Autore: <span>Luigi Accattoli</span>

I pellegrinaggi dei malati a Lourdes per ferrovia quaranta, cinquant’anni fa erano un po’ diversi da quelli attuali. Il carico e lo scarico degli ammalati si effettuava tutto a braccia con squadre di cinque o sette persone; i barellati venivano introdotti nei vagoni attraverso i finestrini”: ho trovato questo spunto descrittivo di sapore evangelico alle pp. 166-169 – capitolo Testimonianze – del volume L’Oftal a Milano. Appunti di cronaca, spunti di riflessione, Ancora, Milano 2009. In quelle pagine vi sono anche due belle foto descrittive delle cinque o sette persone che alzano – stando sulla punta dei piedi – le barelle all’altezza dei finestrini dei vagoni, dai quali altri volontari le afferrano e tirano dentro. Quelle foto mi hanno richiamato il paralitico di cui narrano i Vangeli di Marco e Luca: “Non potendo portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dove egli si trovava e, fatta un’apertura, calarono la barella su cui era adagiato il paralitico” (Marco 2). Vedi una redazione più completa di questa parabola nella pagina CERCO FATTI DI VANGELO elencata sotto la mia foto, capitolo 21.

Sono stato ieri al liceo Ariosto di Ferrara a parlare dei Giusti delle Nazioni nella Giornata della memoria e ho visto – sulla sinistra del viale di ingresso – la magnolia dedicata a Giorgio Bassani, i dieci melograni che ricordano il genocidio armeno e i 25 ulivi che portano i nomi dei 25 ebrei cacciati dal liceo nel 1938 in applicazione delle leggi razziali: sei morirono nei campi di Auschwitz e Buchenwald e a loro sono intitolate sei aule. “Gli olivi ormai sono cresciuti e l’anno scorso ne abbiamo cavato dell’olio mentre quest’anno abbiamo messo le olive in salamoia. Olio e olive che vengono offerte in omaggio agli ospiti del liceo” mi hanno detto i professori del gruppo ESERCIZI DI MEMORIA che mi avevano invitato.  L’incontro è stato molto vivo. Vi partecipavano dieci classi e prima della mia conferenza sono stati proiettati dei video curati da diverse classi con interviste e narrazioni di viaggi ad Auschwitz. Le piante mi sono molto piaciute. C’era neve sul prato e i giovani olivi sembravano infreddoliti come i ragazzi che sciamavano per i vialetti alla fine delle lezioni. Nel primo post la poesia di Bassani – che fu alunno del liceo – alla quale si ispira l’omaggio della magnolia.

Credo che nella nomina del cardinale Bertone a Segretario di Stato abbia agito un’astuzia della Provvidenza, o della storia, che ha voluto l’estroverso Bertone accanto al severo Ratzinger. Così come aveva posto il prudente Casaroli accanto all’audace Wojtyla. Le sue attitudini sono complementari a quelle di papa Benedetto e dunque quando i due concordano possiamo essere sicuri che sono state viste ambedue le facce della medaglia“: è un passaggio di un mio ritratto del cardinale Bertone – in occasione della sua conferma a Segretario di Stato – pubblicato ieri da LIBERAL.

Forse il motto del nuovo millennio l’ha proposto Hillary Clinton la settimana scorsa parlando al Newseum di Washington, cioè al museo della libertà di informazione: “Un unico internet al quale tutta l’umanità abbia uguale accesso“. Vedo un segno nel fatto che sia stata una donna a porre la libertà della Rete a simbolo di ogni libertà: “Chi ostacola il libero flusso di informazioni rappresenta una minaccia“. Ieri Roma, le navi, le ferrovie, i telefoni e gli aerei – oggi l’inglese e la Rete unificano il mondo.

“Così predico sul web” è intitolata un’intervista della Repubblica on line a don Marco Statzu, noto come MAIOBA ai visitatori di questo blog. L’intervista è così presentata: Papa Benedetto XVI: “Il web va evangelizzato”. Intervista a Don Marco Statzu, viceparroco di San Nicolò a Guspini in Sardegna. E’ su Facebook e gestisce da tempo il blog “Maioba” nel quale inserisce le sue omelie e le sue riflessioni. Nel messaggio del papa per la prossima “giornata delle comunicazioni sociali” – pubblicato sabato con il titolo «Il sacerdote e la pastorale nel mondo digitale: i nuovi media al servizio della Parola» – si afferma l’opportunità di «annunciare il Vangelo avvalendosi, accanto agli strumenti tradizionali, dell’apporto di quella nuova generazione di audiovisivi (foto, video, animazioni, blog, siti web), che rappresentano inedite occasioni di dialogo e utili mezzi anche per l’evangelizzazione e la catechesi». La Cei ha in programma per il 22-24 aprile un convegno sul tema “Testimoni Digitali. Volti e linguaggi nell’era crossmediale”.

