{"id":9798,"date":"2012-09-25T19:44:10","date_gmt":"2012-09-25T17:44:10","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/?page_id=9798"},"modified":"2012-09-25T19:44:10","modified_gmt":"2012-09-25T17:44:10","slug":"altre-14-preghiere-trovate-nei-giornali","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/cerco-fatti-di-vangelo\/20-preghiera-pubblica\/altre-14-preghiere-trovate-nei-giornali\/","title":{"rendered":"Altre 14 preghiere trovate nei giornali"},"content":{"rendered":"<p><a title=\"Permalink a Carlo che era a tre metri dalla bomba di Bologna\" href=\"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/?p=5104\"><strong>Carlo Dionedi<\/strong><\/a><\/p>\n<p><strong><a title=\"Permalink a Carlo che era a tre metri dalla bomba di Bologna\" href=\"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/?p=5104\">che era a tre metri dalla bomba di Bologna<\/a><\/strong><\/p>\n<p>\u00ab<em>Ogni volta che vado a Bologna, mi fermo per una preghiera davanti alla lapide con i nomi dei caduti e penso che ci sarebbe potuto essere il mio. Perch\u00e9 gli altri sono stati presi e io lasciato? Me lo sono chiesto a lungo. Quel che \u00e8 certo, \u00e8 che Dio non spara nel mucchio come fanno i terroristi: c\u2019\u00e8 una logica che Lui solo conosce. Quando capisci che la vita ti \u00e8 donata, non puoi che iniziare a prenderla sul serio e donarla a tua volta<\/em>\u00bb: parole di Carlo Dionedi ad <em>Avvenire<\/em> del 31 luglio a p. 13: \u201cTra quelle macerie ho ritrovato la fede\u201d. Al tempo della bomba Carlo, piacentino, aveva 21 anni. Nel 1988 ha sposato Lorena e oggi \u00e8 pap\u00e0 di otto figli naturali e di uno in affido. Fa parte del Cammino neocatecumenale. La sua storia\u00a0 si pu\u00f2 leggere qui: http:\/\/www.avvenire.it\/Cronaca\/Testimonianza_strage_bologna_201007311703073070000.htm.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Achille Da Ros<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u201cGetta in Lui il tuo affanno perch\u00e9 ci ama da matti\u201d <\/strong><\/p>\n<p>\u00ab<em>Tutti, o quasi, i grandi amici missionari se ne sono andati e mi stanno aspettando perch\u00e9 mi vogliono bene. Io so che tu hai la tua Croce e ringraziane il Grande Capo: getta in Lui il tuo affanno ed egli ti nutrir\u00e0. Perch\u00e9 Lui ci ama da matti<\/em>\u00bb: \u00e8 l\u2019ultima lettera inviata dal missionario della Consolata Achille Da Ros (veneto di Montaner, Treviso, per decenni in Kenya dove ha condotto studi di etnologia sui Turkana, morto a 72 anni nel febbraio del 2010) a Giorgio Montefoschi che l\u2019ha riportata nel ritratto che gli ha dedicato sul <em>Corriere della Sera <\/em>dell\u201911 luglio 2010, con il titolo: <em>Da Ros: l\u2019angelo travestito da missionario scorbutico<\/em> [http:\/\/www.corriere.it\/cultura\/10_luglio_12\/montefoschi-da-ros-angelo-travestito_f9b7daa4-8da1-11df-a602-00144f02aabe.shtml].\u00a0 In esso Montefoschi riporta anche questa risposta del Da Ros alla domanda \u201cche ci stai a fare in questo posto che sembra la luna\u201d, che gli aveva fatto nel corso dell\u2019intervista per un documentario televisivo dalla quale si era avviata la loro amicizia: \u00ab<em>Io qui ci sto a predicare il Vangelo. \u00c8 chiaro? Se so che nel mondo ci sono anche quattro persone che non conoscono il Vangelo io vado l\u00ec. E adesso non farmi perdere tempo che devo andare a pregare<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Paolo Brosio<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u201cNel mezzo di un