Pubblicato dal “Corriere della Sera” il 31 ottobre con il titolo
Bene comune, l’appello dei cattolici
Rilancio della sobrietà e lotta all’emergenza educativa
Alla Costituente, 65 anni fa, c’erano campioni cattolici che fecero valere i loro convincimenti nel confronto con grandi protagonisti della laicità e qualche volta persero e spesso vinsero, lasciando una buona impronta nella Carta costituzionale. Se venisse convocata oggi una Costituente, come vi figurerebbero i cattolici? Io penso che avrebbero un ruolo simile a quello di allora o forse maggiore, purchè venissero motivati all’impegno. Allora la discesa in campo – come si dice – era nei fatti ma oggi non è scontata: tra le file cattoliche c’è grande risorsa ma poca predisposizione a combattere. Occorrerebbe vincere la demotivazione per fare scintille.
Anche allora la sfida era ardua. Gli interlocutori dei cattolici nell’Assemblea avevano nomi di grande prestigio: da Calamandrei a La Malfa e a Terracini, da Togliatti e Nenni e Basso e Di Vittorio a Foa e Pertini e Saragat. Eppure i cattolici, pur venendo da una storia di marginalità sulla scena pubblica, seppero farsi valere.
Non voglio rievocarli per importanza e ruoli ma per il riconoscimento ecclesiale che poi hanno avuto nei decenni e mi limito a nominare quelli che sono stati considerati cristiani esemplari e per i quali è stata proposta – e in qualche caso avviata – la causa di canonizzazione: Alcide De Gasperi, Giuseppe Dossetti, Igino Giordani, Giorgio La Pira, Giuseppe Lazzati, Enrico Medi, Aldo Moro, Costantino Mortati, Benigno Zaccagnini.
Chi veniva dalla lotta partigiana e chi dall’internamento in Germania, alcuni erano giuristi o professori di Diritto Romano, altri dirigenti di associazioni ecclesiali; Enrico Medi era un fisico, De Gasperi veniva dal Partito popolare ed era stato in esilio durante il fascismo. A parte il crogiuolo della guerra e della lotta alla dittatura che aveva formato alcuni di quegli uomini, di personaggi simili abbonda la cattolicità attuale. Per una riprova nel campo del diritto, basterebbe scorrere gli elenchi dei giudici della Corte Costituzionale degli ultimi due decenni per averne una riprova convincente. Lo stesso vale per il campo dell’economia e per il mondo dell’università. I cattolici ci sono ma come tirarli nell’agone?
L’allergia alla politica ha una matrice annosa nella cattolicità italiana. Si affacciò già negli anni ’50, tra i giovani dell’Azione cattolica, in reazione all’imbrigliamento centrista della politica democristiana. Si potenziò negli anni ’60 con il superamento del “collateralismo” tra Chiesa e Dc: divenne raro che i giovani formati nelle associazioni e nelle parrocchie scegliessero la via della politica. “Scelta religiosa” fu il motto della generazione più direttamente influenzata dal Vaticano II.
Quell’allergia si fece trionfante negli anni ’70 e ’80, inducendo i vescovi a promuovere le “Scuole di formazione all’impegno sociale e politico”. Poi finì la Dc e fu diaspora – cioè disseminazione a 360 gradi della presenza cattolica in politica – e questa è avvertita oggi come una debolezza. Tant’è che il Papa e i vescovi invocano la nascita di una “nuova generazione” di cattolici disposti a impegnarsi in politica.
Il forum di Todi (17 ottobre) è un primo segno di riscossa: ma avrà un seguito? In teoria potrebbe e dovrebbe averlo. Potrebbe perché le energie ci sono, dovrebbe perché il Paese ne ha bisogno. Ma ci sono incognite, due soprattutto: come mettersi insieme nel “prepolitico” senza coinvolgere la Chiesa e senza trasformarsi in partito?
A Todi erano presenti le associazioni che si occupano del lavoro e ne sono venute idee in quella direzione, ma non è difficile immaginare convegni di analoga presa sul vissuto del Paese che riguardino la scuola e la famiglia, l’assistenza e la salute, le carceri, la marginalità sociale, la pace e la cooperazione internazionale. Sono settori nei quali la cattolicità è in prima fila e dispone di esperienze e competenze.
Volendo entrare nel dettaglio dell’apporto che alla vita del Paese può venire dai cattolici possiamo guardare a un ambito relativamente nuovo ma destinato – purtroppo – a un forte sviluppo nel prossimo futuro: quello delle reti di supporto in situazioni di disoccupazione, sottosviluppo, povertà, marginalità, rottura di vincoli familiari.
In nessun ambiente come in quello cattolico hanno messo buone radici – negli ultimi decenni – esperienze come le cooperative per il lavoro dei giovani in cerca di prima occupazione, quelle per l’impiego di disabili ed ex carcerati, la “economia di comunione” (praticata dal Movimento dei Focolari), il “commercio equo e solidale”, le “banche etiche”, le “banche del tempo”, le comunità di accoglienza, le case famiglia.
Tutti sappiamo che per uscire dalla crisi il nostro Paese, come l’intero Occidente, ha bisogno sì di ritrovare le vie della crescita, ma anche di riscoprire la sobrietà dimenticata in mezzo secolo di benessere senza precedenti. Occorre cambiare gli stili di vita e recuperare forme di austerità socializzanti che l’abbondanza aveva fatto dimenticare. Alcune di quelle austerità i cattolici le hanno sempre praticate: da chi dunque se non da loro potranno venire le idee e le parole per riproporle al Paese?
Lo stesso ruolo guida i cattolici dovrebbero avere nell’affrontare la sfida educativa: ogni tanto esplodono le violenze dei “branchi” giovanili, ormai anche femminili, che rivelano il deserto formativo in cui sono lasciati gli adolescenti. I cattolici non hanno mai spento i loro focolari educativi e dunque sono quelli che dispongono di maggiori risorse calibrate sull’oggi per aiutare la collettività nazionale a rimettere mano alla cura della pianta uomo che abbandonata a se stessa inselvatichisce.
A chi obiettasse che queste imprese i cattolici le possono condurre – anzi le conducono – nel tessuto delle comunità locali, senza bisogno di proiettarle in politica, rispondo che invece l’emergenza che si sta vivendo in quei campi e in altri simili impongono che le virtù private diventino pubbliche e questo non si può fare per altra via che per quella della politica.
Luigi Accattoli
www.luigiaccattoli.it
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