Un saluto da Belluno a base di crostoi e scroccafusi

Sono a Belluno per una conferenza – al Centro Papa Luciani di Santa Giustina – per una conferenza sui “segni dei tempi in rapporto alla fede” e nella pausa caffè arriva un vassoio di crostoi (crostoli), come qui sono chiamate le frittelle di carnevale. Mi spiegano che nell’Agordino si chiamano foi frit (foglie fritte) e più in alto forestì (che sarebbero sempre foglie fritte, se ho capito bene). Qualcuno intorno rievoca che a Bologna si chiamano crescentini, frittelle in Toscana, ma anche cenci, fritole a Venezia, lattughe nel mantovano, cattas in Sardegna (e anche zippulas e frisjoli longhi), frappe nel Lazio e nell’Umbria, chiacchiere e bugie e galani non so dove. Resto del parere che i nomi più originali sono quelli delle mie Marche: aria fritta e scroccafusi. Volendo essere pignoli: aria fritta le frappe e scroccafusi le castagnole. Trovo bellissimo il nome scroccafusi.

15 Commenti

  1. mattlar ha scritto:

    Pensa a quelli che le vendono:
    – cosa fai nella vita?
    – vendo aria fritta

    31 Gennaio, 2013
  2. mattlar ha scritto:

    Ah…allora fai il politico?
    – no, come dite voi….vendo chiacchiere, come le chiamate voi?

    31 Gennaio, 2013
  3. FABRICIANUS ha scritto:

    E’ in Lombardia che, si chiamano chiacchiere, caro Luigi.

    Nomi diversi, ma unica bonta’!!!!

    31 Gennaio, 2013
  4. antonella lignani ha scritto:

    Noi le chiamiamo castagnole, a Perugia strufoli (anche nelle Marche, ma sono molto piccoli ed equivalgono alla cicerchiata).

    31 Gennaio, 2013
  5. Federico B. ha scritto:

    A Ferrara festeggiamo il carnevale (al cranval) con i “grustal”, che sembrerebbe la nostra particolare variante della parola “crostoli”.
    Oppure con i cappellacci con marmellata e cacao: i cari, buoni, vecchi e sempre presenti “caplazz”. Nel Bolognese mi sembra che li chiamino “raviole”.

    1 Febbraio, 2013
  6. Luca Grasselli ha scritto:

    A Bologna, quelle fritte sottili fragili e croccanti con lo zucchero a velo) le chiamiamo “sfrappole”. Le raviole sono quelle di pasta frolla con la mostarda/marmellata dentro e un po’ di zucchero sopra.

    1 Febbraio, 2013
  7. nico ha scritto:

    Propongo Mattlar come copywriter ufficiale per le prossime elezioni.

    Da noi i ‘grostoi’ sono le sfoglie fritte sottili e croccanti, le ‘castagnole’ sono quelle fatte con lo stesso impasto ma appallottolate, le ‘fritole’ sono palline di semolino con l’uva passa, fritte e spolverate di zucchero (variante moderna: farcite di crema o zabaione).

    1 Febbraio, 2013
  8. Francesco73 ha scritto:

    Mai sentiti questi nomi nelle Marche, che però sono una regione più plurale di quelle plurali, e i dialetti cambiano nel raggio di dieci km.
    Tra me e Gigi, quindi, c’è una distanza geografica oceanica.
    🙂

    1 Febbraio, 2013
  9. tonizzo ha scritto:

    In Calabria si chiamano chiacchiere.
    Chiacchiere e tabacchiere di legno, invece, sono frase idiomatica per indicare altra cosa, anche in Sicilia.

    1 Febbraio, 2013
  10. mattlar ha scritto:

    Nico, non so cosa sia, ma se me lo dici tu accetto.

    1 Febbraio, 2013
  11. Clodine ha scritto:

    Quoto mattlar…geniale!

    1 Febbraio, 2013
  12. nico ha scritto:

    Ciao Clo!
    🙂

    1 Febbraio, 2013
  13. Clodine ha scritto:

    ciao nico !

    1 Febbraio, 2013
  14. Clodine ha scritto:

    Facevo la terza media e in questo periodo mia sorella, più grande di me di appena un anno, andava a dare una mano ad una vicina di casa che gestiva un forno abbastanza avviato. Ed io, naturalmente la seguivo a ruota, anche, e non da ultimo, per guadagnarci qualche soldino. La fornaia pasticcera , nativa di un paesino della ciociaria faceva le “bignole”. Erano delle pallette croccanti fuori e morbide all’interno perché l’impasto prevedeva una percentuale di ricotta. Io e mia sorella eravamo preposte all’appallottolamento mentre la signora, che sul retro della bottega aveva uno slargo all’aperto, col freddo, la pioggia e anche la neve, stoicamente, piazzava un enorme pentolone e…blu blu blu….blu blu blu..friggeva, friggeva…friggeva…
    A me non piacevano, ma mia sorella non resisteva, sicchéerano più le bignole che si pappava di nascosto che quelle che metteva nella cesta. Ricordo che alla fine della fiera non le entravano i ginz, sempre, puntualmente…ciccionissima…

    1 Febbraio, 2013
  15. antonella lignani ha scritto:

    E’ veramente incredibile pensare a quante cose sappia inventare la fantasia umana, per uno scopo, d’altra parte, del tutto legittimo.

    2 Febbraio, 2013

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