festino ho invocato la Madonna a voce alta\u201d<\/strong><\/p>\n<p>\u201c<em>Quando preghi e ti esce l\u2019Ave Maria dalla bocca, cosa che non facevi pi\u00f9 da parecchio tempo, capisci che \u00e8 stata quella Donna l\u00ec a fare qualcosa nella tua vita. Sono andato a Medjugorje per ringraziare la Madonna e lei mi ha portato da Ges\u00f9. E l\u2019approccio con il Figlio di Dio \u00e8 stato devastante. Non osavo avvicinarmi a lui\u2026 avevo paura. Ho pianto come un pazzo, balbettavo, non riuscivo ad avvicinarmi. Dopo la messa, per\u00f2, l\u2019ho abbracciato e gli ho promesso di aiutare un orfanotrofio di Citluk. Cosa che ho fatto e sto seguitando a fare. Quella preghiera di sedici secondi recitata quella notte della mia pi\u00f9 grande disperazione \u00e8 stata la vera gioia della mia vita. E il fatto di sapere che in ogni mio momento difficile c\u2019\u00e8 la donna a cui aggrapparmi per risollevarmi<\/em>\u201d: Paolo Brosio cos\u00ec parla della sua conversione in\u00a0 un\u2019intervista alla rivista <em>L\u2019Eco di San Gabriele<\/em>, 1\/2010, pp. 12-17: <em>Curo la mia malattia con l\u2019Ave Maria<\/em>. La sua conversione il popolare giornalista televisivo l\u2019aveva gi\u00e0 raccontata nel volume pubblicato da Piemme nel 2009 con il titolo <em>A un passo dal baratro. Perch\u00e9 Medjugorje ha cambiato la mia vita<\/em>. In esso d\u00e0 conto dei \u201cdue matrimoni a rotoli\u201d e dello smarrimento nella droga da cui si riprende \u201cmiracolosamente\u201d a partire da un momento particolare, quando \u201cnel mezzo di un festino\u201d avverte di colpo il \u201cdesiderio di pregare a voce alta la Madonna\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Giustino Parisse<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u201cSono in sciopero con Dio\u201d<\/strong><\/p>\n<p>\u201c<em>Sembra banale, ma questo sar\u00e0 il Natale pi\u00f9 brutto della mia vita. Ho continuato a chiedere perch\u00e9. Perch\u00e9 mi sono stati strappati i miei figli, perch\u00e9 mio padre? E mi sono sentito come un operaio che lavora in un\u2019azienda per tanti anni, e poi all\u2019improvviso viene lasciato a casa, e decide di protestare, di scioperare anche, non perch\u00e9 voglia male al suo datore di lavoro, ma per fargli capire quanto \u00e8 importante per lui lavorare, quanto si sente trattato ingiustamente. Non faccio nulla [quando sono in chiesa], non partecipo alle celebrazioni come gli altri anni. Ma devo starci, perch\u00e9 so che arriver\u00e0 una risposta, prima o poi. So che arriver\u00e0 il segnale e capir\u00f2<\/em>\u201d: cos\u00ec parla all\u2019<em>Avvenire<\/em> del 24 dicembre 2009 \u2013 p. 9: <em>Onna. Lo \u201cSciopero\u201d di Giustino in attesa di una Sua risposta<\/em> \u2013 il giornalista Giustino Parisse che nel terremoto dell\u2019Aquila ha perso i figli e il padre.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Maria Bonino<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u201cMi debbo fidare che un senso ci sia\u201d<\/strong><\/p>\n<p>\u201c<em>Spero sia malaria. E se non lo \u00e8, sia fatta la volont\u00e0 del buon Dio. La cosa che mi consola \u00e8 che siamo rimasti ancora in tanti a fare la nostra parte<\/em>\u201d: \u00e8 l\u2019ultima e-mail inviata a un prete amico \u2013 Dante Carraro \u2013 dalla pediatra Maria Bonino volontaria in Angola morta per la febbre di Marburg il 24 marzo 2005. La e-mail \u00e8 stata pubblicata da <em>Avvenire<\/em> del 25 marzo 2009 in un servizio sulla <em>Lezione di Maria Bonino <\/em>dopo che la