“Non sarà la disputa sul Concilio, o sulla liturgia, o sulla sessualità a salvare la fede cristiana in quest’epoca. Sarà il sangue dei martiri“: è un mio gagliardo aforisma, in riferimento a “Uomini di Dio” (vedi post precedente), favorito dallo spirito del Vino Nuovo.
Autore: <span>Luigi Accattoli</span>
Ho visto il film UOMINI DI DIO del regista francese Xavier Beauvois – vedi post del 22 ottobre – ed è stata una felicità e quasi una preghiera. Ma anche un pianto, con l’anima che faceva la spola tra l’Atlas e Baghdad, tra i sette monaci algerini e i 46 martiri iracheni della messa di Ognissanti. La sequenza più coinvolgente: quando i monaci cantano sotto il rombo dell’elicottero. Le parole da ricordare: “Siamo come uccelli sul ramo”, dette da uno dei monaci alla gente del villaggio che li implora di restare. Le immagini che porto con me: i volti e gli occhi dei monaci nelle scene finali, precedenti la cattura. [Segue nel primo commento]
“Essere alla Corte di un Grande Re fa sempre piacere. Io considero il Presidente del Consiglio un Grande Re. Ho conosciuto persone importanti, Capi di Stato, ho conosciuto da Papi a Cardinali, ma la generosità di Berlusconi, come sa farti ridere, le barzellette, non esiste persona al mondo che sappia farlo come lui”: Lele Mora a Simona Ventura nell’intervista di ieri a Web Tv. Bello l’accostamento delle parole.
«Religioso è chi dà importanza al nulla. Che ci stanno a fare al mondo i mongoloidi? Per l’uomo religioso fanno parte del disegno ineffabile di Dio mentre per un ateo sono soltanto aborti della natura»: parla così Alessandro Bausani (1921-1988), che era un seguace della fede Bahà’ì, in un’intervista del 1979. Bausani, affascinante studioso dell’islam e traduttore del Corano, basava quell’affermazione sul detto paolino che Dio sceglie “quello che è nulla per ridurre al nulla le cose che sono“. Invito i visitatori a bere con me un bicchiere di Vino Nuovo mentre applico quel detto paolino-bausanico ai figli che sono nel seno delle madri, agli anziani che non hanno più memoria di sé, ai malati in stato vegetativo.
Lo sceneggiato televisivo SOTTO IL CIELO DI ROMA [ieri su Rai 1 la prima puntata] riapre l’interminata disputa su Pio XII e la shoah. A suo tempo avevo formulato in un post un giudizio sintetico sulla questione che suonava “Diamo tempo agli ebrei di capire Pio XII” [10 ottobre 2008], ora riprendo quell’idea e ne propongo uno sviluppo con queste parole di un intellettuale ebreo, Paolo Mieli, che ben conosco per averlo avuto direttore al Corriere della Sera per due mandati e che è stato consulente per lo sceneggiato “Sotto il cielo di Roma”: “La figura di Papa Pacelli mi ha sempre incuriosito e quindi sul suo pontificato mi sono documentato. Forse perchè mio padre era ebreo e quindi volevo rendermi conto di quello che era successo. Alla fine io posso trarre tre conclusioni: la prima è che il Papa, nel momento della deportazione, diede un aiuto concreto agli ebrei romani: il calcolo approssimativo è che almeno 4.500 ebrei trovarono ospitalità e protezione in istituti religiosi e in conventi; la seconda è che non esiste alcuna prova di una connivenza del Papa con il nazismo; la terza è che lo stesso mondo ebraico ha certificato, per almeno venti anni, gratitudine a Pio XII per il suo operato. Poi, ogni tanto arrivano altre opinioni e oggi c’è indubbiamente una divisione nel mondo ebraico sulla figura di Pio XII. Ma i documenti e i fatti storici sono quelli che ho ricordato”. Qui l’intera intervista pubblicata oggi da IL SUSSIDIARIO.
«Io faccio una vita terribile con sforzi disumani. Lavoro fino alle due e mezzo di notte (…), la mattina alle 7 e mezzo sono in piedi. Se ogni tanto sento il bisogno di una serata distensiva come terapia mentale per pulire il cervello da tutte le preoccupazioni, nessuno alla mia età mi farà cambiare stile di vita del quale vado orgoglioso. Sono un ospite unico, direi irripetibile, gioioso e pieno di vita: amo la vita e le donne (…). Siate felici e ogni tanto lasciatevi sorridere e guardatevi nello specchio con la soddisfazione con cui io, e con la serenità con cui io mi guardo nello specchio e alla mia vita straordinaria”: così ha parlato oggi Berlusconi ai giornalisti. Credo bene che la sua vita sia terribile. Gli auguro di uscire senza danno da tutte le tempeste che l’assediano e di potersi ritirare serenamente a vita privata per godere davvero di ogni risorsa della sua invidiabile vitalità. All’Italia e agli italiani auguro di riuscire a rispettarlo come presidente del Consiglio – questo è importante per la convivenza nazionale – e di facilitare la sua pacifica fuoriuscita dalla vita pubblica.
Ero ieri all’Università la Bicocca verso le 11 a cercare una persona e percorrevo un corridoio al piano terra dell’edificio 6, quando dietro una vetrata ho visto una scena che mi è parsa degna di Ipazia ad Alessandria: un’aula magna piena di studenti, ragazze e ragazzi, che ascoltavano una giovane docente. Facevano domande e lei lieta rispondeva.
Bene l’Unione Europea che ha chiesto un atto di clemenza per Tarek Aziz.
“Il meglio del Messaggio è nel paragrafo intitolato «Cooperazione e dialogo con i nostri concittadini ebrei»: va considerata un’acquisizione importante che gli ebrei vi siano qualificati come «concittadini del Medio Oriente» e che vi sia richiamata la comune fede nel primo Testamento e la via del dialogo sancita dal Vaticano II”: è la conclusione di un mio minimo e minimizzante articolo pubblicato oggi dal Corriere della Sera a p. 46 con il titolo L’IMPORTANTE MEDIAZIONE VATICANA AL SINODO SUL MEDIO ORIENTE.
“Io sono con te” è un film di Guido Chiesa “sul modo di essere madre” di Maria di Nazaret, che sarà presentato al Festival internazionale del film di Roma. Ha scritto il soggetto insieme alla moglie (hanno tre figli) motivati a tale scelta da un “camnmino di conversione” che era partito da una conversazione tra mamme: “Un giorno mia moglie mi ha raccontato un suo incontro. Quello con una mamma, come lei, che le ha parlato di Maria come nessuno aveva mai fatto prima“. Brindo a Guido e alla moglie con un brioso bicchiere di Vino Nuovo.
44 Commenti