Autore: <span>Luigi Accattoli</span>

Abbondanza di leoni a Cremona dicevo ieri, ma anche a Lucca aggiungo oggi. Ho presentato – su invito dell’Uciim: Unione cattolica italiana insegnanti medi – il libro intervista del papa Luce del mondo e rientrando a notte all’albergo Diana nei pressi della piazza di San Martino, Giampaolo Violi – amico dei tempi della Fuci e cultore di iconografia medievale – mi ha portato davanti alla cattedrale e mi ha detto: “Guarda quanti ne abbiamo qui”. Aveva letto la mia divagazione sui leoni di Cremona e me ne ha indicati tre sulla facciata e otto sotto il portico di accesso e uno – il più elegante – sull’immancabile zodiaco: dunque dodici. “E chissà quanti ce ne saranno all’interno, sia qui sia a Cremona”. Gli chiedo perchè i nostri padri fossero così attratti da leoni e leonesse. Con garbo mi ricorda il Leone di Giuda che è immagine di Cristo, il leone e la leonessa che fanno Cristo e la Chiesa, il leone che va intorno cercando chi divorare, il leone dell’Apocalisse e quello di Marco l’evangelista. Quelli dell’araldica, delle costellazioni, del solleone, delle favole. “Sono molti perchè portatori di più segni spesso contrastanti. Tutti trovavano posto nelle cattedrali come oggi nelle enciclopedie”.

Ma quanti leoni intorno al Duomo di Cremona a onorare la casa del Signore. Ho visto per primi i due scolpiti da Giambonino da Campione che ruggiscono – a fauci appena sollevate – davanti alla porta del transetto settentrionale e subito dopo gli altri due in marmo rosa posti da Giambonino da Bissone all’ingresso principale. Sempre sulla facciata ve ne sono quattro più piccoli che reggono le colonnine della loggetta sopra il portale; e due ai lati della facciata, posti alle estremità del primo cordolo; e un altro ancora su un capitello, abbinato a un bue. Ero così arrivato a undici quando mi è apparso il dodicesimo dal quadrante dell’orologio del Torrazzo dove sta a segno dello zodiaco. Nella Cremona del XII-XIV secolo un leone vero non l’avevano mai visto mai e infatti questi felini assomigliato nel corpo più al bove padano che al re della savana. Non l’avevano visto ma l’amavano più di ogni altro animale come figura di Cristo, chissà, e di lealtà e maestà. Una leggenda – mi hanno detto – vuole che un leone sia sepolto sotto le fondamenta del Torrazzo a dargli forza nei secoli.

Parole utili sono venute ieri dal ministro Maroni che prospettava ai presidenti delle Regioni la “previsione realistica” dell’arrivo – da qui a giugno – di cinquantamila migranti dalle coste africane, che distribuiti nell’intero Paese verrebbero a essere “meno di mille per ogni milione di abitanti” e dunque meno di uno su mille. Le trovo parole utili a comprendere che i numeri – in questo caso – sono uomini e donne. Mille si stringono per fare posto a uno. Oggi lodo il leghista Maroni che tante volte ho criticato.

Ventenne ricciuta parlava a un ragazzo al semaforo girata verso il sole. Come lucevano i suoi occhi.

Per andare a Taranto – vedi post del 18 marzo – sono passato di nuovo, a distanza di una settimana, nell’aeroporto di Brindisi, dov’ero già stato per la trasferta a Ostuni (vedi post del 15 marzo). Ho chiesto all’autista che mi riportava da Taranto all’aeroporto di fare una puntata a Santa Maria del Casale. Stavolta i Patriarchi e i loro discendenti li ho salutati con un cenno della mano, entrando e uscendo e mi sono subito diretto al Libro dei visitatori dal quale ho trascritto questa invocazione: “Proteggi la mia famiglia, i miei figli. Preservali dai dolori della vita se puoi. Dà loro salute, fede, speranza. Aiuta tutti a vivere, persone, case, animali. Chiara”. Nei giorni dello sconvolgimento del Giappone che tutto ha travolto, Chiara esprime la sua preoccupazione di mamma verso i figli e il suo sentimento di sorella di ogni creatura vivente e delle stesse abitazioni. Le ho dedicato un bicchiere di Vino Nuovo.

I giorni nei quali si spara sono i peggiori. Ma si sparava anche nei giorni scorsi, quando uno forte mirava a uno debole. Ora uno fortissimo mira al forte con l’intento di fermarlo. Che può dire chi abbia a cuore ogni uomo, compreso quello che spara sbagliando? Ero stato contrario – del tutto – alla prima e alla seconda guerra del Golfo (1991 e 2003) quando non mi era parso affatto che si fossero tentate tutte le vie prima dell’uso della forza, nè c’era una vitale urgenza per l’azione. Avevo invece considerato necessari gli interventi contro la Serbia (1999) a protezione del Kosovo e contro l’Afghanistan talebano (2001). La Libia di oggi mi pare più vicina a questi due casi urgenti e senza alternative, più che agli altri due.

«L’ho visto sofferente, ma mai triste. Egli, fin dall’inizio del suo pontificato, parlava di un nuovo Avvento. Sperava che, nella storia, si affermasse un tempo di gioia del cristianesimo»: così papa Ratzinger parla di papa Wojtyla in un colloquio con Andrea Riccardi che si legge a pagina 189 del volumone appena pubblicato dallo storico e fondatore della Comunità di Sant’Egidio in vista della beatificazione del papa polacco: Giovanni Paolo II. La biografia (San Paolo, pp. 561, euro 24). Quel “tempo” di gioia non l’abbiamo avuto. O non l’abbiamo colto. Ci rifletto nel mio pezzo settimanale su Vino Nuovo. Il Corsera ha pubblicato mercoledì una mia pretenziosa recensione del volume di Riccardi con il titolo IL PAPA SOFFERENTE CHE PREDICAVA LA GIOIA.

Alle 5,30 ho visto l’alba sul Mare Grande di Taranto dal balconcino della mia camera all’Hotel Il Delfino e ho guardato per mezz’ora sei uomini in barca che tiravano le reti e gridavano in mezzo al grido del mare. Quando hanno finito le onde si sono fermate come non avessero più interesse a tormentarli. Altro dono da un albergo avevo avuto ieri pomeriggio: la vista dei due mari e di tutta la città vecchia dalla terrazza dell’Hotel Akropolis. Mi era guida Giovanni Guarino straordinario conoscitore della storia e dei ragazzi di Taranto: passando per i vicoli e le piazzette salutava per nome quindicenni e ventenni dicendo “anche questo è un mio allievo” Allievi del suo teatro sperimentale e della sua scuola di vita. Sono spesso vite sottratte alla piccola mafia. Giovanni ti voglio bene.

Giuliano Ferrara ieri a RADIO LONDRA ha detto che Berlusconi “non ha chiesto di fare il premier”. Mi chiedo come sarà capitato.

E’ in libreria un mio volumetto intitolato CERCO FATTI DI VANGELO 2 pubblicato dalla EDB. Il “2” sta a segnalare che avevo già pubblicato un volume con quel titolo nel 1995 con la Sei quand’era diretta da Giuseppe Costa che ora dirige la Libreria Editrice Vaticana. Del nuovo testo si può vedere la copertina e leggere la premessa, l’indice e la quarta di copertina nella pagina ANTOLOGIA DELLE PUBBLICAZIONI elencata sotto la mia foto. Qui è già apparsa una recensione.