Nel Vangelo che leggiamo domani [Matteo 18, 15-20] troviamo una delle parole di maggiore consolazione che ci ha lasciato Gesù: “Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro”. Una parola che incoraggia a seguirlo pur nell’evidenza della nostra debolezza e del peccato del mondo. Una parola di consolazione paragonabile all’altra che è anch’essa in Matteo, nella chiusa del Vangelo: “Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo” (28, 20). Nel primo commento il contesto immediato della parola di Gesù, nel secondo un mio spunto di lettura.
Autore: <span>Luigi Accattoli</span>
“Benedetto XVI è il più anziano Pontefice di tutti i tempi: il quattro settembre [cioè domani] supera di un giorno Leone XIII, che visse fino a 93 anni e quattro mesi. Ben 34.111 giorni al servizio di Dio, del mondo e della comunità ecclesiale”: lo scrive “Famiglia Cristiana”. Nel primo commento qualche curiosità aggiuntiva e la mia lode al longevo Benedetto.

Prima udienza papale del mercoledì in presenza, dopo sei mesi di catechesi solo televisive: l’ultimo appuntamento con il popolo delle udienze c’era stato il 26 febbraio. “Dopo tanti mesi riprendiamo il nostro incontro faccia a faccia e non schermo a schermo” ha detto Francesco nel saluto iniziale. Nei commenti alcuni spunti sul Papa che torna a incontrare i pellegrini e sui tempi d’attesa ancora lunghi per la ripresa delle uscite in Roma e dei viaggi.
La sera di venerdì 27 marzo un’infermiera dell’ospedale Bolognini di Seriate chiama il parroco don Mario Carminati per comunicargli l’ultima volontà di un parrocchiano appena morto per Covid: “Dite a mia moglie che le ho sempre voluto bene”. Nel primo commento il racconto che ne ha fatto don Mario con un videomessaggio pubblicato sul sito della parrocchia.
Ho sempre pensato che la maggiore ingiustizia con la clausura della pandemia l’abbiamo fatta ai morenti costretti ad affrontare la morte in solitudine e trovo ora un riscontro a questo mio pensiero in un’intervista del cardinale Pietro Parolin segretario di Stato Vaticano, che segnala tra i “limiti” del comportamento collettivo, civile ed ecclesiale, in questa stagione cattiva, l’aver ostacolato “la prossimità dei familiari e l’accompagnamento spirituale dei malati e dei moribondi”. Nel primo commento riporto questo passo dell’intervista e metto il link alla fonte.
Il Vangelo che leggiamo domani [Matteo 16, 21-27] ci presenta un Simone, appena appena divenuto Pietro, che scongiura Gesù dall’inoltrarsi sulla via della Croce e Gesù – che l’aveva detto ispirato dal Padre – stavolta lo chiama Satana e lo accusa di pensare secondo gli uomini: nel primo commento riporto il dialogo dei due e nel secondo segnalo la rapidità con cui in sei versetti il primo degli apostoli passa dal “beato te” al “Satana”.
“A un certo momento ti trovi solo con te stesso. Se ci penso, quello che più mi ha aiutato in quella fase è stato mettermi completamente nelle mani del Signore. E devo dire che da quel momento ho provato una serenità totale”: parole di Giorgio Franceschi a Diego Andreatta di “Vita Trentina”. Nei commenti riporto brani dell’intervista pubblicata l’8 aprile e una scheda su Franceschi.
Giovanni De Cece, romano, quattro figli, catechista del Cammino Neocatecumenale, lavora in una società informatica. Ha rappresentato i guariti dal coronavirus nella recita del Rosario con il Papa, in Vaticano, il 30 maggio, a chiusura del mese mariano. Nei commenti riporto una parte del racconto dei giorni d’ospedale che ha fatto il 3 giugno ai microfoni di Radio Vaticana, racconto incentrato sulla domanda insistente a Dio “su che volesse fare con me: Signore dimmi tu”.

L’estate vagabonda mi riporta da Paolo Guerriero, amico Down di 36 anni che dipinge, scolpisce, pratica la musica e il giardinaggio. Dei suoi dipinti e delle sue sculture ho raccontato più volte qui nel blog e ora torno a dire riportando nei commenti le immagini di cinque sue opere del periodo più recente. Qui lo vediamo con il papà Elio mentre presentano ai visitatori dell’ultima mostra di Paolo (Castagneto Carducci luglio 2019) un lavoro intitolato “Il papà”.
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