Autore: <span>Luigi Accattoli</span>

Trovandomi al Foro italico e postomi a pittare la stele mussoliniana, mi sovvenni di un testo di Carlo Emilio Gadda che qui riporto e nei commenti commento: “Non anco vedute le stalagmiti tartaresche, e’ s’isforzò superarle di sua minchia il Minchione Ottimo Massimo”.

Ieri il Papa ha nominato il cardinale filippino Luis Antonio G. Tagle, prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli: è una notizia forte, che può contribuire alla riforma missionaria della Curia e – più ampiamente – al rilancio della “missione alle genti” perseguita da Francesco. Nei commenti dico le implicazioni di questa nomina.

Amici belli, il gruppo di lettori della Bibbia che si riunisce a casa mia con il nome di “Pizza e Vangelo” si rivede domani 9 dicembre – ultimo appuntamento prima delle feste – per leggere in Marco la guarigione della suocera di Pietro, per curiosare sulla composizione di quella famiglia d’apostoli e per dare un’occhiata al “segreto messianico”, come gli studiosi chiamano gli ordini di Gesù ai demoni e ai discepoli di non rivelare la sua identità di Messia. Nei commenti la scheda di introduzione alla lectio da me inviata ai partecipanti, il testo che leggeremo, l’invito a partecipare rivolto a romani e nomadi.


Leone gridante in maestà dall’angolo di Palazzo Cesi che guarda verso la piazza di San Pietro. Nel primo commento la lotta per fotografarlo.

Muore una prostituta di lungo corso e poi tenutaria di prostitute, più volte multata e carcerata, mai pentita. Ma cristiana a modo suo, conosciuta da tutti nel rione. Il parroco prende l’iniziativa del funerale e alcuni parrocchiani l’accompagnano in questa benedizione in uscita. I particolari nei commenti.

Riprendo oggi – a distanza di due settimane abbondanti – alcune battute del cardinale Marc Ouellet sul passaggio del Papato da Benedetto a Francesco che mi paiono perfette: “Avevamo bisogno di una chiarezza dottrinale che Papa Benedetto XVI ci ha dato ma c’era bisogno anche di una vicinanza al popolo più concreta come quella che Papa Francesco ci sta dando”. Si tratta di un’intervista trasmessa a TV2000 domenica 17 novembre. Nei commenti ne riporto alcuni passaggi e non li commento, dal momento che li condivido totalmente. Il lavoro che conduco con la rivista “Il Regno” e con il blog seguono – se così posso dire – la chiave di lettura proposta dal cardinale di cui sono amico da quando arrivò a Roma.

“Il mirabile segno del presepe, così caro al popolo cristiano, suscita sempre stupore e meraviglia. Rappresentare l’evento della nascita di Gesù equivale ad annunciare il mistero dell’Incarnazione del Figlio di Dio con semplicità e gioia. Il presepe, infatti, è come un Vangelo vivo, che trabocca dalle pagine della Sacra Scrittura. Mentre contempliamo la scena del Natale, siamo invitati a metterci spiritualmente in cammino, attratti dall’umiltà di Colui che si è fatto uomo per incontrare ogni uomo. E scopriamo che Egli ci ama a tal punto da unirsi a noi, perché anche noi possiamo unirci a Lui”: è l’attacco della lettera “sul significato e il valore del presepe” che Francesco ha firmato oggi pomeriggio nel santuario di Greccio dove il presepe è nato otto secoli addietro: per l’esattezza nel 1223. Nei commenti alcuni passaggi della lettera apostolica che nel testo latino ha il titolo Admirabile signum. Mia nota finale.


Vai nei commenti dove interpreto con l’aiuto di Dante questa foto che Alessandra Pompili ha scattato nel parco di Dunham Massey, a Manchester.

La prigione è metafora di tante cose e sul pianeta c’è la cella del monaco e c’è quella del carcere: parto da questo doppione per dire come anche il carcere possa portare lontano. Racconto di tre detenuti che di strada ne hanno fatta e uno è arrivato a farsi monaco. – E’ l’attacco di un mio articolo sull’universo carcerario che la rivista “Il Regno” ha pubblicato con il titolo “La prigione è un convento. Storie di carcerati che si fanno scrittori”. Nei commenti qualche riga sui tre detenuti dotati di parola che ho avuto la ventura d’incontrare.

Ieri durante il volo di rientro dal Giappone Francesco ha risposto a varie domande sulle armi e sulle centrali nucleari, sull’America Latina “in fiamme”, su progetti di encicliche, sul diritto di veto nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu, sul commercio delle armi e soprattutto sugli “scandali” dell’economia vaticana: parto da qui, riportando per intero la prima delle due risposte che ha dato in questa materia e poi facendo un mio minimo commento. A seguire i passaggi più vivi delle altre risposte.