Autore: <span>Luigi Accattoli</span>

C’è una piccola donna in Atti 12 che va alla porta, riconosce la voce di Pietro – che tutti sapevano in carcere – e “per la gioia” invece di aprirgli corre a darne l’annuncio mentre Cefa là fuori continua a bussare. Chi non ha negli occhi una ragazzina che per la gioia corre dalla parte sbagliata? E la prontezza della “servetta ebrea” della moglie di Naamàn il siro, malato di lebbra, nel Secondo libro dei Re? E la concentrazione della sorella di Mosè che in Esodo 2 osserva “da lontano” che cosa accadrà al cestello di papiro in cui la mamma ha sistemato il fratellino? Io vedo i suoi occhi che guizzano di qua e di là sull’acqua del Nilo. Cerco le somiglianze tra la nostra umanità più genuina – che traspare dai ragazzi – e quella che anima i libri della Scrittura. Esse mi aiutano a intuire il gesto di Gesù che si “mette vicino” un bambino per spiegare chi sia “il più grande”, o il suo cuore che non si trattiene quando gli portano un ragazzo che ha cinque pani e due pesci. Ci interesseremo anche a un giovanissimo nipote dell’apostolo Paolo che ha una parte breve ma brillante in Atti 23: è sveglio come i nostri ragazzi che partono con le borse Erasmus. – E’ l’attacco di un mio articolo sull’ultimo numero di Regno attualità: CERCO I MIEI FIGLI NELLA BIBBIA ED ESULTO QUANDO LI TROVO. Lo puoi leggere qui, nella pagina COLLABORAZIONE A RIVISTE elencata sotto la mia foto.

Io dall’inizio di gennaio e Marco Politi dall’inizio di questo mese non siamo più al Corsera e alla Repubblica, ma siamo in pensione e io collaboro a LIBERAL, Politi a IL FATTO QUOTIDIANO. Siamo passati con disinvoltura dai giornali più grandi ai più piccoli. Ci dev’essere un significato ma non so quale. – Nel primo post l’articolo con cui commento oggi su LIBERAL la buona accoglienza fatta dal papa agli anglicani.

Ho appena letto la costituzione apostolica ANGLICANORUM COETIBUS (gruppi anglicani) e vi dico a caldo che si tratta di un testo importante, forse epocale, che compie quattro passi – due dei quali audaci – in vista dei rapporti ecumenici in generale e del futuro assetto dell’intera comunione cattolica. Ritengo che qui vadano cercate le decisioni più aperte al futuro tra quante ne abbia prese fino a oggi Benedetto XVI. La più audace riguarda il celibato dei preti: si stabilisce che in deroga alla legge celibataria gli “ordinariati personali” anglicano-cattolici potranno chiedere al Papa “caso per caso” di poter ordinare “anche uomini sposati”. E’ audace perchè nella Chiesa di rito latino – e questi ordinariati faranno parte del rito latino – non vi erano più deroghe o tolleranze in tale materia dal Concilio di Trento. La seconda decisione per audacia riguarda la figura dell’ordinario, che è assimilabile al vescovo diocesano e che sarà nominato dal Papa “in base a una terna presentata dal Consiglio di governo dell’ordinariato”. Sarebbe come se il vescovo di Milano venisse nominato dal Papa su una terna fornita dal capitolo della cattedrale. La terza riguarda il fatto che “ordinario” potrà essere anche un sacerdote sposato e dunque avremo degli ordinari sposati che entreranno a far parte delle conferenze episcopali nazionali e dei Concili ecumenici. Infine la novità in campo liturgico: questi ordinariati saranno integrati nella Chiesa cattolica di rito latino ma continueranno a usare “i libri liturgici propri della tradizione anglicana”. Nel primo commento riporto un mio articolo pubblicato martedì 3 novembre da LIBERAL che discuteva dell’innovazione riguardante il celibato e la cui previsione risulta confermata dalla Costituzione pubblicata oggi.

Vorrei ricordare le parole che Paolo VI rivolse agli alunni del Seminario Lombardo il 7 dicembre 1968, mentre le difficoltà del post-Concilio si sommavano con i fermenti del mondo giovanile: ‘Tanti – disse – si aspettano dal Papa gesti clamorosi, interventi energici e decisivi. Il Papa non ritiene di dover seguire altra linea che non sia quella della confidenza in Gesù Cristo, a cui preme la sua Chiesa più che non a chiunque altro. Sarà Lui a sedare la tempesta… Non si tratta di un’attesa sterile o inerte: bensì di attesa vigile nella preghiera. È questa la condizione che Gesù ha scelto per noi, affinché Egli possa operare in pienezza’“: l’ha detto stamane Benedetto a Brescia, nella parte finale dell’omelia nella piazza Paolo VI. In un post dell’8 febbraio 2008 avevo avuto occasione di applicare a papa Benedetto queste parole che egli da cardinale aveva detto per papa Montini: “Un intellettuale che rifletteva su tutto con una serietà incredibile”.

Mi delizia l’dea del versatile Berlusconi che difende D’Alema con i polacchi, contrari ad accettarlo come ministro degli Esteri dell’Unione Europea per il suo passato comunista: “Comunista, non esageriamo! Il nostro comunismo non era mica il vostro e non tutto era negativo neanche nel vostro, l’ha detto persino il grande Papa polacco. E poi dobbiamo guardare avanti, mica possiamo continuare a dare del ‘comunista’ a dritta e a manca”. Per la legge del contrappasso – o della contropartita – mi godo l’arguto D’Alema che spiega – poniamo a Gordon Brown – come non sia il caso di menare scandalo per il berlusconiano conflitto di interessi: “In Italia non abbiamo mai avuto una legge in materia e non potevamo farla ad personam. Del resto la nostra sensibilità su denaro e politica è diversa dalla vostra: abbiamo avuto un’Agnelli ministro degli Esteri e ne eravamo tutti contenti”. Mi piace il rimescolamento delle carte.

