“L’energia principale che muove l’animo umano è l’amore. La natura umana, nella sua essenza più profonda, consiste nell’amare. In definitiva, un solo compito è affidato a ogni essere umano: imparare a voler bene, ad amare, sinceramente, autenticamente, gratuitamente”: così ha parlato Benedetto ieri all’udienza generale, presentando un’opera di Guglielmo di Saint-Thierry (1075-1148) intitolata De natura et dignitate amoris (Natura e dignità dell’amore). Ha commentato alcune massime di gran luce di quel “cantore dell’amore”, come l’ha chiamato: “L’arte delle arti è l’arte dell’amore” e “Amor ipse intellectus est – già in se stesso l’amore è conoscenza, è principio di conoscenza”. A commento di questa seconda ha detto le parole più vive: “Non è forse vero che noi conosciamo realmente solo chi e ciò che amiamo? Senza una certa simpatia non si conosce nessuno e niente. E questo vale anzitutto nella conoscenza di Dio e dei suoi misteri, che superano la capacità di comprensione della nostra intelligenza: Dio lo si conosce se lo si ama!”. Ricordate il prologo del volume su Gesù di Nazaret dove diceva “ognuno è libero di contraddirmi: chiedo solo alle lettrici e ai lettori quell’anticipo di simpatia senza il quale non c’è alcuna comprensione” (vedi post del 26 aprile 2007)? Mi ritrovo a piena mente e a pieno fegato in questa idea che per intendere occorra simpatizzare. Per l’antologia del lessico benedettiano sull’amore che vado raccogliendo (vedi post del 5 ottobre 2009), segnalo infine queste sette parole d’alta quota e le dedico ai visitatori come dono del mattno: “Si vive solo nell’amore e per amore”.
Autore: <span>Luigi Accattoli</span>
Vado a fare la spesa al NUOVO MERCATO ESQUILINO di piazza Vittorio – vedi post del 20 marzo 2008: LE MERAVIGLIE DI PIAZZA VITTORIO DA GADDA AI CINESI – e prendo qualche appunto per i miei bloggers. Accanto a un’uscita che immette in via Principe Amedeo c’è un chiosco con la scritta CARNI DI PRODUZIONE NAZIONALE – DA CARLO che ora è gestito da un arabo corposo e chiassoso che ha aggiunto un cartello cubitale con il suo nome – DA MOSTAFA’ – e ha incollato a un paravento in vetro un foglio con la scritta AVEM PASTA DE MICI, che interpreto come un socievole “abbiamo cibo per gatti”. Suggerisco Piazza Vittorio a chi voglia studiare l’ibrido linguistico del galoppante meticciato immigratorio.
“Da sabato il Papa ha una nuova croce pastorale quando celebra, più piccola della precedente che era stata usata da Pio IX. E tra poco sarà un anno che nelle liturgie papali si fanno lunghe pause di silenzio, in particolare dopo le letture e dopo la comunione. Sono due tra i tanti piccoli ritocchi dei riti e dell’immagine papale apportati da Benedetto, tutti nella direzione di un sapiente dosaggio di elementi nuovi e antichi in modo da segnalare la continuità del Papato oltre lo spartiacque conciliare”. E’ l’incipit di un mio articolo pubblicato oggi da LIBERAL con il titolo IL RITO DEL SILENZIO SECONDO PAPA RATZINGER.
“La costruzione dei minareti è vietata”: se domani lo stesso referendum della Svizzera si dovesse fare in Italia, voterei “no”. Lo farei per essere ospitale e con il pensiero ai cristiani dell’Egitto e dell’India.
Dal 10 al 12 dicembre si fa a Roma all’Auditorium Conciliazione (via della Conciliazione 4) un convegno internazionale su “Dio Oggi. Con lui o senza di lui cambia tutto”. E’ promosso dal Comitato per il progetto culturale della Cei – di cui è presidente il cardinale Ruini – con il patrocinio del Comune di Roma. E’ un grande evento, come si usa dire e ci tornerò, ma volevo dire subito che lodo il titolo diretto e vivo, formulato in lingua comune. E’ la prima volta che capita per un convegno Cei. “Evangelizzazione e promozione umana” era intitolato il primo convegno della Chiesa italiana che si fece a Roma nel 1976 e “Testimoni di Gesù risorto speranza del mondo” quello del quarto convegno, Verona 2006. In quei titoli sentivi subito che la materia era per addetti ai lavori, ovvero per “coatti” o “fomentati” direbbero in gergo i ragazzi. Almeno con il linguaggio un passo è stato fatto. Non sapendo a chi dire “bravo” lo dico al cardinale Ruini.