pediatra morta quattro anni prima era stata ricordata da Papa Benedetto in visita in Angola. In occasione della morte, il <em>Corriere della Sera<\/em> del 27 marzo 2005 aveva pubblicato questo testo inviato dalla volontaria a un altro amico, Giovanni Putoto: \u201c<em>A volte sembra un incubo: pianti, gemiti, urla di genitori disperati\u2026 e la sensazione di essere impotenti. E\u2019 umanamente impossibile dare un senso per tutto questo dolore innocente. L\u2019unica \u00e8 fidarsi che ci sia<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Immacolata Silvestri<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u201cDico il rosario con tutte le mamme dei giovani in guerra\u201d<\/strong><\/p>\n<p>\u201c<em>Ogni giorno dico il rosario e prego che tutti i giovani del mondo tornino alle loro case sani, salvi e tranquilli. Lo dico come mamma, lo penso e mi sento insieme alle mamme di tutti i giovani in guerra che soffrono come me, perch\u00e8 quando si \u00e8 lontani si pensano mille cose<\/em>\u201d: cos\u00ec parla al <em>Corriere della Sera<\/em> del 22 maggio 2004 Immacolata Silvestri, napoletana trapiantata in Friuli, 68 anni, tre figli soldati in Iraq e uno in Kosovo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Leonardo Mondadori<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u201cNon si tratta di parole al vento ma di un dialogo\u201d<\/strong><\/p>\n<p>\u201c<em>Ormai io non riuscirei pi\u00f9 a chiudere la mia giornata senza rivolgermi a Dio. Ne ricavo la certezza, sempre confermata, che non si tratta di parlare al vento ma di un dialogo, un dialogo fruttuoso con un Padre che ascolta sempre i suoi figli<\/em>\u201d: parole di Leonardo Mondadori (1946-2002) pronunciate nella conversazione con Vittorio Messori dalla quale \u00e8 nato il volume <em>Conversione<\/em> (Mondadori 2002), citate dal biblista Gianfranco Ravasi a conclusione dell\u2019omelia per la messa di addio, nella chiesa milanese di San Carlo al Corso e riportate dal <em>Corriere della Sera<\/em> del 17 dicembre 2002 a p. 17: \u201c<em>Leonardo, un uomo capace di parlare a Dio<\/em>\u201d.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Giovanni Raboni<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u201cSe posso credere o sperare di essere cristiano\u201d<\/strong><\/p>\n<p>\u201c<em>Risurrezione significa per me soprattutto ritrovare le persone scomparse. Io non potrei vivere se non avessi questa speranza<\/em>\u201d: cos\u00ec il poeta Giovanni Raboni (1932-2004) parla in un\u2019intervista televisiva per il programma Settimo Giorno del 12 gennaio 1997. In quella stessa intervista Raboni disse ancora: \u201c<em>Se in qualche modo posso credere \u2013 o sperare \u2013 di essere cristiano \u00e8 proprio per la coscienza del peccato<\/em>\u201d. \u201c<em>Mi considero cristiano e cristiano cattolico<\/em>\u201d ebbe a dire in un\u2019altra intervista, stavolta al <em>Avvenire<\/em> del 24 dicembre 1998.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Pier Vittorio Tondelli<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u201cNon abbiamo capito che Dio \u00e8 dalla nostra parte\u201d<\/strong><\/p>\n<p>\u201c<em>Noi siamo i vinti \/ che ci crogioliamo nella nostra malinconia \/ e ci inebriamo di dolcezze struggenti \/ nel pensiero del passato e del futuro. \/ S\u00ec noi che ancora \/ non abbiamo capito che \/ Dio \u00e8 dalla nostra parte \/ e non nutriamo speranza<\/em>\u201d: \u00e8 una poesia scritta da Pier Vittorio Tondelli (1955-1991) a 18 anni in una pagina di una sua