degrado di cui fa esperienza il quartiere nel quale \u00e8 inserita. Si pu\u00f2 dunque andare \u2013 nella messa in opera del genio della carit\u00e0 \u2013 da gesti creativi minimi di singoli e gruppi a convocazioni di intere comunit\u00e0 che nell\u2019edificio chiesa si fanno carico dell\u2019umanit\u00e0 circostante, come tante volte \u00e8 avvenuto nei secoli e come sempre di nuovo pu\u00f2 accadere in modalit\u00e0 di supplenza, per soffio dello Spirito.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Promuovere politiche sociali<\/strong><\/p>\n<p>Se \u00e8 lo scatenamento degli egoismi che ha portato alla crisi, il contravveleno lo troveremo nell\u2019attivazione di politiche solidali. Gli esperti ci dicono che qui da noi ha contribuito alla crisi l\u2019abbandono dei principi di realt\u00e0 e di responsabilit\u00e0 nella vita economica, come anche in altri settori della convivenza umana. Sar\u00e0 dunque necessario recuperare la percezione della dimensione sociale e collettiva dei problemi che ci troviamo ad affrontare.<\/p>\n<p>Sia nella destinazione delle risorse residue, sia nel decidere i tagli sar\u00e0 bene avere presente il bene comune e l\u2019orizzonte dei destini collettivi. Dalla crisi \u201cnon sortiremo se non insieme\u201d, direbbe don Milani. E che ci direbbe don Milani sull\u2019evasione fiscale? Non potrebbero i cristiani svolgere una pedagogia della responsabilit\u00e0 sociale che aiuti a percepire il dovere di pagare le tasse?<\/p>\n<p>E\u2019 un lavoro che pu\u00f2 essere svolto anche nella conversazione quotidiana, evitando di dare per scontato che gli italiani saranno sempre evasori e impegnandosi ognuno a fare opera di convincimento mirata a quella responsabilit\u00e0. Ogni volta che se ne presenti l\u2019occasione, il cristiano di ci\u00f2 consapevole potrebbe arrischiarsi ad osservare, ove abbia un qualche ruolo sociale, o una qualche autorit\u00e0: \u201cQuanto ci verrebbe a costare se facessimo le cose in regola? Non conviene che chiediamo la ricevuta fiscale? Non potremmo assumere queste persone che lavorano con noi per una stagione?\u201d Tali osservazioni le potremmo avanzare a partire dagli stessi ambiti ecclesiali, che sono spesso tra i pi\u00f9 renitenti alle regole della trasparenza fiscale.<\/p>\n<p>Allo stordimento individualistico ha anche contribuito un\u2019idea della vita concepita come \u201cl\u2019isola dei famosi\u201d, che pareva aver superato il regno della necessit\u00e0. Quando dico \u201cprincipio di realt\u00e0\u201d intendo dire che la comunit\u00e0 cristiana potrebbe svolgere un ruolo di richiamo alla seriet\u00e0 della vita, specie nell\u2019educazione dei giovani, che li aiuti a liberarsi dalle chimere dei mondi virtuali che sono state irresponsabilmente proiettate davanti alle nuove generazioni lungo gli ultimi decenni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Verso un governo mondiale dell\u2019economia<\/strong><\/p>\n<p>Infine si tratta di spingere per la creazione di un governo mondiale dell\u2019economia. N\u00e9 parl\u00f2 per primo Giovanni XXIII nella <em>Pacem in Terris<\/em> (1963): il prossimo anno questo caposaldo della dottrina sociale della Chiesa compir\u00e0 cinquant\u2019anni. Il concetto \u00e8 stato poi ripreso dalla <em>Gaudium et Spes<\/em> (1965), in pi\u00f9 occasioni da Giovanni Paolo II e ultimamente da Benedetto XVI nell\u2019enciclica <em>Caritas in Veritate<\/em> (2009) e da un documento del Consiglio Giustizia e Pace dello scorso 24 ottobre.<\/p>\n<p>Mi limito a richiamare quest\u2019ultimo pronunciamento. Si tratta di una nota intitolata <em>Per una riforma del sistema finanziario internazionale nella prospettiva di un\u2019Autorit\u00e0 pubblica a competenza universale<\/em>: intende offrire \u00abun contributo ai responsabili della terra e a tutti gli uomini di buona volont\u00e0\u00bb di fronte a una situazione economica che \u00abha rivelato comportamenti di egoismo, di cupidigia collettiva e di accaparramento di beni su grande scala\u00bb; perch\u00e9 in gioco c\u2019\u00e8 \u00abil bene comune dell\u2019umanit\u00e0 e il futuro stesso\u00bb, quando \u201coltre un miliardo di persone vivono con poco pi\u00f9 di un dollaro al giorno\u201d e sono \u00abaumentate enormemente le disuguaglianze\u00bb nel mondo, \u00abgenerando tensioni e imponenti movimenti migratori\u00bb.<\/p>\n<p>La nota ovviamente si rif\u00e0 alla <em>Caritas in Veritate<\/em> che parlava di un\u2019<em>Autorit\u00e0 politica mondiale per il governo della globalizzazione<\/em>. Si dice spesso che la crisi attuale derivi anche dall\u2019ingigantimento del gioco finanziario rispetto all\u2019economia reale, nonch\u00e9 dalla mancanza di regole che governino la globalizzazione dei fattori economici e non li lascino all\u2019arbitrio del pi\u00f9 forte: da qui l\u2019importanza di quel governo mondiale proposto dai Papi.