Gli incroci delle due razze, bianca e nera, non sono desiderabili poiché danno origine ai meticci, che sono dei degenerati e portano sommati i difetti e non i pregi delle due razze”: così parla al nunzio Borgoncini Duca il ministro dell’Africa italiana Alessandro Lessona, a spiegazione del decreto da lui stesso firmato il 19 aprile 1937 che vieta “il concubinato tra bianchi e neri nelle colonie”. Ne riferisce ora da carte inedite LA CIVILTA’ CATTOLICA. Immagino la faccia del nunzio che giudiziosamente “dice nenti” ma annuisce pensando a come quel provvedimento avrebbe “accresciuto” la moralità dei coloni tentati dalle faccette nere. Settantadue anni di poi io di molto mi intenerisco sui meticci degeneri (ciò è a dire: “allontanati dal genus”) e obietto che – però – il colorito ci guadagna.

Il tuo cuore lo porto con me, non me ne divido mai. Dove vado io vieni anche tu, mia amata… Non temo il fato perchè il mio fato sei tu. Non voglio il mondo, perchè il mio, il più bello, il più vero, sei tu. Questo è il nostro segreto“: sta scritto a grandi lettere maiuscole tracciate con spray bianco sull’asfalto da Viale Libia a via Lago Tana, a Roma, in mezzo alla strada, leggibile da chi percorra il marciapiede di destra. Le parole sono prese dalla poesia finale del film IN HER SHOES (Se fossi lei), che si può leggere qui: http://www.mymovies.it/pubblico/?id=36026. Ma originale è il modo della scritta: percorre un tratto di Viale Libia e poi si inoltra in via Lago Tana per un centinaio di metri. Amo immaginare che conduca dalla casa di lei a quella di lui, e che un giorno i due abbiano visto insieme il film – che è del 2005 – con durevole profitto.

Dipendesse da me, il crocifisso resterebbe appeso nelle scuole. […] Gesù Cristo è un fatto storico e una persona reale, morta ammazzata dopo indicibili torture, pur potendosi agevolmente salvare con qualche parola ambigua, accomodante, politichese, paracula. E’, da duemila anni, uno scandalo sia per chi crede alla resurrezione, sia per chi si ferma al dato storico della crocifissione. L’immagine vivente di libertà e umanità, di sofferenza e speranza, di resistenza inerme all’ingiustizia, ma soprattutto di laicità (”date a Cesare quel che è di Cesare, date a Dio quel che è di Dio”) e gratuità (”Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno”)”: così oggi Marco Travaglio sulla prima pagina de IL FATTO QUOTIDIANO sotto il titolo MA IO DIFENDO QUELLA CROCE. Rievoca Hitler che scatenò “la guerra ai crocifissi”, si riallaccia alla difesa dei crocifissi nelle scuole svolta da Natalia Ginsburg “ebrea e atea negli anni ottanta” e così conclude: “Basterebbe raccontarlo [Gesù] a tanti ignorantissimi genitori, insegnanti, ragazzi: e nessuno – ateo, cristiano, islamico, ebreo, buddista che sia – si sentirebbe minimamente offeso dal crocifisso”. Prima e dopo Travaglio dice altre parole esagerate e contraddittorie, ma di queste lo ringrazio.

Domenica festa di Ognissanti sono tornato per la quinta volta (vedi post del 26 aprile 2009) alla Trinità dei Pellegrini – la parrocchia personale romana dedicata alla forma straordinaria del rito romano – e debbo dire, da praticante e amante della nuova liturgia, che vi si pregava benissimo. Come del resto avevo attestato in occasione delle altre visite, che io pratico secondo l’indicazione di Papa Benedetto, che si è augurato uno scambio e una reciproca emulazione tra i cultori delle due forme del Rito Romano. Quella di domenica era un’occasione straordinaria: celebrava il cardinale spagnolo Antonio Llovera Canizares, già arcivescovo di Toledo, che dal dicembre 2008 ha preso il posto del cardinale Arinze a capo della Congregazione per il Culto. La chiesa era piena, c’erano al gran completo i chierici e i sacerdoti della Fraternità San Pietro ai quali è affidata la parrocchia, c’erano coppie giovani con bambini piccoli che facevano il piccolo chiasso di tutte le parrocchie. Erano forse un poco più accortamente sorvegliati rispetto a quanto avviene dove si celebra con la forma ordinaria, ma le loro voci si udivano di più nel grande silenzio che caratterizza la forma straordinaria. Si trattava di un “solenne pontificale” ma non c’era nulla di eccessivo, sia quanto a paramenti sia nei canti. L’omelia insisteva sui mali dell’epoca cui pongono rimedio i santi, un po’ sui toni di Papa Ratzinger e non faticavo a farne mio lo spirito. – Nel primo commento a questo post una proposta per allentare la rissa dei santi che infuria intorno agli altari.

Per la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo la “presenza del crocifisso” nelle aule scolastiche contrasta con il “pluralismo educativo” che dovrebbe caratterizzare una “società democratica”: la sentenza è mirata sull’Italia e accoglie il ricorso di una cittadina italiana che non voleva il crocifisso nelle aule dei suoi figli e si era vista dare torto – qui da noi – sia dalla Corte Costituzionale sia dal Consiglio di Stato. E’ la laicità radicale dell’Europa che rifluisce sul nostro paese, il quale ricorrerà contro la sentenza. Io ritengo giusto il ricorso. Nel primo commento la notizia della sentenza, nel secondo il comunicato della Cei.