Il Papa ha parlato a lungo, stamane, con i Vescovi del Sinodo della Chiesa greco-cattolica Ucraina spiegando alcune sue parole imprudenti sulla “grande Russia”, che aveva detto in un messaggio ai giovani cattolici russi il 25 agosto ed esprimendo il suo sgomento per la “tragedia che vivono gli ucraini, con una dimensione di martirialità di cui non si parla abbastanza”. Nel primo commento riporto il comunicato della Sala Stampa sull’incontro con gli ucraini e nel secondo le parole che Francesco aveva detto lunedì in aereo, di rientro dalla Mongolia su quelle parole imprudenti che hanno ferito i suoi ospiti. Nel terzo riporto la dichiarazione con cui il portavoce vaticano aveva già fornito il 29 agosto una risposta alle proteste degli ucraini per quelle parole. Chiudo con una mia nota
Autore: <span>Luigi Accattoli</span>
Nella conferenza stampa in aereo, durante il volo di ritorno dalla Mongolia, Francesco ha risposto a domande sulla Cina, sulla Russia, sul Sinodo che sta per partire, sull’annunciato aggiornamento della Laudato si’, sulle periferie, sul Vietnam. Ed è sui rapporti della Santa Sede con il Vietnam che è venuta la domanda sulla possibilità di un viaggio papale in quel paese, che ha provocato la risposta che ho sintetizzato nel titolo del post. Nel primo commento il contesto della battuta di Francesco e nel secondo una mia nota
Giornata piena di messaggi, questa ultima vissuta dal Papa che si è fatto missionario in Mongolia: un’esemplare presentazione della partecipazione della Chiesa cattolica al dialogo interreligioso, un saluto al “nobile popolo cinese”, un incoraggiamento al piccolo gregge cristiano sperduto in quell’immensità, un toccante ricordo della messa sul mondo di Teilhard de Chardin scritta dal gesuita francese “esattamente 100 anni fa, nel deserto di Ordos, non molto lontano da qui”. Non faccio commenti, tranne che sulla Cina, ma registro con viva gratitudine questi quattro messaggi, che riporto nei primi quattro commenti
In visita in Mongolia, dove i cattolici sono appena 1.500, il Papa ha parlato oggi dell’atteggiamento di “fraternità con ogni popolo” che caratterizza la missione cristiana, assicurando le autorità del paese ospitante che “nulla hanno da temere dall’attività evangelizzatrice della Chiesa” e incoraggiando quella minima comunità cattolica a non temere la sua povertà di persone e di messi perchè “la piccolezza non è un problema, ma una risorsa”. Nei commenti due brani del discorso del Papa nella cattedrale di Ulaanbaatar, capitale della Mongolia.


La Civiltà Cattolica ha pubblicato la conversazione che Francesco ha avuto con i Gesuiti portoghesi, il 5 agosto, a Lisbona. Ho scelto le sue risposte su tre argomenti, che riporto per esteso nei commenti: l’opposizione che il suo Pontificato incontra nella Chiesa statunitense, la pastorale verso le persone omosessuali, quale frutto possa venire dalla Giornata mondiale della Gioventù. Le riporto per esteso, comprese le domande, perchè possano essere ascoltate in testo e contesto, e non ridotte agli slogans che ne cavano i media di massa. Infine metto una mia nota e anticipo qui che sono contento di quelle risposte.



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