Autore: <span>Luigi Accattoli</span>

Alla Repubblica nascente – 45 anni addietro – ero insieme il vaticanista e il responsabile della rubrica delle lettere. Un giorno arrivò una lettera di don Gianni Baget Bozzo (1925-2009) che mandava un articolo. Lo portai al direttore Eugenio Scalfari dicendogli che meritava d’essere pubblicato. Lo lesse, convenne e mi chiese: chi è Gianni Baget Bozzo? gliene parlai e mi disse: “Scrivi due righe di presentazione”. Nel primo commento il distico che scrissi per quel primo affaccio di don Gianni sulla Repubblica, la durata della sua collaborazione a quel giornale e il link al dibattito di ieri nel decennale della morte presso la fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice, nel quale ho narrato di Scalfari, di don Gianni e della sua battaglia in difesa degli omosessuali.

Con tre giorni di ritardo, tratto oggi del discorso del Papa a conclusione del Sinodo sull’Amazzonia: è di sabato pomeriggio, è strapieno di informazioni e sollecitazioni. Di tale densità il Papa si è come scusato nella chiusa quando ha detto “perdonatemi se sono stato petulante e, per favore, pregate per me”. I media di questo commiato ai sinodali hanno parlato poco perché impegnati a dare conto del documento finale, venuto in contemporanea. Farò molti paragrafi, con titoletti miei, stringendo la citazione alle parole chiave, e ovviamente mettendo il link al testo integrale. A conclusione metterò un mio minimo commento.

Il voto dell’Umbria mi ha ricordato “Alle fonti del Clitumno”: l’ho riletta e ho concluso che Giosuè Carducci con quell’ode vaticinò Salvini. Nel primo commento la strofe incriminata.

Ieri con l’approvazione del documento finale è terminato il Sinodo dell’Amazzonia, che era iniziato il 5 ottobre. I 120 paragrafi sono stati approvati tutti con la maggioranza qualificata dei due terzi: cioè con più di 123 sì su 184 votanti. Nei commenti riassumo i sei che hanno avuto più di 20 voti contrari, che riguardano – in ordine di contrasto decrescente – l’ordinazione sacerdotale di diaconi permanenti sposati (111), la sollecitazione del diaconato femminile (103), la proposta di un rito amazzonico (116, 117, 119) e di un organismo di sinodalità tra le Chiese della regione (115).

Aggiornamento al 28 ottobre 2019. Qui una traduzione italiana del documento finale.

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Due Gru cinerine sul greto del fiume Piave discutono la rotta della migrazione verso il Nord Europa. Vengono a me da un libro di Leonardo Sapienza che ha per protagoniste le Dolomiti, illuminate da 41 foto di Giacomo De Donà e 50 di Loris De Barba: nei commenti trovi informazioni sulle gru, sul libro, sulle sapienti didascalie, sul titolo del post.

La comunicazione digitale che tutto collega potrebbe domani mitigare la segregazione del mondo carcerario, almeno per gli aspetti più iniqui e meno necessari. Ho percepito qualcosa di questa possibilità nel mio lavoro di giurato del Premio Castelli, un premio «letterario» per detenuti che ha dietro la Società di San Vincenzo de’ Paoli. Provo a raccontare quella percezione. – E’ l’attacco incoraggiante di un mio articolo quasi esperienziale appena pubblicato dalla rivista “Il Regno” con il titolo “Il digitale in carcere può ridurre l’isolamento dei prigionieri“.

La Corte costituzionale ha dichiarato oggi contraria alla nostra Costituzione la norma dell’ordinamento penitenziario che esclude dalla concessione di permessi i condannati all’ergastolo che non collaborano con la giustizia, purchè ovviamente consti che abbiano interrotto ogni rapporto con l’associazione di appartenenza, sia che si tratti di mafia sia di terrorismo. Nel primo commento il comunicato stampa sulla decisione, nel secondo la mia reazione che è di festa, avendo pubblicamente preso posizione per il superamento di quella norma l’11 ottobre a Matera, in qualità di presidente della Giuria del Premio Castelli per detenuti.

“Non sono portato a fare il santo” scriveva in una delle tante lettere l’arguto John Henry Newman, canonizzato domenica 13. Nei commenti la citazione esatta e qualche ragguaglio sui santi che si sentono lontani dalla santità.