{"id":9789,"date":"2012-09-25T19:25:17","date_gmt":"2012-09-25T17:25:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/?page_id=9789"},"modified":"2012-09-25T19:25:17","modified_gmt":"2012-09-25T17:25:17","slug":"altri-sei-trapiantati-raccontano","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/cerco-fatti-di-vangelo\/15-il-corpo-in-dono-donazioni-e-trapianti\/altri-sei-trapiantati-raccontano\/","title":{"rendered":"Altri sei trapiantati raccontano"},"content":{"rendered":"<p><strong>Egidio Nericcio<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u201cPorto fiori alla tomba di quel ragazzo\u201d<\/strong><\/p>\n<p>\u201c<em>Mi stavo congedando dalla vita e invece eccomi qua, a 61 anni, pi\u00f9 vivo che mai. In questa mia nuova vita vuole che non c\u2019entri quel giovane morto di ictus a 21 anni e la sua famiglia che ora, ne sono felice, \u00e8 anche un po\u2019 mia? Non potrei mai non vederli o non sentirli. E difatti ci telefoniamo, da Milano a Brognera, in provincia di Pordenone, tutte le domeniche. E almeno una volta all\u2019anno mia moglie ed io andiamo a portare un mazzo di fiori e a dire una preghiera sulla tomba di quel ragazzo. Quel gesto ci ha insegnato a dare il giusto valore alle cose, a vedere quelle che veramente sono importanti<\/em>\u201d: cos\u00ec Egidio Terriccio, trapiantato di fegato, intervistato da <em>Famiglia cristiana<\/em> 8\/1996, p. 66.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Ugo Riccarelli <\/strong><\/p>\n<p><strong>\u201cLe scarpe appese al cuore\u201d<\/strong><\/p>\n<p>Ugo Ricciarelli, classe 1954, vive l\u2019esperienza del trapianto cuore-polmoni e la racconta in un libro che si conclude con oltre una pagina di ringraziamenti a quanti l\u2019hanno aiutato, ai quali dedica questa lirica: \u201c<em>Dal buio \/ non ho saputo nulla. \/ La conoscenza \/ come sempre, \/ sar\u00e0 anche ora \/ un pesante passo dopo l\u2019altro<\/em>\u201d. Da Ugo Riccarelli, <em>Le scarpe appese al cuore. Storia di un trapianto<\/em>, Universale economica Feltrinelli, Milano 1996.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Silvano Colagrande<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u201cIl mio lavoro \u00e8 il miglior grazie a don Gnocchi\u201d<\/strong><\/p>\n<p>Alla domanda perch\u00e9 don Carlo Gnocchi abbia scelto proprio lui per il dono delle cornee, Silvano Colagrande, divenuto direttore di uno dei Centri creati dal santo, cos\u00ec risponde 43 anni dopo: \u201c<em>Non mi chiedo nulla, non ci sono risposte. Cerco soltanto di lavorare nella sua fondazione con tenacia e di mantenere nel miglior modo possibile coerenza e fedelt\u00e0 all\u2019educazione che lui dava ai suoi ragazzi. E\u2019 il miglior grazie per la sua generosit\u00e0<\/em>\u201d. Da <em>Avvenire<\/em> del 24 febbraio 1999.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Carlo Maffeo<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u201cGratitudine per il meraviglioso dono di una seconda vita\u201d <\/strong><\/p>\n<p>Carlo Maffeo, presidente dell\u2019Associazione italiana trapiantati di fegato, vince a 79 anni quattro medaglie ai XVII campionati mondiali di atletica dei trapiantati d\u2019organo, organizzati dalla Wtgf (Word Transplant Games Federation) e cos\u00ec commenta la sua impresa: \u201c<em>Manifestazioni come queste sono un modo per esprimere gratitudine alla scienza, ai medici e alle istituzioni per il meraviglioso dono di una seconda vita che ci \u00e8 stato fatto. Esprimono anche la riconoscenza che sentiamo per le famiglie dei donatori. Occorre creare nel nostro Paese le condizioni perch\u00e9 la cultura della donazione si diffonda<\/em>\u201d. Da <em>Avvenire<\/em> del 17 settembre 2009.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Gaetano Cappelli<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u201cParlo al mio donatore come si parla ai propri morti\u201d<\/strong><\/p>\n<p>\u00ab<em>In Italia, per legge, non puoi sapere il nome del donatore. Alla fine, per\u00f2, qualcuno lo scopre. L\u00e0 per l\u00e0 ho pensato di mettermi a indagare anche io, ma sarebbe stato troppo macchinoso e chi ce la faceva. Ho deciso che mi basta sapere che c\u2019era questo povero ragazzo di vent\u2019anni che \u00e8 morto e io ora ho il suo cuore grazie alla generosit\u00e0 dei genitori. Gente buona e intelligente perch\u00e9 per decidere questa cosa, di donare il cuore di un figlio, di una figlia, non basta essere buoni. Ogni tanto parlo al mio donatore, come si parla ai propri morti<\/em>\u00bb: Gaetano Cappelli, scrittore, al <em>Corriere della Sera<\/em> del 24 agosto 2010.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Riccardo Venezia<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u201cA Paolo serve sangue\u201d<\/strong><\/p>\n<p>\u201c<em>Paolo Venezia, che solo cento giorni fa pesava venti chili di pi\u00f9, per sopravvivere ha avuto bisogno di 44 trasfusioni. Un giorno sembrava che il sangue non fosse sufficiente. Allora suo fratello Riccardo, 17 anni, ha scritto un annuncio su Facebook: \u2018A Paolo serve sangue\u2019. Nel giro di una settimana si sono presentati in 700 al Policlinico di Bari e in 170 al San Paolo<\/em>\u201d: cos\u00ec Giusi Fasano sul <em>Corriere della Sera<\/em> del 16 settembre 2010 in un articolo intitolato <em>Paolo e la gamba perduta<\/em>, che narra la vicenda di Paolo Venezia a cui un\u2019auto pirata trancia una gamba mentre percorre in moto una via di Bari.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>[Settembre 2010]<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Egidio Nericcio \u201cPorto fiori alla tomba di quel ragazzo\u201d \u201cMi stavo congedando dalla vita e invece eccomi qua, a 61 anni, pi\u00f9 vivo che mai. 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