Di nuovo il blog oggi è stato inaccessibile per mezza giornata – inaccessibile anche a me – e di nuovo mi scuso con i visitatori: vedi post del 4 settembre. Nella stagione dei telefonini, della chat e dei siti interattivi restiamo sorpresi ogni volta che la macchina della comunicazione perde in velocità. Ma solo di questro si tratta. Un momento di respiro per pensare due volte alla parola che stiamo per tastierizzare. Io la prendo così e suggerisco ai visitatori di provare con questo esercizio.
Autore: <span>Luigi Accattoli</span>
“E pensare che sono entrato in rotta di collisione anche con Rosy Bindi perchè non rappresentavo l’ala sinistra dei cattolici“: così Dino Boffo nell’intervista da lui smentita al settimanale CHI. “La questione non finisce qui e avrà pesanti conseguenze anche sul fronte politico’”, avrebbe detto ancora: “La cosa più assurda è che per 15 anni ho sempre sostenuto Berlusconi, il suo governo e molte sue linee politiche. Ho una formazione moderata, eppure in queste settimane sono diventato un’icona della sinistra”. Infine: “Vivo una vita estremamente noiosa sul versante del gossip. Quello che non perdono è che si sia fatto del male ai miei genitori che sono anziani e che hanno pieno diritto a vivere sereni”. L’ex direttore di AVVENIRE ha ammesso di aver parlato al telefono con il direttore del settimanale ma ha smentito l’intervista: “Quelle che mi si attribuiscono sono dichiarazioni semplicemente grottesche. Smentisco nel modo più categorico di aver rilasciato in questi giorni una qualsiasi intervista a CHI o a qualunque altro giornale”. Signorini, direttore di CHI, però insiste: “Confermo tutto”. La frase sul sostegno a Berlusconi non credo che Boffo l’abbia potuta pronunciare così, ma quella su Rosy Bindi e l’altra sui genitori suonano autentiche. – Nel primo commento il mio ultimo aggiornamento sul caso Boffo, pubblicato oggi da LIBERAL con il titolo “La sfida di Boffo. E quella dell’Avvenire“.
Convinto che “la fede e le donne salveranno l’islam” – vedi post del 22 maggio 2006 – mando un “evviva” a Lobna Ahmed Al Hoseini che rivendica l’uso dei pantaloni per le donne musulmane: http://www.corriere.it/esteri/09_settembre_07/sudan_solo_multa_a_giornalista_pantaloni_c58b7d68-9ba2-11de-88f0-00144f02aabc.shtml – In un articolo per il “Corriere della Sera” la paragono a Giovanna d’Arco: vedi il primo commento a questo post.
“Il più immediato dei segni di Dio è certamente l’attenzione al prossimo, secondo quanto Gesù ha detto: ‘Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me“: l’ha detto stamane il papa a Viterbo. Stava parlando dell’attenzione che dobbiamo avere per i “segni di Dio” e aveva appena pronunciato questa frase: “Ascoltare la sua parola e discernere i suoi segni deve essere l’impegno di ogni cristiano e di ciascuna comunità“. Ecco dunque come interpreto l’espressione “il più immediato dei segni di Dio”: che il primo – il più prossimo a ognuno – tra i segni, le vie, le manifestazioni della presenza di Dio tra noi è l’amore per il prossimo. Mi ricorda quanto Benedetto aveva detto in un bellissimo saluto domenicale del giugno scorso: “Dio è tutto e solo amore” (vedi post dell’8 giugno). Sono contento delle parole di questa mattina e prometto di approfondirle con la lettura di un documento del vescovo di Viterbo sull’attenzione ai segni di Dio che il papa aveva preso a spunto della sua riflessione. Esulto quando sento affermare che ogni attenzione al prossimo è un segno di Dio. Ne tiro l’incoraggiamento a pensare che l’incontro con Dio non sia oggi più raro che in altri tempi. Potrebbe anzi essere più frequente.
