Autore: <span>Luigi Accattoli</span>

Capita che lo psichiatra ti interroghi su che cosa tu ti sia portato dietro dall’esperienza della polmonite da Covid 19 e delle crisi del respiro che in essa hai vissuto e può capitare che tu risponda – a me è capitato – che te ne è restata come l’impressione di vivere a ogni crisi l’imminenza dell’ultimo respiro. Nel primo commento provo a dire meglio questa impressione.

La Chiesa deve parlare “con il cuore e lo spirito” e deve “demondanizzarsi”, perché “finché nei testi ufficiali della Chiesa [il riferimento diretto è alla Comunità cattolica tedesca] parleranno le funzioni, ma non il cuore e lo Spirito, il mondo continuerà ad allontanarsi dalla fede”: sono parole di Benedetto XVI in risposta scritta a domande della rivista Herder Korrespondenz: risposta che la rivista pubblicherà in agosto e della quale ha anticipato ieri on line alcuni brani. Nel primo commento due link utili a intendere questa nuova uscita del Papa emerito in attesa di poter leggere il testo completo.

Dalla didattica a distanza alla telemedicina, in cento modi il digitale ha portato rimedio al distanziamento della pandemia e qualche volta, oltre al rimedio, ne abbiamo avuto degli acquisti. È successo anche ai gruppi biblici e simili, ovvero a quelli tra loro che hanno continuato a incontrarsi via Zoom o con altre piattaforme. Ne ho esperienza e provo a dirla segnalando le perdite e i vantaggi del nuovo modo di leggere le Scritture e di farne conversazione. Anche porrò la domanda sul che fare, ora che si torna agli incontri in presenza. Abbiamo avuto il modo tradizionale, poi questo della teleconferenza: che arriverà domani?E’ l’attacco di un mio articolo pubblicato dalla rivista Il Regno. Nei commenti riporto alcuni capoversi.

L’ansia o angustia che sento può essere – dicono gli esperti – un lascito dei brutti momenti per i quali sono passato nelle settimane delle crisi respiratorie. Una memoria nascosta di quello che ho patito. Di ciò che è nascosto non può esserci narrazione, ma quello che ho avvertito sì che lo posso dire. L’ho inteso come un doppio sentimento del futuro che aspetta ogni mortale: la debolezza dell’invecchiamento e la cessazione del respiro che segnerà l’uscita di ognuno da questo mondo. Qui tratto della prima e un altro giorno dirò della seconda.

Sono incappato nella depressione da Covid. Uno dei suoi aspetti è la difficoltà a dirla in parola. Nei primi commenti un mio primo tentativo di vincere quella difficoltà. Forse ne caverò un diario.

Con due documenti pubblicati oggi – il motu proprio Traditionis Custodes e una lettera di accompagnamento indirizzata ai vescovi – Francesco promulga nuove regole sull’uso della liturgia romana anteriore al 1970: restringe le facoltà concesse dal predecessore, attribuisce un maggiore ruolo ai vescovi nelle decisioni in materia, blocca la costituzione di nuove “parrocchie personali” per cultori della vecchia liturgia. Nell’insieme di questi ritocchi e nel linguaggio con cui li propone sembra fare proprie le critiche di alcuni episcopati alle decisioni di Benedetto XVI contenute nel motu proprio del 2007 “Summorum Pontificum”. Nei commenti un’occhiata ai due testi e una mia nota.



Francesco in visita, l’altro ieri, al Reparto di Oncologia Pediatrica del Gemelli

Nei commenti un brano di un’intervista di Rai Vaticano a Edgar Morin, l’intellettuale francese che l’8 luglio ha compiuto cento anni, il quale afferma che la via della fraternità universale è l’unica che può salvare l’umanità dalla catastrofe e rende omaggio a Papa Francesco per il suo appello a un “cambio di rotta nel mondo”.


Caravaggio, particolare della Cattura di Cristo della Galleria nazionale di Dublino. Nell’uomo con lanterna che si alza in punta di piedi per vedere il Cristo catturato gli interpreti individuano un autoritratto del pittore. Nei commenti un mio rimando a un video interpretativo della tela prodotto dallo psicoterapeuta Francesco Bricolo e due richiami ai poeti Borges e Montale cercanti il Signore.

Francesco si è affacciato oggi a mezzogiorno dalla finestra del Gemelli ed è apparso in buona forma, pur dopo i tagli che ha subito e i farmaci assunti lungo la settimana. Ragionando sulla sua esperienza ospedaliera ha lodato il “bene prezioso” di un “buon servizio sanitario gratuito accessibile a tutti” come c’è “in Italia e in altri paesi” e ha invitato a impegnarsi per mantenerlo “perché serve a tutti e chiede il contributo di tutti”. Nei commenti riporto l’intero Angelus.

Vignetta del disegnatore Scianò per la copertina del fascicolo di giugno del mensile pistoiese Koinonia. Nei primi due commenti qualche spunto interpretativo