Bel guaio nascere gemelli. Sei lì ben piazzato ma Esaù ti batte sulla soglia. E tu, Giacobbe, che gli tenevi il calcagno, passerai la vita a riprenderti la primogenitura. Una sagra delle lenticchie che non finisce più.
Autore: <span>Luigi Accattoli</span>
“Fino a otto anni fa circa ero un ateo irriducibile, ostile, superbo e irriverente nei riguardi di Dio, ciò nonostante l’incrollabile fede di mia moglie, battezzata dalle mani di Padre Pio nel 1959. Non ho celebrato il matrimonio in chiesa ed ho esentato dalla formazione religiosa i nostri figli. Per trentatré anni ho negato Dio e vissuto nel più radicale ateismo. Ma nel tardo pomeriggio del 10 aprile 2002 è cambiato tutto. Nel mio ufficio, nella normalità della giornata lavorativa, con la mente pensante a tutt’altro, ho incontrato e scoperto l’esistenza di Dio”: leggi la storia di questo “incontro” – che precipita in un ufficio del Politecnico di Milano – nel capitolo 20, PREGHIERA PUBBLICA, della pagina CERCO FATTI DI VANGELO elencata sotto la mia foto.
– Nonna mi prendi la luna?
– Pietro la nonna non ci arriva.
– Nonno me la prendi tu?
– Non ci arrivo neanch’io.
– Perchè non ci arrivi?
– Perchè è troppo in alto.
– Perchè è troppo in alto?
– Perchè lassù è la pista della sua passeggiata.
– Ma se ti alzi in piedi ci arrivi…
– Ecco che mi alzo e come vedi non ci arrivo.
– Nonno! Quasi la toccavi…
«Maresciallo, ho fatto una sciocchezza. Venga, ho appena ucciso una donna a Trinitapoli»: il maresciallo dei Carabinieri è di stanza a San Ferdinando di Puglia e si chiama Giuseppe Francioso. Riceve quella chiamata il 30 dicembre scorso. A Trinitapoli trova il conoscente accanto al cadavere di Diana Lasecchia. Nell’altra stanza un bimbo di dodici anni che dorme. Quel bimbo il maresciallo lo conosce: la mamma prostituta, il padre un pregiudicato che non l’ha voluto riconoscere. Il maresciallo lo seguiva da sei anni e una volta l’aveva avuto ospite in casa per un mese, in attesa che fosse accolto in una comunità. Vedendolo dormire a pochi passi dalla mamma morta decide di chiederlo in adozione. Chiama il figlio Benito, anch’egli carabiniere, gli dice di prendere il bambino e di portarlo a casa loro, da mamma Piera che è la mamma di Benito e la moglie di Giuseppe. Le pratiche per l’adozione hanno termine l’8 luglio e questo è il commento del ragazzino: «Sono contentissimo come una belva». La storia è narrata dal collega Fabrizio Caccia sul Corriere della Sera dell’11 luglio, a p. 20: Bimbo solo dopo il delitto e il maresciallo l’adotta.
Ho conosciuto Aldo e Noretta Moro e ho scambiato qualche parola con loro. Quanto basta all’affetto nell’assenza. Con Aldo negli incontri della Fuci, quando io avevo vent’anni ed egli voleva “riascoltare” i giovani. Con la “dolcissima Noretta” negli incontri da Sofia Cavalletti per la catechesi secondo il metodo Montessori. Ora che Noretta se ne è andata a 94 anni e che Maria Fida ne ha 60 e il piccolo Luca 33 voglio ricordarli tutti con alcune parole delle ultime lettere di Aldo dal carcere, che considero tra le “preghiere pubbliche” più luminose del nostro tempo, insieme all’invocazione di Paolo VI al funerale in San Giovanni al quale Noretta non andò. “Sii forte, mia dolcissima, in questa prova assurda e incomprensibile. Sono le vie del Signore (…). Vorrei capire, con i miei occhi mortali, come ci si vedrà dopo. Se ci fosse luce sarebbe bellissimo (…). Ci rivedremo. Ci ritroveremo. Ci riameremo (…) A te debbo dire grazie, infinite grazie, per tutto l’amore che mi hai dato (…). Amore autentico che resterà. Io pregherò per te e tu per me (…). Ti abbraccio forte forte e ti benedico dal profondo del cuore. Aldo”. Ora si sono ritrovati. Le parole “se ci fosse la luce sarebbe bellissimo” è una straordinaria invocazione del Cielo venuta dal buio dei nostri anni. A quelle parole si ispira la canzone che Luca Moro, cantautore, ha dedicato al nonno due anni addietro, nel trentennale della morte e che dice “se ci fosse luce, se ci fosse pace”.