A Vittorio Feltri che per il momento ha vinto: “Nei giorni a venire avremo gran bisogno di persone cortesi” (J.R.R. Tolkien, IL RITORNO DEL RE, Bompiani 2002, p. 16).
A Dino Boffo che forse ha perso: “Sono un Hobbit e per nulla valoroso, tranne qualche volta per pura necessità” (ivi, p. 7).
Se Dino e Vittorio dovessero leggerle e non le gradissero, potrebbero scambiarle.
Il blog è restato inattivo e non ricettivo per 14 ore a causa di complicazioni informatiche. Chiedo scusa ai naviganti e ringrazio quanti mi hanno segnalato il guasto via e-mail.
Boffo ha querelato Feltri per calunnia e ritengo che il direttore del Giornale verrà condannato perchè non potrà provare l’attendibilità dell’informativa su cui ha basato la sua accusa. Mi chiedo se si dimetterà quando arriverà il suo giorno.
Batto le mani a Boffo perchè è accusato sulla base di un falso, perchè la fiducia della Cei era vera, perchè ha deciso da solo.
“Per questi motivi, Eminenza carissima, sono arrivato alla serena e lucida determinazione di dimettermi irrevocabilmente dalla direzione di «Avvenire», «Tv2000» e «Radio Inblu», con effetto immediato. Non posso accettare che sul mio nome si sviluppi ancora, per giorni e giorni, una guerra di parole che sconvolge la mia famiglia e soprattutto trova sempre più attoniti gli italiani, quasi non ci fossero problemi più seri e più incombenti e più invasivi che le scaramucce di un giornale contro un altro”: così Dino Boffo conclude la lettera al cardinale Bagnasco con cui annuncia le dimissioni. Eccola nel sito dell’Ansa.
“Mia moglie Teresa e mia figlia Cecilia, davanti al televisore per puro caso, si abbracciarono di gioia vedendomi vivo e in buona salute. Non avevano avuto mie notizie da più di un mese, mi sapevano solo rinchiuso in quel buco, Kabul, sotto le bombe”: così Gino Strada a p. 71 del volumetto Feltrinelli 2005 “Pappagalli gialli. Cronache di un chirurgo di guerra”. Non ho conosciuto Teresa – che è morta ieri – ma un poco le ero amico perchè lettore delle storie di vita narrate da Gino in quel volumetto e nell’altro dell’anno seguente, stesso editore, intitolato “Buskashì. Viaggio dentro la guerra”. Eccola che rimprovera al marito – che “torna a casa solo per cambiare le valigie” – “quello strano impulso di affermarsi che è così essenziale per voi uomini” (Pappagalli 114) e mi pare di sentire mia moglie che dice “voi maschi sempre competitivi”. Lei – Teresa – che soffre per l’assenza del marito ma “non me la fa pesare” e di essa è complice “lasciando che io tolga a lei e a nostra figlia tempo, dedizione, sostegno e, purtroppo, anche amore” (ivi p. 155). Quando Gino sceglie di spostarsi dal Panchir alla Kabul dei bombardamenti e glielo dice al telefono: “In Teresa come al solito è prevalso l’amore e ha deciso di inghiottire la maggior parte delle preoccupazioni che le mie spiegazioni addomesticate non avevano certo scacciato” (Buskashì 99). Infine Gino telefona da Kabul “siamo arrivati” e lei a Milano – nella sede di Emergency – grida a chi le è intorno: “Ragazzi adesso stappiamo” e poi gli dice: “Ricordati di prendere l’aspirina” (ivi 110). Così faccio memoria di Teresa che ha lavorato instancabile per Emergency “senza prendere mai un soldo”. La ricordo con gli occhi del marito: “Teresa è una sorpresa, ogni giorno. Sorprende tutti coloro che la conoscono, per l’intelligenza e la simpatia, perchè è bellissimo ascoltarla e guardarla” (ivi). Così la vedo e così le voglio bene.
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