Dovetti insegnare alle damine imbarazzate e abituate a essere servite, a usare la scopa o lo scopettone per pulire il pavimento; ad adoperare la spugnetta per lavare i ta­voli; a raccogliere piatti, posate, avanzi; a pelare patate e carote (Ah… quelle unghie laccate che si rompevano…). Tutto fatto con gioia, con allegria, sempre tutte insieme“: è Franca Bossi, una volontaria dell’Oftal di Milano (Opera Federativa Trasporto Ammalati Lourdes), che si racconta a 88 anni con invidiabile vivacità. Il racconto ha a tratti la felicità dei bozzetti milanesi di Carlo Emilio Gadda. La fede vi è intesa secondo la fattiva pietas ambrosiana e i viaggi a Lourdes vi sono celebrati come “gioia dell’amicizia” e – si direbbe – fonte di giovinezza. Leggi nel capitolo 6 Una razza di longevi della pagina CERCO FATTI DI VANGELO elencata sotto la mia foto.

“Al mio funerale non voglio gente che pianga, ma che canti forte. Io vado da Gesù a cominciare un’altra vita”: è la consegna data da Chiara Badano (1971-1990) ad amici e parenti gli ultimi giorni prima della morte per tumore alle ossa. Se ne va prima del compimento dei 19 anni dopo aver preparato con la mamma e con le amiche la “festa di nozze”, cioè il proprio funerale: lei stessa spiega come confezionare l’abito, sceglie musiche, fiori, canti e letture. – E’ l’attacco del profilo che ho appena inserito nel capitolo 8 CELEBRAZIONE ECCLESIALE DELLA PROPRIA MORTE della pagina CERCO FATTI DI VANGELO elencata sotto la mia foto. Il 19 dicembre il papa ha riconosciuto “un miracolo attribuito all’intercessione della Venerabile Serva di Dio Chiara Badano” che presto sarà proclamata beata. Apparteneva al movimento dei Focolari che la sta festeggiando come la prima tra i figli di Chiara Lubich che arriva a questo traguardo.

Mi chiama il Tg2 per chiedermi della conferma del cardinale Bertone come segretario di Stato: “Considero fortunata la combinazione Raztinger-Bertone per il tipo umano, diversissimo, che incarnano. Perchè tanto è concentrato, riservato e razionale il papa; quanto è pragmatico, estroverso e anche giocoso il segretario di Stato. Così Bertone può non solo accompagnare le decisioni del papa ma anche contemperarle e integrarle con il suo consiglio”.

Da un mese sotto la mia finestra, ma dall’altra parte della via in modo che la veda, si accampa una barbona che sporca il marciapiede e grida e canta. Poco fa è arrivato un ragazzo in bicicletta pedalando in piedi per la via in salita. La barbona gli chiede una sigaretta muovendo le due dita della destra davanti alla bocca. Il ragazzo smonta, poggia la bici alla transenna che divide il marciapiede dalla carreggiata, apre il marsupio e prende l’occorrente per confezionarla: la cartina, la busta con il tabacco. Passa la lingua sui bordi e la sigaretta è pronta. Ma la barbona fa “no no no” con la testa e con la mano. Così non è igienico e non è aggiornato. Ora è lei che cerca in ogni tasca e cava fuori un pacchetto rosso di Marlboro e le offre al ragazzo, che a sua volta fa di “no” e infine pacificamente lui si accende quella fatta in casa e accende a lei quella commerciale. Si dicono qualcosa che non so. Finito di fumare lui cava dal marsupio una macchinina fotografica e lei gli fa cenno di aspettare: si toglie una e due cuffie, si pettina i capelli con le dita, rimette le cuffie e gli dice “sono pronta”. Quello scatta e le mostra le foto sul display. Lei fa di “sì” con la testa ma fa anche “un momento” con la mano. Si allunga tutta per arrivare alla bottiglia da cui mai pensava di essersi tanto allontanata e si fa fotografare con quella nella destra. Ora si vede a posto nel display e saluta il giovanotto. Avresti detto che in tutta Roma c’erano tre senza fretta poco fa: la barbona, il ragazzo in bicicletta e io alla finestra.

Chi le parla è figlio di Emanuele Pacifici e nipote del Rabbino Capo di Genova Riccardo Pacifici, morto ad Auschwitz insieme alla moglie Wanda. Se sono qui a parlare da questo luogo sacro, è perché mio padre e mio zio Raffaele trovarono rifugio nel Convento delle Suore di Santa Marta a Firenze. Il debito di riconoscenza nei confronti di quell’Istituto religioso è immenso e il rapporto continua con le suore della nostra generazione. Lo Stato d’Israele ha conferito al Convento la Medaglia di Giusti fra le Nazioni. Questo non fu un caso isolato né in Italia né in altre parti d’Europa. Numerosi religiosi si adoperarono, a rischio della loro vita, per salvare dalla morte certa migliaia di ebrei, senza chiedere nulla in cambio. – Così ha parlato domenica il presidente della Comunità ebraica romana Riccardo Pacifici, salutando il papa. Nel primo commento al post, narro il salvataggio.