Per una volta insieme alla suocera vediamo – forse – anche la moglie di Pietro

Eccoci alla registrazione audio della serata biblica che abbiamo fatto l’altro ieri leggendo in Matteo tre miracoli di Gesù, tra i quali la guarigione della suocera di Pietro. Nella conversazione abbiamo ipotizzato che il mosaicista del Duomo di Monreale rappresentando l’episodio si sia preso la libertà di mettere in scena – alle spalle della suocera giacente – anche la moglie di Pietro, in piedi, affacciata a una porta. Sta il fatto che i Vangeli nominano la suocera e mai accennano alla moglie. Forse era morta, o forse è proprio la giovane donna qui raffigurata. A me piace pensare che l’arguto mosaicista abbia voluto, per una volta, evocarla. Qui sotto il link alla registrazione audio. Nel primo commento un testo del biblista Alberto Maggi

Commento

  1. Luigi Accattoli ha scritto:

    Alberto Maggi: gli esclusi e la reclusa. Dopo l’emarginato dalla religione (lebbroso) e dal nazionalismo giudaico (pagano), l’azione successiva di Gesù si rivolge a una categoria di persone ritenuta inferiore: la donna.
    Gesù entra nella casa di Pietro dove c’è la suocera prostrata dalla febbre, in una condizione di doppia impurità, in quanto donna e in quanto ammalata.
    La donna non chiede a Gesù di essere guarita, e tantomeno ci pensa Pietro a parlare della suocera a Gesù.
    Quale importanza può avere una donna?
    Hanno chiesto a Gesù di guarire indemoniati e paralitici, ciechi e muti, mai di curare una donna. In quella società la donna è invisibile, non esiste, è reclusa nell’ambito familiare e completamente emarginata dalla vita civile.
    Non considerata come persona, la donna è elencata tra le proprietà dell’uomo, come il bue e l’asino (Es 20.17) e sempre associata alle altre categorie di esseri inferiori, quali gli schiavi e i bambini.
    Anche se nessuno gli chiede di occuparsi di questa donna, Gesù si accorge di lei e le porge la mano per comunicarle la sua forza vitale.
    Una volta guarita, la donna si mette a servire Gesù (Mt 8,14-15), come hanno già fatto gli angeli nel deserto (Mt 4,11). Nella concezione dell’epoca i più vicini a Dio erano gli angeli del servizio, chiamati così perché avevano il compito di servire il Signore (1 Enoch 40,1-10). Con Gesù, le donne, esseri subumani che non potevano neanche toccare la Bibbia, sono chiamate a compiere la stessa azione degli angeli: a servizio del Signore (Mt 27,55) e annunciatrici di una vita più forte della morte (Mt 28,5-10)
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    Alberto Maggi, Gesù ebreo per parte di madre. Il Cristo di Matteo, Cittadella editrice, 2006, pp. 86s

    7 Ottobre, 2026

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