Bibbia, segnata con la data 19 settembre 1973 e restata inedita, ritrovata tra le carte dello scrittore e pubblicata da Antonio Spadaro sulla rivista <em>Liberal<\/em> del 29 aprile 1998, in un servizio alle pp. 84- 87, con il titolo <em>Tondelli inedito. C\u2019\u00e8 il monaco dietro al libertino<\/em>. Spadaro documenta come lo scrittore trasgressivo, morto di Aids a 36 anni, fosse tornato negli ultimi mesi ai temi biblici e religiosi della prima giovinezza, tanto da firmare l\u2019ultima lettera all\u2019amico Fulvio Panzeri con le parole: \u201c<em>Tuo fratello in Cristo, Pier<\/em>\u201d. Sempre Spadaro riporta queste due righe rintracciate negli appunti per il romanzo Sante Messe che non arriv\u00f2 a scrivere: \u201c<em>La Preghiera continua, le suore che alle tre dicono le lodi, c\u2019\u00e8 qualcuno che prega per te<\/em>\u201d.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Cinzia Mazzuoli<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u201cQuanto sia intenso il mio dialogo di sorda con Ges\u00f9\u201d<\/strong><\/p>\n<p>\u201c<em>E\u2019 iniziato in me un dialogo con il pi\u00f9 grande educatore di tutti i tempi, Ges\u00f9 Cristo, che attraverso la sua passione mi ha fatto risorgere a nuova vita. Non \u00e8 esprimibile con parole quanto sia intenso il dialogo di un sordo con Ges\u00f9; quanto la preghiera di un sordo riesca a trarlo dal suo isolamento e fargli riscoprire il senso della vita (\u2026). Ringrazio Dio della prova che mi ha dato perch\u00e9 oltre la prova mi ha insegnato anche come affrontarla e superarla. Per un sordo il dialogo con Dio \u00e8 l\u2019unico non precluso e attraverso questa esperienza egli impara a dialogare con gli altri in modo non superficiale, in modo essenziale, ponendo attenzione alla sostanza e non all\u2019apparenza<\/em>\u201d: Cinzia Mazzuoli, di Grosseto, colpita da sordit\u00e0, cos\u00ec scrive in una lettera al <em>Messaggero di Sant\u2019Antonio<\/em> pubblicata nel numero 2\/1998 a p. 97 con il titolo <em>Cinzia. Una voce dal silenzio<\/em>.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Silvano Ghermati<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u201cCaro Ges\u00f9 tu sei l\u2019unico mio sostegno\u201d<\/strong><\/p>\n<p>\u201c<em>Ti amo, caro Ges\u00f9, con tutto il mio cuore, \/ tu sei l\u2019unico mio sostegno. \/ Ogni giorno, ogni sera \/ prego il tuo santo nome \/ perch\u00e9 io credo in te, \/ perch\u00e9 in te sento la mia serenit\u00e0. \/ Tu sei la mia ragione di speranza, di fede, di vita. \/ Invoco la tua benedizione \/ per questi giorni di malinconia, \/ per ogni male che sento \/ addolorando sempre pi\u00f9 questo \/ giovane cuore<\/em>\u201d: preghiera scritta da Silvano Ghermati, disabile, pochi giorni prima di morire a 43 anni, l\u201911 dicembre 1996. Era attivo in un Gruppo Volontari della Solidariet\u00e0 di Barga, Lucca. Quattro sue poesie, compresa questa, sono state pubblicate dal settimanale <em>Vita<\/em> il 10 maggio 1997, a p. 22 con il titolo <em>Cos\u00ec Silvano cantava la sua voglia di vivere<\/em>.