Autore: <span>Luigi Accattoli</span>

Ringrazio tutti per la solidarietà e le preghiere per il mio stato di salute. Sono arrivati i risultati delle visite cliniche e com’è stato annunciato vorrei darvene comunicazione. Le visite a Innsbruck hanno confermato la diagnosi dell’ospedale di Merano. È stato evidenziato che soffro di una sindrome rara e atipica di Parkinson che porta a difficoltà nel parlare e nei movimenti. Ho già iniziato le terapie sotto controllo medico“: è il vescovo di Bolzano-Bressanone, Karl Golser, 67 anni, che annuncia la sua malattia con un comunicato del 17 novembre sul sito della diocesi accompagnato da una versione audio e una video. Un abbraccio di solidarietà al vescovo in malattia e un plauso alla sua scelta della trasparenza. Golser è vescovo da appena due anni, succeduto all’indimenticabile Wilhelm Egger (vedi un suo ritratto nella pagina COLLABORAZIONE A RIVISTE elencata sotto la mia foto, al titolo Il pastore mite. Ricordo del vescovo Egger).

Suggerisco ai colleghi giornalisti di leggere questo volume come una visita guidata al laboratorio papale di Benedetto XVI e al mondo vitale di Joseph Ratzinger. In tale mondo ha un ruolo decisivo la chiamata alla Cattedra di Pietro che lo sorprese quel pomeriggio d’aprile in maglione nero e con quel maglione nero sotto l’abito bianco lo portò sulla loggia della Basilica di San Pietro. La visita guidata ci dice qualcosa sull’uomo in maglione, su quello con l’abito bianco e sul rapporto tra i due. La mia presentazione si appunterà su questo lato umano del suo modo di fare il Papa“: è l’attacco ad effetto della mia presentazione del libro intervista del papa nella Sala Stampa Vaticana, che ho letto ieri e che puoi leggere qui. [Segue nel primo commento]

Se dovessi scegliere una sola frase del libro-intervista del Papa – Luce del mondo – appena pubblicato, prenderei questa: «Considerare il Vangelo nella sua vitalità, semplicità e radicalità, renderlo di nuovo contemporaneo». Si trova alla pagina 114. Almeno altre cinque volte nel volume Benedetto insiste sulla “semplicità e radicalità” del Vangelo e del cristianesimo. Le ho messe in fila nel brindisi di Vino Nuovo che gli ho appena dedicato.

Il Papa ha detto “prostituto” o “prostituta”? Ha detto “prostituto” al maschile, ma parlando in tedesco e il traduttore che l’ha voltato in italiano ha preso un bel granchio. E pensare che la nostra lingua, a differenza di altre che hanno costretto i traduttori a ricorrere a delle parafrasi, ha da sempre la parola “prostituto”: è il patetico attacco di un mio sdottorante articolo pubblicato oggi dal Corriere della Sera a pagina 19 con il titolo QUELL’ERRORE DI TRADUZIONE CHE CAMBIA IL “PROSTITUTO” IN “PROSTITUTA”. La materia è piccola, ma non va dimenticato che il giornalismo è anche l’arte di raccontare le cose serie come fossero fregnacce e le fregnacce come fossero cose serie.

Come si può vedere, da circa due ore il blog ha ripreso la sua faccia abituale, anche nell’indice delle pagine che figura sotto la mia foto. I miei aiutanti hanno impiegato quattro giorni – vedi post del 17 novembre – a capire che cosa fosse successo e me l’hanno spiegato ma io non saprei ridire. Sono però contento che quell’algebra fuorviante sia stata sciolta.

“Il Papa ha colto l’occasione del libro intervista con Peter Seewald dal titolo Luce del mondo per fare un passo – riconoscendo alcuni casi di legittimo uso del profilattico in funzione anti-Aids – che era maturo e atteso, sia tra i teologi sia negli episcopati, ma che solo la massima autorità magisteriale e di governo poteva sancire”: è il didascalico attacco di un mio commento alle parole di Benedetto sul profilattico che hanno prepotentemente attirato l’attenzione dei media. Il mio commento è pubblicato oggi dal Corriere della Sera in prima pagina con il titolo Il significato di un passo. Le parole del Papa sono contenute nelle anticipazioni del libro intervista pubblicate ieri dall’Osservatore Romano. Il volume sarà presentato martedì in Sala Stampa Vaticana e io sarò uno dei presentatori.

Le abitazioni milanesi della giornalista di «Vogue Japan», icona dei blog della moda. «Ho due appartamenti: uno è per i vestiti». Quattromila paia di scarpe, una collezione di vestiti tanto ampia da essere sostituita ogni stagione“: ho letto sul Corsera. E mi è venuto questo insensato commento: che io ho un paio di ottime scarpe – Finn Confort Made in Germany – che porto estate e inverno da più di quattro anni, felice della loro durata.

“No mi lasciare” scritto a grandi lettere sul marciapiede di sinistra di via Guicciardini, a Roma, in prossimità dell’incrocio con via Merulana. Sotto, in risposta o satira e con altra vernice: “Impara l’italiano”. Mi piace immaginare che lui abbia scritto il primo messaggio e lei – forse una maestra – il secondo.

Adriana Zarri, scrittrice, eremita, amante dei gatti, se ne è andata nella notte, a 91 anni. Quando fu eletto papa il cardinale Ratzinger  mi disse entusiasta: “Vuole bene ai gatti!” – Io volevo bene a lei. Ecco l’epigrafe che aveva scritto per se stessa:

Non mi vestite di nero:
è triste e funebre.
Non mi vestite di bianco:
è superbo e retorico.
Vestitemi
a fiori gialli e rossi
e con ali di uccelli.
E tu, Signore, guarda le mie mani.
Forse c’è una corona.
Forse
ci hanno messo una croce.
Hanno sbagliato.
In mano ho foglie verdi
e sulla croce,
la tua resurrezione.
E, sulla tomba,
non mi mettete marmo freddo
con sopra le solite bugie
che consolano i vivi.
Lasciate solo la terra
che scriva, a primavera,
un’epigrafe d’erba.
E dirà
che ho vissuto,
che attendo.
E scriverà il mio nome e il tuo,
uniti come due bocche di papaveri.

In questi giorni la comunità internazionale ha seguito con grande preoccupazione la difficile situazione dei cristiani in Pakistan, spesso vittime di violenze o di discriminazione. In modo particolare, oggi esprimo la mia vicinanza spirituale alla signora Asia Bibi e ai suoi familiari, mentre chiedo che al più presto le sia restituita la piena libertà. Prego per quanti si trovano in situazioni analoghe, affinché i loro diritti siano pienamente rispettati“: così il papa all’udienza generale. Asia Bibi – 45 anni, cinque figli – è condannata a morte per blasfemia. La condanna è stata pronunciata il 7 novembre dal tribunale del distretto di Nankana (Punjab). Il fatto è del giugno 2009: al lavoro nei campi con altre donne, di fede musulmana, viene accusata dalle compagne di “impurità” in quanto cristiana. Lei si difende ricordando come Gesù sia morto saulla croce per l’umanità e chiedendo alle altre che cosa avesse fatto Maometto. Quest’argomentazione le è valsa l’accusa e la condanna per blasfemia.