Nel capitolo 10 di Marco Gesù decide di salire a Gerusalemme e si pone a guida dei discepoli, camminando davanti a tutti: è l’immagine centrale del brano che leggeremo lunedì 22 alle ore21.00 nel collegamento Zoom di Pizza e Vangelo. Un’immagine forte che non è entrata nella memoria collettiva perché quel brano – come il parallelo di Luca – non viene letto nelle liturgie domenicali. Nei commenti la scheda di preparazione alla lectio e l’invito di tutti i visitatori del blog a collegarsi.
Autore: <span>Luigi Accattoli</span>

In vista della prossima lectio di Pizza e Vangelo – nella quale leggeremo dal capitolo 10 di Marco il terzo annuncio della Passione – sono alla ricerca di immagini di Gesù che sale verso Gerusalemme camminando davanti a tutti (Marco 10, 32; Luca 19, 28). Non ne ho trovate, né miniate, né dipinte, né scolpite, né in altro modo figurate, poniamo filmate. Chiedo dunque aiuto ai visitatori e fin d’ora li ringrazio.
La visita del presidente ucraino al Papa conferma quanto era già chiaro riguardo alla straordinaria difficoltà della missione di pace della Santa Sede: essa per avere una qualche verosimile efficacia dovrebbe essere accettata da ambedue le parti, ma è chiaro che Mosca non lascia spiragli e ora è due volte evidente che Kiev è altrettanto sorda. Nel primo commento le parole di totale chiusura venute ieri da Zelensky tramite Telegram e Twitter. Nel secondo una mia lettura di quelle parole.
Un tempo Ciro Fusco e io raccoglievamo le parabole di Papa Bergoglio, cioè i suoi racconti sceneggiati, e ne abbiamo fatto un libro: quella nostra attitudine si è come risvegliata oggi con le due parabole dei figli e dei cagnolini che Francesco ha svolto a introduzione del suo discorso agli Stati generali della natalità. Nel primo commento riporto le parabole e nel secondo e terzo due altri passaggi dell’appello papale alla speranza intesa come fonte della decisione a generare figli e figlie.

Ho colto dal vero, nello stesso giorno, due esclamazioni sul tempo che fugge e non s’arresta un’ora, venute da persone che parlavano con me. Le riporto con il dettaglio delle circostanze nei due primi commenti, limitandomi qui a dire che l’arte della parola può anche essere imprevista e frequente.

Se sia bene che il papa lasci la diplomazia e dica «pane al pane»: una questione che ha piroettato notte e giorno nel mio blog lungo i 10 anni di Bergoglio. Nel decennale ho provato a prenderla di petto, scuotendo da ogni lato 5 fuoriuscite di Francesco dalla tradizione diplomatica intervenute tutte – tranne la prima – negli ultimi tempi. Volevo indagare, attraverso di esse, la possibilità di tenere come positiva quell’uscita: è l’attacco di un mio articolo pubblicato dalla rivista Il Regno con il titolo “Il Papa e la diplomazia: pane al pane”. Lo riproduco per intero nei commenti e metto in coda un aggiornamento della mia indagine alle battute sulla guerra ucraina dette da Francesco domenica in aereo, anch’esse in libera uscita da ogni diplomazia.
Conversando in aereo con i giornalisti, ieri Francesco ha ragionato della sua salute riconoscendone la precarietà: ha fatto una piccola rassegna dei viaggi che ha in programma, ha osservato che la situazione non è quella di prima e ha concluso che per il momento cerca di tenere fede agli impegni già programmati: “Ancora il programma mi fa muovere, vediamo”. Nei commenti riporto questo passaggio e due altri sull’Ucraina.
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