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Mario Torregrossa<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u201cPerdono il mio aggressore dal profondo del cuore\u201d<\/strong><\/p>\n<p>\u201c<em>Perdono il mio aggressore dal profondo del cuore<\/em>\u201d: parole di don Mario Torregrossa, parroco alla periferia di Roma, morto nel 2008 dopo essere vissuto per dodici anni su una sedia a rotelle a seguito dell\u2019attentato subito da parte di uno squilibrato che aveva soccorso, il quale lo cosparse di benzina e gli diede fuoco in chiesa il 24 novembre 1996. Quell\u2019offerta di perdono si poteva leggere sulla <em>Repubblica<\/em> del 26 novembre 1996. \u201c<em>Ho fondato un centro per i giovani e per lungo tempo mi sono chiesto quale sarebbe stata la croce che avrei dovuto sopportare. Adesso lo so, \u00e8 quello che mi \u00e8 successo. Ma da questa sofferenza io sono tornato a nuova vita e la parrocchia stessa e il Centro rivivono<\/em>\u201d: altre sue parole riportate dall\u2019<em>Ansa<\/em> il 14 settembre 1997.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Patrizia Valduga<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u201cSignore prendi me che sto morendo pi\u00f9 di lui\u201d<\/strong><\/p>\n<p>\u201c<em>Oh no, non lui, Signore, prendi me, \/ che sto morendo pi\u00f9 di lui, Signore, \/ liberalo dal male e prendi me! \/ Prendi me, per giustizia, me, Signore, \/ per la vita morente dentro me, \/ per la vita che vive in lui\u2026 Signore, \/ sii giusto, prendi me, donna da niente, \/ e vissuta cos\u00ec, morentemente\u2026<\/em>\u201d: versi della poetessa Patrizia Valduga facenti parte di un poemetto intitolato <em>Requiem per mio padre morto il 2 dicembre 1991<\/em>, pubblicato da <em>Avvenimenti<\/em> del 12 ottobre 1994.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Carla Fracci<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u201cDanzavo e mi sono accorta che stavo pregando\u201d<\/strong><\/p>\n<p>\u201c<em>Ho capito che la danza pu\u00f2 essere intesa come preghiera. Ne ho avuto la prova mentre ero a Chicago per danzare Giselle con Erik Bruhn. Poco prima dello spettacolo arriv\u00f2 la notizia che era stato ucciso Martin Luther King. La citt\u00e0 intorno era impazzita ma il teatro era gremito e rimase gremito. Noi danzammo. Nel secondo atto, Bruhn e io ci siamo accorti, insieme, che stavamo pregando<\/em>\u201d: Carla Fracci alla <em>Stampa<\/em> del 14 dicembre 1993, p. 17 con\u00a0 il titolo <em>Per me \u00e8 una necessit\u00e0 persino quando ballo<\/em>, in un servizio intitolato <em>Eppur si prega<\/em>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>[Settembre 2010]<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Carlo Dionedi che era a tre metri dalla bomba di Bologna \u00abOgni volta che vado a Bologna, mi fermo per una preghiera davanti alla lapide con i nomi dei caduti&#8230;<\/p>\n<div class=\"more-link-wrapper\"><a class=\"more-link\" href=\"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/cerco-fatti-di-vangelo\/20-preghiera-pubblica\/altre-14-preghiere-trovate-nei-giornali\/\">Read More<span class=\"screen-reader-text\">Altre 14 preghiere trovate nei giornali<\/span><\/a><\/div>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":2141,"menu_order":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","template":"","meta":{"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"class_list":["post-9798","page","type-page","status-publish","hentry","excerpt"],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/9798","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=9798"}],"version-history":[{"count":1,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/9798\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":9799,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/9798\/revisions\/9799"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/2141"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=9798"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}