“Credo si debba attendere a questo punto la doverosissima pubblicazione del decreto singolare, in assenza della quale, anche senza volerlo, si continuerà ad alimentare l’umiliazione di persone e di storie che hanno invece reso un servizio enorme alla chiesa a livello mondiale nonché alla cultura del nostro paese”: lo afferma il teologo Riccardo Larini, che fu un “fratello” di Bose per 11 anni, in un’intervista di Pierluigi Mele per RaiNews. Nel primo commento preciso la mia richiesta di pubblicazione del decreto, nel secondo e terzo riporto alcune affermazioni di Larini sul fattaccio di Bose.
Autore: <span>Luigi Accattoli</span>
“Non possiamo tollerare né chiudere gli occhi su qualsiasi tipo di razzismo o di esclusione e pretendere di difendere la sacralità di ogni vita umana. Nello stesso tempo dobbiamo riconoscere che la violenza delle ultime notti è autodistruttiva e autolesionista. Nulla si guadagna con la violenza e tanto si perde”: così stamane Francesco ha parlato della morte di George Floyd e delle violenze che l’hanno seguita in Minneapolis e in tutti gli Usa. Nel primo commento riporto l’intero saluto in lingua inglese letto dal Papa durante la catechesi del mercoledì che si è svolta ancora nella Biblioteca privata.
“Tu hai avuto il coraggio di arrabbiarti con Dio?” – “Sì, mi sono arrabbiato” – “Ma questa è una forma di preghiera”: così il Papa poco fa nel mezzo della catechesi del mercoledì (sta svolgendo un ciclo sulla preghiera). E’ abituale in Francesco la sollecitazione all’audacia nella preghiera. Nel primo commento riporto il contesto di quelle parole nella catechesi di oggi, nel secondo richiamo il precedente forse più significativo e concludo con una mia nota.
Con il titolo “Il nostro cammino” il sito del “Monastero di Bose” ha pubblicato ieri un nuovo comunicato che informa sull’accettazione da parte di Enzo Bianchi e degli altri tre delle “disposizioni” prese nei loro confronti dalla Santa Sede, con approvazione del Papa, in data 13 maggio: lasceranno cioè il Monastero e andranno a vivere “in luoghi distinti da Bose e dalle sue Fraternità”, pur restando membri della Comunità. Nei primi commenti il testo del comunicato e un articolo di Avvenire dal quale si apprende che l’allontanamento di Enzo Bianchi è “a tempo indeterminato” mentre quello degli altri tre sarà di cinque anni. Non si conoscono ancora le destinazioni. Siccome quella di Avvenire è la lettura ufficiale della vicenda, metto anche l’altra campana del Fatto quotidiano. Non dico la mia perchè nei giorni scorsi ho molto scritto della vicenda: ma dirò che sono a metà tra Avvenire e il Fatto.
Amici belli, il gruppo di lettori della Bibbia che si riunisce a casa mia con il nome di “Pizza e Vangelo” si rivedrà per la quinta volta da remoto, via Zoom, domani lunedì 1° giugno per riprendere la lettura continuata di Marco che avevamo lasciato negli ultimi appuntamenti dedicati ai racconti pasquali di quello stesso Vangelo. Nei commenti trovi la scheda di introduzione al brano, che è Marco 2, 18-22; e l’invito a collegarsi che rivolgiamo a chi viene a conoscere “Pizza e Vangelo” da questo blog. Un bacio da mascherina.
Il 28 e il 27 maggio ho messo qui nel blog due post su Bose che hanno attirato commenti solo in parte pubblicati. Tra quelli che non sono apparsi ce ne sono di visitatori che pur approvando la sostanza della mia lettura mi invitano a esprimere vicinanza ai fratelli e alle sorelle di Bose “che stanno vivendo il momento più drammatico della loro storia comune e individuale”. Anche i figli – che ben conoscono Bose – mi hanno fatto osservare che da parte mia sarebbe opportuno esprimere “solidarietà e affetto” più che valutazioni specialistiche o battute sdrammatizzanti. Accolgo il richiamo. E non dico altro perchè il mio aggiustamento di tiro sia chiaro. Conosco Enzo Bianchi da mezzo secolo: ci vedemmo la prima volta al Congresso Fuci di Napoli del 1971: avevamo tutti e due 28 anni. Lui era già un personaggio, io ero nel gruppo di presidenza della Fuci. E da allora non ci siamo mai persi di vista. Evviva.
Con un “comunicato ufficiale” diffuso ieri Enzo Bianchi risponde al comunicato pubblicato l’altro ieri dal sito “Monastero di Bose”: afferma di non aver mai contestato” l’autorità del “legittimo priore”, rivendica la possibilità di continuare a dare alla comunità il proprio “contributo di fondatore”, qualifica come “temporaneo” l’allontanamento dalla comunità che gli è stato ordinato e chiede alla Santa Sede un supplemento di istruttoria che favorisca una “riconciliazione” interna alla comunità e superi la necessità del suo allontanamento. Nei primi commenti riporto il testo integrale del comunicato e provo a spidocchiarlo.
Si è svolto l’altro ieri a Montecchio, Pesaro, il funerale di un prete portato via dalla pandemia che ha lasciato due testi, dopo una momentanea guarigione, che sono un messaggio di speranza in questa prova comunitaria. Si diceva “contento” d’aver condiviso il dramma della sua gente, tra la quale c’erano stati tanti morti, e spronava tutti a “guardare avanti”, a curare lo spirito, a mutare stile di vita. Nel primo commento riporto il videomessaggio inviato alla comunità all’uscita dall’ospedale. Nel secondo un racconto della malattia e della guarigione che aveva scritto su mia richiesta concludendo che da tanta sofferenza dovevano germogliare “nuovi semi di necessaria profezia”. Nel terzo dico qualcosa di questo parroco umile e forte, creativo, amatissimo.
Non ho informazioni di prima mano sul conflitto interno alla Comunità di Bose che ieri è stato confermato da un comunicato pubblicato dal sito Monastero di Bose con il titolo “Speranza nella prova”. Sono amico della Comunità e in buoni rapporti con ambedue le componenti in conflitto. Segnalo nei commenti la gravità della situazione e butto là un paio di battutacce per invitare gli amici di Bose, Enzo, Luciano, tutte le monache e tutti monaci come anche i simpatizzanti da remoto – tipo me – a non prendersi troppo sul serio. Ho messo lo spirito di questo invito nel titolo del post.
Continuando con le storie della pandemia, avviate ieri, metto oggi le parole di un pediatra di Chiavari, Vittorio Canepa, 59 anni, ricoverato prima a Lavagna e poi a Genova, tornato a casa il 15 aprile. Parole che ho trascritto con un minimo editing da una videointervista di Teleradiopace trasmessa il 18 aprile con il titolo “Il coronavirus ha perso se risveglia la nostra umanità”. Le riporto nei primi due commenti, riassumendole con l’esclamazione che Vittorio dedica a chi l’ha curato: “Questa è la bontà del Signore nella terra dei viventi”.
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