“La mia mamma ha il morbo di Alzheimer. L’unica maniera in cui riesco ancora a “raggiungerla” è attraverso i sapori e gli odori di tutto quanto preparo e che lei mi ha insegnato a cucinare. Per una strana ragione, è come se la malattia di mia madre avesse raffinato i miei ricordi e, per ogni piatto o dolce che so cucinare, mi sono accorta che esiste una storia o un aneddoto legati alla ricetta”: sono le prime righe di presentazione di un blog italiano e inglese di “ricette mescolate a ricordi” appena avviato da una mia amica che si chiama Cinzia Maria. Titolo del blog: il gusto dei ricordi – the flavor of memories. Invito i miei visitatori a visitarlo.
“Per i cristiani l`accoglienza non è un optional, è un dovere. Ogni tanto possono anche tirare fuori le unghie ma senza fare troppo male”: è la regola aurea data ieri dall’arcivescovo Vegliò presentando il messaggio del Papa per la giornata dei migranti intitolato I MIGRANTI E I RIFUGIATI MINORENNI. Benedetto esorta all’accoglienza in nome del “Vangelo della solidarietà” e ricorda che “Gesù da bambino ha vissuto l’esperienza del migrante quando dovette rifugiarsi in Egitto”. I giornalisti chiedono commenti al BiancoNatale di Coccaglio, al referendum di domani in Svizzera sui minareti, al raggruppamento dei ragazzi immigrati in classi “speciali” e i presentatori del documento (presidente del Consiglio Migranti Veglio, segretario Marchetto, sottosegretario Rugambwa) dicono tre no piuttosto vivaci. Io li condivido tutti e tre – quei no – ma penso che sarebbe meglio se gli uomini di Chiesa richiamassero i doveri senza entrare nel merito di questioni tecniche. Esattamente come nella primavera del 2005 condividevo l’indicazione della Cei per il “non voto” al referendum sulla fecondazione assistita ma ritenevo che sarebbe spettato ai cristiani comuni e non ai vescovi scegliere mezzi con i quali difendere la veduta cristiana sulla vita nascente. Nel primo e secondo commento a questo post mi spiego meglio.
Sto leggendo un libro calamitante che fino a ieri ignoravo e che mi è stato inviato per e-mail da una visitatrice: autore Angelo Zamagna, titolo DALLA PARTE DEI BAMBINI. Non conosco occupazione più bella. Sono storie di piccoli abbandonati, menomati, contesi, autistici, cerebrolesi che vengono accolti da coppie coraggiose. A ogni pagina una storia degna dei Vangeli: “Lalla è guarita ed è divenuta oggi una bella ragazza sana e felice”. Ne parlerò compiutamente quando avrò terminato la lettura. Ho al momento una decina di segnalazioni per la pagina CERCO FATTI DI VANGELO che è elencata sotto la mia foto e in funzione della quale è nato questo blog: dunque il sistema funziona e io ne sono felice. Sono occupatissmo a passare in rassegna i materiali che mi arrivano. Girate la voce e visitate quella pagina: ora le storie inserite sono 73. Quando saranno 300 ne farò un libro. Grazie a chi mi aiuta.
“Jacqueline te quieres casar conmigo? Jimmy” [Jacqueline vuoi sposarti con me? Jimmy]: scritto a grandi lettere bianche sull’asfalto di via dell’Olmata in Roma, leggibile dal marciapiede di destra per chi vada verso via dei Quattro cantoni. Immagino che Jacqueline abiti lì sopra e abbia letto la compita dichiarazione affacciandosi alla finestra la mattina.
Leggo sul mio Corsera che l’assegno di “mantenimento” chiesto da Veronica sarebbe di tre milioni e mezzo di euro al mese e che Silvio avrebbe rifiutato offrendo 200 mila euro «trattabili» fino a 300 mila. Come già per la lite tra gli eredi Agnelli io dico: troppi soldi, troppo insulto ai bisognosi, troppa inavvertenza del pericolo della ricchezza.
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