{"id":9703,"date":"2012-09-16T17:27:54","date_gmt":"2012-09-16T15:27:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/?page_id=9703"},"modified":"2012-09-16T17:27:54","modified_gmt":"2012-09-16T15:27:54","slug":"michele-ragone-%e2%80%9cguardare-quelle-ferite-era-come-guardare-gesu%e2%80%9d","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/cerco-fatti-di-vangelo\/11-il-genio-della-carita\/michele-ragone-%e2%80%9cguardare-quelle-ferite-era-come-guardare-gesu%e2%80%9d\/","title":{"rendered":"Michele Ragone: \u201cGuardare quelle ferite era come guardare Ges\u00f9\u201d"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Un uomo di trent\u2019anni racconta la sua decennale esperienza di volontariato nel Centro Docce di San Martino ai Monti, a Roma, nella zona del Colle Oppio. <\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><em>Chi va nel Centro Docce di San Martino si spoglia, lascia i propri vestiti che vengono lavati e riutilizzati, gli viene consegnato un asciugamano, fa una doccia in uno dei cinque box, lasciando la biancheria intima in un contenitore in bagno, poi passa in una stanza con i lavandini, gli viene data una lametta per farsi la barba, gli vengono dati dei vestiti puliti, la possibilit\u00e0 di cambiare le scarpe se sono rotte, un phon, la colazione, gli viene detto di uscire.<\/em><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><em><span style=\"font-size: medium;\">Non ho mai scritto molto sulle docce finora e molte sono le domande che mi sono posto dal gennaio del 2001, quando \u00e8 cominciata la mia esperienza l\u00ec, che \u00e8 cresciuta nei primi cinque anni, poi abbandonata, ripresa, sempre viva nei miei sentimenti. Per prima cosa c\u2019\u00e8 stato l\u2019impatto: con le persone che si servono di quel centro da una parte, con chi lo dirige dall\u2019altra. A mio parere non si pu\u00f2 e non si deve fare un discorso unico sui senza casa che si lavano in quel centro: le provenienze, le lingue, le personalit\u00e0 sono cos\u00ec diverse. Ma il primo impatto \u00e8 condizionato solo dai pregiudizi della vita borghese: il cattivo odore, la trascuratezza, le pretese che possono sembrare eccessive o stravaganti di chi vive in strada. E chi gestisce il centro con rigidit\u00e0, chiudendo le porte ad alcuni, punendo altri, rifiutandosi di accontentarli, gridando\u2026 Ma col tempo n\u00e9 chi viene a farsi la doccia, n\u00e9 chi serve si scandalizza pi\u00f9. <\/span><\/em><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><em><span style=\"font-size: medium;\">Nella mia mente passava un\u2019altra riflessione: che la societ\u00e0 in cui vivi ha i suoi campi di concentramento. Si dorme al freddo correndo il rischio di essere menati, rapinati, spogliati dei propri vestiti, si mangia una volta al giorno, si razzola nella spazzatura, ci si lava una volta alla settimana. Non un campo di sterminio, ma un campo di concentramento s\u00ec. La peculiarit\u00e0 di questi campi di concentramento \u00e8 che non c\u2019\u00e8 un filo spinato, ma uscire \u00e8 ugualmente difficile. Da filo spinato fa l\u2019indifferenza dell\u2019opinione pubblica, la paura della gente, l\u2019omologazione culturale, oltre alle condizioni economiche di queste persone.<\/span><\/em><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><em><span style=\"font-size: medium;\">L\u2019amarezza di questa riflessione, la consapevolezza che il nostro mondo ha creato tutto questo, portano con s\u00e9 la speranza di cambiare le cose, perch\u00e9 c\u2019\u00e8 del positivo, per quanto strano possa sembrare. Ricordiamoci che nessuno ti spara o ti mette in prigione oggi se cerchi di vincere l\u2019indifferenza e la diffidenza che ci circonda, come invece capitava a chi aiutava gli ebrei settant\u2019anni fa. Chi si trova a gestire le mense e gli altri centri finisce per gestirli come se fossero dei campi di concentramento: non puoi soddisfare i desideri di uno o dovresti soddisfare quelli di tutti, devi diventare rigido, tutti devono essere trattati da uguali, nel senso peggiore. Un\u2019impostazione \u2018industriale\u2019 della carit\u00e0 spesso si radica nei posti che devono servire grandi numeri. L\u00ec c\u2019era tempo e spazio per comunicare. Qualche volta guardare qualche ferita, un segno di sofferenza sul corpo, era guardare Ges\u00f9 proprio come lo sguardo che offre nell\u2019\u201dEcce Homo\u201d di Antonello da Messina, non sempre.<\/span><\/em><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><em><span style=\"font-size: medium;\">Quel posto ti costringeva a scontrarti con le difficolt\u00e0 del tuo corpo, le cose che non volevi vedere, gli odori che non volevi sentire. Quel posto ti costringeva a confrontarti con le difficolt\u00e0 della tua anima, i furti di cui non ti volevi accorgere, le risse a cui non volevi assistere, le sconfitte di cui non ti volevi occupare. L\u00ec ho vissuto l\u201911 Settembre del 2001 e gli anni successivi e ho conosciuto persone cui voglio bene e che mi hanno cambiato. <\/span><\/em><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><strong>Questo racconto <\/strong><strong>Michele Ragone<\/strong><strong> l\u2019ha scritto su mia richiesta ed \u00e8 stato pubblicato in una stesura pi\u00f9 ampia nel mio blog il 9 febbraio 2011. <\/strong><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><strong>[Settembre 2011]<\/strong><\/span><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un uomo di trent\u2019anni racconta la sua decennale esperienza di volontariato nel Centro Docce di San Martino ai Monti, a Roma, nella zona del Colle Oppio. 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