<\/p>\n<p>In diversi momenti di questo convegno si \u00e8 lamentata una sottomissione della politica all\u2019economia: la via per recuperare il primato della politica \u00e8 in questa utopia \u2013 affermata con forza dalla dottrina sociale della Chiesa \u2013 della costituzione di un\u2019autorit\u00e0 mondiale che governi l\u2019economia. Qui il magistero della Chiesa pu\u00f2 svolgere un ruolo profetico analogo a quello che svolse a suo tempo con la definizione della prima guerra mondiale come \u201cinutile strage\u201d (<em>Nota alle potenze belligeranti<\/em> del 1\u00b0 agosto 1917).<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>La crisi come \u201ctempo opportuno\u201d?<\/strong><\/p>\n<p>Ci siamo chiesti ieri \u2013 con variet\u00e0 di risposte \u2013 se la crisi possa essere considerata un\u2019opportunit\u00e0. Espressioni simili ha usato pi\u00f9 volte Benedetto XVI e nel recente documento \u2013 che citavo sopra \u2013 del Consiglio Giustizia e Pace si afferma che la crisi\u00a0\u201cci obbliga a riprogettare il nostro cammino, a darci nuove regole e a\u00a0trovare nuove forme di impegno\u201d divenendo cos\u00ec \u201coccasione\u00a0di discernimento e di\u00a0nuova progettualit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>Potremo un giorno affermare che la crisi sar\u00e0 stata un\u2019opportunit\u00e0 se la risposta che le daremo aiuter\u00e0 a modificare gli stili di vita, stimoler\u00e0 le dinamiche solidali e le politiche sociali, dar\u00e0 una spinta alla costituzione di un\u2019autorit\u00e0 politica mondiale di governo dell\u2019economia.<\/p>\n<p>Per quanto attiene all\u2019ordinario della vita citer\u00f2 un piccolo \u201cfatto di Vangelo\u201d o parabola che ho appreso dalle cronache del terremoto in Emilia, per certo un fatto tragico e terribile, ma che ha pure stimolato risposte positive. Si tratta di una coppia, Carla ed Enzo Belli, farmacisti di San Giovanni Concordia sulla Secchia, che hanno perso Marco, il figlio di 30 anni, morto in un incidente con la moto subito dopo la prima scossa. La chiesa del paese era pericolante e il funerale \u00e8 stato fatto nel loro giardino il 26 maggio: \u201cAbbiamo chiesto il permesso di poterlo celebrare all\u2019aperto da noi e tutti si sono dati un gran daffare. Hanno portato le sedie, c&#8217;era tutto il paese, oltre 1.200 persone\u201d. Si \u00e8 visto cos\u00ec che c\u2019era spazio per tanti in quel giardino che \u00e8 un piccolo parco e quando sono tornate le scosse pi\u00f9 forti \u00e8 stato spontaneo aprire il cancello ai compaesani, che sono entrati con tende e roulotte e le hanno sistemate spostando le sedie del funerale che erano ancora l\u00e0. I bambini giocano sull\u2019erba, alcuni pensionati cucinano per tutti: \u00abNon sappiamo nemmeno quanti siamo diventati con il passare dei giorni ma finch\u00e8 c\u2019\u00e8 posto accogliamo tutti. Qua ci sono alberi e ombra, e anche i bambini possono giocare tranquilli\u00bb. Ecco un caso in cui una prova pu\u00f2 essere trasformata in un\u2019opportunit\u00e0, a seconda della risposta che a essa sappiamo dare.<strong><\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Conclusione<\/strong><\/p>\n<p>Affrontando questo problema della crisi la Chiesa che vive in Lucca invade il campo delle questioni profane, in particolare della politica e dell\u2019economia, o svolge un momento suo specifico di evangelizzazione? O, se vogliamo, di nuova evangelizzazione?<\/p>\n<p>L\u2019arcivescovo ci ha ricordato ieri che \u201cil posto dei cristiani \u00e8 sulla strada\u201d, cio\u00e8 nel mondo, in mezzo alla storia degli uomini, in solidariet\u00e0 con ogni loro gioia e speranza, tristezza e angoscia, come dice il prologo della <em>Gaudium et Spes<\/em>.<\/p>\n<p>Ebbene amo concludere con questo spunto, che ci riporta alle parole di apertura dell\u2019arcivescovo: se i cristiani sapranno essere in prima linea nell\u2019affrontare i problemi posti dalla crisi, se lo faranno attestando il desiderio di mutare l\u2019esistente e testimoniando insieme la giusta fiducia nelle risorse dell\u2019umanit\u00e0, mostrando \u2013 magari per primi \u2013 come sia possibile cambiare lo stile di vita, realizzare dinamiche si solidariet\u00e0 e politiche sociali, spingere per la creazione di un governo mondiale dell\u2019economia; ecco: se faranno questo, i cristiani di Lucca daranno un\u2019efficace dimostrazione di come il Vangelo e la vita secondo il Vangelo possano essere di aiuto all\u2019umanit\u00e0 di oggi come lo furono a quella di ieri.<\/p>\n<p>E questa \u00e8 indubbiamente opera di evangelizzazione. \u201cEro smarrito nella disoccupazione in cui mi aveva gettato la crisi dell\u2019economia e mi avete aiutato a reagire e a uscirne\u201d: potremmo aggiungere questo versetto alla Parabola del Giudizio finale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Due atteggiamenti e quattro scelte di vita \u00a0 C\u2019\u00e8 un modo cristiano di stare nella crisi? 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