E’ passata una settimana da quando un sms mi diceva che era morto Giuseppe De Carli, 58 anni, di Lodi, responsabile di Rai Vaticano, notissimo per le dirette papali. Non sapevo che stesse male. Aveva otto anni meno di me e dunque ho impiegato un po’ di tempo a realizzare che se ne era andato. Voglio ricordare le ore di conversazione e passeggiate, sia a Roma sia in giro per il mondo durante le trasferte papali: a Loreto e a Cracovia, a Bruxelles e a Lourdes, a Parigi e a Colonia. Le camminate nelle città erano il momento quando meglio si conversava e anche a tavola. Scambiavamo informazioni. Era generoso nello scambio, sempre corretto. Ruvido di carattere e duro quando giudicava qualcuno. Condividevamo l’avversione ai miti e agli scoop. Era combattivo e pieno di idee: “Mi piace progettare e organizzare il lavoro delle persone”. Gli avevo dato una mano – a modo di consulente – per La Bibbia giorno e notte (2008) e per il lancio di raivaticano.blog.rai.it e mi diceva che avrebbe voluto darmi una collaborazione nella struttura che dirigeva. Scherzosamente mi chiamava “il principe dei vaticanisti” e io lo lasciavo dire perché non c’era malizia nelle sue parole. Un paio di volte mi volle nelle dirette papali e quella era un’occasione dove toccavi con mano la preparazione e l’entusiasmo con cui lavorava. Sapeva essere popolare senza cadere nel banale e sapeva toccare i lati oscuri delle notizie anche quando non li poteva trattare. Da Il cardinale Casaroli racconta (1995) allo speciale su Giovanni Paolo II trasmesso da Rai 2 il 18 maggio scorso, sono innumerevoli le trasmissioni che ha messo in piedi e condotto da grande artigiano dell’informazione vaticana. E’ stato il migliore tra i vaticanisti televisivi che ho conosciuto.
Trilla il grillo e suona il suo strumento la cicala in piena notte.
E’ morto a 72 anni Mino Damato: un don Chisciotte dell’aiuto ai bambini malati di Aids che non ho mai incontrato ma che ho amato per la generosità e l’improvvisazione con cui a essa ubbidiva. Fonda nel 1995 l’Associazione Bambini in emergenza che nel 1997 diviene Fondazione: afferma di essersi occupata di duemila bambini della Romania, il paese con il più alto numero di minori abbandonati e affetti da Aids. Nel 1987 aveva adottato una bambina romena con Aids che muore dopo nove anni. Improvvisa anche in politica: a più riprese candidato non eletto in liste di destra, quand’è eletto cambia gruppo e nel 2008 corre per le comunali di Roma con una lista “per Rutelli”. Dirigendo Domenica In – nel 1985-1986 – fa chiasso con una camminata in diretta sui carboni ardenti. Hanno un andamento casual anche i suoi appelli umanitari con i quali si richiama sia al Buddha sia ai Vangeli. Nella pagina La stanza di Mino del sito della Fondazione c’è una preghiera intitolata SIAMO QUI PER UN RINGRAZIAMENTO che sembra rivolta al Dio ignoto e che termina così: “Signore dai le ali alle nostre speranze / Così che anche noi / Terra terra / Possiamo imparare a volare“. Gli voglio bene per l’attitudine ad aiutare il prossimo con passi di gioco.
“Papa Benedetto svolge una teologia dell’amore che è audace almeno quanto la teologia del corpo proposta da Papa Wojtyla”: è l’attacco di un mio minimo testo leggibile in Vino Nuovo con riferimento all’angelus di domenica. Per un altro mio testo con analogo contenuto vedi il post del 1° ottobre 2008: “L’amore per i poveri è liturgia”.
“Com’ero contenta quando sei nato” dice una mamma a un bimbo sulla spiaggia. Maria l’avrà detto un giorno a Gesù e il figlio della donna se ne ricordò in un giorno felice della sua divina conversazione: “Una madre, quando partorisce, è nel dolore, perché è venuta la sua ora; ma, quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più della sofferenza, per la gioia che è venuto al mondo un uomo“.
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